giovedì 31 marzo 2005

 Brutti, sporchi e cattivi
Ne avevo il sospetto, acuito da anni di insulti e baruffe. Sono davvero uno cattivo e non so fare nulla.
Adesso che me ne rendo conto, ho anche chiarito in me la via da percorrere: diventerò come Lui.
Bravo, onesto e buono.
Oddio, non mi frega di diventare un politico così lucido, lungimirante e luminosamente intelligente, ma se succedesse non potrei dire di no: è che qualcuno deve pur fare il Salvatore della Patria, ad anni alterni, s'intende.
Ma come ho fatto a non capirlo prima?
Chiedo venia.

mercoledì 30 marzo 2005

 Cara sciura Brambilla
Cara sciura Brambilla,
m'immagino che Lei ieri sera sia stata di umore meraviglioso per poter dire, finalmente, a tutti quanti Noi come la pensava. Deve essere senz'altro stata la contentezza per quei 48 euro al mese in più nella pensione i Suo marito: ha fatto bene a mettere quest'argomento come introduzione al suo discorso. Come dev'essere di soddisfazione poter contare, credo quasi unica in Italia, su di un gruzzolo così cospicuo in aggiunta alla già splendida mensilità che il Governo le elargisce con tanta generosità. Quest'anno, ed era ora, potrete lasciare l'Idroscalo in Agosto e fare quella Crociera nel Mediteranneo che sognate. Rallegramenti, sciura Brambilla.
Mi dispiace, però, che Lei si sia inquietata in maniera così grave di fronte al notiziario della Rete 3 della sua Regione. E' un vero scandalo, sciura Brambilla, che questa testata giornalistica abbia dato e dia così poco spazio al Sig. Formigoni, integerrimo reggente della sua grande ed operosa realtà. Per non parlare, come sottolinea benissimo, delle ampie finestre a favore dei candidati del Centro Sinistra: sono certo del Suo fastidio.
Come ha detto Lei “...siamo circondati dai questi Comunisti: è uno scandalo che una Rete Televisiva sia così faziosa!”.
Parole sagge, sciura Brambilla, da donna tenace e concreta quale sono certo Ella sia.
E che ardire ha avuto quell'ospite della trasmissione a cui Lei ha gentilmente telefonato nel risponderle che “...se vuole sentire quello che a Lei piace, ha a disposizione altre cinque televisioni Nazionali.”.
Un' infamia, cara sciura: dove andremo a finire, in questa maniera?
Tornerà lo spettro di un Regime Rosso che siamo finora, e con bravura, riusciti ad allontanare.
A Lei, così viva e vivace, auguro di godere di belle e serene giornate: non di certo al Sol dell'Avvenire, ma sotto un rassicurante cielo azzurro, che più azzurro e terso non si può.
Mi consenta, e non me ne voglia, di consigliarle anche di portare un ombrello: sa, due gocce possono sempre essere in agguato.
Cordialmente,
Daniele M.”

domenica 27 marzo 2005

 Felice di essere un luogo comune
Mi prenderò delle sane mazzate dicendolo, ma quello che afferma Cacciari oggi sul “Corriere” non è del tutto da buttare via. Partiamo dal presupposto che a me dire “antifascista” è fare un bel complimento: come, immagino, dire “anticomunista” lo sia per un sacco di gente. E lo sono per convinzione e formazione: pochi distinguo, ancor meno revisioni alla viva il parroco. Sentirmi “dire” che l'antifascismo è un luogo comune le balle le fa un po' girare, via. Però, leggendo le risposte e le affermazioni del Professore di Estetica, non è che vada troppo fuori dal vaso. In buona sostanza tenta una digressione sul valore non solo della parola, ma anche della sua collocazione attuale. Tempi difficili, questi: di opposizione marcata e un po' becera, di insulti e di pochi ragionamenti. Gettare benzina sul fuco fa sempre più effetto dell'acqua (ma tanto più fumo...). Ricollocare l'opposizione alla dittatura (a tutte le dittature) facendone il fulcro per riparlare di politica e per “innovare” (testuale) non solo le ricorrenze, ma anche i concetti da portare a chi la politica non la fa e nemmeno ci bada. Allora può diventare antifascismo anche dare un valore diverso al 25 Aprile: ricordiamo chi fu, ma parliamo adesso a chi c'è e facciamolo con argomenti nuovi. Una rilettura che potrebbe funzionare se le persone non si fermassero, come succede quasi sempre, alla dialettica degli slogan e del litigio. Un discorso un po' avanti per un Paese cui piace crogiolarsi nelle contraddizioni e nella bagarre. Con l'anomalia che parte da B. e arriva fino alle devolution Regionali, passando per una Riforma Costituzionale che fa paura (a chi ancora ci pensa). Però un'idea, seppur solamente astratta e verbale, non è cosa da cassare in toto, in questi giorni.

sabato 26 marzo 2005

 Damage
Io lo so, perchè me ne sono andato più e più volte. Ho lasciato, ho interrotto e frammentato, causato degli odi non sanabili. Ma io sono un'altra persona: io posso solo pensare a quello che ho fatto con amarezza, rimpianto e, a volte, un senso di patetico. Di te, invece, che posso dire, se non che sei bella? Che tutto non terminerà, che ci saranno altri momenti per continuare a parlare e a pensare che questo Mondo fa ribrezzo, sì, ma è anche l'unica cosa che ci appartiene sul serio. Per volere fortemente che a mollare siano altri, no, non tu. Tu, cara, che hai fatto molto e non hai chiesto mai, hai scritto e sofferto come mille altri insieme a noi. Stasera si fottano i Soloni della Rete, i Predicatori del Verbo del Web, quelli che sanno tutto e per questo ignorano il resto. Stasera ci sei solo Tu e continuerai ad esserci per mille altre sere e poi altre mille, fino all'alba di quel giorno in cui ci vedremo chissà dove e chissà come, ma ci riconosceremo.
“I find the way/By the sound of your voice/So Many things to say/But these are only words...”

giovedì 24 marzo 2005

 A bambaciò
Di me il grande Albertone direbbe che sono un “bambacione”: uno sciocco, pirla, un bamba, mettetela come più vi aggrada. Perchè mi riempio la testa (a volte la bocca, ma bisogna stare attenti) di parole come: civiltà, senso civico, rispetto, memoria. Perchè pensavo che la politica potesse avere un senso solo se dava senso alla comunità intera, senza distinzioni. Bon, è un po' che mi sono svegliato, ma fate di tutto per ricacciarmi nell'incubo. Da qui al 2016 possono accadere tante di quelle cose, che parlarne adesso è superfluo, se non del tutto risibile. Però, però...quello che ieri il Senato ha fatto passare mi pare davvero un brutto sogno. Un sogno in cui la Costituzione (sì, datemi ancora e sempre del coglione, ma io ci tenevo a questa cosa) viene manipolata in 48 articoli (sich) per fare la “Nuova Italia”. La Costituzione che è figlia di una guerra disastrosa, per noi, della lotta dei Partigiani, del desiderio legittimo e Nobile di vivere nella Democrazia, adesso diventa un'altra Cosa. Ma Cosa, poi? Diventa uno strumento politico, che dà infiniti poteri e possibilità a chi vince le Elezioni; che, di fatto, fa diventare il Capo dello Stato un'attrazione per turisti. Che mette nelle mani di un sol uomo (e si sa che “uomo” molti sperano sia...) un potere enorme. Tralascio le ignobili bagarre dei nostri Politici, le parolacce e gli insulti e vado a chiedermi dove si vuole arrivare. Potenzialmente si tende a fare tabula rasa di sessant'anni di Storia Democratica, a spezzare il Paese in venti piccoli Stati, ognuno con la sua Sanità, la sua scuola, la sua Polizia (si dice “devolution”: Bossi piange di gioia, io di vergogna). Si son dimenticati del passaporto, ma tra un po' finirà così: per andare, che so?, in Piemonte dovrò esibirlo almeno tre volte. E qui sarebbe il punto del piagnisteo su un'opposizione che vuole il Referendum, ma che non è stata capace di fare altro. Invece di frignare, mi domando cosa sarà del mio essere un illuso: dovrò piegarmi alle logiche del Nuovo Modello o dovrò arruolarmi nella pletora degli ignavi e correre di corsa a casa per chiudermi dentro, e chi se ne fotte del resto? Due alternative mica male.
Mi sa che resterò, ahimè, un bambacione a vita: fluttuerò nella mia illusione e cercherò ancora di capire e cambiare, per vedere se questa razza di persone, meno sceme di quello che vogliono, sopravvive.
Sarà una dura lotta: però sono grosso e non ho paura.

martedì 22 marzo 2005

 Che vita
Io è da un po' che il cellulare lo odio abbastanza. Difficile che mi si trovi: per celia, ma soprattutto perchè tengo la suoneria bassa (praticamente zero) e al lavoro lo dimentico apposta in macchina. Unico vezzo: gli sms del mio gestore, quelli d'attualità. Così, per sapere un po' di cose anche quando sono scollegato dal Mondo esterno. Certe volte questa piccola mania è però atroce. Prendi esempio. Mi arriva l'sms due minuti fa. “Musica (e già qui uno comincia ad avere dei sospetti tremendi): tappeto rosso per Mariah Carey in albergo (ma dove, Giuda Ballerino? A Ostia, a Londra?). Prenota 15 stanze da 3000 € a notte l'una.” In sé e per sé non ci sarebbe niente da dire: chi ha digitato questa “notizia” dovrebbe essere costretto ad ascoltare la “cantante” 24 ore su 24 per una settimana e poi mi dice. Ci pensi su (perdi 30 secondi della tua vita: inconcepibile) e vorresti che il bazooka fosse un'arma di libera vendita.
Però, fatemi sapere il nome dell'albergo, almeno.

lunedì 21 marzo 2005

 Discrimini
Che poi, di discriminazioni, ce ne sono a bizzeffe. Non è solo quella razziale che deve preoccupare. Ci sono quelle sul lavoro (e non conta la pelle, ma quanto uno è bravo a leccare: sono cose che si imparano a scuola), quelle tra gli amici, quelle negli asili e nelle scuole elementari. Insomma, basta pensarci un po' su e si capisce che viviamo immersi nelle differenze. Sono gli altri che appioppano etichette, che fanno e disfano giudizi, che si permettono di renderci diversi agli occhi altrui perchè ai loro, di occhi, si dà fastidio. Ci sono cose minime, quasi risibili, ed altre che portano a conflitti morali ed etici inenarrabili. Il tutto sotto la cappa protezionistica di una società storta, dove si sa chi la vince: chi sa sfangarla fottendo gli altri. Alla faccia della sana competitività e dell'aspirazione al miglioramento. Una battaglia con un sacco di morti e una moltitudine di vincitori, che pure infieriscono. Forza di volontà contro arroganza, zero a uno. Sì perchè discriminare viene facile, quasi automatico, Imbottiti di falsi sogni e di nessun ideale (tanto meno idee..), si vuol credere che tutto sia un gioco, in cui i dadi dei più danno sempre sei e quelli degli sfigati due, al massimo. Utopia di una paesino dove “tutti vogliono i figli manager, mica operai”. C'è da chiedersi (e costa farlo) come mai siamo ancora tra quegli Stati importanti, pieno come siamo di tutte queste amenità antropologiche ed indotte. O, forse, è proprio lì che vogliamo arrivare: all'appiattimento più brutale e inarrestabile. Si sa che il controllo viene meglio su menti già predisposte ed ossequianti.
Dura Lex, Sed Lex.

domenica 20 marzo 2005

 In piedi su uno specchio
Soffia un vento freddo, che scuote una parvenza di primavera esile. Il fumo della sigaretta si scuote davanti ai miei occhi, che insistenti cercano un altro dove, un altro “quando”. Non so cercare (o non voglio?) e trovare le risposte dentro ciò che so: mi piacerebbe affidarmi a quello che non so. Insistente e precipitoso, oppure tranquillo e distante, prima o dopo (ma prima e dopo di non so cosa). Mi dico che è tutto banale, tutto già scritto, pensato prima di arrivare ad essere pensiero. In un gioco di rimando e sostituzione. Come se cambiare un volto o una parola portassero altre vie. In fondo è solo un attimo nella giornata. Quell'attimo che non andrà perso.

sabato 19 marzo 2005

 Auguri, Papi
Insomma, devo guardarmi le spalle. Potrebbe essere che, tra qualche anno, l'adorata figliola mi tenda un agguato, che spero sia solo dialettico. Siccome ieri anche qui (permettimi, Silvia: tu sei tu, un'amica, ma quel contenitore TV fa veramente schifo, non è trash o pacchiano, è proprio avvilente) hanno detto che il sondaggio di turno afferma che solo il 10% (o giù di lì) dei figli è contento del proprio padre, mi aspetta una vecchiaia in ansia. E questi non son contenti perchè il Papi non ha fatto carriera e non ha conoscenze importanti. Qui s'incazzerà il mio amico Tony, che per me è importante. In primis, però, mi incazzo io. Non è questione di valori o priorità: è che risulta avvilente che un paesino come il nostro non abbia saputo insegnare nulla. Perchè se un'adolescente ha questa visione del suo genitore (e non si possono mica scegliere) non ci siamo proprio. Ogni famiglia naviga i suoi guai, i suoi difetti, che sono quelli di chi li compone: ci possono essere tre milioni di motivi per contrapporsi al proprio padre, per non amarlo. Questi sono francamente inquietanti.
Poi mi dico che è un sondaggio e che magari non è vero, che si sono divertiti a fare perdere tempo a tanta gente. Ma il dubbio resta, eccome.

Due parole in privato: non so ancora se è arrivato l'alloro, ma oggi Anna è tanto nei miei pensieri. E tu, Silvia, sei il contrario di come immaginavo: perciò mi sei ancora più simpatica.

venerdì 18 marzo 2005

 Lui & Re Giorgio
Io continuo a pensarla così: quando si incontra un genio il più delle volte non ci accorge di nulla. Perchè son bravi a mascherarsi: sono un po' refratttari all'esposizione, sono modesti. Prendi l'allegro sig. B., per esempio (un po' abusato, lo ammetto). Riesce a tirar fuori queste amenità politichesi (non so, parlare di cultura mi par azzardato) con nonchalance da navigato dottore delle meraviglie. Finalmente senza i PM si può lavorare, dice: come se importasse a qualcuno chiedere a un PM, che, grazie a Dio, ha altro da fare il permesso per fare ciò che si deve. I galeotti, magari sì, ma chi è a piede libero? Immancabile ci fa sapere che ha parlato con Giorgio (testuale, l'ho sentito alla radio...); Lui può, mica è uno qualsiasi, è un pilastro dell'Alleanza. Insomma, caro Giorgio, questa informazione frutto dei giornalisti Comunisti, disinformati e senza onestà intellettuale, non solo va smentita, ma non è mai esistita. Un genio, mi ripeto. E' riuscito a dire due cazzate nella stessa frase: onestà ed intellettuale, che in bocca a Lui equivalgono a sentire me gridare “Forza Milan”. E come fiume in piena,venuto a bagnare d'ùmus la terra per renderla fertile, ci allieta con le sue battute da trivio. Perchè ho perso tempo, mi chiedo.
Oh, figlioli, mica mi chiamo Giorgio, io.

giovedì 17 marzo 2005

 Due righe inutili
“Sacrosanta verità, ineludibile. Nessuno legge, tutti fanno e disfano, scrivono, se la dicono e se la ridono. Un'arrampicata su un quinto grado non è esattamente una passeggiata, siamo concordi, no? Ed allora rischiamo di morderci la coda, di andare fuori dai confini non tracciati. Anch'io sguazzo (stile mattone) nel gran lago dei mediocri. Mai neanche avuto il minimo accenno del contrario, anzi. Piuttosto inequivocabili segni di tuttologia e delirio, a volte abilmente mascherati, altre volte talmente evidenti da imbarazzarmi a distanza di mesi. Tuttavia, mie cari, il fatto ha, per me, qualcosa del beneficio. Banale? E che cazzo, lo so, ma se la verità del mio essere è monocromatica mica posso emigrare in Svezia. Non parlo della facoltà curativa della scrittura, di un Io sopra e dentro le righe così grande da fare ombra. Parlo della maniera di fare in modo che ci sia un impegno, che si faccia qualcosa per crescere. La parola crescere l'abuso, lo so, me ne rendo conto; ma se fare questo significa che io legga cose che fino a qualche tempo fa avrei guardato come guardo il Sig. B., o che legga libri di cui mai avrei avuto notizia, o che banalmente prenda un commento e ci costruisca sopra, insieme a perfetti sconosciuti, concatenazioni ludiche, dal mio modestissimo punto di vista, è qualcosa che fa stare un po' meglio. Il mio orizzonte ristretto di provinciale fa tenerezza ai più: a me mette la voglia di andare a vedere cosa c'è fuori, in compagnia, magari. Me lo si permetta. Sennò discutiamo. Apposta siamo Italiani.”

mercoledì 16 marzo 2005

 A traino
Cose come questa possono uscire solo davanti a tre spritz (ma con la gassosa, Bepi, ti prego...). Siamo trainati, siamo gente al traino. Sempre sulla coda di qualcosa o di qualcuno. Vedi, se dico che mi ritiro c'è sempre paparino che può dire che sono stato frainteso. Se dico che non c'è lavoro e che ce ne sarà sempre meno, mi si risponde che siamo un paese che punta alla tecnologia, quella degli altri, che magnanimi ci permettono di spazzolare la tovaglia dalle briciole. Si vive da oggi a domani, niente programmi, niente futuro, qui, ora e senza speranza. Ma confidiamo che l'Europa ci aiuti con il debito. Giusto così. Dividi et impera, nessuna conseguenza per chi se ne frega. Prova, tu, a parlare di solidarietà, di unione, di consapevolezza: Io salvo il mio di culo, poi, forse, quello degli altri. Giusto così. Siamo quello che ci meritiamo di essere; il Parlamento si è trasferito nelle aule di Vespa, tra un po' ristrutturiamo anche l'articolo uno. Diventeremo tutti bravissimi nel salto ad ostacoli.
Giusto così.

martedì 15 marzo 2005

 Il colore della lontananza
Ritorna con il vento più leggero e l'ansia del sole. Come sempre -da allora, sempre- guardo con delicatezza verso il tuo cielo. Come se uno sguardo potesse tagliare davvero fino all'osso. E' semplice, se ci pensi, raggiungere le persone pensandole. Circondarle silenziosi e immobili, attraversare la strada e attenderle oltre la piazza, verso la chiesa. Verso tutto quello che riesco, capisci, ancora a vedere. Non ricordare. No, questo no; non è più maniera, non mi sta bene e neppure a te. Chi vive di ricordi non può andare lontano, diceva. E allora vedo. Così mi assolvo e posso continuare a cercare il confine che separa il tuo azzurro da questo mio, cittadino, piccolo lembo mutabile. Che poi i confini, in alto, non esistono: esistono solo quelli abilmente costruiti dalla lontananza e dal perdono. Sì, perchè se c'è mai stato perdono è chiuso da qualche parte, dentro il recinto della nostra coscienza passata.
Eppure con i nostri occhi abbiamo viaggiato insieme mille volte, con le mani a cercarsi.

Dove si troverà mai il coraggio.


lunedì 14 marzo 2005

 Sudore e fatica
Bene dicono le amiche Debora e Silvia, nei commenti qui sotto. Partendo dal post, arrivano a conclusioni distanti, ma egualmente veritiere (mai dubbio mi sfiorò sulla loro bravura). E' un incrocio pericoloso e senza segnaletica quello delle derive: populiste, fasciste, marxiste, mica importa. Partiamo dal fatto che la pigrizia è la dote più evidente in molti concittadini: da qui lo sciacquo continuo di coscienza, adoperando gli shampoo dell'informazione pre-confezionata, magari sculettante, profonda come una pozzanghera (thanks John Paul Jones). Comoda, asettica, fintamente pronta e decisamente dal vago odore di merda. Siccome a nessuno piace rimanere in mutande, da Sinistra ci si adagia e ci si genuflette. Non tutti e non tutti alla stessa maniera: la cucina, però, usa i medesimi ingredienti. Sbilanciati e senza riparo dalla prepotenza di migliaia di ripetitori audio-video, si cerca il minor danno possibile e se qualcuno ha un cerotto ben venga. Non ci sarebbe neppure niente da ridire, senonchè è il momento per le cose serie, visto come siamo messi. Intanto, ci si approfitta delle pause mnemoniche e neuronali del popolo per far di tutta l'erba un fascio, vero. E qui non si può non concordare con la Regina. Perchè è pur sempre verità che le cose vanno capite e analizzate, a mente possibilmente bianca, modello Favini A4. Poi, però, ognuno si sente autorizzato a scriverci sopra quello che gli pare, con il pennarello a punta grossa. Che si usi il nero od il rosso ha poca importanza: son sempre scarabocchi. E' troppo faticoso, si suda, non c'è soddisfazione nell'essere obiettivi, equidistanti. Perchè si è deciso che ogni santa cosa è bianca o nera, senza mezzi termini. E' più facile insultarsi, oltre che più divertente, che parlarsi. Stiam qui a cercar colpe? Giammai. Prendiamo atto che dobbiamo trovare una strada nuova. Ed è ancora scazzo e fatica. Sembra di essere tra il precipizio ed il burrone, e non si può chiamare la Protezione Civile. Sono convinto che debba nascere da Noi, da quelli che, tutto sommato, ci pensano il nuovo Progetto per una Nazione che si possa guardare in faccia senza sputarsi. A piccolissimi passi, magari usando post inutili come questo.
Vivremo e vedremo.

domenica 13 marzo 2005

 Egalitè
E si legifera con ammirevole assiduità. Non paghi di essere il Paese con più Leggi al mondo (tanto la maggior parte o non serve o è beatamente aggirata), continuiamo a farcene di nuove e ridicole. Seppur solo come proposta, quella n°2244, che tanto fa parlare i Bloggers, è veramente un esempio di nuova inciviltà. Mi sa che a qualcuno non è mai andato giù di perdere (rigori?) la guerra, dentro e fuori. Non è mai andato giù che ci si rimettesse in piedi democraticamente: saranno stati sconvolti dai primi ritardi dei treni, vallo a sapere. E mi sa che qualcuno pensa che gli Italiani amino il pugno di ferro e che godano nel servire leccando. Perciò, adesso che si è allontanato lo spettro minaccioso del Comunismo e della sua dittatura (nata e morta nelle testoline sempre loro), andiamo a ribaltare il ribaltabile. Siccome non basta la Costituzione, alleniamoci con la storia: facciam mucchio e chi era nel giusto zitto, chi difendeva l'orrore abbia almeno una equiparazione. Sarebbe tutto abbastanza risibile, senonchè questi Governano e, metti che qualcosa gli bruci dalle parti della sedia, meglio far presto. Naturalmente sarà solo una cosa che ci dimentichiamo, e che il 25 Aprile si vada a lavorare. Così:
-si produce:
-non si perde tempo:
-si insegna ai giovin virgulti che una volta c'era la festa per essersi liberati dai Fascisti e dai Nazisti, ma adesso, che il cielo è sempre più blu, ci faremo la festa perchè sono tornati.
Brutta roba l'odio.

sabato 12 marzo 2005

 Limbo Blu
Sta tutto nelle statistiche. Come se un Paese che si trasforma fosse un numero a cui sommare o sottrarre. Eravamo una potenza Industriale e l'Industria la manda avanti l'operaio. Adesso anche la parola stessa, “operaio”, non ha più significato. Oplà, sette milioni di persone nel limbo dell'ignavia. Della vergogna. Chi fa l'operaio, adesso, nel 2005 pre-Cina, lo sente come un'insopportabile peso: abbandonato da tutti, finanche, sembra, da Iddio in persona.Sta scritto tutto lì, lampante, lucido e freddo. Cambiano i tempi e cambiano le percezioni, si modificano i DNA intellettuali e chi si sporca le mani vive la fine della sua dignità, anche del suo esistere. Pensavo che un lavoro, qualunque lavoro, racchiudesse in sé una piccola storia, fatta di ambizioni, successi, piccole o minuscole porzioni di vita. E che tutte assieme, senza distinzioni, queste storie facessero quella più grande, quella da libri. Invece, ma senza stupirmi poi tanto, siamo arrivati alla cancellazione: si cerca un nuovo termine per definire chi sta in fabbrica. Come se da domani il latte si chiamasse “alimento naturale di color bianco”. Dalle malattie ai polmoni, dal cancro, dalle schiene spezzate, dalle mani macchiate di nero per sempre arriviamo al paradosso, alla cristallizzazione di ciò che era, incapaci di dare un futuro. Come se i lavori più “alti”, illuminati e orgogliosi d'ingegno non avessero più bisogno di un'auto, di un elettrodomestico: come se chi fa le cose fosse trasparente. Temo che questa sia una Nazione che si nasconde dietro un dito, che è malata di emulazione e che fa troppo spesso due passi indietro e mezzo avanti. Io le conosco, le tute blu. So la dignità che c'è nel tirare avanti con 1100 euro al mese e so che la gente non si può e non si deve giudicare dalle sue otto ore giornaliere di stress. Quel lavoro che molti si vergognano di affermare di avere (anche questa è verità) e che faranno solo gli immigrati, è pur sempre la sopravvivenza, il pane sul tavolo. E non è più catena di montaggio, badate. Tutto si è evoluto, ma resta il fatto che certe cose le possono fare solo le mani. Ma senza un cervello le mani non funzionano. Di cervelli belli e puliti ce ne sono molti di più tra le corsie di una fabbrica che nei templi della retorica e della corruzione, troppo elevati per cpaire cose basse come queste. Va bene. Mi arrendo: chiamateli come volete, ma non dimenticatevi mai che sono come Voi. Solo che, forse, invece di pontificare, fanno.