sabato 31 dicembre 2005

 Un altro Capodanno
“Ogni mattino, quando mi risveglio ancora sotto la cappa del cielo, sento che per me è capodanno.

Perciò odio questi capodanni a scadenza fissa che fanno della vita e dello spirito umano un'azienda commerciale col suo bravo consuntivo, e il suo bilancio e il preventivo per la nuova gestione. Essi fanno perdere il senso della continuità della vita e dello spirito. Si finisce per credere sul serio che tra anno e anno ci sia una soluzione di continuità e che incominci una novella istoria, e si fanno propositi e ci si pente degli spropositi, ecc. ecc. È un torto in genere delle date.

Dicono che la cronologia è l'ossatura della storia; e si può ammettere. Ma bisogna anche ammettere che ci sono quattro o cinque date fondamentali, che ogni persona per bene conserva conficcate nel cervello, che hanno giocato dei brutti tiri alla storia. Sono anch'essi capodanni. Il capodanno della storia romana, o del Medioevo, o dell'età moderna. E sono diventati cosí invadenti e cosí fossilizzanti che ci sorprendiamo noi stessi a pensare talvolta che la vita in Italia sia incominciata nel 752, e che il 1490 0 il 1492 siano come montagne che l'umanità ha valicato di colpo ritrovandosi in un nuovo mondo, entrando in una nuova vita. Cosí la data diventa un ingombro, un parapetto che impedisce di vedere che la storia continua a svolgersi con la stessa linea fondamentale immutata, senza bruschi arresti, come quando al cinematografo si strappa la film e si ha un intervallo di luce abbarbagliante.

Perciò odio il capodanno. Voglio che ogni mattino sia per me un capodanno. Ogni giorno voglio fare i conti con me stesso, e rinnovarmi ogni giorno. Nessun giorno preventivato per il riposo. Le soste me le scelgo da me, quando mi sento ubriaco di vita intensa e voglio fare un tuffo nell'animalità per ritrarne nuovo vigore. Nessun travettismo spirituale. Ogni ora della mia vita vorrei fosse nuova, pur riallacciandosi a quelle trascorse. Nessun giorno di tripudio a rime obbligate collettive, da spartire con tutti gli estranei che non mi interessano. Perché hanno tripudiato i nonni dei nostri nonni ecc., dovremmo anche noi sentire il bisogno del tripudio. Tutto ciò stomaca.

Aspetto il socialismo anche per questa ragione. Perché scaraventerà nell'immondezzaio tutte queste date che ormai non hanno piú nessuna risonanza nel nostro spirito e, se ne creerà delle altre, saranno almeno le nostre, e non quelle che dobbiamo accettare senza beneficio d'inventario dai nostri sciocchissimi antenati.”

Questo scriveva Gramsci, il primo Gennaio del 1916. Magari è una tirata lunghina, che pochi avranno voglia di leggere oggi, che siamo alla fine di un altro anno. E qualcuno -pure- storcerà il naso, pensando che sia la solita puntata pseudo-filosofica da Comunista fallito e senza idee, con un vago sentore di snobismo intellettuale (ma dove? Mi sono rimasti due neuroni due). Ma a me pare che sia una maniera un po' migliore per farvi i soliti Auguri. Per pensare che il Capodanno sia una festa di rinnovamento da re-inventare ogni giorno: una speranza, insomma. E, si sa, la speranza è importante.
Tutto ciò non eviterà che io mi ubriachi come un cervo Finlandese, stanotte.
Ubi maior, minor cessat.

(Permettetemi di aggiungere due righe sui metalmeccanici, che non hanno ancora chiuso il loro contratto Nazionale: chiedono 105 € di aumento e non glieli si vuol dare, mentre i lavoratori del settore Pubblico hanno ricevuto gratifiche natalizie anche di 5000 €. Cinque mesi di stipendio di un operaio. Sono cose che mi fanno vomitare. Non è uguale per tutti, questo Stato. Non merita nulla.)

Auguri, ragazzi.

(Grazie a Daniele per il testo di Gramsci)

venerdì 30 dicembre 2005

 No Direction Home
Amo la musica, ma non l'agiografia dei documentari sui musicisti. Mi risulta abbastanza poco sopportabile il ritratto, che il più delle volte, ne viene fuori: come Santi o salvatori, come Eroi di intere generazioni. Per fortuna, una volta ogni tanto, c'è un'eccezione. Di Bob Dylan si è detto tutto, in quarant'anni. Non lo ho mai seguito con grande passione: dopo qualche tempo, come per moltissimi altri, le sue canzoni più famose mi sono venute a noia. Però, nella sterminata discografia di Mr. Zimmerman, si possono scoprire gioielli nascosti, che la faciloneria dei più tende a non conoscere neanche di striscio. Ed allora, ieri, con curiosità ho approfittato dell'occasione di poter vedere “No Direction Home”, il colossale (205 minuti) documentario che Scorsese (una garanzia) ha dedicato ai primi anni della carriera di Dylan, diciamo grosso modo fino al 1966. Credevo di mollare dopo dieci minuti: stupito, me li sono mandati giù tutti d'un fiato. Vedere scorrere sullo schermo i mentori di questo personaggio, capirne la genesi iniziale, come è arrivato a essere Bob Dylan, è stato emozionante e interessante. Mai una caduta di tono, nella narrazione: e per un documentario tenere desta l'attenzione è tutto. Filmati straordinari, scene incredibili: mi è venuta perfino simpatia per Joan Baez. Momenti memorabili, davvero: come quando si entra nella stanza d'albergo di Londra, nel 1966, dove a fronte di un casino infernale di Dylan e dalla band, su un divano se ne sta stravaccata una Baez annoiata a morte. O come quando un giornalista (per modo di dire) chiede all'artista se crede in quello che scrive e Lui, ovviamente, lo manda a fare in culo. Ho sentito Ginsberg dire di aver pianto sentendo “Like a Rolling Stone” e che Dylan lo ha superato, come poeta. E ancora adesso mi chiedo se quegli imbecilli di Inglesi che lo hanno fischiato ed insultato per la sua “svolta elettrica”, sempre nel 1966, abbiano mai capito nulla, di musica e, soprattutto, di un uomo che è senz'altro il rivoluzionario americano più importante degli ultimi cinquant'anni.

giovedì 29 dicembre 2005

 Delinquenti legalizzati
Ho sempre detto, anche in tempi meno sospetti, che le Banche sono Associazioni a delinquere Organizzate. E guardate i tassi d'interesse e le spese di gestione, se vi va di non crederci. Il tutto suffragato da episodi come quello di stamani. Bello bello (e come se no?) me ne vado in Banca (non vi dico quale; vi basti sapere che ha la scritta multicolor) a cambiare due assegni della mia Assicurazione. Emessi dalla Banca stessa, peraltro. Primo impatto: il tipo “Informazioni alla clientela” mi fa: “Non siamo mica convenzionati con questa Assicurazione”. Giramento di balle numero uno: testina, c'è il marchio di chi ti paga o sei orbo senza cura? Mi indirizza dal “collega”. Il collega mi fa: “Non c'è problema”. Bene, torna il sole dietro le nubi. “Mi dà due documenti?”, “Prego?”, “Sì, due documenti: per cifre del genere chiediamo due documenti” (NOTA: non si sta parlando dei soldi per comprare un Canaletto, ma per pagare il pittore che mi verniciato i muri: quisquiglie, insomma), “Guardi, ho la carta d'identità...”, “Mi dia anche la patente”, “Non ce l'ho qui...(volevo dirgli che per andare in Centro io uso l'autobus: sono uno dei due cretini, che vuoi, e che la patente sta nella giacca che uso per andare al lavoro: si può, no?)”, “Allora il passaporto...”, “?...(e sì, io vado a Phoenix un giorno sì e uno no e l'ho sempre con me)”, “Oppure un porto d'armi...(ecco quello sì; così potrei sparare alla faccia di cazzo che si inventa queste stronzate)”, “Mi scusi, ma ho solo la carta d'identità”, “E la patente?”, “Ma saranno cazzi miei dove sta, o no? (questa non gliel'ho detta)”, “Ho capito, vado alla mia di Banca”, “Come vuole, buongiorno”, “Vaffanculo”.
Ora, un paio di considerazioni. Mettiamo che fossero due assegni per mia madre: non guida, il passaporto non sa (forse) neanche cosa sia, di solito spara solo al poligono il Martedì mattina alle 11.15 e solo ad aria compressa. Che avrebbe dovuto fare?
Non vi viene da pensare, come a me,, che questi imbecilli se andate sotto di 50€ sul conto vi telefonano minacciandovi di parlarne alla Questura, ma se devono scucirvi due lire si inventano delle cose a dir poco allucinanti per non darvele?
Non venitemi a parlare di “regole” e “pazienza”. Le prime sono fatte per fottere solo la gente onesta e la seconda, per oggi, è finita.

domenica 25 dicembre 2005

 Ciccio Bello bastardo
Alla fine anche questo incubo si è avverato. Dopo sei anni di -relativa- tranquillità, questo Natale “Ciccio Bello” ha invaso la pace della mia casa. Era inevitabile, probabilmente: questo bambolotto è una piccola icona dei giocattoli Italiani. A memoria c'è sempre stato, come le arance e le noci a Natale, come gli scudetti della Juve e, ultimamente, le cazzate di Berlusconi. E' uno di quegli oggetti che fanno dire alle mamme (vere): “Oh, mi ricordo il mio...che tenero!”. Con il passare del tempo, Ciccio si è evoluto, seguendo la moda dei bambini che, ormai, sono più smaliziati di un conduttore di “Reality”: ecco, allora, le più disparate versioni del pupazzo. Da quello che piange sul serio (sarà che ha capito in che mondo è capitato?), a quello che si addormenta se gli avvicini al cuore il suo peluche preferito (la finzione della finzione, come il Governo). Però, sfiga tra le palle dell'albero, a me è capitato quello “che ha la bua”. Avere la bua, in questo Paese, è già un dramma di suo: equivale ad un terno al lotto. Se sei fortunato becchi medici come si deve, sennò rischi di tirare le cuoia per un'unghia incarnita. E già si parte male. Se, poi, il Ciccio è davvero un rompicoglioni, sei alla frutta. Per farlo tacere, bisogna dargli tre -dicasi tre- biberon di fila, tutti con sostanze diverse: neanche la Regina d'Inghilterra era così viziata. Le guance diventano rosse, ma non di un rosso tenue: no, sembrano le luci della parata al Cremlino. Gli misuri la febbre (?!) con un modernissimo termometro da orecchio, che papà se lo sognava: se andava bene sotto l'ascella, sennò sapete dove. E se il pupattolo non la pianta (e non la pinta MAI) bisogna fargli la puntura: il che porta gli strilli a livelli di jet supersonico. Quando il bastardo si è calmato, ronfa: proprio come un adulto provato da una sbronza da cena d'Auguri pre-natalizia. Il tutto tra gli urletti stupiti della bimba (e ci sta) e quelli dei parenti (ci sta molto meno). Il bello è anche questo, mi si dirà. E' vero: la gioia di una bambina è una cosa impagabile, da commozione vera. Però mi sa che non ci metto quelle pile che durano più delle altre, sennò rischio di dovermi ricredere sull'innocenza dell'infanzia.

sabato 24 dicembre 2005

 Auguri...

Vi Auguro tanta serenità, quella che io non ho:
Vi Auguro dei regali che vi piacciano e che non finiscano, dopo due giorni, in cantina;
Vi Auguro tempo bello;
Vi Auguro ancora tanta voglia di stupirvi;
Vi Auguro di non annoiarvi mai;
Vi Auguro di essere originali quando tutti sono omologati;
Vi Auguro la gioia di cose piccole, ma importanti;
Vi Auguro un bel pensiero prima di addormentarvi;
Vi Auguro musica che vi riempie il cuore;
Vi auguro parole che vi portino sempre lontano;
Vi auguro di non sentire più un poveretto come Berlusconi;
Vi auguro di avere qualcuno che vi tratti come Cittadini e non come numeri;
Vi auguro di essere innamorati come non mai.

E mi Auguro di non avervi stufato.

Auguri.

sabato 17 dicembre 2005

 Cartolina d'auguri



Voglio togliermi il pensiero.
Questa è la mia cartolina per augurarvi Buone Feste.
Così mi tolgo subito il pensiero.
Ma, sopratutto, vi Auguro che quest'anno finisca presto.
Perchè dopo un Governo così, peggio non può andare.

(Va bene, sono solo scuse per farvi vedere questa meraviglia: gli Auguri veri tra qualche giorno).

venerdì 16 dicembre 2005

 Postulato
Un Blog vale tanto quanti più sono i suoi accessi.
E' una verità?

giovedì 15 dicembre 2005

 Winter Dispenser #3
Improbabilmente.

Rifacciamolo!
Bush: “Rifarei la guerra, in Iraq”. Perseverare è umano, Bush è diabolico.

Rischio.
Rischio crolli: la faccia di Berlusconi chiusa per due anni.

L'arma.
“Al Sud siamo l'arma in più”, secondo Rutelli. Nel resto d'Italia no.

Un brutto film.
Schwarzy nega la grazia per Williams. Terminator 4.

Coordinazione.
Di Canio continua a fare il saluto fascista. Tranquilli: è solo che il suo cervello non riesce a comandare due braccia contemporaneamente.

Distrazioni.
Nella sua nuova commedia, a teatro, Sabrina Ferilli si esibisce in guepière. Così uno non pensa alla recitazione.

Ancora buio.
Su Ustica nessuno sa ancora nulla: assolti due generali accusati di depistaggio. Le vie dell'omertà sono infinite.

E' durissima.
Lapo Elkann: “E' dura ma ce la farò”. Dovrebbe avere ancora il numero del pusher, da qualche parte.

La prima donna.
La Moratti si candida a Sindaco di Milano. Senza pudore, questa donna.

Scusa!
Pisanu si scusa con i cittadini pacifici della Val di Susa: d'ora in poi userà manganelli più leggeri.

In galera.
Gli USA, terra di libertà, sono al 6° posto nella classifica di chi imprigiona più giornalisti. Neo-buffoni.

A braccia aperte.
Berlusconi voleva accogliere la Mussolini in Forza Italia. Non se n'è fatto nulla: l'ultima pensata intelligente, poi il buio.

Facciamo da soli.
Putin non vuole banche straniere: gli hanno detto che era una proposta di Fiorani.
 Freccia spuntata
Che volete, me ne vanto.
Sono stupido, lo so.

lunedì 12 dicembre 2005

 La posta del cuore (se non ci fossero le amiche...)
LA POSTA DI CORTE
Come Donna Letizia su Gente, rispondo.

"Sai, Lamè, molte persone mi dicono che piaccio di più quando vado sul personale. Ed io che amo divagare! Che faccio, cedo alle lusinghe o continuo a scrivere di politici, cazzate e mal di pancia? 'Sto pomeriggio mi sa che mi tocca "Chicken Little"...ho detto tutto! Daniè"

(Mi impongo un pò di tempo per una riflessione personale, in cui non penso scriverò -non qui, almeno-: dite pure).

MOLTO MEGLIO IL MAL DI PANCIA

Premetto una cosa, tu scrivi bene, e questa circostanza depone a tuo favore, qualunque cosa scriva, Sellerò.
Ora però faccio alcune considerazioni come usa tra noi, senza tanti giri di parole.
Per scrivere di politica, e scrivere qualcosa che valga la pena di esser letto, bisogna avere due palle così. Neanche ai grandi editorialisti riesce bene tutti i giorni ‘sta cosa.
Figuriamoci se può riuscire ad un blogger soprattutto quando ha la fregola di postare una pezzo al giorno (non saltare sulla sedia, compagno….parlo in generale).
Cosa accade, quindi? Nella migliore delle ipotesi si propongono nel proprio spazio virtuale questioni già abbondantemente approfondite da giornali, radio tv siti specializzati e via dicendo, apportando un piccolo contributo personale, fatto di considerazioni “in linea” con i propri valori (possibilmente sempre gli stessi) finendo quindi per ridabire all’infinito la solita musica.
Guarda che non sto criticando te, eh? Questa cosa è successa anche a me.
Insomma, è un discorso generale…. prova a guardare con un po’ di senso critico molti di questi pseudo blog politici.
A parer mio fa eccezione solo quello di LastThule forse perchè non c'ha un cazzo da fa' tutto il giorno. Che poi nun se possa legge lo stesso pe' quanto è fazioso è un altro conto, accidenti a lui.
Nella peggiore delle ipotesi invece si procede direttamente al copiaincolla o al link selvaggio a qualche blog o sito blasonato, finendo per diventare cassa di risonanza di pensieri altrui. O col mettere insieme pezzi presi qua e là, in quella che non è né più né meno che la propria personale (e limitata) rassegna stampa.
Ora tu mi devi spiegare per quale motivo se voglio approfondire un tema di natura politica dovrei venirlo a fare in un posto così. Qual è il valore aggiunto? Nel web ci sono fior fior di siti d’informazione, luoghi in cui scrivono penne autorevoli del giornalismo.
Inoltre, a saperle cercare, ci sono proprio le fonti.
Di tutto.
Ciò premesso, torniamo a te.
Tu scrivi divinamente, come ti dicevo, e non mi riferisco solo alla forma. Nelle tue pagine c’è Daniele, la sua storia, il suo quotidiano, qualcosa che non somiglia a nient’altro.
Ora, posto ciascuno ha il sacrosanto diritto di usare il blog come meglio crede, a me piacerebbe che nel tuo lasciassi parlare più questo Daniele.
Che poi questo stesso Daniele si confronti anche con la politica mi va benissimo – anche perché lo sa fare in maniera superba – ma la politica, come l’arte, la musica, la letteratura, e via dicendo, devono essere funzionali a Daniele. Non il contrario.
Un esempio pratico? Pronti.

Mi chiamo Daniele e vi parlo di me.
Siccome vi parlo di me oggi prendo spunto da fatto politico e vi dico come la vedo io.
Domani magari mi scappa di parlarvi di musica e dopodomani di una che lavora con me che ha due tette da oscar.
Posso scrivere di cosa pensavo stamattina andando al lavoro, dei pensieri che mi suscita la bocca di Angelina Jolie o i tacchi delle “Uncle Sam Wants Shoe” di Andy Warhol.
Posso parlare di Federico II, di Carla Fracci o di una Fata che mi è rimasta nel cuore. Che forse è esistita o forse no.
Posso raccontarvi la fantastica storia del Palermo Calcio (scusami Sellerò, Wynck mi ha appena erudita!) o delle Piramidi egizie (ok…..sono monocorde, ultimamente) della mia vita di metalmeccanico, di chimico o di ex universitario, della pertosse di mia figlia o di suo cugino che ha beccato i pidocchi all’asilo.
E a proposito di pidocchi, per chiudere il cerchio, concluderò con un'ode a Previti, via.

Mi sono spiegata, Sellerò? Lassa perde il club dei giornalisti in erba e lustra la targa della tua nuova casa virtuale:

“TRANSIT: IL BLOG DI DANIELE MATTIOLI (detto anche Seller One)”
- sottotitolo -
Non mi scassate la minchia, grazie.

Ecco, sta cosa volevo dirtela già tempo fa. Cerca di non chiuderti dentro un “blog a tema” in cui personale e politico fanno continuamente a cazzotti.
E rilassate amò….che me metti ansia.
Devotamente tua.

P.S. attendo impaziente la recensione di Chicken Little. Ovviamente scritta da tua figlia. Nun ce provà: per una volta prova a scrivere sotto dettatura.

domenica 11 dicembre 2005

 Quei falsi miti
Se si oscurano, per due giorni, giornali e TG, non vuol dire che la gente taccia. Pera è Presidente del Senato, roba da Signori, la seconda carica dello Stato. Ultimamente ci dà sotto, pure di brutto, come si dice. Espressione che fa trasecolare, ma è verità. Intervistato dal “Giornale” (sich!), Pera ne ha per tutti. E se si sente odore di campagna elettorale è perchè c'è, mica perchè abbiamo un senso fuori posto. Difensore di una certa laicità, piuttosto complessa, afferma che “...c'è in giro una nuova sensibilità (...) il risultato del referendum insegna” e che a Sinistra “...sono dogmatici (...), vogliono sostituire una religione con un'altra: quella della ragione, dei diritti, del libero pensiero (...) o comunque si chiamino i miti a cui i laicisti si richiamano”. Siccome perseverare è diabolico (la Sinistra lo sa, lo fa di continuo), mi domando a cosa si voglia arrivare. Lascio perdere i timori, velati o meno, di una nuova DC sotto maschera o quelli di un'improvvisa (ma non improvvisata) voglia degli ambienti ecclesiastici di fare politica “vera” e temo, invece, una più ampia campagna a favore di una visione prettamente cattolica dei temi etici e morali. Non credo di poter accettare, e parlo solo per me, che la ragione sia un mito, che il libero pensiero debba sottostare, per forza, ad un concetto più alto ed incomprensibile. Se questi sono miti lo dovrebbero essere per tutti, che siano trasversali in FI o chiari da un'altra parte. Non posso comprendere affermazioni di questo genere, se non con dichiarata provocazione: mettere il cervello in stand-by ed affidarsi ai miracoli non fa per me, non fa per molti. Se la parola che più compare, in quest'intervista, è “dialogo” (insieme a “ragione”), mi limito ad osservare che è abusata e male usata. Se il sig. Pera teme i “Comunisti” sono affari suoi, ma se teme un confronto aperto alle ragioni dell'intelligenza umana, sbaglia: e mi chiedo come sia possibile pensare che sia ancora super-partes. Quando sentenzia che “...non mi sembra sia rimasto molto garantismo, in questo Paese (...) altrimenti avremmo dovuto sentire ben maggiori proteste contro le discriminazioni, anche legislative che ha subito Previti (n.b.: la parola “Onorevole” l'ho tolta io da davanti al nome Previti)” torna a terra, ma mi pare che lo faccia con il piede sbagliato. Forse, in Paradiso, c'è giustizia, ma su questa terra c'è confusione e uno come Pera mica aiuta.

giovedì 8 dicembre 2005

 Per celia
E' la pigrizia dei giorni di festa: quindi una "cosa" che potrebbe accadere spesso in questo mese.
E anche perchè il dialogo un pò ironico è sempre un piacere.
Sopratutto quando di "fronte" hai persone intelligenti.
Mica sempre è possibile...
(Visto che si avvicina il Natale, cliccate qui. Magari vi passa la voglia).

"Caro Barnaba, se sento Casini, da Fazio (Fabio), dire che "...nascerà un grande Partito di centro, attento ai valori Cristiani, che non sbanderà nè a Destra nè a Sinistra, ma che andrà avanti per la sua strada dritta (al centro, appunto)", mi viene in mente la DC.
Sono solo una persona che si spaventa facilmente?"
Daniele

R - Caro Daniele, sì, forse ti spaventi davvero facilmente, ma questo non significa che tu sia in errore. Io ad esempio non ho paura, ma non faccio testo: sono un incosciente. Insomma la verità dovrebbe essere nel mezzo, anche se non nel mezzo che dice Casini. T'abbraccio - F.N. -

martedì 6 dicembre 2005

 La TAV in testa
Da par mio, e quindi con pochissima qualità, ho tralasciato, volutamente, l'argomento TAV, in questi giorni. Chè, quando tutti pescano, è facile ingarbugliare le lenze. C'è un limite, e mi consolo, nel momento in cui ci si fa gioco di un certo qual modo d'agire. Se invece di pontificare su scranni televisivi, qualcuno dei nostri politici avesse mosso il culo e fosse andato fin lassù a cercare di capire, non penso che Basettoni & Co. avrebbero rispolverato il manganello. O, perlomeno, ci avrebbero pensato su. Tranne sapere, perchè è così, che proprio questi personaggi stanno dietro alla pazienza finita. Manca sempre un anello alla catena del vivere civile: quello che unisce la Democrazia e le sue espressioni alla crescita, al progresso. Senza stare per forza da una parte o dall'altra, si può dire che non stiamo andando in nessun luogo. Se per crescere devo rompere una testa, qualcosa che non va deve esserci. C'è, sopra ogni altra cosa, l'incapacità atavica di una classe dirigente che è più spaventata di un gatto davanti al cane. E che è totalmente lontana da quel suo popolo, a cui arringa, di cui si riempie la bocca quando le scadenze si avvicinano. Ma che non sa cosa voglia dire essere popolo e che pensa che questo sia un po' imbecille, tanto da non ammettere un pensiero contrario. Però i soldi li tiriamo fuori noi, poco importa come. Adesso ci saranno quelli che, fedeli ed imperterriti, massacreranno a parole questa gente, che ha diritto di fare ciò che fa, accusandoli di impedire che questo paese “scenda in serie B”. Ma parlare dei prezzi, mai?
 Agnosticismo, relativismo & laicismo
Caro Barnaba,
stamani, sul Corriere, ci sono due trafiletti per spiegare le parole "Agnosticismo" e "Relativismo", così da comprendere meglio Ratzinger. Mi spieghi cosa vuol dire "Laicismo", limitatamente all' Italia, però. Sempre tuo,
Daniele

R - Caro Daniele, credo di non sbagliare dicendo che il laicismo italiano dovrebbe cercare di essere non troppo diverso da quello che c'è in tanti altri Paesi che non risentono della vicinanza del Vaticano. Se il laicismo è per tutti la "corrente di pensiero che rivendica l'autonomia dello Stato dall'autorità ecclesiastica sul piano politico, sociale e culturale"(De Mauro) non vedo come possa non essere altrettanto per noi italiani. Anzi, forse sarebbe il caso che tale autonomia fosse sentita con maggiore trasporto e maggiore convincimento. Tuttavia, devo ammettere, che il mio laicismo non mi porta comunque a credere che la Chiesa non debba esprimersi in particolare sui temi etici come anche, del resto, su tutti gli altri. Io trovo quest' ingerenza semplicemente inopportuna, molesta, e provo una spiccata antipatia per chi se ne rende protagonista, ma non credo che il problema sia nell' inopportunità delle dichiarazioni dei vescovi italiani. In definitiva, credo che un Paese può dirsi compiutamente laico non quando proibisce all' on. Ruini di arringare ma quando semplicemente non lo segue. Ecco, io, ad esempio, non lo seguo. Grazie davvero, caro Daniele, di avermi scritto. - F.N. -

Io leggo quotidianamente il Blog di Francesco Nardi ed è un'esercizio che consiglio a tutti.



lunedì 5 dicembre 2005

 Bambini cattivi
Se, poi, la storia finirà in una bolla o verrà insabbiata da qualche parte, in un deserto, vedremo. Di certo a me sarebbe piaciuto sapere prima che qualche aereo USA va in giro per l'Europa con terroristi bendati da assicurare a carceri fantasma. Perchè sono argomenti interessanti. Mi viene il dubbio che facciano tutto e sempre da soli, malabitudine che usano spesso ed alla faccia di chi continua a pensare da sé. Se un Governo riutilizza dei vecchi capannoni e gli dà un ripennellata per metterci dei criminali, ohibò, vuoi mica che si vada a dire in giro. La raccomandazione è che si sia tutti uniti. Sennò son bacchettate sulle mani, come a Fantozzi. Zitti, che il bene comune va difeso a costo di mentire ed edulcorare. Perchè, ma si sa da secoli, il popolo non è solo bue, ma pure impressionabile. Così Cond Rice ci farà la predichetta e poi finirà a tarallucci e vino, chè ci son cose più importanti. A proposito: lo scudetto è già andato, pensate a quello.

domenica 4 dicembre 2005

 In Good Company
Se, alla fine, ci sarà un nuovo soggetto partitico, Democratico, grande e che riesca a fare, più che a dire, non so se lo si dovrà ad una vera coalizione o solamente ai suoi intenti. Tre giorni di affabulazioni sembra abbiano portato al raggiungimento di un'intesa. Se non piena molto ampia. Il problema (perchè, si sa, a Sinistra siamo capaci di scovarne ovunque) sarà nell'attuazione: dalla parole e dall'intento ad una reale svolta. Che non sia la solita pre-campagna elettorale. Se si parla di partecipazione popolare ed attiva, bisognerà dare strumenti concreto ed adatti. Senza troppi sofismi e senza indietreggiare. Perchè la consapevolezza dell'alternativa deve essere supportata da un decisionismo senza ombra. Partendo da quella Laicità abusata da un po'. Che significa non ritirarsi davanti all'avanzata di coloro che vorrebbero, parandosi dietro alla teologia, riappriopiarsi del centro politico, così ambito e così vago, a bandiere rosse e bianche spiegate. Con un occhi di riguardo alla cultura e un po' meno alla politica intesa come dietrologia e demagogia: perchè anche parlar chiaro ha del suo. Non sono ancora convinto che molto di questo sia acquisito (a parole sì), certo come sono che le gabbie ideologiche saranno, in qualche caso, ancor ben chiuse. Nel condominio è difficile essere sempre tutti d'accordo, ma pagare un Amministratore perchè non faccia nulla sarebbe pure sciocco. Perciò darsi da fare in fretta, ma senza furia, chè le risposte languono e le domande si caricano di pesanti aspettative.

(Nota a margine: "Splinder" è in sofferenza. Lasciare un commento o visualizzare un Blog, in questi giorni, è più difficile che passare da FI ai DS).

sabato 3 dicembre 2005

 Una sberla di salute
Se tre ragazzini delle medie picchiano, nei bagni della scuola, un compagno rumeno, si sente odore dello stesso razzismo che aleggia un po' in giro, presentato sotto vari aspetti, tutti degeneri. Se, però, i tre lo fanno con i manganelli a detta loro forniti dalle madri, allora le cose si spostano. Probabilmente se a fare un'azione del genere fossero stati tre figli del sessantotto rosso avrebbero usato altri mezzi, con il medesimo risultato. Quello che sta sotto, però, la melma ideologica, è la stessa. Se, con forzo titanico, si potrebbe presupporre una sorta di giustificazione per tre minorenni, qualcuno mi dica quale soluzione si dovrebbe trovare per un genitore che instilla tali perle di civiltà nella mente (piccola) di un figlio. Dal passato riemergono fantasmi evidentemente ancora ben presenti e speranzosi di resurrezione. Provassimo, dagli anni “bui” di un'educazione all'antica, a riesumare pure quattro “scuffiotti” (dicesi sberle), così, tanto per contrastare un'evidente mancanza di intelligenza. Da distribuire a piacere, magari prima ai grandi. Si sa mai che l'effetto sia quello non tanto di dare della luce a menti ottenebrate, ma, almeno, di togliersi una soddisfazione.

venerdì 2 dicembre 2005

 Winter Dispenser #2
Magari sarà troppo...

Colpi.
Previti ha definito la sentenza a suo carico “...un colpo di pistola”. Siamo certi che avrebbe preferito un colpo di spugna.

Zitti zitti.
In Bielorussia chi diffama il proprio Paese finisce in galera. Da noi non si può fare: non c'è abbastanza posto nelle carceri.

Insaccati cartoon.
In una prossima puntata dei “Simpson” l'azione si svolgerà nel paese di Salsiccia, in Toscana. Se aspettano un po' possono farne una su Mortadella in Emilia.

Fermi!
La Farnesina invita i giornalisti a non andare in Iraq; troppo pericoloso. I militari, invece, sono liberi di restare.

Al centro del mirino.
Berlusconi non tiene comizi, per timore di attentati: “La Sinistra mi ha messo nel mirino dei terroristi”: Impossibile: non sta fermo un attimo.

Erba.
I metalmeccanici vogliono subito il contratto, scaduto da 11 mesi. Ma l'erba voglio non cresce nel giardino di Berlusconi.

Lacrime e sangue.
Senza lacrime e senza sangue cambierà l'Italia, parola di Prodi. Fosse possibile anche senza soldi.

Parliamone.
Ruini apre al dialogo con i laici, ma solo di Domenica e dopo la Messa.

Prediche.
Mons. Caffarra afferma che c'è un sentimento anti-cattolico in Italia. Forse qualcuno è solo stufo di prediche.

Segreti.
Berlusconi insiste: nessuna operazione segreta della CIA in Italia. Erano tutte autorizzate da lui.

Senza frontiere.
Riabilitato Craxi da AN: fu bravo a sdoganare l'MSI. Una castronata senza frontiere.

giovedì 1 dicembre 2005

 Winter Dispenser #1
Casualmente, come sempre.

Un anno d'amore.
L'amore romantico dura un anno, è stato accertato. Più o meno quello che sarebbe dovuto durare il Governo Berlusconi.

Boni...
La castità funziona come contraccettivo, parola di Ratzinger. Morire di seghe ti fa andare in paradiso.

Dio!
Maradona si autoproclama il “Dio del calcio, che non prende ordini da nessuno”. La coca la pagava con i santini?

Strana...
“Stranamore” riparte con Emanuela Folliero. Poppe di vita.

Legalità.
Manca il numero legale e la legge elettorale è al primo stop. Erano assenti tutti gli indagati.

Colla!
10 milioni di € per affiggere manifesti: li vorrebbe spendere Berlusconi. Il tema a “sorpresa” dei poster sarà: come fare sentire degli straccioni tutti quelli che lavorano.

Dittatura!
La Fallaci inveisce e afferma che “..la Sinistra è la nuova dittatura”. Ha ragione: non ci sarà posto per le cazzate.

Oculista.
L'Inter è in gara per divenire “miglior squadra del 2005”. Approfittare della visita oculistica annuale no?

Appuntamenti.
Storace assicura che il “rispetto per la legge 194 è nella mia agenda”. Segnata al giorno di S. Ruini.

Ancora!
Berlusconi assicura che “in futuro ridurremo ancora le tasse”. Meno male; la prima volta se ne è accorto solo lui.

Vittoria totale.
L'unica opzione, per Bush, in Iraq, è “una completa vittoria”. Mollare il bere mai.

Verità assoluta.
La Cina “non ha mai nascosto la verità sull'influenza aviaria”: ha solamente dimenticato di parlarne.



sabato 26 novembre 2005

 T. (II)
Sì,mi ricordo.
Ma sono frammenti,senza il loro tempo, che sono messi lì a rincorrersi.
Il mio abbraccio, alla Stazione, la tua schiena magra, la camicia a fiori e un sorriso tirato.
Tutto quello che si immagina è diverso, adesso, che non c'è più distanza, ma solo verità.
Il caos del tuo studio, quelle due sediole scomode e il tuo lavoro, come il mio, senza passione, ma con impegno.
Il pomeriggio afoso, nudo, che si trascina lucido.
Poi diviene notte, insonne e tersa, un affogare nelle nostre braccia.
“Stasera ceniamo a casa”.
“Come vuoi. Cucini tu?”.
“Cos'è...non ti fidi? Mi pigli in giro?”.
“Sì,con te gioco sempre”.
E quel gioco nella città vuota continua negli occhi e nelle parole.

Chissà dove vanno le frasi, i pensieri, quando tra due persone di cose da dire non ce ne sono più.
Forse si bloccano tra quelle dette e il loro limite, il cielo, ma più in alto.
O, semplicemente, se ne stanno tra le cose che un giorno possono servire.
Solo che, quando le cerchi, poi, non le trovi mai.


venerdì 25 novembre 2005

 T.
Lo sguardo sul tremore continuo della città. I fiori sui ponti,le biciclette e le teste chine. Una sigaretta all'angolo del tavolo,per il gesto lento e consumato.
Il tempo che si mischia al fumo azzurro,un the freddo,ormai.
Non c'è ansia, nell'attesa, non c'è quasi emozione:solo la calma e la consapevolezza.
Sei certo che arriverà, tra poco, a rinnovare quel tacito accordo di qualche tempo fa: sì, quello senza parole, che è stato fatto con un'emozione rapita e veloce.
Che poi non servono sempre tante cose da dirsi: sapersi intendere con un silenzio colma, eccome, quei vuoti strapieni di chiacchiere.
Le linee spezzate della persiana, la luce obliqua del primo pomeriggio e le lampade accese a metà.
Un mozzicone, poi un altro.
Ignari tutti, tutti quanti: ognuno nel suo costrutto infinito di pensieri e rimandi, di preoccupazioni, lavoro, tu e gli altri, io.
L'orologio svolge meccanicamente il suo compito, che è quello di portarti vicino alla certezza che non ci sarà, oggi, l'inizio del gioco.
Ma non sei mai stato uno che dà a vedere, che fa trasparire: tutto rimane immutabile, intorno ai giri della lancetta.
Ancora ed ancora, senza nessuna fretta,ti stringi nelle ombre un po' più lunghe, scure.
Come quando sei arrivato e il cappotto copriva il freddo della conoscenza.
Solo un leggero socchiudere gli occhi.
La tenda si muove, si infila una spira di vento e fuori scompiglia un po' i capelli della bambina sulla strada.
Anche dentro, proprio giù, s'insinua il piccolo stiletto del dubbio.
E già domani sarà diverso.

giovedì 24 novembre 2005

 34 a zero
(Con questo post mi giocherò anche quei quattro lettori rimasti, ma tacere sarebbe peggio).

Come ho detto spesso, non credevo si arrivasse al punto di cominciare a mettere in dubbio, a voler rivedere, le leggi di uno Stato Laico. Chè qui Zapatero non c'è e nemmeno la sua ombra, almeno quella che ne fa un uomo discutibile (dai più), ma fondamentalmente coraggioso. Partendo da un po' più in là, speravo che un certo revanscismo cattolico fosse uno spauracchio con cui fare i conti in un improbabile futuro: siccome non sono un grande astrologo, mi sbagliavo, e molto più di un po'. Attaccando quasi apertamente (camouflage parola d'ordine) la Legge 194, la parte più attiva della politica italiana, Ruini e dintorni, assesta un altro bel colpettino a favore della propria, legittima, visione delle cose. Ben sapendo di poter contare su un robusto 4x4 di Democristiana fattura, pronto ad inerpicarsi, a fin di bene, fin sulle alte e scoscese pendenze del Colle. Così adesso, sottoscritto ed approvato “in toto” dalle alte cariche, arriva un trattato in 34 capitoli sulla riorganizzazione dei consultori, roba di moda, da qualche giorno in qua. Intrisi del persistente profumo della bontà e dell'equità, queste norme, se recepite (e, giurateci, ci sarà ch falsificherà la sua tessera per farlo), trasformerebbero un luogo di scelta (perchè, mettiamocelo in testa, l'aborto è una scelta: di un tipo difficilissimo, straziante, ma è scelta) in una sorta di passerella di buona volontà e di aiuto indotto. Se fosse solo così, potrebbe pure funzionare (mica detto che tutte le idee siano sbagliate, per l'amor di Dio), ma è un tipo di visione univoca e pilotata da una sola versione delle cose, da una sola opzione. Il dovere morale che la donna avrebbe (citato testualmente da uno degli articoli) non penso sia assente in nessuna di quelle persone che affrontano un momento simile: però pare bene ricordarlo, come se un non credente fosse diverso e, giocoforza, votato alla leggerezza ed alla superficialità. Ecco, allora, che se ponderare sull'aborto come atto “criminale” o meno può essere continuato a fare: però giocare scorretto, e pure con l'aiuto dell'arbitro, non vale. Neanche negli oratori.

martedì 22 novembre 2005

 L'illiberale
Si sa da che parte voto, quindi sono illiberale.
Mi piace il rosso, ho usato il martello e anche la falce, qualche volta, quindi sono illiberale.
Qui possono scrivere perfino quelli di destra, quindi sono illiberale.
Si può, a ridosso delle elezioni, insultarsi come coglioni, quindi sono illiberale.
Leggo i romanzi della Mondadori, quindi sono illiberale.
Ascolto Giorgio Gaber, quindi sono illiberale.
La mortadella non la disdegno, quindi sono illiberale.
Avevo un sogno, come tanti altri, che si è infranto, quindi sono illiberale.
Continuo a pensare che ci stanno prendendo per il culo, quindi sono illiberale.
La legge 194 è Legge dello Stato, quindi sono illiberale.
Mi piace farmi fare dei lavoretti con la bocca e ricambiare, quindi sono illiberale.
Mi sta sulle palle Galliani, quindi sono illiberale.
Penso per conto mio, quindi sono illiberale.
Leggo con moderazione dei Blog neo-con, quindi sono illiberale.
Non ho scritto nulla sulla TAV, quindi sono illiberale.
Lavoro per vivere, quindi sono illiberale.
Non ho mai accettato nessuna forma di terrorismo, quindi sono illiberale.
Quando mangio la Nutella dal vaso grande mi sento illiberale.
Non ho manuali di Partito, quindi sono illiberale.
Mi cambio ogni giorno la biancheria, quindi sono illiberale.
Mi preoccupo per i miei colleghi, quindi sono illiberale.
Probabilmente sarò insultato per questo post, quindi sono illiberale.
L'altra sera ho visto la Dandini su RAI3, quindi sono illiberale.
Protesterò contro la Finanziaria, quindi sono illiberale.
Mi sento un po' giù, ogni tanto, quindi sono illiberale.
Vorrei che tutti, ma proprio tutti, fossero liberi, quindi sono illiberale.
Ormai sono così illiberale che da domani voterò “Forza Italia”.

lunedì 21 novembre 2005

 Mi dia un omicidio, per favore
Chè tutto il mondo sia un gran paesone in fondo è vero: con modalità diverse, diversi costumi ed attitudini, ci somigliamo, però, un po' tutti. Con punte rimarchevoli, in alcuni casi, di distinzione sopra le righe. Prendere un numerino di carta per assistere ad un processo per infanticidio è una cosetta da niente, in sé. Se non fosse che mi pare di poter dire, senza assurgere a scranni che si sa occupati da quelli che benpensano, che è abbastanza inquietante come operazione. Se, comunque, pensiamo alla media degli argomenti di vero interesse nazional-popolari (che bel termine....) non c'è né da stupirsi, né tantomeno da rivoltarsi sdegnati. Queste cose attirano più delle manovre di Fazio o dei terremoti da devolution. Così è, se ci pare.

domenica 20 novembre 2005

 Come In From The Cold



Si chiude con l'asprezza di un pugno
Nei filari scompare fino a divenire sabbia
Salita a confondere i personaggi da Vespro
Che circondano l'esanime languità del cielo 
Tornato a correre con le colline verso il mare
E diverso da ogni altro immedesimarsi in parole finite
Che mi premono in petto insistenti
Fermata richiesta di un pensiero perenne e consolatorio
Che mi porterà fino all'altro capo del piccolo mondo
Illusione della riconquista fredda e lucente di un segreto
Diviso e debole e con ovvietà accolto e custodito
Fino a che anch'io non sarò che un mistero terminato
E tornerò ad essere Niente.

martedì 15 novembre 2005

 In Media Stat Virtus
E' il periodo dell'osservazione e dell'attesa, per quella parte della Chiesa che si può tranquillamente definire politica. Mentre le due fazioni (mica così distinte, poi), cercano di portare la dialettica sullo scontro piuttosto che sui fatti reali, Ruini accetta come sempre di dare una “visione” sulla vicenda dello Stato, in sé. Mentre la laicità (“bene intesa”, come dice Ratzinger) è argomento ancora vivo (e come potrebbe non esserlo?), il traghetto della Seconda Repubblica viene già intravisto all'attracco della Terza: ed è buona norma vedere chi tirerà le funi per ormeggiarlo. Non nascondendo la logica propensione ad una via politica più tendente alla visione Cattolica della cosa, la Chiesa continua a monitorare (e ce lo fa sapere) l'andamento delle vicende Italiane. Naturalmente esprimendosi su tutto: non vi è argomento non trattato, come se si dovesse “per forza” e sempre aggiungere qualcosa. Una sorta di breviario occulto per coloro che dovranno necessariamente fare i conti con questa entità nel prossimo futuro politico. E dato che qualcuno si è perfino messo in testa di abolire il Concordato, è meglio chiarirsi subito. Evidentemente non contenti dei 3 miliardi e passa di € di privilegi finanziari accordati al Vaticano (a proposito: poi si parla di sfascio della scuola pubblica, quando 600 milioni di € vanno a quelle Cattoliche...), una certa parte dei prelati nostrani intendono fiutare il vento, per poi cogliere le opportunità che verranno. Com'è nel diritto di ognuno, si parla: però indicare non sempre è doveroso. Che, poi, a ben vedere, sempre più spesso da quelle parti si tende a mettere a fuoco il dito, sfuocando la luna.


Nota: vi invito "caldamente" a leggere questo nuovo "Blog", perchè di qualità c'è bisogno.

domenica 13 novembre 2005

 La sveglia della Domenica
Benedetta la vitalità fanciullesca. I bimbi non hanno orario ed anche stamani ho dovuto alzarmi prima delle otto, che, di Domenica, è pura bestemmia. Cerco di sentire un notiziario TV e la mia giornata di riposo ha subito il suo “La”: una performance vocale del premier con Apicella, a Sorrento, ripresa in tutta la sua durata dal TG. Devo dire una cosa: il Berlusconi c'ha una bella voce, niente da eccepire. A settant'anni non se la cava affatto male. Allora, mi dico, perchè stroncare una carriera così, che poteva essere ricca di soddisfazioni (che so? un album di duetti con Pupo, Mastella e Amanda Lear) per quella di imbonitore di massa? Il talento anche per quest'ultima c'è, ma ormai le iperboli son così alte che si rischia il ridicolo. Meglio “O' sole mio” che promettere case: preferibile una stecca sul “Nessun dorma” che una legge come la ex-Cirielli, trascurabile una dimenticanza sul testo di “My Way” piuttosto che scrivere un libro con i “Comandamenti Azzurri”. Ecco, nel caso non dico che avrei comprato il cd, però mi avrebbe fatto meno male che leggere i giornali e i resoconti di certi comizi. Con il caffè ho messo su “Focus” di Stan Getz e sono passato alla pagina dello Sport.

sabato 12 novembre 2005

 Luce bianca
Guardare qui non vi porta via molto tempo: poco più di venti minuti. Se ne parla molto tra Bloggers e sui giornali (anche se non tutti gli danno lo stesso spazio), perchè è una visione forte, perchè tratta di un'altra pagina nerissima della storia attuale. Dopo il primo momento, quello dell'emozione, le discussioni sono passate ad uno successivo, in cui noto vi è una contrapposizione piuttosto netta (altrimenti non potrebbe essere) tra due, definiamole così, “scuole di pensiero”. La prima è volta alla difesa dell'azione americana, alla sua natura di “atto in stato di guerra” e, se non alla sua giustificazione, almeno ad un sensibile abbassamento delle responsabilità. A partire dalla legalità o meno dell'uso del “fosforo bianco” fino alla giustificazione che dve tenere conto della situazione oggettiva e del contesto. L'altra idea, ovviamente, mette alla gogna senza mezzi termini un atto di tale portata, e le cui conseguenze, oggi, sono sotto gli occhi di tutti. Sentirmi dire che nel Mondo ci sono regimi, persone, Stati che compiono ogni giorno atti anche più barbari di questo, non è che mi consola. Non mi consola perchè stiamo parlando di una guerra messa in piedi in maniera quasi unilaterale, che si trascina ormai da due anni, con conseguenze, come vediamo, devastanti anche per il Popolo che si voleva libero da un'agghiacciante regime. Mi pare che ci si voglia nascondere, malamente, dietro una consacrata libertà d'azione da parte degli USA, che, come potenza assoluta a livello mondiale, possono (e devono) essere giustificati, qualsiasi cosa facciano. La cosa è ancor più grave se pensiamo che praticamente tutti gli Stati che partecipano a questa guerra, implicitamente, sono coinvolti, anche se non sapevano. Sentire dire, in una nota trasmissione radiofonica, “...che non dobbiamo mai dimenticare perchè gli Stati Uniti sono lì” sdogana il bel pensiero del suddito, che, timoroso di irritare il padrone, si fa da parte e non protesta. Come ho affermato altre volte, non è un problema l'America in sé: è un problema la sua politica estera, il suo “modus operandi” e la sua sfrontata arroganza, che viene pagata come possiamo tutti vedere. E questo io non lo posso accettare.

(Mi fa piacere esprimermi su questo oggi, che è il giorno in cui ricordiamo i nostri morti di Nassyria, che non devono essere e non sono bandiera per nessuna polemica).

venerdì 11 novembre 2005

 Quello Stronzoku del Macca
“Carissimi,
davvero mi fate troppo onore. Non so come ricambiare tanta attenzione, tanta notorietà. Sapete che sono cose che, come molte altre, non mi appartengono. Per fortuna o purtroppo, come direbbe Gaber. Che tutto questo mi sia attribuito grazie ad un “giochino”, però, mi infastidisce un attimo. Mi sarebbe piaciuto essere preso di mira già tempo addietro, essere svilito da Voi e dalla vostra lungimirante voglia di verità un po' di tempo fa. Tutto qui. D'altronde, “Transit” è un bloghettino piccolo piccolo, uno dei tanti di questo web, a detta Vostra, preda di Komunisti, scansafatiche e pronti sempre a dirsele ed a ridersele. Fa una media di 67,3 visite al giorno: cazzate, voi le fate in un'ora. Abbiate pazienza, vi prego. Dal basso della mia ignoranza, dalla pochezza delle mie argomentazioni, nascosto dietro post inutili come quelli personali, io mi inchino alla Vostra cultura ed al Vostro merito. D'altro canto, Signori miei, che altro potevate aspettarvi? Ma, e che sia chiaro, io non odio nessuno. Questo me lo dovete. Voi mi parlate di odio ed io vi rispondo che è un sentimento che non mi posso permettere, neppure nei Vostri confronti. Mi rimane un solo rammarico: di non essere fatto della Vostra pasta. Perchè sarei dalla parte “giusta”, ed allora sì che saprei mettervela in tasca alla grande.
Ossequi.”

(In risposta ad un paio di simpatiche mail ricevute. Va bene così.).

giovedì 10 novembre 2005

 Lo Stronzoku del Macca
Un amico (nonché prossimo compagno di bevute) mi invita a partecipare all'ultimo simpatico gioco importato dal lontano Giappone (da dove, sennò?). Quattro semplici regolette ideate al chiaro scopo di stimolare l'approccio collaborativo nella blog sfera:
1- Indicare tre blog che salveresti dicendo perché;
2- Indicare tre blog che butteresti dicendo perché;
3- Invitare tre blog a partecipare al gioco;
4- I blog indicati devono essere nove blog diversi.
(E' la seconda volta che partecipo, in tre anni di Blog, ad un gioco così: la media mi sembra accettabile, perciò mi potete perdonare...).
Allora ...
I Blog che salverei.
Andrea: bravo, pungente ed è un Amico.
Miru: intelligente, ironica ed è un'Amica.
Silvia: la Regina, una persona speciale ed è un'Amica.
(Detto tra noi...ne salverei molti in più, con le stesse motivazioni, nessuno si senta escluso per favore!).

I Blog che butterei.
Il Motel dei polli ispirati: mi sta sulle palle, punto.
Antikomunista: come sopra.
Selvaggia Lucarelli: come sopra al quadrato.
(Si vendicheranno, eccome: voi difendetemi, per quanto sia possibile difendermi, ovvio).

Passo la palla a:
Anna.
Mauro.
Drugantibus.
(Che avranno pazienza, spero...).


martedì 8 novembre 2005

 La Cina all'una
Ore 13 circa, alla macchinetta del caffè.
(E' risaputo che presso questi aggeggi, che distribuiscono un qualcosa che solo con molto sforzo di fantasia si può definire caffè, vengono prese decisioni importanti e si scambiano più opinioni che in qualsiasi altro posto di una qualsiasi Azienda Italiana...)
Collega: “Insomma questa Cina preoccupa, sai? Mi sa che ci frega tutti.”
Io: “Eh, sì...un discorso complesso...”
Collega: “Mica tanto, poi. Basterebbe un po' di decisione e la quarantina.”
Io: “Scusa...la quarantina?”
Collega: “Ma sì! Quella roba che blocchi tutto, tutto quello che viene da lì...”
Io: “Vuoi dire la quarantena...”
Collega: “Va là, che mi hai capito!”
Io: “Guarda che quella si applica su persone o animali che si ritiene possano avere malattie infettive pericolose per la popolazione del Paese che vorrebbe farli entrare...”
Collega: “Perchè secondo te i Cinesi non sono tutti malati?!”
Pausa.
Io: “Un altro caffè?...”

sabato 5 novembre 2005

 Serie B
Del calderone televisivo, mediamente, faccio volentieri a meno. Delle trasmissioni sportive, soprattutto: sembrano Templi in cui si svolgano rituali dal significato altissimo, anche se si parla, soprattutto, di palle. Quello che sta accadendo a Bonolis è sintomatico di un certo modo di fare e di essere, televisamente parlando. Hai voglia a dire (anzi a far dire) adesso che la cosa era un riempitivo e che tornare a Mediaset era stato fatto con altri scopi, per altri programmi. Prima ti stracciano i maroni per due mesi con 'sto “Serie A”, con il funerale di “Novantesimo minuto” e i diritti alla TV commerciale. Poi, quando si è capito (quasi subito, anzi immediatamente), che la trasmissione era ed è noiosa, carica, prolissa e tutto sommato brutta di suo, si fa marcia indietro. Nessuno piangerà, credo: ancor meno il signor caffè, che di soldi ne prende comunque una vagonata. Però è sintomatico il fatto che si sia dei viziati: o si fa uno share da paura o ci si ritira. Si propongono cambiamenti ed “idee” che rimangono allo stato larvale e, quando il buchetto sul fondo comincia ad allargarsi, ci si mette il salvagente delle dichiarazioni di attrito insanabile e via. Un po' comodo, un po' becero, un po' palloso: come Bonolis (che mi sta simpatico, ma che dovrebbe farsi pagare a parola; sarebbe ancora più ricco).
Troppa grazia, figlioli, troppa grazia...

(Il post era pronto da un po', ma, pare, che “Splinder” abbia avuto -ed ha- qualche problema).

martedì 1 novembre 2005

 Franco & Ciccio Gate
Sono convinto che, meglio di me, molti altri amici Bloggers scriveranno di questo “Nigergate” che tanto materiale, anche indirettamente, ci fornisce in questi giorni. A me ricorda un po' quei film di Franco & Ciccio, degli anni '70. Ai tempi belli della loro carriera, i due riuscivano a produrne anche più di dieci in un anno: fatti con lo stampino, tutti simili. Un pasticcione e uno che si dava arie, ne combinavano di tutti i colori, sempre nelle situazioni più assurde, paradossali. Questo dossier sembra fatto da loro due, improbabile e raffazzonato. Se è vero che esiste un tipo di “Intelligence” del genere, in Italia, dovremmo esserne preoccupati, ma non può non sorgere un moto di ilarità nel vedere come le cose siano fatte alla carlona. Il problema sono le conseguenze. Finchè è tutto un film, i danni non ci sono, ma se si tratta di fare una guerra (vera), le cose cambiano. Il tutto per vendersi lealtà e cieca obbedienza al più forte. La pietra rotola fino a oggi, fino allo show di Washington di ieri. E che fa un baffo perfino a Benigni. Il monello Berlusca, che ha osato (sì, osato, perchè non ci crede nessuno) dire che Lui la guerra non la voleva (però ti passo il foglietto con i suggerimenti, come a scuola...), va a farsi tirare le orecchie da uno che ce l'ha come quelle di Dumbo e che mente anche sulla marca di dentifricio che usa. Se le dicono e se le ridono. E, da buon Italiano “vero”, il presidente (quello con il riporto) approfitta dell'ospitalità per piazzare un po' di comizio elettorale: brutti, sporchi e cattivi questi di centrosinistra. Ecco, niente di che. Un film già visto. Solo che Franco & Ciccio erano molto più bravi. Ed onesti.

sabato 29 ottobre 2005

 Dio e le mutande
Per molto tempo ho lavorato nella “grande Distribuzione” ed uno dei problemi più sentiti, senza dubbio, è quello delle aperture Domenicali. Peraltro esse sono soggette ai criteri dettati dalle amministrazioni Comunali e, quindi, svincolati, almeno in parte, dai contratti di categoria. Fatta questa noiosa premessa, da tempo, nella mia città, sussiste un problema che si è creato tra gli addetti ai lavori (i commessi, per capirci) ed il Comune, che vuole imporre più aperture di Domenica nel centro cittadino, così da contrastare lo strapotere dei centri commerciali. E giustamente si reclama un po' di equilibrio, dato che tutte queste persone non possono pensare di lavorare così spesso nel giorno normalmente dedicato al riposo. Proprio oggi mi capita di guardare la pagina delle lettere al giornale del quotidiano cittadino (l'ormai famoso “bollettino parrocchiale”), dove, in evidenza sotto l'egida de “Il caso”, viene pubblicata una missiva che loda l'esposizione di un cartello, in uno dei negozi “chic” della piazza più centrale della città, che addirittura cita il Deuteronomio a difesa della sacralità Domenicale. Sulla motivazione, come detto, nulla da eccepire; so cosa vuol dire lavorare “in quei giorni”. Sull'opportunità di scomodare addirittura la parola del Signore, invece, qualche dubbio mi viene. La Chiesa, di questa diatriba, ha colto immediatamente la valenza, non facendo mancare la sua visione, che è ovviamente una difesa del giorno dedicato alla celebrazione della Messa. A parte che il libro cita il giorno di riposo come quello del Sabato (e qui si che nessuno difenderebbe la categoria), ciò che mi preme sottolineare è l'uso che in Italia si fa di queste cose. Mi pare sia, tutto sommato, di comodo: non eccepisco sulla Religiosità delle due commesse, ma che venga usata per farne questione di contratto è abbastanza impegnativo. Mi sembra che sia troppo facile ricondursi a questioni di fede (o presunta tale) per cavarsi da impicci così terreni. Bisognerebbe avere l'accortezza di adattarsi alle situazioni e usare un lessico adatto alle stesse, senza iperboli o così alte citazioni. Lodata l'iniziativa dalla lettrice che “si sente più leggera, essendomi potuta astrarre dalle camicie e dalle mutande sbandierate in Piazza S. Giacomo”, bontà sua, credo che molte persone si sentano attratte da tali manifestazioni anche in “virtù” della dialettica di alcuni personaggi politici (anzi, di uno in particolare), che addirittura vantano parentele presso l'Altissimo, tanto da poterlo citare a braccio ogni qualvolta, ahi loro, restano senza nulla da dire. E ci sarebbe da fare, invece.

giovedì 27 ottobre 2005

 Colours To Winter




Vorrei -sì, vorrei, desidererei, amerei- che tu ascoltassi le parole altrui.
Che, per una volta -forse non l'ultima-, fosse qualcun altro a dirti, a sussurrarti quello che io non riesco.
Ci sono riuscito quasi sempre, anche se non c'era null'altro da dire oltre a quello che passava tra i nostri occhi e le mani.
Forse così -con altra voce, con altri desideri- la tua domanda avrebbe una risposta.
Ed io potrei concedermi -finalmente- un dubbio.
Così da poter sorridere, aspettando il freddo.

“Once a playground of swings
Then the malice set in
And reduced all the colours to winter.”

venerdì 21 ottobre 2005

 Friday Dispenser

TV Politik.
Quasi la metà dei telespettatori ieri sera ha guardato Celentano. L'altra metà l'aveva già visto.

Multone.
10 Milioni di € di multa al “cartello” delle Industrie che manteneva il prezzo del latte per per neonati schifosamente alto. Baby Gang.

De Evolution.
Approvata la devolution. Un bell'esempio di involuzione.

Troppo buoni.
Assunti altri 3000 insegnanti di Religione per la Scuola Pubblica. Dividi et insegna.

Taglia, taglia.
71 Milioni di € sottratti alle strutture ed agli insegnanti di sostegno per l'handicap nelle scuole. La Moratti sì che è diversamente “abile”.

Polli.
Nell'influenza aviaria ci stiamo cascando come dei polli.

Lanciamolo!
Berlusconi vuole rilanciare il “...marchio Forza Italia”. Giù dalla finestra va bene?

Buchi.
Pochi politici di “Forza Italia” sanno bucare il video; bisogna correre ai ripari. “Tremonti è bravo”. Già, i cartoni animati piacciono a tutti.

Regalini.
Il 27% delle ragazze tra i 15 ed i 20 anni vorrebbe, come regalo di Natale, una liposuzione. Di cambiare il cervello non se ne parla.

Volare...
Sì di Maroni all'ipotesi di ipotecare la flotta di “Alitalia” per reperire fondi. Volate sicuri.

Problemi?
Signori torna a giocare con una squadra Ungherese. Ma non hanno già abbastanza problemi da quelle parti?

Classifica.
Per “Reporter Sans Frontieres”, l'Italia è solo 42ma per la libertà di stampa. Per la Questura, invece, è prima.

Freschi.
Solo i Popolo Italiano, con il Referendum, potrà correggere la “Devolution”, secondo Prodi. Stiamo freschi...

Beh?
Grasso afferma che Provenzano è stato protetto da Polizia, Politici ed imprenditori. Beh, dov'è la notizia?

mercoledì 19 ottobre 2005

 Le "regole" di Casa Macca
Di solito quando mi imbatto in Post che forniscono troppe spiegazioni, tiro dritto. Di solito. Perciò, se a qualcuno viene da fare la stessa cosa, pedali senza problemi.

Ultimamente c'è stato l'Interregno di Elizabeth e Lama: roba da Dinastie dell'Antico Egitto, di portata epocale. Ovviamente rapportata a questo Blog, quindi poca roba. Eppure bastante per scatenare più di una reazione, così diverse tra loro da apparire enormi. Voglio dire che c'è stato chi ha apprezzato, chi è stato al Gioco (perchè è sempre un gioco, cerchiamo di ricordarcelo...), chi non se lo è filato per nulla. Insomma, normale. Da che Blog è Blog non sarà mica la prima volta, no? Eppure due cosette vanno dette, dato che nemmeno le due arzille vecchiette che si sono accapparate questo spazio per qualche giorno sono riuscite a scacciarmi da casa mia. La prima è che io sono una persona fin troppo seria e me lo dicono in molti. Perciò, quando ho invitato queste due deliziose personcine a fare i loro post, ero sicuro che avrebbero portato una ventata di sana ironia, che a me troppo spesso manca. Quindi ero consapevole e consenziente. La seconda è che le cose, piacciano o non piacciano, vanno accettate. Qui dentro nessuno si è mai (spero) sentito rifiutato, anzi. Io ho una serie di link pubblici (ed altri nascosti) che cerco di visitare il più possibile (magari lascio solo un saluto, quelli che ti stanno sul cazzo, Bretone mio...) e che non necessariamente vengono a ricambiare. Anzi, ci sono persone a me carissime che da mesi non scrivono neppure una virgola su “Transit”: mica li cancello, poffarre! Comunque, era per dire che tutti si possono esprimere liberamente e che mi spiace che ci siano (se vi sono) scazzi. Nella vita ci sono fin troppi problemi e qui, almeno, non facciamocene tra noi. Che sennò mi devo fare talmente tante seghe mentali che divento cieco in due ore. Se volete amarvi, fatelo: se volete fancularvi, accomodatevi, ma, per favore, siate liberi.

Ultima cosetta. Io mi collego quando posso e sempre da casa. Il che vuol dire che ho intorno moglie  e figlia: è che a me piace avere tranquillità quando cazzeggio su "Transit" e perciò potrebbe essere che per un pò non scrivo o che commento e basta o che qualcuno si faccia i cazzi miei. Tra un pò, pure, dovrò traslocare e siccome la linea non me la mandano dietro, magari (per qualcuno è una manna) sarò off per un mese o di più. Santa Telecom non fa i miracoli, lo sapete (so anche che queste sono cose di cui non vi frega una fava, ma detto quello sopra non potevate sperare di meglio).


Perciò, e qui volevo arrivare, ci sono delle regole.
Anzi, ce n'è una sola: nessuna regola.
Domani, magari, scriverò della Legge Elettorale, dopodomani di un cd e Sabato torna Lama che mi fa un post sui tupè dopo i quarant'anni.
E che cavolo.
Mica siamo “Panorama”, per fortuna.

martedì 18 ottobre 2005

 Un altro Autunno



Penso di aver rivisto questo momento per molti anni, quasi per sempre.
C'è un confine che, un giorno, viene superato. Come per preciso ordine, cambia l'aria, si mutano ciò che chiamiamo sensazioni.
In quell'istante, solo in quello, mi sembra di potermi voltare senza timore e ricominciare a guardare indietro.
Allora sento questo mio sangue, questo mio essere sangue, ancora scorrere, ancora trasformarsi.
Se c'è – e c'è- un ripensamento, se ne scivola via, innocuo ed innocente, perdonato.
Mi appaiono banali certi mascheramenti: è più il desiderio di spogliarsi, come un albero, come un sopito sogno liberatore.
Entrare nel cerchio della costanza e della lentezza, percorrere il periplo dell'inquietudine senza timore e senza paura di tornare.
L'attesa di un altro giorno si consuma nel torpore di un rumore lontanissimo, di un eco ormai appena udibile.
E la luce riesce a stupire senza accecare.
Ora.
E' questo il tempo della chiarezza.

lunedì 17 ottobre 2005

 Sovietici!





Il ministro Castelli parla di "campagna politica in stile sovietico. I dati sono certamente gonfiati".
Così, dopo una bella giornata, quella di ieri.
Meglio Sovietici che pirla.
Avviso che il tempo della bontà e della comprensione è scaduto.
Almeno per me e almeno verso certe persone.
Torno nel limbo.
Che è meglio.

domenica 16 ottobre 2005



Partenze

Stamattina sono uscita presto di casa per accompagnare una persona alla stazione.
La città era calata in una nebbiolina umida e l'aria era fredda. Ho guidato in silenzio infilando un semaforo verde dietro l'altro con un vago senso di esaltazione, mentre azionavo il riscaldamento perchè i vetri si appannavano al calore dei nostri fiati. "l' asino e il bue", si diceva nel nostro lessico "famigliare". Ora che non ci amiamo più per certi versi lui mi sembra molto più asino, ma spero proprio di essere io meno bue.
Per strada pochi passanti e in pasticceria facce assonnate che arrivavano alla spicciolata, ma con l'aria di aver fretta come se fosse lunedì. Ci siamo concessi una brioche come dio comanda e un caffè idem. Abbiamo guardato Milano dalla vetrina, ognuno coi suoi pensieri.
In piazza della Repubblica ho svoltato e preso la via Vittor Pisani. E' una parte di Milano che mi piace: il contrasto tra i palazzi vi vetro e cemento nello spazio ampio ("effetto città", credo si chiami in gergo...) e la stazione (con il suo "effetto regime", ma bella... non credete?) è particolare.
Al semaforo il mio passeggero mi prende un braccio e mi dice: "Guarda!"... e allora vedo la massa scura nel cielo ovattato di nebbia.
"Stanno migrando!" dico e accosto, tanto c'è ancora un pò di tempo.
Rimaniamo a guardare il cielo addensarsi in un nero ondoso e riaprirsi per comporsi in fantasiose anse in tutta la gamma del grigio. Passeri.
Penso alla libertà assoluta del singolo che poi, al segnale convenuto (quale sarà? perchè e come?) ad isntito si piega alla necessità vitale dello stormo... Libero, si... ma per le grandi manovre non è il caso di fare gli spiritosi: viaggiare in compagnia ha i suoi vantaggi. Niente partenze intelligenti, nessuna strategia del tipo: "Parto lunedi sul fresco. Rinuncio a due giorni di ferie, ma li frego tutti!"... La libertà e la necessità non si incontreranno mai per strada.

Speriamo di vedere il momento decisivo... e abbiamo fortuna. Lo stormo dopo un'esibizione che tiene i passanti con il naso in aria come le Frecce Tricolori, punta verso piazzale Loreto e non torna.
"Andati...!" diciamo. Io mi commuovo, ché al momento pare non mi riesca molto altro nella vita. E penso - chissà perchè -  che siamo "andati" anche noi due, ma non mi esce una lacrima sul questo punto. Andatissimi, proprio. Amen.
Saluti e baci, poi la Sansonite e lo zaino rosso spariscono sulla scala mobile e rivedo, senza tristezza, una scena vista centinaia di volte e vissuta con gradi di intensità compresi tra lo strazio e l'indifferenza. Oggi indifferenza. Martedi trippa. Bella merda però il tempo che passa...

La città è già più frizzante e il sole si è affacciato poco convinto, ma farà il suo "sporco" lavoro in questa domenica che senza di lui sarebbe ancora più fiacca.
Rientro in auto e penso ad un'altra partenza di stormi che vidi anni fa, sulla circonvallazione verso Ripamonti. Rondini, allora e fu una cosa talmente imponente che quasi bloccò il traffico. Mi accorsi cosa stava accandendo perchè vidi una gran folla ferma ovunque che guardava in sù. Una scolaresca , al "via!" con un garrito assordante da "stadio", trascinò tutti i presenti in un applauso da pelle d'oca. Guardai instupidita la gente sorridere e pensai - lo ricordo perfettamente - che la tv ci può mostrare i momenti più incredibili, ma mai portarci a casa, in poltrona, una cosa simile, una simile emozione collettiva. No: quella non puoi nemmeno cercarla. E' un colpo di culo purissimo che magari spetta solo a te, come accadde a me quel giorno, e avrei voluto con me genitori, figlie, amici, l'amore mio immensissimo... Partenza di rondini con applauso spontaneo, a Milano...

Stavolta niente applausi, ma volendo posso risentire quello. In play back...lievemente in ritardo, a titoli di coda già avviati.

Buona Domenica.

PS: Finchè il Macca non torna, io metto sù un piatto di pasta e chi c'é c'é... ;-) 

sabato 15 ottobre 2005



Il cortile


Abbiamo un quarto d'ora d'aria durante il turno di quattro ore della fascia serale. Aria per modo di dire: fumiamo a scaglioni un paio di sigarette a testa prima di risederci alle postazioni e riprendere il lavoro. Quattro ore al telefono e al pc, a scassare le palle agli italiani che cenano, si fanno la doccia, escono o si schiantano sul letto esausti. Quattro ore a ripetere che no, non vendiamo niente, si figuri... e invece un pò è così e un pò no. Noi ci vendiamo un pò, ad esempio... ma non sono cose comprese nella pappardella da dire per evitare di farsi mandare affanculo.
Siamo in tanti, credo almeno 150 per turno e quello serale è sempre molto numeroso.
Nel cortiletto del grande stabile che ci ospita ci sono un rampicante un pò depresso, un cancello automatico serrato, un paio di ceneriere che traboccano e un'infame griglia di ferro nella quale so benissimo che prima poi inciamperò.
Sul cortile si affacciano i ballatoi interni di un bel palazzo primi Novecento. Panni stesi, rumori di cucine in azione per il pasto serale, il balenare sui soffitti delle ombre che si muovono negli appartamenti, pianti di bambini e sigle dei vari Tg.
Noi stiamo a piccoli gruppi, o soli, camminando avanti e indietro per sgranchire le gambe, telefonando ai cellulari che poi andranno tassativamente spenti, perchè nelle sale vi sono circa una cinquantina di pc accesi e se esplode una di quelle musichette dementi dei nuovi telefonini ci legano al distrubutore delle bevande e ci prendono a scudisciate sulla schiena.

Le signore "della mia età" sono stranamente agghindate, truccate, profumate e col tacco 12. Hanno (non tutte, ma direi la maggioranza) l'aspetto delle donne che, trovandosi in un contesto favorevole, si guardano intorno con una certa intenzionalità... Mi hanno annusata il primo giorno e credo di non essere loro piaciuta, con le mie scarpe basse, la mia coda di cavallo, il mio zaino e un pò di fondotinta giusto per mitigare la mia carnagione che si va facendo coloro monitor, ormai.
Piaccio agli studenti, invece. Maschi, soprattutto. E' una mia condanna che i signori coetanei mi diano del lei e mi trattino con una strana galanteria, mentre i giovinastri mi dicono: "Ciao, mi fai accendere? Su cosa lavori?". Credo di somigliare alla loro madre o alla zia Petronilla... però simpatica. Forse faccio tenerezza... e per una che ambirebbe ad essere quasi sexy sono colpi.

Mi guardo intorno e so di essere nel girone dei precari, in questo inferno dantesco dei perdenti/cercanti posto. So che non sarà per molto, per quel che mi riguarda... ma so che invece per qualcuno potrebbe essere per moltissimo. Ci sono persone lì da cinque anni. "Non trovo altro, alla mia età...".
Tra i colleghi coetanei c'è (ad occhio...) un tasso di depressione che si aggira sul 65%, ad essere ottimisti. La maggior parte di loro sono laureati o almeno diplomati, ma con una buona dialettica e molta disinvoltura. L'azienda è importante e gli operatori devono essere "di qualità".
Sono tutti ex-qualcosa... e alcuni di loro raccontano storie tutte uguali con diversi stadi di abbattimento negli sguardi: aziende chiuse, niente soldi per la liquidazione, mutui in corso, genitori anziani che danno una mano a figli cinquantenni rimasti "a piedi" dall'oggi al domani e "troppo vecchi" per questo mercato del lavoro sempre più approssimato, scalcinato e sempre più propenso a dare un impiego ad un pirla di 25 anni senza un minimo di esperienza professionale, ma in contratto di formazione, piuttosto che (un esempio a caso...) ad una donna con precise competenze, che ha ormai cresciuto i figli, è libera da impegni famigliari e può dare il massimo... E poi formazione di che, che c'è sempre meno gente disposta ad insegnarti un mestiere e col precariato se ti va male non ne impari mai uno come si deve?

Occhi bassi e sigarette fumate con le spalle al muro, accanto al rampicante depresso. Sorrisi agli studenti. Beata gioventù... 
Stasera un uomo di Napoli, a Milano da due anni: "Qui ci si lamenta pure..." diceva sorridendo, ma sarcastico. "Vi ci vorrebbe un pò di Napoli, a voi di Milano che vi lamentate... io con due part-time campo... niente vizi, ma il necessario si. Là me lo sognavo. E qui, se non ti vergogni di guadagnarti il pane, qualcosa trovi... Quando un lavoro ti da di che vivere è sempre un signor lavoro!"
Ho finito la mia sigaretta e gli ho sorriso. Convinta. Sinceramente e con tutto il cuore.

Ciao Macca. Buona serata a tutti...

lunedì 10 ottobre 2005

L'ospite


Dunque, caro Macca, mentre io me ne stavo "di là" a lacrimarmi addosso e andavo (raminga e Sconsolata...) a domandare ospitalità per me, tenerella... qui si consumava la tragedia di una botta di depressione autunnale? Porca miseria, Macca: mai senza di me! Mai!
Io sono un'esperta di depressioni autunnali. Un'autorità indiscussa. Io sono una di quelle che "già lo sentimmo venire nei venti di agosto... nelle piogge di settembre torrenziali e piangenti...". Poi c'è la faccenda dell'aspro odor dei vini... ma quella la lascio ad Ago e a Kub, ché io vado a Coca light tutto l'anno.

Dunque sono qui: mi hai incautamente dato le chiavi di casa e mi sono accomodata. Bello. Confortevole.
Ti informo che mi sono presa tutta la prima mensola in bagno e la tua roba l'ho messa in una scatola di cartone in cucina: faremo uno "spoglio" dei prodotti (ma come hanno potuto solo immaginare che ti servisse una crema contorno occhi???) che ti hanno regalato 18 natali fa e non hai mai usato.
Ho sgomberato un'anta dell'armadio e mi sono sistemata le mie robettine. Tutti i tuoi abiti sono sul letto: faremo uno spoglio anche di quelli. Disapprovo una decina di maglioni, cinque o sei cravatte e almeno sei paia di mutande... Ne discuteremo a tavola, civilmente.

In soggiorno vorrei spostare i mobili e cambiare le tende. Domattina lasciami la tua carta di credito. Faccio tutto io, non preoccuparti di nulla, tu rilassati...

Dimenticavo: da stasera sei a dieta.

Spero di non arrecarti alcun disturbo...

Lizzy...



(Preso paura, eh???)

domenica 9 ottobre 2005

 Vote For President
Visto che una parte dei miei amici-lettori-sopportatori lo vuole, lo faccio.
Presento il mio programma per le Primarie.
Chè tutti ne hanno uno: io chi sono, il figlio della serva?
(Data la vicinanza con le elezioni, il programma è stato elaborato in pochissimo tempo e con i due neuroni-due a disposizione: perciò è implementabile attraverso i vostri contributi. Se l'€ lo volete girare poi direttamente a me, contattatemi).

1. Cambiamento dell'Inno Nazionale con qualcosa di più semplice, che anche i giocatori della Nazionale riescano a memorizzare;
2. pressione sulla UE perchè la corruzione made in Italy abbia il marchio DOC;
3. mantenimento degli stipendi ai Parlamentari, solo dietro presentazione della timbratura obbligatoria: non si può lavorare per meno di otto ore al giorno e se del caso il Sabato e la Domenica;
4. finanziamento diretto della Mafia da parte dello Stato, così ci togliamo il pensiero;
5. oltre ai PACS introduzione dei PICS, Patti Italiani Contro le Scemenze che regolino i rapporti Stato-Televisione;
6. elezione diretta del Capo dello Stato, da scegliere, però, solo tra i cittadini onesti non Eletti;
7. avvio della procedura per l'introduzione dell'obbligo dello Studio della Costituzione (quella non taroccata) nelle scuole;
8. assunzione di un numero di insegnanti laureati senza raccomandazione congruo ad insegnare materie ora sconosciute come storia e geografia;
9. abolizione del finanziamento pubblico ai Partiti: basta quello occulto;
10. composizione equa donne-uomini del Governo, a patto che siano tutti incensurati, non condannati e paghino tutte le tasse;
11. possibilità di perseguire penalmente gli autori dei “Reality”;
12. nuova Legge sul conflitto d'interessi, che faccia in modo che tutti abbiano una fetta della torta, mica solo uno;
13. depenalizzazione dei reati di truffa e peculato (o è già in vigore?);
14. istituzione di una Festa Nazionale delle Banche, che potranno prelevare dai Conti Correnti i soldi inutilizzati per più di un mese;
15. possibilità per le Aziende che truffano i risparmiatori di godere di finanziamenti Statali, senza passare dal “Via”;
16. ripudiare la Guerra in ogni sua forma e favorire la crescita delle “missioni di Pace armate”;
17. ridurre a due i quotidiani presenti in edicola, così la gente non si confonde;
18. obbligo di espatrio per gli evasori totali, dopo aver saldato;
19. ridistribuzione dell'8 per mille solo alla Chiesa Cattolica, che ne ha bisogno;
20. concessione di uno Scudetto “ad honorem” all'Inter, così in qualche maniera vincono qualcosa.

sabato 8 ottobre 2005


 You are the best, Seller One!!


Essù, non restatevene lì con quei commentucci stitici! Capita a tutti di aver bisogno di una standing ovation, no? Beh, che da qualche mese Daniè sia sullo scazzato andante è chiaro a tutti. Lui dice di sentirsi stanco e stressato. Niente di più facile!
Ma siccome è proprio quando il gioco si fa moscio che i duri s’ammollano, credo che sia arrivato il momento di s(o)upportarlo.
Mi appello dunque al quinto emendamento della convenzione di Splinder, alle doti seduttive delle care bloggers, nonché alla brillante intelligenza di tutti voi.
Venite a manifestare la vostra solidarietà, lasciando un contributo di fiori, pensieri, perizomi pastarelle e banconote. Se proprio non trovate le parole cercatele tra gli aforismi oppure lasciate un’immagine. Ciascuno nel proprio stile!
MaccOut Principe di SellerUan  della dinastia Cihai Sfin It, guarda che non è da questo posto che devi allontanarti. Qui puoi essere quello che vuoi. Liberati da quell’opprimente senso del dovere che ti sta maciullando i gemelli! Abbi fiducia nelle tue infinite capacità e nelle opportunità che ci riserva ogni giorno la vita. E poi lasciati accarezzare dai desideri, dai ricordi struggenti, dalle emozioni……che sei tanto bello!
E ricordati che qui le persone ti amano per quello che sei. Nudo e puro. Con tutti i tuoi (presunti) limiti.
Tuapersempre
LdC


SELLER ONE FOR PRESIDENT


Quanto sei bbbono!!!


(perchè non ti candidi alle primarie????)

 



 


Ti ho ceduto anche la corona..... non ti ci abituare, eh???


giovedì 6 ottobre 2005

 Wonderful World
Ha ragione il mio amico (bravissimo) Mauro: danno fastidio quei Blog dove uno dice “...guardate, me ne sto via per un pò”, “...sono stanco” e via così.
Però come dirlo in un altra maniera?
(Due post personali in due giorni? Proprio non sto bene, si vede).
Cerco di venirvi a scovare sui vostri Blog.
Finchè non passa.
Finchè non riesco a mettermi in pari.
Intanto mi faccio venire i brividi con questa cosa qui.
Ma io sono di parte si sa.
Insomma, vengo subito...
(Lama e Anna, per voi!).