sabato 26 novembre 2005

 T. (II)
Sì,mi ricordo.
Ma sono frammenti,senza il loro tempo, che sono messi lì a rincorrersi.
Il mio abbraccio, alla Stazione, la tua schiena magra, la camicia a fiori e un sorriso tirato.
Tutto quello che si immagina è diverso, adesso, che non c'è più distanza, ma solo verità.
Il caos del tuo studio, quelle due sediole scomode e il tuo lavoro, come il mio, senza passione, ma con impegno.
Il pomeriggio afoso, nudo, che si trascina lucido.
Poi diviene notte, insonne e tersa, un affogare nelle nostre braccia.
“Stasera ceniamo a casa”.
“Come vuoi. Cucini tu?”.
“Cos'è...non ti fidi? Mi pigli in giro?”.
“Sì,con te gioco sempre”.
E quel gioco nella città vuota continua negli occhi e nelle parole.

Chissà dove vanno le frasi, i pensieri, quando tra due persone di cose da dire non ce ne sono più.
Forse si bloccano tra quelle dette e il loro limite, il cielo, ma più in alto.
O, semplicemente, se ne stanno tra le cose che un giorno possono servire.
Solo che, quando le cerchi, poi, non le trovi mai.


venerdì 25 novembre 2005

 T.
Lo sguardo sul tremore continuo della città. I fiori sui ponti,le biciclette e le teste chine. Una sigaretta all'angolo del tavolo,per il gesto lento e consumato.
Il tempo che si mischia al fumo azzurro,un the freddo,ormai.
Non c'è ansia, nell'attesa, non c'è quasi emozione:solo la calma e la consapevolezza.
Sei certo che arriverà, tra poco, a rinnovare quel tacito accordo di qualche tempo fa: sì, quello senza parole, che è stato fatto con un'emozione rapita e veloce.
Che poi non servono sempre tante cose da dirsi: sapersi intendere con un silenzio colma, eccome, quei vuoti strapieni di chiacchiere.
Le linee spezzate della persiana, la luce obliqua del primo pomeriggio e le lampade accese a metà.
Un mozzicone, poi un altro.
Ignari tutti, tutti quanti: ognuno nel suo costrutto infinito di pensieri e rimandi, di preoccupazioni, lavoro, tu e gli altri, io.
L'orologio svolge meccanicamente il suo compito, che è quello di portarti vicino alla certezza che non ci sarà, oggi, l'inizio del gioco.
Ma non sei mai stato uno che dà a vedere, che fa trasparire: tutto rimane immutabile, intorno ai giri della lancetta.
Ancora ed ancora, senza nessuna fretta,ti stringi nelle ombre un po' più lunghe, scure.
Come quando sei arrivato e il cappotto copriva il freddo della conoscenza.
Solo un leggero socchiudere gli occhi.
La tenda si muove, si infila una spira di vento e fuori scompiglia un po' i capelli della bambina sulla strada.
Anche dentro, proprio giù, s'insinua il piccolo stiletto del dubbio.
E già domani sarà diverso.

giovedì 24 novembre 2005

 34 a zero
(Con questo post mi giocherò anche quei quattro lettori rimasti, ma tacere sarebbe peggio).

Come ho detto spesso, non credevo si arrivasse al punto di cominciare a mettere in dubbio, a voler rivedere, le leggi di uno Stato Laico. Chè qui Zapatero non c'è e nemmeno la sua ombra, almeno quella che ne fa un uomo discutibile (dai più), ma fondamentalmente coraggioso. Partendo da un po' più in là, speravo che un certo revanscismo cattolico fosse uno spauracchio con cui fare i conti in un improbabile futuro: siccome non sono un grande astrologo, mi sbagliavo, e molto più di un po'. Attaccando quasi apertamente (camouflage parola d'ordine) la Legge 194, la parte più attiva della politica italiana, Ruini e dintorni, assesta un altro bel colpettino a favore della propria, legittima, visione delle cose. Ben sapendo di poter contare su un robusto 4x4 di Democristiana fattura, pronto ad inerpicarsi, a fin di bene, fin sulle alte e scoscese pendenze del Colle. Così adesso, sottoscritto ed approvato “in toto” dalle alte cariche, arriva un trattato in 34 capitoli sulla riorganizzazione dei consultori, roba di moda, da qualche giorno in qua. Intrisi del persistente profumo della bontà e dell'equità, queste norme, se recepite (e, giurateci, ci sarà ch falsificherà la sua tessera per farlo), trasformerebbero un luogo di scelta (perchè, mettiamocelo in testa, l'aborto è una scelta: di un tipo difficilissimo, straziante, ma è scelta) in una sorta di passerella di buona volontà e di aiuto indotto. Se fosse solo così, potrebbe pure funzionare (mica detto che tutte le idee siano sbagliate, per l'amor di Dio), ma è un tipo di visione univoca e pilotata da una sola versione delle cose, da una sola opzione. Il dovere morale che la donna avrebbe (citato testualmente da uno degli articoli) non penso sia assente in nessuna di quelle persone che affrontano un momento simile: però pare bene ricordarlo, come se un non credente fosse diverso e, giocoforza, votato alla leggerezza ed alla superficialità. Ecco, allora, che se ponderare sull'aborto come atto “criminale” o meno può essere continuato a fare: però giocare scorretto, e pure con l'aiuto dell'arbitro, non vale. Neanche negli oratori.

martedì 22 novembre 2005

 L'illiberale
Si sa da che parte voto, quindi sono illiberale.
Mi piace il rosso, ho usato il martello e anche la falce, qualche volta, quindi sono illiberale.
Qui possono scrivere perfino quelli di destra, quindi sono illiberale.
Si può, a ridosso delle elezioni, insultarsi come coglioni, quindi sono illiberale.
Leggo i romanzi della Mondadori, quindi sono illiberale.
Ascolto Giorgio Gaber, quindi sono illiberale.
La mortadella non la disdegno, quindi sono illiberale.
Avevo un sogno, come tanti altri, che si è infranto, quindi sono illiberale.
Continuo a pensare che ci stanno prendendo per il culo, quindi sono illiberale.
La legge 194 è Legge dello Stato, quindi sono illiberale.
Mi piace farmi fare dei lavoretti con la bocca e ricambiare, quindi sono illiberale.
Mi sta sulle palle Galliani, quindi sono illiberale.
Penso per conto mio, quindi sono illiberale.
Leggo con moderazione dei Blog neo-con, quindi sono illiberale.
Non ho scritto nulla sulla TAV, quindi sono illiberale.
Lavoro per vivere, quindi sono illiberale.
Non ho mai accettato nessuna forma di terrorismo, quindi sono illiberale.
Quando mangio la Nutella dal vaso grande mi sento illiberale.
Non ho manuali di Partito, quindi sono illiberale.
Mi cambio ogni giorno la biancheria, quindi sono illiberale.
Mi preoccupo per i miei colleghi, quindi sono illiberale.
Probabilmente sarò insultato per questo post, quindi sono illiberale.
L'altra sera ho visto la Dandini su RAI3, quindi sono illiberale.
Protesterò contro la Finanziaria, quindi sono illiberale.
Mi sento un po' giù, ogni tanto, quindi sono illiberale.
Vorrei che tutti, ma proprio tutti, fossero liberi, quindi sono illiberale.
Ormai sono così illiberale che da domani voterò “Forza Italia”.

lunedì 21 novembre 2005

 Mi dia un omicidio, per favore
Chè tutto il mondo sia un gran paesone in fondo è vero: con modalità diverse, diversi costumi ed attitudini, ci somigliamo, però, un po' tutti. Con punte rimarchevoli, in alcuni casi, di distinzione sopra le righe. Prendere un numerino di carta per assistere ad un processo per infanticidio è una cosetta da niente, in sé. Se non fosse che mi pare di poter dire, senza assurgere a scranni che si sa occupati da quelli che benpensano, che è abbastanza inquietante come operazione. Se, comunque, pensiamo alla media degli argomenti di vero interesse nazional-popolari (che bel termine....) non c'è né da stupirsi, né tantomeno da rivoltarsi sdegnati. Queste cose attirano più delle manovre di Fazio o dei terremoti da devolution. Così è, se ci pare.

domenica 20 novembre 2005

 Come In From The Cold



Si chiude con l'asprezza di un pugno
Nei filari scompare fino a divenire sabbia
Salita a confondere i personaggi da Vespro
Che circondano l'esanime languità del cielo 
Tornato a correre con le colline verso il mare
E diverso da ogni altro immedesimarsi in parole finite
Che mi premono in petto insistenti
Fermata richiesta di un pensiero perenne e consolatorio
Che mi porterà fino all'altro capo del piccolo mondo
Illusione della riconquista fredda e lucente di un segreto
Diviso e debole e con ovvietà accolto e custodito
Fino a che anch'io non sarò che un mistero terminato
E tornerò ad essere Niente.

martedì 15 novembre 2005

 In Media Stat Virtus
E' il periodo dell'osservazione e dell'attesa, per quella parte della Chiesa che si può tranquillamente definire politica. Mentre le due fazioni (mica così distinte, poi), cercano di portare la dialettica sullo scontro piuttosto che sui fatti reali, Ruini accetta come sempre di dare una “visione” sulla vicenda dello Stato, in sé. Mentre la laicità (“bene intesa”, come dice Ratzinger) è argomento ancora vivo (e come potrebbe non esserlo?), il traghetto della Seconda Repubblica viene già intravisto all'attracco della Terza: ed è buona norma vedere chi tirerà le funi per ormeggiarlo. Non nascondendo la logica propensione ad una via politica più tendente alla visione Cattolica della cosa, la Chiesa continua a monitorare (e ce lo fa sapere) l'andamento delle vicende Italiane. Naturalmente esprimendosi su tutto: non vi è argomento non trattato, come se si dovesse “per forza” e sempre aggiungere qualcosa. Una sorta di breviario occulto per coloro che dovranno necessariamente fare i conti con questa entità nel prossimo futuro politico. E dato che qualcuno si è perfino messo in testa di abolire il Concordato, è meglio chiarirsi subito. Evidentemente non contenti dei 3 miliardi e passa di € di privilegi finanziari accordati al Vaticano (a proposito: poi si parla di sfascio della scuola pubblica, quando 600 milioni di € vanno a quelle Cattoliche...), una certa parte dei prelati nostrani intendono fiutare il vento, per poi cogliere le opportunità che verranno. Com'è nel diritto di ognuno, si parla: però indicare non sempre è doveroso. Che, poi, a ben vedere, sempre più spesso da quelle parti si tende a mettere a fuoco il dito, sfuocando la luna.


Nota: vi invito "caldamente" a leggere questo nuovo "Blog", perchè di qualità c'è bisogno.

domenica 13 novembre 2005

 La sveglia della Domenica
Benedetta la vitalità fanciullesca. I bimbi non hanno orario ed anche stamani ho dovuto alzarmi prima delle otto, che, di Domenica, è pura bestemmia. Cerco di sentire un notiziario TV e la mia giornata di riposo ha subito il suo “La”: una performance vocale del premier con Apicella, a Sorrento, ripresa in tutta la sua durata dal TG. Devo dire una cosa: il Berlusconi c'ha una bella voce, niente da eccepire. A settant'anni non se la cava affatto male. Allora, mi dico, perchè stroncare una carriera così, che poteva essere ricca di soddisfazioni (che so? un album di duetti con Pupo, Mastella e Amanda Lear) per quella di imbonitore di massa? Il talento anche per quest'ultima c'è, ma ormai le iperboli son così alte che si rischia il ridicolo. Meglio “O' sole mio” che promettere case: preferibile una stecca sul “Nessun dorma” che una legge come la ex-Cirielli, trascurabile una dimenticanza sul testo di “My Way” piuttosto che scrivere un libro con i “Comandamenti Azzurri”. Ecco, nel caso non dico che avrei comprato il cd, però mi avrebbe fatto meno male che leggere i giornali e i resoconti di certi comizi. Con il caffè ho messo su “Focus” di Stan Getz e sono passato alla pagina dello Sport.

sabato 12 novembre 2005

 Luce bianca
Guardare qui non vi porta via molto tempo: poco più di venti minuti. Se ne parla molto tra Bloggers e sui giornali (anche se non tutti gli danno lo stesso spazio), perchè è una visione forte, perchè tratta di un'altra pagina nerissima della storia attuale. Dopo il primo momento, quello dell'emozione, le discussioni sono passate ad uno successivo, in cui noto vi è una contrapposizione piuttosto netta (altrimenti non potrebbe essere) tra due, definiamole così, “scuole di pensiero”. La prima è volta alla difesa dell'azione americana, alla sua natura di “atto in stato di guerra” e, se non alla sua giustificazione, almeno ad un sensibile abbassamento delle responsabilità. A partire dalla legalità o meno dell'uso del “fosforo bianco” fino alla giustificazione che dve tenere conto della situazione oggettiva e del contesto. L'altra idea, ovviamente, mette alla gogna senza mezzi termini un atto di tale portata, e le cui conseguenze, oggi, sono sotto gli occhi di tutti. Sentirmi dire che nel Mondo ci sono regimi, persone, Stati che compiono ogni giorno atti anche più barbari di questo, non è che mi consola. Non mi consola perchè stiamo parlando di una guerra messa in piedi in maniera quasi unilaterale, che si trascina ormai da due anni, con conseguenze, come vediamo, devastanti anche per il Popolo che si voleva libero da un'agghiacciante regime. Mi pare che ci si voglia nascondere, malamente, dietro una consacrata libertà d'azione da parte degli USA, che, come potenza assoluta a livello mondiale, possono (e devono) essere giustificati, qualsiasi cosa facciano. La cosa è ancor più grave se pensiamo che praticamente tutti gli Stati che partecipano a questa guerra, implicitamente, sono coinvolti, anche se non sapevano. Sentire dire, in una nota trasmissione radiofonica, “...che non dobbiamo mai dimenticare perchè gli Stati Uniti sono lì” sdogana il bel pensiero del suddito, che, timoroso di irritare il padrone, si fa da parte e non protesta. Come ho affermato altre volte, non è un problema l'America in sé: è un problema la sua politica estera, il suo “modus operandi” e la sua sfrontata arroganza, che viene pagata come possiamo tutti vedere. E questo io non lo posso accettare.

(Mi fa piacere esprimermi su questo oggi, che è il giorno in cui ricordiamo i nostri morti di Nassyria, che non devono essere e non sono bandiera per nessuna polemica).

venerdì 11 novembre 2005

 Quello Stronzoku del Macca
“Carissimi,
davvero mi fate troppo onore. Non so come ricambiare tanta attenzione, tanta notorietà. Sapete che sono cose che, come molte altre, non mi appartengono. Per fortuna o purtroppo, come direbbe Gaber. Che tutto questo mi sia attribuito grazie ad un “giochino”, però, mi infastidisce un attimo. Mi sarebbe piaciuto essere preso di mira già tempo addietro, essere svilito da Voi e dalla vostra lungimirante voglia di verità un po' di tempo fa. Tutto qui. D'altronde, “Transit” è un bloghettino piccolo piccolo, uno dei tanti di questo web, a detta Vostra, preda di Komunisti, scansafatiche e pronti sempre a dirsele ed a ridersele. Fa una media di 67,3 visite al giorno: cazzate, voi le fate in un'ora. Abbiate pazienza, vi prego. Dal basso della mia ignoranza, dalla pochezza delle mie argomentazioni, nascosto dietro post inutili come quelli personali, io mi inchino alla Vostra cultura ed al Vostro merito. D'altro canto, Signori miei, che altro potevate aspettarvi? Ma, e che sia chiaro, io non odio nessuno. Questo me lo dovete. Voi mi parlate di odio ed io vi rispondo che è un sentimento che non mi posso permettere, neppure nei Vostri confronti. Mi rimane un solo rammarico: di non essere fatto della Vostra pasta. Perchè sarei dalla parte “giusta”, ed allora sì che saprei mettervela in tasca alla grande.
Ossequi.”

(In risposta ad un paio di simpatiche mail ricevute. Va bene così.).

giovedì 10 novembre 2005

 Lo Stronzoku del Macca
Un amico (nonché prossimo compagno di bevute) mi invita a partecipare all'ultimo simpatico gioco importato dal lontano Giappone (da dove, sennò?). Quattro semplici regolette ideate al chiaro scopo di stimolare l'approccio collaborativo nella blog sfera:
1- Indicare tre blog che salveresti dicendo perché;
2- Indicare tre blog che butteresti dicendo perché;
3- Invitare tre blog a partecipare al gioco;
4- I blog indicati devono essere nove blog diversi.
(E' la seconda volta che partecipo, in tre anni di Blog, ad un gioco così: la media mi sembra accettabile, perciò mi potete perdonare...).
Allora ...
I Blog che salverei.
Andrea: bravo, pungente ed è un Amico.
Miru: intelligente, ironica ed è un'Amica.
Silvia: la Regina, una persona speciale ed è un'Amica.
(Detto tra noi...ne salverei molti in più, con le stesse motivazioni, nessuno si senta escluso per favore!).

I Blog che butterei.
Il Motel dei polli ispirati: mi sta sulle palle, punto.
Antikomunista: come sopra.
Selvaggia Lucarelli: come sopra al quadrato.
(Si vendicheranno, eccome: voi difendetemi, per quanto sia possibile difendermi, ovvio).

Passo la palla a:
Anna.
Mauro.
Drugantibus.
(Che avranno pazienza, spero...).


martedì 8 novembre 2005

 La Cina all'una
Ore 13 circa, alla macchinetta del caffè.
(E' risaputo che presso questi aggeggi, che distribuiscono un qualcosa che solo con molto sforzo di fantasia si può definire caffè, vengono prese decisioni importanti e si scambiano più opinioni che in qualsiasi altro posto di una qualsiasi Azienda Italiana...)
Collega: “Insomma questa Cina preoccupa, sai? Mi sa che ci frega tutti.”
Io: “Eh, sì...un discorso complesso...”
Collega: “Mica tanto, poi. Basterebbe un po' di decisione e la quarantina.”
Io: “Scusa...la quarantina?”
Collega: “Ma sì! Quella roba che blocchi tutto, tutto quello che viene da lì...”
Io: “Vuoi dire la quarantena...”
Collega: “Va là, che mi hai capito!”
Io: “Guarda che quella si applica su persone o animali che si ritiene possano avere malattie infettive pericolose per la popolazione del Paese che vorrebbe farli entrare...”
Collega: “Perchè secondo te i Cinesi non sono tutti malati?!”
Pausa.
Io: “Un altro caffè?...”

sabato 5 novembre 2005

 Serie B
Del calderone televisivo, mediamente, faccio volentieri a meno. Delle trasmissioni sportive, soprattutto: sembrano Templi in cui si svolgano rituali dal significato altissimo, anche se si parla, soprattutto, di palle. Quello che sta accadendo a Bonolis è sintomatico di un certo modo di fare e di essere, televisamente parlando. Hai voglia a dire (anzi a far dire) adesso che la cosa era un riempitivo e che tornare a Mediaset era stato fatto con altri scopi, per altri programmi. Prima ti stracciano i maroni per due mesi con 'sto “Serie A”, con il funerale di “Novantesimo minuto” e i diritti alla TV commerciale. Poi, quando si è capito (quasi subito, anzi immediatamente), che la trasmissione era ed è noiosa, carica, prolissa e tutto sommato brutta di suo, si fa marcia indietro. Nessuno piangerà, credo: ancor meno il signor caffè, che di soldi ne prende comunque una vagonata. Però è sintomatico il fatto che si sia dei viziati: o si fa uno share da paura o ci si ritira. Si propongono cambiamenti ed “idee” che rimangono allo stato larvale e, quando il buchetto sul fondo comincia ad allargarsi, ci si mette il salvagente delle dichiarazioni di attrito insanabile e via. Un po' comodo, un po' becero, un po' palloso: come Bonolis (che mi sta simpatico, ma che dovrebbe farsi pagare a parola; sarebbe ancora più ricco).
Troppa grazia, figlioli, troppa grazia...

(Il post era pronto da un po', ma, pare, che “Splinder” abbia avuto -ed ha- qualche problema).

martedì 1 novembre 2005

 Franco & Ciccio Gate
Sono convinto che, meglio di me, molti altri amici Bloggers scriveranno di questo “Nigergate” che tanto materiale, anche indirettamente, ci fornisce in questi giorni. A me ricorda un po' quei film di Franco & Ciccio, degli anni '70. Ai tempi belli della loro carriera, i due riuscivano a produrne anche più di dieci in un anno: fatti con lo stampino, tutti simili. Un pasticcione e uno che si dava arie, ne combinavano di tutti i colori, sempre nelle situazioni più assurde, paradossali. Questo dossier sembra fatto da loro due, improbabile e raffazzonato. Se è vero che esiste un tipo di “Intelligence” del genere, in Italia, dovremmo esserne preoccupati, ma non può non sorgere un moto di ilarità nel vedere come le cose siano fatte alla carlona. Il problema sono le conseguenze. Finchè è tutto un film, i danni non ci sono, ma se si tratta di fare una guerra (vera), le cose cambiano. Il tutto per vendersi lealtà e cieca obbedienza al più forte. La pietra rotola fino a oggi, fino allo show di Washington di ieri. E che fa un baffo perfino a Benigni. Il monello Berlusca, che ha osato (sì, osato, perchè non ci crede nessuno) dire che Lui la guerra non la voleva (però ti passo il foglietto con i suggerimenti, come a scuola...), va a farsi tirare le orecchie da uno che ce l'ha come quelle di Dumbo e che mente anche sulla marca di dentifricio che usa. Se le dicono e se le ridono. E, da buon Italiano “vero”, il presidente (quello con il riporto) approfitta dell'ospitalità per piazzare un po' di comizio elettorale: brutti, sporchi e cattivi questi di centrosinistra. Ecco, niente di che. Un film già visto. Solo che Franco & Ciccio erano molto più bravi. Ed onesti.