sabato 30 aprile 2005

 Conseguenze felici
Questo NON-POST del Sabato è fatto in furia, in attesa delle ore giuste per altro. Ed è solo per sottolineare che ieri, finalmente, un bellissimo film, un attore straordinario hanno vinto gli oscarini di casa nostra. Ne sono felice: la qualità paga, solo ogni tanto, ma paga.

giovedì 28 aprile 2005

 Monnezza TV
Lo so, sono bastardo e pure un po' prevenuto. Che volete, quelli che hanno un certo DNA, purtroppo, sono fatti così. E parlo al buio, nel senso che scrivo queste righe senza aver visionato il prodotto. Cioè oggi inizia un'altra trasmissione che andrà negli sgangherati annali della nostra imbonitrice azzurrognola, signora TV. La fiction “Ho sposato un calciatore” mi fa venir voglia di menare. E' tipico di certi periodi, osiamo dire storici, essere riflessi nello spettacolo: negli anni '60 era il “Boom” di Sordi e De Sica (chapeau), negli anni '70 le inquietudini di vario tipo (da quelle sessuali a quelle politiche, soprattutto dei “cittadini al di sopra di ogni sospetto”), negli '80 i manager “rampanti” e l'edonismo di stile Reaganiano: per finire nei '90 con le cazzate di Boldi e De Sica (quello molto minore della famiglia). Una volta c'era il miraggio del Totocalcio, adesso il Super Enalotto o lo sposalizio del pedatore di turno. Ergo, e non ci vuole un genio, siamo in parabola discendente e senza paracadute. La via di fuga alla mediocrità non è l'elevazione culturale, lo studio o la tenacia, ma i miliardi facili dei giovanotti palestrati e strapagati per correre in mutande. Beh, certo: tra un sentiero di montagna ed un tapis-roulant c'è una certa differenza. La stessa che deve albergare nella testa di quelli che fanno TV rispetto a quelli che non la fanno: o ci prendono tutti per deficienti, o davvero pensano che questa sia la nuova “way of life” dell'Italia. Già è difficile sopravvivere a puttanate tipo “Music Farm”, “La fattoria” o “Campioni” (sich!), ma farne addirittura degli sceneggiati è ridicolo ed offensivo. E s'incazzino quelli che ai neuroni danno del tu, non quelli che se li perdono dentro un tubo catodico.
Avessero fatto “Ho sposato un pizzicagnolo” gli avrei dato almeno una chance: magari si parlava di salame e formaggio, che per mangiare, di solito, bisogna lavorare.

mercoledì 27 aprile 2005

 Bis uguale uno
Berlusconi: "Se vince la sinistra non ci sarà più piena democrazia"
"La sinistra non si illuda di avere la vittoria in tasca. Gli italiani hanno buonsenso, sanno che dominate nei media e nella magistratura. Quindi non vorranno dare a voi anche il governo, perché la democrazia si fonda su pesi e contrappesi e saprebbero che non ci sarebbe più democrazia piena".
Certo che è una bella battaglia. Da una parte si grida (al solito) allo sfascio, dall'altra (che novità) alla Dittatura Rossa e all'illiberalismo. Secondo me ci vogliono prendere per sfiancamento. Reiterare, sbraitare non aiuta nessuno, ma dà sale. A parte le fantasie da analista (“Dominate i media” è come dire che l'anno prossimo lo scudetto lo vince la Ternana...), l'affermazione che gli errori sono tutti nel passato e che l'Euro è una dannazione, il resto è uguale (appunto). L'unica cosa che si può condividere è lo scetticismo sul futuro leader della Cdl, che a detta dello stesso Berlusconi, potrebbe essere un altro. E vedi mai. Magari, così, si potrà pensare a restituire una certa parvenza di profondità a questo Dibattito, un senso di reale utilità. Sennò è “clima da Stadio”. Lui ci sta bene, che tanto qualcosa, o con la Magia dei prossimi sei mesi, o con il Milan, la porta a casa.


domenica 24 aprile 2005

 DDT, please
Impertèrrito il moscone Vespa svolazza sulla TV pubblica. Mi capita di vedere una parte della Messa di insediamento di Benedetto XVI e Lui pontifica sulle armate di Lenin. Come a dire che bisogna attaccare per forza “il Male”. Lo senti dare un'opinione su tutto, allegramente interrompendo i prelati che stanno spiegando la funzione. Giro, per guardare l'ennesima figurina di Schumi e il mio cuore trema per un attimo: e se ci fosse ancora Lui a disquisire sull'assetto di Raikonnen o sulle gomme di Trulli?
Perchè se la Ferrari è indietro è colpa dei Comunisti, sappiatelo.

sabato 23 aprile 2005

 Ultimo, spero
E spero che questo sia l'ultimo post su questo pasticcio. Sì, perchè il B2 è una somma di ingredienti che, messi insieme, non danno quella si definirebbe una prelibatezza. Ad iniziare dal fondo, cioè dall'idea che sottende alla conclusione, al re-incarico. Una spartizione, bella e alla buona, tra coloro che sono rimasti, giustamente, insoddisfatti dalla maniera dilettantesca e irritante con cui è stata trattata questa crisi: a me ha dato fastidio, e lo dico, la repulsione per le regole sancite dalla Costituzione, come se qualcuno fosse addirittura al di sopra (d'altro canto, se si fanno Leggi “ad personam” uno può essere spinto a credersi un Superman...). Quindi, né più né meno di quello che hanno fatto sempre tutti i Politici di questo Paese: accontentare qualcuno per scontentarne molti. Che si pensi, poi, di risolvere tutti i problemi che non hanno avuto soluzione in tre anni e passa in sei mesi è fantascienza, ma da due lire. Il reddito delle famiglie diventa argomento di Governo perchè lo vuole An; se era per Berlusconi, si parlava ancora di imprenditoria e stop. Il Sud, come sempre, diventa un cavallo di battaglia e resta la “pia” utopia di ulteriori sgravi fiscali. Con in più, ad insaporire il piattone, nomine che fanno cadere il cedibile. Tremonti è stato trombato qualche mese fa proprio da An ed UDC perchè faceva il Ministro dell'Economia come se avesse, invece, un negozio di salumeria: adesso si vocifera di Vicepremierato. Ovvero, la storia di questo Paese: meno sai, più conti. Alla faccia di chi, invece, il suo mestiere lo sa fare. E Storace alla Sanità è come l'olio di Ricino...
Dura a morire, una certa idea sul come fare le cose.

Segnalazioni:
1- Per cominciare a pensare al 25 Aprile, leggete questo post.
2- La mia visione dell'ultimo disco dei Subsonica la trovate qui.

giovedì 21 aprile 2005

 Gaudium Magnum
Mi sbilancio: Habemus Berlusconi Secondo.
Entro Venerdì gli sarà ridato l'incarico, metterà a tacere i Leghisti con qualche promessa “ad personam” e si rifarà il trucco. Che in Italia, si sa, maghi e soubrette sono sempre di moda. Se sarà l'inizio dell'ennesimo scivolone politico-economico, ce lo dirà la UE (che abbaia, ma non morde) e i prossimi mesi: quelli che ci separano dalle Elezioni. Quelle sì che non si potranno impiastricciare.
Tutto sta nel vedere se l'Unione è un maquillage di qualcosa di già visto (e non bello) o se sarà una ventata di fresca bellezza nature.
Attendiamo e speriamo.

Pensavo che gli Interisti mi massacrassero: sono Signori,vero?

mercoledì 20 aprile 2005

 Fantasie
State scherzando, vero?
Ditemi chi di Voi non avrebbe scommesso due € su Ratzinger Papa: l'unica cosa che mi ha spiazzato è stato il nome scelto.
La notizia “incredibile” è che Mancini ha detto che “...l'Inter è sullo stesso piano di Milan e Juve” e che stasera “si può vincere”.
Questa sì che è fantasia.

Nota
E'  ormai attivo il parallel project di “http://www.decadenza.org/”, che è un'intuizione ed una realizzazione dell'amico Salvo. Tra qualche giorno lì (e lì solamente) potrete trovare i miei scritti riguardanti la musica, la letteratura, il “Progetto remix” e le composizioni personali. E' un progetto aperto a TUTTI ed è una maniera per avere uno spazio, ben congegnato ed ancor meglio realizzato, in cui immettere le proprie creazioni di vario genere. Info sul sito o agli indirizzi mail del sottoscritto e dell'ideatore.

lunedì 18 aprile 2005

 Si comincia...
Il cardinale Ratzinger nell'omelia ha condannato la "dittatura del relativismo che non riconosce nulla come definitivo e che lascia come ultima misura solo il proprio io e le sue voglie". "Avere una fede chiara - ha affermato il decano del collegio cardinalizio - secondo il credo della Chiesa, viene spesso etichettato come fondamentalismo. Mentre il relativismo, cioè il lasciarsi portare 'qua e là' da qualsiasi vento di dottrina, appare come l'unico atteggiamento all'altezza dei tempi odierni". Tra i "venti di dottrina", le "correnti ideologiche" che hanno agitato "la piccola barca dei cristiani", Ratzinger cita "marxismo, liberalismo, libertinismo, collettivismo, individualismo radicale, vago misticismo religioso, agnosticismo, sincretismo" e "così via".
Iniziamo bene. Una definizione precisa di quello che dovrà fare il futuro Pontefice. Di certo fa il suo mestiere e pare farlo bene. Chissà.
Ratzinger 1 – Altri Papabili 0.

Nota
E' in fase di sperimentazione il parallel project di “http://www.decadenza.org/”, che è un'intuizione ed una realizzazione dell'amico Salvo. Tra qualche giorno lì (e lì solamente) potrete trovare i miei scritti riguardanti la musica, la letteratura, il “Progetto remix” e le composizioni personali. E' un progetto aperto a TUTTI ed è una maniera per avere uno spazio, ben congegnato ed ancor meglio realizzato, in cui immettere le proprie creazioni di vario genere. Info sul sito o agli indirizzi mail del sottoscritto e dell'ideatore.

domenica 17 aprile 2005

 Italian Fantasy
L'ipotesi qui riportata (grazie a Mauro, attento e puntuale al solito), se attentamente letta in questi giorni, non appare così peregrina. Primo, perchè in Italia è bene non stupirsi più di nulla, tantomero in politica: secondo, perchè il centrismo è diventato, da tempo, ago della bilancia. Di questo tutti e due gli schieramenti sanno di dover tener conto: è troppo ampio divenuto il distacco tra tutte quelle formazioni che fanno parte di quell'area, rispetto a quelle delle ali estreme, per fare finta di niente. Rutelli l'ha capito e gioca a fare il gigione, senza essere definito (né Lui, né la sua formazione). Terreno fertilissimo per le ambizioni (celate) della nuova DC: chiamatela come volete e dategli gli uomini che più vi aggradano, ma è comunque Lei, ben presente. Dopo 40 anni di Governo praticamente ininterrotto, mi pareva pure strano che se ne stesse a cuccia e muta. Ha suoi propugnatori in ogni Partito ed in ogni Coalizione. Con la mossa di Follini, adesso potrebbe rimettere fuori il becco. Diventare, di nuovo, il cardine su cui far girare le porte di queste o quelle stanze: contando anche su un elettorato, soprattutto nelle fasce di età alta, che non disdegnerebbe ripararsi di nuovo dietro allo scudo crociato. Detto ciò, la teoria espressa è irta di difficoltà, non ultima, anzi, il desiderio di rimettere in carreggiata Berlusconi, per chiedere di più e di meglio sia prima sia dopo le elezioni 2006. Si sa, anche, che stare ai vertici della Politica rende ingordi e puntare a tutto il mazzo è cosa golosa. Complici quei “capitalisti straccioni” (definizione d'epoca, ma non mia) che dai Governi Berlusconi non hanno ricevuto quello che si aspettavano: e da quella borghesia che, negli anni, ha visto erodere il proprio appeal, inglobata in un gioco al ribasso collettivo. E' proprio da questi malumori sopiti che potrebbe riaccendersi una scintilla centrista che incendierebbe la nostra scena. Montezemolo, Monti e Casini sono tre nomi che hanno richiamo e che, mediaticamente, sono molto spendibili. Come sempre tra il dire e il fare ne passa, ma il semplice fatto che sia emersa una fantasia del genere dovrebbe far riflettere.
I colpi di teatro sono o non sono la nostra specialità?

Nota
E' in fase di sperimentazione il parallel project di “http://www.decadenza.org/”, che è un'intuizione ed una realizzazione dell'amico Salvo. Tra qualche giorno lì (e lì solamente) potrete trovare i miei scritti riguardanti la musica, la letteratura, il “Progetto remix” e le composizioni personali. E' un progetto aperto a TUTTI ed è una maniera per avere uno spazio, ben congegnato ed ancor meglio realizzato, in cui immettere le proprie creazioni di vario genere. Info sul sito o agli indirizzi mail del sottoscritto e dell'ideatore.

sabato 16 aprile 2005

 B2, mancato?
Alla fine l'UDC firmerà e si andrà al B2. Che sarà un governicchio d'antan, di quelli che, a parole, sarebbero stati da soffitta con la nuova linea di tenuta temporale dell'attuale Legislazione. Il Follini deve aver avuto un rigurgito indotto da doroteo di quelli DOC. Se non si arriverà alla “soluzione” declamata, con stile tipicamente suo, dal B., il 5% risicato degli ex-DC farà sfracelli. Ed intanto il 12% di AN se ne sta, bello e impossibile, a guardare. Il rischio è altissimo, tanto che pare di assistere a quelle partite dove sei sotto di tre gol e la palla va data lunga: pedalare. Pieno fino ai capelli (!) di sé, il B. manda avanti Letta, spaventato dal Quirinale (sua futura dimora, a detta di alcuni) e di non avere in mano nulla, se non sue buone intenzioni. Fini tace, non si sa allibito da tanto pressapochismo o se meditabondo sul suo futuro e su quello del Partito: persona che non si fa fregare facilmente, starà rimuginando una panacea adatta a tutti gli stomaci. A dare ragione a chi vedeva nelle Regionali una cartina di tornasole da non sottovalutare. Un po' per il numero di voti spostatisi, un po' perchè il sentore c'era, di fallimento: se non totale, almeno pesante. E' il fallimento di chi tira troppo la corda, impune. Pensare che la maggioranza della gente se ne freghi di questioni quali l'economia, il lavoro, la nostra presenza militare all'Estero e faccenduole da tre bêz e un franc come queste, può andar bene per un po', poi basta. Si è arrivati ad un punto talmente basso che anche un cieco capirebbe che il fondo è proprio vicino. Si dica pure che sono considerazioni da Sinistroide, mi sta bene, tanto è verità: verità suffragata dai fatti e dalle cifre. Dal suo trono mediatico il Cavaliere non scende, diventando un barricadero di ben altra memoria, puntando sempre e solo sull'effetto, ma chiedendosi dov'è la causa. Nella febbricitante e perseverante eccitazione da ghe pensi mi, si inimica finanche coloro che fino a ieri erano vassalli ossequiosi: il che dovrebbe far riflettere, dote di cui non si abbonda dalle parti di Arcore. E se lo scopo dimezzato di una salvezza in corner è stato possibile, lo si deve a persone che hanno capito (loro sì) che la barca fa acqua ed i remi ci si è dimenticati dove sono. L'Unione e altri invocano Elezioni, che sarebbero doverose, ma a cui, forse (sottolineo), non si è ancora pronti: o, meglio, che potrebbero cavalcare l'onda lunga delle Regionali, ma cui non si dà ancora direzione precisa e sicura. Almeno, così pare: un tempo da B2 non è una bella cosa a cui pensare, ma servirebbe ad affinare programmi e proposte concrete e realizzabili. Perchè se “piove, governo ladro” e anche pur vero che un ombrello fatto bene ,per stare sereni, è meglio.

 
Nota
E' in fase di sperimentazione il parallel project di “http://www.decadenza.org/”, che è un'intuizione ed una realizzazione dell'amico Salvo. Tra qualche giorno lì (e lì solamente) potrete trovare i miei scritti riguardanti la musica, la letteratura, il “Progetto remix” e le composizioni personali. E' un progetto aperto a TUTTI ed è una maniera per avere uno spazio, ben congegnato ed ancor meglio realizzato, in cui immettere le proprie creazioni di vario genere. Info sul sito o agli indirizzi mail del sottoscritto e dell'ideatore.
Inoltre voglio segnalare l'avvio, oggi, di questa bella iniziativa, "Resistenze". Le informazioni qui.


venerdì 15 aprile 2005

 Non c'è una lira, baby
Non lo dico perchè faccio parte del Sindacato, ma perchè è vero. Questo Paese non sta investendo nell'industria, non sta crescendo. Non torno sul discorso sciopero come forma di protesta (ho già espresso i miei pensieri al riguardo e sono di parte, perciò ognuno tragga le sue conclusioni), ma sui dati. L'unica partita che ancora ci è dato di giocare è quella della qualità. Nell'industria metallurgica (in cui io sono inquadrato) questa cosa sa di favoletta. Da decenni né imprenditori, né Governi (plurale), né Regioni o chi per loro hanno inteso smuovere le acque stagnanti. Adesso che le lavorazioni “di basso profilo”, quelle che ci hanno parato il culo, non sono più redditizie, si spostano. Non va bene, ma tant'è: bisognerà farci i conti. Ed allora si deve raffinare la storia: lavorare bene, per produrre qualità, cosa che ancora, in parte, in altri Paesi non si riesce a fare. Però, però...
Però servono: formazione, tecnologia, ricerca, sviluppo e soldi. Casca il palco. Si ridurranno ancora le tasse per 12 miliardi di € (Dio, e forse neanche Lui, sa da dove verranno fuori...), ma per queste priorità non c'è una lira. Almeno, non si pensa di scovarla. Chissà, magari il famoso senso di “Fantasia” degli Italiani riuscirà a scovare una soluzione. Ma soluzioni non ce ne sono. C'è solo una grandissima incognita: quella del nostro futuro industriale. Messa così, non è di color rosa. Immobilismo che si traduce in invecchiamento, invecchiamento che si traduce in scarsa ricettività lavorativa, scarse assunzioni che si traducono in reali malesseri sociali. E' come quando si cerca di far capire che se la Fiat chiude è un danno per tutti, anche per quelli che la Fiat non sanno neanche dov'è. E le false sirene si sprecano. Il costo del lavoro, esempio. Non è vero che da Noi sia troppo, rispetto ad altri Paesi Europei: solo la Spagna costa meno, tutti gli altri di più. E allora? Allora pensiamo alle leggi e a come si muovono. In Francia, una ditta di microchip di professionalità d'eccellenza con il 50% del capitale e della dirigenza Italiani, vuole creare un centro ricerche di livello Mondiale. I costi, ovviamente, sono stratosferici: andrà ad impiegare 3000 tra ingegneri ed operatori. Il Governo Francese, in pochi giorni, ha finanziato il 30% dell'intero ammontare, l'Italia neanche un soldo e se lo farà sarà solo tramite i Privati, perchè alle richieste degli imprenditori è stato risposto che i soldi non ci sono. Voilà.
Alla faccia dei discorsoni e della TV.
Ci sveglieremo mai?

giovedì 14 aprile 2005

 Primi passi
Un primo significativo passo verso il miglioramento è sempre una bella notizia. Un colosso come la Nike che, finalmente, dice le cose come stanno fa effetto: nei mass media e nell'immaginario collettivo. Per la portata mondiale della sua presenza, per la sua celebrità ed anche perchè si sapeva altrettanto bene come la situazione lavoarativa ed umana non fosse né limpida, né accettabile, non tanto per i dipendenti diretti, quanto per quella immensa massa di lavoratori delle industrie fornitrici dell'Asia e dell'America Latina. Da sempre questo logo (marchio è riduttivo) era al centro dell'attenzione per la sua grandezza, direttamente proporzionale alla pochezza della sua ttenzione in tema di diritto del lavoro, prevaricato dai doveri e dalle iniquità umane. Questa famosa “delocalizzazione”, di cui Nike è stata pioniere, si è rivelata come una sorta di “neo colonialismo” produttivo, senza regole, senza ripensamenti. Si conoscono le condizioni al limite dell'umano che regnano in quei siti, soprattutto nel Sud-Est Asiatico. Sono stati denunciati, ripresi, condannati, ma hanno continuato ad imperare. Complice la regola del profitto e della visibilità: una delle tante pozze profonde in cui si fanno defluire moralità, senso civile e diritti umani. Gioco forza le migliaia e migliaia (con l'indotto più di 650000) di lavoratori, di ogni età, purtroppo, sono costretti a tacere e subire. Troppo alta ed evidente è la disparità tra una parte del mondo e l'altra. Se Nike ha deciso di darsi una regolata e di lavare i panni in pubblico, potrebbe essere che le cose sono diventate realmente insostenibili: l'immagine è tutto. Senz'altro le pressioni delle ONG e dei privati, ma anche la consapevolezza che uno stato in essere simile non è più governabile: o, almeno, non vale il rischio. Da qui a definirla una vittoria un po', però, ne passa. E' il discorso del bicchiere. Mettere giù dati, nomi, luoghi è qualcosa, fare cambiare le cose un'altra: aprirsi al controllo di Enti e Governi (laddove questi ultimi siano sensibili a questi enormi problemi, e la cosa non è scontata...) è un fatto importante. Ma se non cambierà la mentalità globale e di visione che la parte ricca ha di quel serbatoio umano e lavorativo che è il Mondo della Nuova Industria, ci saranno risultati sempre e solo parziali. Invertire una cultura, soprattutto una di sopraffazione e negazione di diritti, è un fatto lento, a volte impercettibile. Da qualche parte si deve pur partire, e questo, tra le molte falsità che ogni giorno ci vengono propinate e tutto quello che non sapremo mai, non è proprio il peggiore.
Anzi. 

Nota: tra poco anche qui.

lunedì 11 aprile 2005

 Nasi tappati e altre amenità
"Cara Reginè,
debbo tralasciare i nostri argomenti (peraltro sedimentati da giorni e giorni di mia non giustificabile assenza) a favore delle tue ultime note su certi manifesti e, più in generale, sull'andare avanti tappandosi il naso.
E sì, perchè questo gesto appare ormai come quello più abusato, nel nostro Paesino.
Liquidiamo immantinente la questione “Foto di Wojtyla” su quegli obbrobri che tu hai avuto la sventura di notare: ne avevo leggiucchiato qui e là, ma senza approfondire.
Poi, come si suol dire col “senno di”, la cosa mi ha fatto girare i dicotiledoni a vortice. E sai perchè? Perchè non solo è di cattivo gusto, ma perchè pure quelli che prima si dichiaravano, se non contro, perlomeno “lontani” da certe cose, ci marciano.
Se fosse stato qualche ex-DC l'avrei pure capito. Sono decenni che si mascherano dietro dei valori che i più di loro mettono in naftalina trenta secondi dopo averli enunciati (te lo ricordi Pomicino?), ma sarebbe stata una mossa che ci si poteva aspettare. Da quelli di AN pure, presi e compresi come sono nell'enunciare “Dio, Fini e Patria”, tranne, poi, abiurare la linea dura, che non sta bene. Però, dai DS no: e perchè non mi va che poi ci si accumuni a tanti altri.
Esplico. Che si dia un giudizio sull'operato di questo Papa è normale: che si pensi che sia stato Grande, pure (dirà poi la Storia la verità, e quella non ammette repliche né concede sconti). Che anch'io, che sai la penso come te, dica che mi piaceva non è certo un delitto. Mi piaceva la sua intelligenza, se vuoi la sua concretezza e la sua coerenza: tutte cose non sempre usate al meglio, ma che facevano parte del bagaglio di un Uomo per certi versi fuori dal comune.
Da qui a farne un'icona, e solo quando ci ha mollati, ce ne passa però. E farlo proprio in quei giorni, così stramaledettamente strani e pieni, di commozione globale, è stato ancora peggio. Non solo hanno fatto bene a toglierli, ma io avrei perseguito pure quelli che li avevano fatti: delitto di leso buon gusto.
E' che, vedi, certe cose non cambieranno proprio mai. Il carro funebre è pur sempre un mezzo su cui saltare a piè pari, per portare voti, simpatia, per farci prendere per il culo ancora una volta e crogiolarsi nella retorica.
Oddio, io non sono certo un luminare (tu ragioniera, io geometra, figurati) e dirò cose trite, ritrite, mangiate e digerite, ma la mia opinione la devo esprimere, perchè sennò cos'altro rimane?
Almeno potersi incazzare.
I numeri hanno dato ragione a Sinistra, stavolta: e non c'entra una fava che sia morto il Papa, come qualche pirla ha voluto sentenziare (che non gli manca mai la saliva a certa gente). E' che ognuno, dentro a quella cabina, fa quello che gli pare e non credo che compaia sopra la testa una Madonna che ti dice di votare di qua o di là.
Ma io e te non siamo diversi, poi, da quelli che ci stanno male, per 'ste cazzate.
Perchè è vero che ci ragioniamo e che le scelte che facciamo sono sofferte e meditate: chi non ci crede si fotta, non m'importa.
Non è che queto faccia di noi degli extra-terrestri in un Paese di signorsì e tele-Vespa dipendenti: tutt'altro, siamo l'esemplificazione di una normalità dimenticata.
Quella normalità che dovrebbe albergare in chiunque abbia a cuore le scelte che si fanno, perchè non riguardano tre o quattro di noi, ma tutti.
E torno al naso.
Che credi che io non me lo sia tappato per Illy, per esempio? Era il meno peggio, come accade quasi sempre, ma prima bla-bla e poi mi ritrovo un Presidente Triestino (ma questo NON è un problema) che fa il Triestino (e questo sì è un problema).
Prima sempre il Friuli in bocca, poi, a cose fatte, solo sofismi e cho si è visto si è visto: ci si dimentica di tutto, cara mia, perchè si capisce come funziona la macchina, chi la conduce e cosa bisogna fare per avere i posto-finestrino.
Diventeremo come quelli del circo, quelli che si piegano per entrare in una valigia: ci spediremo da qualche parte, a pensare dove cazzo abbiamo sbagliato.
Chissà se c'è una risposta o se, semplicemente, ci hanno fatto la domanda sbagliata.
E non pensare alla tua coscienza, cara.
Donala a qualche imbonitore TV, a qualcuno che sorride sempre anche se non c'è un cazzo da ridere, a chi ha il blocchetto degli assegni in tasca: la metterà in formalina, in fila, insieme a quella di qualche milione di persone né più né meno uguali a me.
Si continuerà a pensare, ma più leggeri.

Ti abbraccio e ti voglio bene
Daniele."

domenica 10 aprile 2005

 La botte ed il cerchio
Ho già avuto modo di dire la mia sulla questione della laicità dello Stato (sull'altro Blog) e, in parte, anche nel post del 3 Aprile. Tuttavia una nota dell'amico Mauro mi incalza e mi pare che il momento storico e politico sia permeato di questa eterna sfida. La chiamo “sfida” proprio perchè in Italia pare che sia questo il termine per definire una contrapposizione storica e sociale come questa. Permeata com'è dal Cattolicesimo Vaticano, la nostra Nazione è una roccaforte della religiosità. Di questo ci si è fatto scudo spesso e volentieri (anche a sproposito) per ammantare la politica di valori ben più alti, dando connotazioni religiose e cattoliche a scelte, opinioni e finanche Governi. Ora, la laicità, e mi ripeto, di un'intera Nazione non si può mettere in dubbio: proprio perchè essa è un totale dei suoi cittadini, non una parte. E' comodo farsene un drappo per chi non Crede, ma è altrettanto comodo, per chi Crede, fare un manto con le proprie convinzioni. Da sempre, poi, il politico sceglie con cosa coprirsi. Al di là delle provocazioni (tali le ritengo) che possono sorgere in questi giorni (“Libero” e una certa parte della CDL), ribadire la separazione netta tra questi due Mondi non mi sembra un'eresia. La compenetrazione personale è altro fatto: i valori a cui una persona si rifà, se seguiti in toto, non possono che far parte del suo bagaglio ed essere portati con sé anche nelle questioni civili e personali. Facile che sovvenga il caso Buttiglione. D'altro canto il “Bene Comune” a cui dovrebbe interessarsi la nostra parte Politica è e deve essere al di sopra di questo. Ritrarsi per comodità o per un momento di sbandamento emotivo da questa linea è pericoloso. Pericoloso per la libertà d'azione e di pensiero che deve sottendere a decisioni che riguardano milioni di persone, a cui i dogmi non pagano certo da mangiare. E il classico colpo alla botte e al cerchio rischia di creare un impasse ideologico difficile da superare. Le continue infiltrazioni politiche, per esempio, della Curia su temi che non sempre ritengo siano di competenza non aggiungono che piccole pietre alla costruzione di una muraglia di compromesso piuttosto fastidiosa. Da qui, poi, si possono diramare considerazioni a iosa. Sentendomi approdato sulla sponda del laicismo, non vorrei sembrare troppo violento. Però noto che una specie di attacco viene comunque portato al fondamentale diritto di uno Stato alla sua imparzialità e sovranità. Così come è vero che ogni forma di estremizzazione è da condannare. Uno Stato realmente Libero deve essere uno Stato in cui possono convivere tutte le forme di pensiero, ma in cui quello principale non può che essere un pensiero di eguaglianza. E il nemico, se c'è, viene proprio da questa sorta di “neo-fondamentalismo” che se trova giustificazione nella contrapposizione al delirio delle crociate dell'Islam terroristico, d'altra parte non può mantenere la stessa maschera dentro i confini Italiani. Soprattutto per proteggere e celare le giustificazioni, politiche e morali, di una parte dell'elettorato.

sabato 9 aprile 2005

 E' tutto falso
Ecco il bivio. Quello impenetrabile della nostra coscienza, quello affollato della “non comprensione”. Usciti stremati e perplessi da un'orgia mediatica senza precedenti (e senza successori, forse), rientriamo negli alvei dei placidi fiumi dell'eterna ignoranza, voluta e indotta. Perchè queste cose non le so? Perchè non le vedo? E' proprio perchè Vespa non ne parla, o quell'insano pudore che mi permea ha fatto ancora una volta il suo dovere?
Io mi sento smarrito, e anche questo può suonare falso.
Tutto è falso.
E' falso perchè non c'è fine alle atrocità indicibili, alle ingiustizie, alla distruzione finanche dell'idea di vita stessa.
E' falso perchè lo sono anch'io.
Capitemi. E' il cane che si morde la coda per gioco.
Priorità e umanità, conoscenza, altro che Santità.

lunedì 4 aprile 2005

 A capo
“Dopo aver officiato il rito che gli è più caro, accompagnare dentro l'urna elettorale Silvio Berlusconi, Bruno Vespa, anziché cospargersi il capo di cenere per una dignitosa penitenza, ieri mattina era in piazza S.Pietro a cucinare il nulla [...] E sarà ancora Porta a Porta a monopolizzare la prima serata. A parte i drammatici bollettini del portavoce Navarro Valls, tutto il resto è un gran rumore di fondo.”
In prestito da qui e per chiudere il cerchio. Punto e basta.
 Scommettiamo che...
Vogliamo metterci su due birre ed un panino?
Scommettiamo che, domani, qualcuno dirà che queste Elezioni contano poco o nulla e che era stato frainteso?
Voilà.
Poi magari mi sbaglio, però...

domenica 3 aprile 2005

 Love Comes Tumbling
“Carissima Nadia,
mi chiedi cosa io provi e pensi in questi giorni. Ti dirò, per chiarire subito, che quello che scriverò darà fastidio a più di qualcuno, forse finanche a te, che sei stata così dentro al mio cuore da conoscermi come pochi altri.
Perchè metto le mani avanti? Perchè quello che è successo ha una portata immensa: per il Mondo in sé, per la Religione Cattolica e per quella parte di Storia che ha fine con ieri. Sono ragioni, credo che tu lo sappia, di fronte alle quali è difficile essere sereni o dire cose nuove, cose non già dette, ridette e ripetute fino alla vera noia da tutti e con tutti i mezzi.
Ieri notte mi sono sinceramente commosso, soprattutto guardando le immagini del Papa con i bambini: tu sai quanto io ami i bambini, quanto forte sia il mio sentimento nei confronti della loro innocenza e della loro purezza. Credo di aver visto un Uomo che li aveva realmente a cuore, che li considerava come gli Angeli più belli e dolci dell'intero Universo. E quel Papa è stato, fuori di ogni dubbio, il mio Papa.
Avevo già tredici anni, nel 1978, e ormai per me era una cosa naturale pensare a questo Papa come il Papa per antonomasia: troppo poco ricordo degli altri e troppo ha fatto Lui per rendersi indelebile alla mia memoria (come a quella di milioni di altri, se è per questo).
Sai anche, però, come io sia, da anni ormai, assai critico nei confronti di molti uomini, e anche di una parte degli uomini di Chiesa: e di come consideri la Religione Cattolica blanda e troppo permissiva.
Insomma, di come io abbia preso le distanze da un certo modo di essere Credenti: lo sai perchè hai vissuto con me il periodo più fertile e bello della mia Religiosità, quando ero come molti pensano debba essere un vero Cattolico.
Quello che è accaduto dopo e il mio allontanamento è il frutto di scelte consapevoli, di profonde meditazioni (ah, se non lo sai tu che mi hai sopportato e aiutato!) e di una dolorosa necessità interiore.
Posso dire che credo in Dio, meno nella Chiesa: e questa dicotomia non può esistere, per un Cattolico.
Per questo non ho più provato quell'anelito fremente di fronte a quello che era il messaggio religioso del Papa, ma non ho potuto mai staccarmi da Lui come uomo, come persona di un'acutezza ed intelligenza senza eguali, dalla sua profondissima umanità e, per questo, dalla sua carica vitale inimmaginabile per tutti Noi.
Non mi sento una persona che crede meno di altri o che non crede affatto: ho privilegiato il mio contatto personale, donando le mie riflessioni a quelle persone che mi hanno aiutato comunque, senza giudicare (senza giudicare troppo, almeno).
Per questo sono triste: per la perdita di un Uomo grande, senza dubbio.
E che non sembri, detto da me, persona che tu sai come la pensa in Politica, una bestemmia: quello che ho nel cuore e nella mente non si scontra per forza con le cose degli uomini, come sai io consideri tutte le questioni civili e della politica.
E poi, lasciamelo dire, l'esposizione mediatica di questi giorni ha qualcosa di torbido, in sé: un Papa di questa levatura forse avrebbe avuto diritto a più silenzio, a più interiorità.
Di certo Lui, che sapeva usare così bene i mezzi d'informazione, non si stupirebbe affatto: io, che non conto nulla, mi sento un po' infastidito.
Troppo, troppo.
Insomma, mia cara, mi permetto di sentirmi orfano anch'io.
Sereno, però: perchè nella mia misera umanità aver avuto il privilegio di poter dire di aver vissuto accanto a Lui è qualcosa che nessuno potrà togliermi.
Con tutto il mio affetto, come sempre
Daniele.”

sabato 2 aprile 2005

 La me tjêre
Non voglio, e lo dico subito, che la festa della mia Terra (3 Aprile 1077, da lì si contano gli anni della Fieste Nazionậl dal Friûl) sia la scusa per fare ancora delle polemiche, che sono, oltretutto, locali. Polemiche sulla specialità di questa o quella Provincia, di questa o quella Storia: c'è chi non si sente di festeggiare, rivendicando una propria autonomia culturale, spezzettando ultriormente la percezione che si ha di questo lembo di terra ad Est. Io rispetto tutti e la differenza la fa, come sempre, la persona, più che l'argomento.

Io desidero solo celebrare la terra del mio Cuore, dove sono nato e da dove me ne andrò. E che non sia solo retorica: se la Amo è perchè in essa ho trovato molto di più di quello che appare, di quello che si percepisce. E non starò a tessere lodi sulla gente, a fare paragoni. Dico solo che quando guardo questo cielo, le montagne e il mare, o quando cammino tra il suo verde, io mi sento a casa e non riesco a pensare ad un altro posto che potrei chiamare così.
Sarà poca cosa, per i più, ma per me è una certezza bellissima.
Già molto più di tanto, di questi tempi.