domenica 17 dicembre 2006

 La Domenica del Macca vol. 3° (Flash festivi)



"Sa cosa stavo pensando? Io stavo pensando una cosa molto triste, cioè che io, anche in una società più decente di questa, mi troverò sempre con una minoranza di persone. Ma non nel senso di quei film dove c'è un uomo e una donna che si odiano, si sbranano su un'isola deserta perché il regista non crede nelle persone. Io credo nelle persone, però non credo nella maggioranza delle persone. Mi sa che mi troverò sempre a mio agio e d'accordo con una minoranza... e quindi... ".

(Michele, vespista)


lunedì 11 dicembre 2006

 L'idiozia al potere
Solo a pensarle, certe cose, bisognerebbe morire di vergogna.
Qualcuno, probabilmente, morirà sul serio per aver contestato una persona, un “capo” di stato, che sta riportando indietro il Mondo.
Ahmadinejad nega l'Olocausto.
Solo la ragione si può opporre a tanta idiozia, a tanta ignoranza, a tanto schifo.
Come già accaduto, molte volte, sono gli studenti, coloro che fanno della ragione e dell'intelligenza un punto fermo e fondamentale della loro vita, a rischiare di persona.
Perchè, se da una parte del globo scompare un mostro, subito ne riappare uno di riflesso.
In effetti tanta aberrazione non meriterebbe neanche la perdita di un secondo del tempo di una qualsiasi persona dotata di normale raziocinio: eppure bisogna, ancora, trovare il coraggio di condannare senza appello questo scempio.
Interroghiamoci sul perchè non impariamo mai, ma proprio mai.
E non neghiamo almeno questo: viviamo su di un pianeta impazzito.

sabato 9 dicembre 2006

 L'eco di Torino
Di “classe operaia” è meglio non parlare più, evitando di porre, ancora una volta, la questione d'etichetta, ove questa rappresenta un ostacolo alla comprensione di quei fenomeni lavorativi che appaiono e scompaiono ciclicamente.
Di altra portata, probabilmente, è il dissenso che muove, senza stupore, un'altra volta dalle grandi fabbriche del Nord.
Dei fischi di “Mirafiori” dovrebbe far tesoro tutta una parte politica del Governo, che dimostrerebbe, perlomeno, attenzione verso chi parla “dal basso”, ma orgogliosamente (ed obbligatoriamente) in piedi.
Se lo scollamento tra FIOM e CGIL è un fatto quasi privato, inglobato in un percorso di scontro dialettico e politico tutto interno alla più grande organizzazione Sindacale italiana, l'incomprensione sulla finanziaria e sul TFR è ben più ampia.
Ultimo dei tanti colpi inferti ad un tentativo di risollevamento della nostra bilancia dei pagamenti, quello di Torino arriva da più lontano, dall'accettazione di quel ponderoso programma nato per ridisegnare (utopia?) l'intero Paese.
Forse troppo presto si chiede di saldare un conto ancora aperto, che dà credito ad un'ipotesi ardita e difficilissima: un'impazienza dettata dall'urgenza dell'instabilità lavorativa e sociale continua che i ceti più deboli stanno subendo.
Se il tripudio di bandiere rosse del 4 Novembre stava a significare vicinanza ed attenzione a coloro che il lavoro lo vivono come una perenne ansia sul filo del nulla, il dissenso degli operai “garantiti” sta lì a pretendere, dopo aver dato, e molto.
Il centro vitale pare non essersi spostato, se le grida vengono ancora una volta dalla gente da 1000€ al mese, quella categoria vituperata e che infastidisce, vista come un ostacolo al benessere fittizio e inverosimile delle categorie più “alte” (saranno questi i famosi “fannulloni”?).
Tra tutti gli aggiustamenti in “corso d'opera” che giornalmente si fanno su questa finanziaria, c'è una questione politica che si trascina e che va risolta immediatamente, pena il ritiro della fiducia da parte dei cittadini, degli elettori del centro-sinistra.
Sembra quasi impossibile pensare che la culla della lotta su e per il lavoro, la fabbrica, si stia rivoltando contro il suo stesso simbolismo.
Ma sarebbe abbastanza sciocco non intravedere, in questo, un timbro politico ben preciso ed articolato.
Ancora una volta, forse l'ultima, l'uomo “qualunque” chiede di scrivere una parte del cammino Italiano, con pochissime certezze, molti dubbi e ancora non sufficienti garanzie in tasca.

venerdì 8 dicembre 2006

 All You Need Is Love





Si chiude con l'asprezza di un pugno
nei filari scompare fino a divenire sabbia
salita a confondere i personaggi da Vespro
che circondano l'esanime languità di un cielo
e continua a correre con le colline verso il mare.
Diverso da ogni altro immedesimarsi in parole finite
che mi premono in petto insistenti,
fermata richiesta di un pensiero perenne e consolatorio
che mi porterà fino all'altro capo del mondo,
illusione della riconquista fredda e lucente di un segreto
diviso e debole e con ovvietà accolto e custodito.
Fino a che anch'io non sarò che un mistero terminato
e tornerò ad essere Niente.





martedì 5 dicembre 2006

 Il senso dei desideri



Dev'essere quest'autunno caldo.
Cammino e non riesco a respirare: mi sembra che ogni fiato sia una fatica. Trascino senza entusiasmo tutti le cose di giornate piene, ma che sono solo un involucro.
Nei troppi cattivi caffè e nella certezza che la maggior parte delle parole se ne vanno via, dimenticate ancor prima d'essere comprese.
In tutti quegli incontri cordiali e brevi, come racconti non scritti bene.
Una marea di persone occupate a fare qualsiasi cosa, con gli occhi bassi e i passi svelti, tra colonne d'auto piene di musica qualunque e di qualunque inutilità.

Cammino e sento tanta solitudine, intorno.
Io vado verso le braccia di chi m'attende, a cui non dico abbastanza quanto sia importante, quanto sia il mio approdo, sicuro, pulito.
Cammino e cerco la forza di aprirmi, di dargli più di me.
Sembra strano, che Lei lo desideri, ma è così.
E dovrei interrogarmi di meno, sorriderle anche senza motivo.
Ti Amerò per sempre.

domenica 3 dicembre 2006

 La Domenica del Macca vol. 2° (Flash festivi)


“La dignità non consiste nel possedere onori, ma nella coscienza di meritarli”:
“Grazie coglioni per aver votato un pirla”:
“Non è la Libertà che manca; mancano gli uomini liberi”:
“Non ho Comunisti in famiglia”:
“Nella lotta tra te ed il Mondo, stai dalla parte del Mondo”:
“Terùn!”:
“La nostra discendenza dalle scimmie non può costituire, oggi, una scusa per noi”:
“Un uomo solo è sempre in cattiva compagnia”:
“Tasse+tasse+tasse: i coglioni sono serviti”:
“Per il mercante anche l'onestà è speculazione”:
“Sotto l'albero, quest'anno, tasse e un altro inganno”:
“Il prezzo della grandezza è la responsabilità”.

(Autori e stili vari).

venerdì 1 dicembre 2006

 Liberi tutti!



Questa è una buona notizia: il processo Previti andrà in prescrizione. Non possiamo che esserne felici, gioire per la ritrovata serenità di quest'uomo che non sapeva più sorridere. Insieme a lui godranno e, nell'intimo, massacreranno i giudici “rossi”, tutti quelli che hanno capito come vanno le cose: e sono milioni, cari miei, specialmente persone “comuni”. Perchè una cosa è certa, dopo questa ennesima debacle della “giustizia”: che non ha molto più senso indignarsi, incazzarsi, gridare e combattere. Diciamocelo, una volta per tutte: in Italia va bene così, punto e basta. L'appartenenza non è più un fatto di cultura e convinzione, di storia personale e credo universale, ma solo una battaglia tra giustizialisti ed innocentisti, dove ha poca importanza se uno è colpevole: l'assurdo. Una persona viene eletta dai suo concittadini, e questo diviene una sorta di “panno magico”, che ripulisce, d'incanto e senza spargere gocce, tutto il vissuto, qualunque esso sia, di queste persone. Nel nostro Parlamento ci sono 80 gentiluomini tirati a lucido, trasversali a qualsiasi maggioranza possibile. Non solo pagate da tutta la collettività, ma difese da una immunità che sa di ridicolo, di pretestuoso. Hai voglia a parlar di mafia, di corruzione, di occultamento. Sono arrivato al punto di pensare che di queste cose non frega a nessuno. E così devo esser contento, da normale cittadino, per tutti quelli che adesso tireranno un sospiro di sollievo e torneranno, ancor più convinti, a mostrare la loro faccia di impuniti, arroganti, ignoranti ed incivili.
Ma sì, dai!
Che l'ho scritto a fare, questo post?
Vado a prendere un treno per Roma, così domani li guardo in faccia.
Chissà chi abbasserà gli occhi per primo.




sabato 25 novembre 2006

 Esami durissimi


Non è la responsabilità del dover dare delle risposte che mi pesa: è l'ingiustizia di un “sistema”, in cui, con molta banale retorica vecchia e risaputa, sono sempre gli stessi a pagare.

Ieri, una giornata d'autunno senza pioggia, eravamo in mezzo ad una strada, come si usava fare più spesso trent'anni fa, al risveglio di coscienze giovani politicamente ed intellettualmente. Capire che non è cambiato nulla, che lottare per il proprio posto di lavoro, oggi come allora, è durissimo, non solo non consola, ma sconforta. Quando tocchi il portafoglio, allora tutti, dico tutti, si scoprono “compagni” nella lotta. Dargli torto? Impossibile. La mente vaga tra pensieri non certo felici, confondendo scadenze, sogni non più realizzabili e terrene incazzature. Con tutto il contorno di cameratismo assopito e antipatie riposte che, questo sì, mitiga l'atmosfera.

Adesso mi ritroverò a dover studiare Leggi e cavilli di questo farraginoso Stato, cercando di illuminare quei meandri che nascondono non vie di fughe (ho idea che non ce ne siano), ma terreni più agevoli e produttivi: da qui in avanti 50€ fanno la differenza. E la farà anche l'impegnarsi, in toto, affinchè tutti quanti capiscano l'importanza di essere uniti, per una volta, magari la sola ed ultima.

Non voglio essere monotematico, d'ora in avanti.
Anzi: mi sforzerò di parlare di tutt'altro.
Con la testa persa altrove ed il cuore affaticato.






mercoledì 22 novembre 2006

 Esuberanza
La rassegnazione è un male. Provate a guardarla da ogni lato, e resta sempre un male. Anche quando non c'è nient'altro da “sentire”, quando non vi è più alcunchè a cui aggrapparsi. Porta, questo essere, alla visione distorta di affetti, di situazioni, persino dei visi cari. Se possibile, vi è un ambito in cui è ancora più insopportabile: quando si deve lottare, quasi letteralmente per la sopravvivenza.
Questo è un problema lavorativo.
Questo è un problema comune, in questa Paesucolo, per migliaia di persone.
Eppure lasciare il campo senza lottare mi pare un'eresia. Se comprendo lo scoramento, se accetto giustificazioni e motivazioni, se cerco sempre un “perchè”, non significa che la pensi così.
Il lavoro, oltre ad essere un diritto, non è un favore che viene fatto: non si può pensare, in nome di ciò che è stato dato, che si sia sempre in debito. La riconoscenza viene ampiamente risarcita dalla professionalità, dalla serietà, dall'impegno.
Ovvietà.
Ed invece a molti il significato del termine “dignità” è oscuro: forse non viene abbastanza citato nei reality o nelle varie vite in diretta.
Non essere un numero, non essere merce, non essere un “qualcosa che sta lì e non fa male” è decisivo, è fondamentale.
Le battaglie perse in partenza non fanno per me.
Troppo idealista?
Probabile.
Meglio idealista che pirla, comunque.

“Stanco di vedere le parole che muoiono
stanco di vedere che le cose non cambiano
stanco di dover restare all’erta ancora
respirare l’aria come lama alla gola.”

martedì 21 novembre 2006

 Baci & abbracci
Mi toglie dall'imbarazzo questo post-icino.
Sì, così vi risparmio l'elenco dei guai che oggi si è arrichito delle cose peggiori.
Insomma, è per ringraziare due persone deliziose (trovate i link a sinistra...) che mi han ribaltato il template.
Perchè cambiare è bello e perchè hanno fatto un lavoro egregio.
Ma sopratutto perchè oggi, francamente, non mi va di parlare di nient'altro...
Che volete, ho un carattere di merda.

lunedì 20 novembre 2006

 Faziosità


Francamente la “tripletta” della Domenica sera, su RAI3, non è male. Un piccolo spazio di TV non da buttare. Non che, necessariamente, la Televisione debba essere per forza idiota: si può fare intrattenimento anche senza spegnere quel poco di cervello che usiamo. Ieri sera, però, mi sono dovuto, almeno in parte, ricredere, e su Fazio. Non che certe sue espressioni, ripetute fino alla noia (“Grazie davvero”), non siano cassabili, tutt'altro. Tuttavia, un certo garbo ed ospiti spesso assai interessanti mi fanno gradire la sua trasmissione. Ma siamo umani, anzi, televisivamente fallibili. Quando ha annunciato che ci sarà ospite Celentano, è partita una pantomima imbarazzante. Come sottofondo, fisso, quella orribile versione di “Diana” di Paul Anka che solo un incosciente definirebbe “geniale” (il testo sembra scritto da qualcuno sotto anestesia...). Un conteggio delle ore che mancano “all'imperdibile appuntamento” che è a dir poco ridicolo. Il tutto condito da un continuo ripetere di questa ospitata, arrivando fin a chiedere a Padoa Schioppa, giunto fin lì per cercare di spiegare una cosa, ahinoi, serissima come la Finanziaria, se avesse una domanda per il “molleggiato”. Francamente non me lo sarei aspettato. O, forse, a pensarci sì. Fazio è triturato dal gioco dei palinsesti, dove, se perdi un punto di “share”, sei fottuto. Su RAI1 andava Fiorello, compresa la barca di commenti acidi e stizziti del Vaticano. Dura la vita di coloro che fanno la “TV intelligente”. Però non si capisce perchè a noi ci prendano sempre per idioti, comunque.

domenica 19 novembre 2006

 La Domenica del Macca vol. 1°
   (Flash festivi)



"Bravo. Mi piaci quando lo prendi nel culo con fierezza".
(Bicio, filosofo).

sabato 18 novembre 2006

 November Dispenser #2


Nella foto: uno dei nuovi treni delle "Fs" acquistato con fondi pubblici.

Una bomba per tutti.
Il Giappone rivendica il diritto all'atomica. Il prossimo sarà Ferrara.

Un nonno scandaloso.
I cattolici contro la fiction in cui Banfi è il padre di una lesbica che sposa la sua compagna. Non ridiamoci su, è un peccato da perdita di tempo.

Il doppio.
Quantità raddoppiata per gli spinelli ad uso personale. Hip Hip Fumà!

Paura!
Visco: “Il paese è spaventato, lo rassicureremo”. Tolte tutte le foto di Berlusconi.

Punizioni.
Punizione “esemplare” per gli imbecilli che hanno pestato un compagno disabile. Era più semplice dargli una raffica di calci in culo.

Cani.
La nuova “star” di Hollywood è una cagnetta di nome Lola. Farà compagnia a tanti cani di attori.

Bès.
Berlusconi tenta di comprare Senatori del Centro Sinistra “con lusinghe ed altro”. Meno chiacchiere e più soldi, andiamo al sodo.

Premi...
Feltri premiato dalla città di Milano: “Mi ha dato più di quanto io ho dato a Lei”. Infatti: neanche un giornale decente riesce a fare.

Felicità.
“Guardarsi dentro: la felicità nasce solo dall'osservazione interiore”. Così Morelli, nel suo ultimo libro. Per quello Berlusconi è sempre incazzato: guarda, guarda, ma non vede nulla.

Già visto.
Caccia su Internet al video della Spears che fa sesso orale. Sai che novità: basta guardare la clip di una sua canzone qualsiasi.

Lui lo sa.
Berlusconi accusa Prodi di dire “falsità enormi”. Se non lo sai Lui, che ne ha sparate per cinque anni...


 



lunedì 13 novembre 2006

 L'animale Italiano
L'animale Italiano è stanziale, territoriale: conosce a menadita il suo territorio e lo marchia dandogli confini precisi, di solito bar o pizzerie.
L'animale Italiano è geloso dei suoi possedimenti: li condivide con tribù di esemplari simili, essenzialmente riconoscibili dalla stessa parlata, dalla stessa smania di sembrare dei coraggiosi, ma solo tutti assieme.
L'animale Italiano pattuglia il territorio frequentando i cardini dei confini: “wine bar” dove l'happy hour fa felici solo i gestori, gli animali si illudono ubriachi, invece.
L'animale Italiano difficilmente guarda oltre il suo territorio, oltre ciò che a fatica pensa ogni giorno.
L'animale Italiano, per natura, delega, evita, raggira i problemi: elegge suoi rappresentanti che gestiscano tutti i territori, che vi facciano delle migliorie e che dicano che tutto va bene, perchè questo vuole sentire.
L'animale Italiano se ne lava le mani: non deve pensare lui agli altri, non deve preoccuparsi di chi, nel branco, è un isolato, uno diverso.
L'animale Italiano tende a sopravvalutare il suo pensiero: Egli non pensa, parla di riflesso, copia le idee degli altri, le spaccia per sue e se ne dimentica.
L'animale Italiano si accontenta di poco: fare il minimo, nel suo lavoro, fare casino con il branco e tirare l'euro il 15 del mese.
L'animale Italiano ha una guida incontrastata, superiore a tutte le tribù, che veglia sui territori: la TeleVisione, panacea e meraviglia del Mondo.
L'animale Italiano non si sforza di capire: sa che la Verità è una, che solo la TV parla a ragione veduta.
L'animale Italiano gode nella chiacchiera e nella rissa: è tendenzialmente un attaccabrighe, ma mai per motivi seri, altrimenti non sarebbe divertente.
L'animale Italiano non si incazza, se non quando gli toccano le cose importanti: il telefono, la macchina e la squadra di pallone.
L'animale Italiano è felice, tutto sommato.
Sa che, prima o poi, le cose si sistemano: non importa se ci rimettono altri Animali simili, se la Giustizia non paga, se non c'è equità.
Sa che ciò che è provvisorio, con calma, diventa definitivo e prima o poi ci si dimentica di tutto.
Sì, perchè l'Animale Italiano non ha memoria, ma guarda indietro sempre con nostalgia, pur non sapendo nulla, pur non volendo ripensare a nulla.
L'animale Italiano non cambierebbe mai il suo Paese, mai.

Io sono un Animale Italiano.
Io sto cercando di capire il mio Branco.
Se non ci riuscirò, userò la mia testa e solo quella.
Ci provo.

sabato 11 novembre 2006

 November Dispenser #1


Nella foto: ciò che rimane della villa di Berlusconi dopo la Finanziaria.

Pazzi!
Prodi ha definito pazzi coloro che non pensano al futuro del Paese. Un passo avanti: prima eravamo coglioni e mazziati.

La trappola.
Berlusconi prepara una trappola “terrificante” a Prodi, secondo quel gigione di Feltri. Gli aprirà davanti agli occhi l'impermeabile per fargli vedere l'ulteriore trapianto?

Favori.
Il libro di Pansa si sta dimostrando un grande favore alla Destra Italiana. Ha sdoganato anche quelli che gli stessi Fascisti non stanno più a sentire.

L'arte della guerra.
L'otto per mille destinato al recupero ed alla conservazione dell'arte è, invece, finito per finanziare la nostra missione di “Pace” in Iraq. E' meglio l'orrore della cultura.

Trasferito!
Pio Pompa è stato trasferito dal Sismi ad altro organo competente. Con un nome così, ci si immagina a quale organo ci si riferisca.

Un incubo.
Adesso pare che la Franzoni abbia ucciso nel sonno. Più che una farsa, questo è davvero un incubo.

Bravi!
La “Repubblica” loda Bush per non aver piagnucolato all'esito del voto, sostituendo immediatamente Rumsfeld. Però qui non si può fare: i sostituti sono peggio dei trombati.

Visioni.
A Brescia una macchia d'umidità su di un muro attira decine di persone: ci vedono Padre Pio. Io continuo a vedere il ghigno della mia Banca sul conto corrente.

Blasfemia.
Il comico Crozza “crocifisso” dall' “Avvenire” per la sua imitazione del Papa. In effetti, con Papa così, c'è poco da ridere.

Due.
Esce il primo singolo Tozzi-Masini. Le disgrazie non vengono mai sole.

M'annoia. 
E' arrivato il nuovo cd della Mannoia, tutti duetti di musica Brasiliana. Mi sono addormentato solo guardando la copertina.

Capelli.
Un capello di Marilyn Monroe andrà all'asta a Madrid: prezzo base, 500€. Il Berlusca ha un futuro assicurato: santini tricologici.

Di servizio: Clelia, se passi di qui inviami, per favore, un indirizzo mail. Vorrei continuare a commentare i tuoi post.




lunedì 6 novembre 2006

 Un attimo, ancora

Chi non fu mai colpito da una parola,
vi dico io,
e sa aiutarsi da sé
e con le parole -

non può essere salvato.
Né a breve,
né a lunga scadenza.

Rendere una frase resistente,
resistere sulla giostra delle parole.

Nessuno scrive questa frase
se non ha prima sottoscritto.

(Ingeborg Bachmann)

lunedì 16 ottobre 2006

 Ecco, tutto qui
Sto vivendo malissimo.
Non riesco neanche a scrivere, tanta è la rabbia.
Per un pò non aggiornerò questo mio "angolo di riflessione".
Mi dispiace molto.


Ecco, tutto qui.

mercoledì 4 ottobre 2006

 Basta il pensiero



"Munizioni..."
"Phil Tarrantine"
"Morto"
"Dici davvero? Sul lavoro?"
"Cancro della pelle"
"Hai mandato dei fiori?"
"Mi sono fatto la moglie per un pò".

(Daniel Ocean e Rusty Ryan, imprenditori).

venerdì 29 settembre 2006

 Due cose, nel marasma
Nel guazzabuglio di questa Finanziaria, di cui si fan i conti senza l'oste, dato che nascerà, probabilmente, solo oggi, mi pare di poter cogliere la mancanza di un punto qualificante ed un'ennesima rivalsa. Ciò che manca è una trattazione adeguata del “problema” lavoro, specialmente in quella sua estensione problematica e deviata che è il cosiddetto “lavoro temporaneo”. La “Legge 30” va rivista, in maniera precisa su quelle parti che consentono l'applicazione di particolari contratti che, in questi anni, sono stati usati in maniera minima o nulla, sopratutto in rami dell'economia ove si parla di grandi numeri occupazionali (in primis l'industria metalmeccanica o manifatturiera). E' chiaro, ormai, che la precarietà obbligatoria, divenuta, “de facto”, una forma stabile di occupazione assai instabile, è una chiazza da depurare (non da epurare, comunque). Nell'applicazione di una Finanziaria così vasta e pesante, disincentivare le forme più deleterie di applicazione di questi contratti gioverebbe senz'altro al recupero, almeno parziale, di una certa stabilità occupazionale, laddove, e non con merito, il lavoratore dipendente è e resta la principale figura da tassare. Unitamente al rinnovo dei contratti degli Statali, questo capitolo, in pratica inesistente, crea una falla anche ideologica nel programma dell' Unione, che, in campagna elettorale, val bene ricordarlo, sui temi del lavoro era stata, se non chiara, piuttosto determinata. Il numero di contratti atipici, tra l'altro, proprio nel comparto Statale si basa su numeri elevatissimi, se, per esempio, la sola Università di Udine, che è un Ateneo di dimensioni medie, conta sulla prestazione di ben 300 di queste figure. Ecco, allora, che nel complesso di una situazione sì grave, eludere lo scoglio del lavoro e della sua durata, della sua tutela e della sua incentivazione, come unica fonte di reddito onesta e costruttiva diventa ostacolo di proporzioni assai preoccupanti.

La rivalsa, invece, si attua sulla pelle, ancora, degli studenti Italiani. Magari bisognerebbe dire degli studenti “pubblici”, cioè di coloro che s'affidano all'istruzione che uno Stato obbligatoriamente deve dare: distinzione da fare, visto che le Scuole Private godono di una simpatia vieppiù crescente (ma non per tutti, sopratutto per quelli che non possono o vogliono permettersele). La civiltà di uno Stato si rispecchia nella propria formazione, nella Cultura e nell'Istruzione dei giovani: inutile parlare, poi, di speranze deluse se l'Istruzione Pubblica viene regolarmente, quasi sadicamente, presa di mira nella giungla dei soliti tagli di spesa. Siamo allo sfascio, e non è solo dagli articoli di “colore” (mancanza di carta igienica, genitori costretti all'autotassazione per comperare il materiale di pulizia etc. etc.) che lo si evince, ma dalla difficoltà oggettiva di insegnanti ed alunni di fare e ricevere una formazione moderna, adatta e supportata. Sembra, quasi, che ci si dimentichi che una persona istruita sarà un probabile cittadino lavorativamente adatto a far crescere se stesso e il paese, pur non dimenticando che il lavoro, in senso generale, è ormai quasi utopia. Eppure, appena usciti da una riforma, come quella Moratti, aliena da ogni utilità pratica e buona di intenzioni inapplicabili, si ricade a mannaia sulle teste dei bambini e degli insegnati. Segnale oltremodo preoccupante da parte di quella Sinistra che, magari autocelebrandosi un pò, è stata indicata come culla dell'intellettualità Italiana.

Anche su "Kilombo
".
Ed, a proposito di lavoro, vi invito a leggere qui ed a aderire.

giovedì 28 settembre 2006

 Illusione



 


"Ah, che compagnie infelici
cavalieri di specchi, minestre di radici
dormo nella follia
e tutto il teatro con me

Ma senti che odore di carta e incenso
da una parte ti dico grazie
e dall'altra continuo
solo e senza corpo a scornarmi con il vento".

("Confessioni di Alonso Chisciano", Ivano Fossati, 1990)

mercoledì 27 settembre 2006

  Brightness Falls



E' proprio quando sento che potrebbe essere una specie di Epifania, la Vita, che capitano giorni così.
Come se il pensare a qualcosa di ostinato e contrario ti portasse di fronte alla tua idea, che, spietata, mette in moto una macchina da guerra.
Se vai a ritroso mille e mille volte hai perso la meta e più di mille sei ripartito senza bussola per un viaggio che solo tu potevi fare: qui , ora, e senza nessun aiuto.
L'infinita perseveranza del tuo non condannarti ha mietuto la vittima sacrificale dell'essere Amato, ma incapace di ricambiare.
Bellezza che distruggi, parole che ricomponi, musiche senza spartito e pensieri traditi, come tanti altri ieri e tanti altri domani.
Perdesse, una volta, il tuo Io più Nero e trionfasse la Luce del saper attendere, del sapersi accontentare.
La sua Vittoria ti tracima dagli occhi, ti rende cieco e volubile, così estraneo al richiamo della Speranza.
Glaciale è il vento, sferzante ed insieme libero, duro come la perdita di un'occasione.
Anima piccola, senza un attimo di perseveranza, senza Amore, io dico e spero, solo per Oggi.



martedì 26 settembre 2006

 Una bella notizia


L'indulto porta, finalmente, una bella notizia.
E godo molto nel sentire scornarsi coloro che troppo facilmente si ricordano di inveire contro una "
terrorista", dimenticandosi di quello che loro sono: poveri burattini, abili nel nascondere spesso e volentieri delinquenti della stessa risma cui appartengono.
Perchè chi ha pagato deve essere crocefisso, e chi continua ad infangare, denigrare, derubare questo Paese se ne sta con il culo su uno scranno al Parlamento.
Troppe ne abbiamo viste, troppe ne vedremo.
Mi dicessero, una volta per tutte, dove stanno i veri terroristi e chi ha ammazzato decine di persone in questi anni, qui, mica troppo lontano.

domenica 24 settembre 2006

 Cries And Whispers


"My roads uncrossed
White lined and tarred
By believing you
Every colour you are".

(Nota: una risposta alla mail di "Montagne Russe" la trovate nei commenti al post "Spezzo una lancia" del Gemello "Cappuccino").


domenica 17 settembre 2006

 Montagne Russe


"Caro Daniele (Macca),
dopo averci pensato parecchio su, ho deciso di scriverti questa mail. Seppur tu sappia che io amo molto di più il contatto “a voce”, od una lettera scritta a mano, che, forse, non si usa più, ma che fa sempre molto piacere. Ti scrivo perchè ho una netta sensazione: quella delle “montagne russe”. Io la chiamo così: mi succede quando leggo il tuo Blog, “Transit”. Mi sembra una di quelle costruzioni da baraccone, dove si ha l'ebbrezza della discesa, con il senso di smarrimento e la velocità: insomma, come dicevo, come quando si va su quegli affari tipo rollercoaster. Un giorno scrivi di te, del quotidiano: un altro una cosa criptica, magari un po' pretenziosa, demodè, che somiglia tanto al reiterato tentativo di un poeta fallito di non mollare (nonostante, e si era capito, il talento non c'è). Per, poi, magari, passare alla politica, al costume, od all'ironia dei “Dispenser” (quelli sì, li apprezzo!). Per le persone che ti leggono, o almeno una parte di esse, mi pare di capire, tutta questa “schizofrenia” non è proprio il massimo: chi ti segue per una cosa, chi per l'altra, ma mai che nel tuo Blog ci sia un filo conduttore. Ora, io un po' ti conosco: conosco il tuo desiderio di conoscere molte cose, il tuo interesse verso tanti argomenti, il fatto che stai a Sinistra (un difettuccio...), ma anche la tua pigrizia, il tuo sentirti spesso inadeguato di fronte ad altri Bloggers, che reputi molto migliori di te. Però, Daniele, credo tu debba decidere cosa fare con “Transit”: dargli una specie d'indirizzo. Adesso, così com'è, è francamente un po' dispersivo: può dire molto o nulla. Non so se accetterai queste mie righe (che sono, comunque, di stima) e ne farai una riflessione, o se continuerai come ti pare. L'importante è che questa finestra del Blog, che si affaccia su territori infiniti, abbia una cornice degna, definita. Almeno, questo mi sento di dirti.
Un saluto
Davide”

lunedì 11 settembre 2006

 Lutto



Con tutto il cuore spero di sbagliarmi, ma putroppo penso che tra poco celebreremo la definitiva scomparsa del Centro Sinistra.
Amen.


mercoledì 6 settembre 2006

 La cura


Apro la porta e, come ogni volta, posso decidere in quale stanza andare. La mia pigrizia, il troppo lento gesto del girare pagine, oppure il rifugio consolatorio delle cose giuste. In ognuno di questi “spazi” c'è la possibilità di fermarsi, e perdersi: oppure un invito, velato, teso tra i dubbi, ad andare avanti. Avrei dovuto saper coltivare, con l'arguzia e la pazienza di un contadino anziano, tutte le cose e le persone che cura chiedevano. Non, dopo, piangere il ramo rinsecchito.
Da quell'isola, nascosta, magari in una tasca, avrei dovuto portare una foglia dell'albero millenario per lenire in me ciò che respinge la tranquillità ed il perdono.
Però, quel giorno, pioveva.

domenica 3 settembre 2006

 Parole sconosciute
Il miraggio del posto lavorativo fisso è svanito già da un pò, sotto i colpi di un'economia (e di economisti) che hanno dovuto riadattare esigenze e stili di vita. Con, dalla parte delle comparse, i lavoratori, sopratutto giovani, che hanno imparato a riempirsi la bocca con parole come “flessibilità” e “adattamento”, tranne, poi, sputarle nel momento in cui s'accorgono che il loro sapore è amaro, specialmente se di fabbricazione Italiana. Ichino, sul “Corriere”, propone sanzioni per coloro che un posto fisso ce l'hanno, da tempo: immutabile, magari un po' grigio, ma sicuro come che il sole sorge ad Est. Se si dovesse iniziare una specie di “caccia alle streghe” (la solita commissione all'Italiana, di certo pronta a fare dei sostanziosi “distinguo”) scatterebbero la dilazione, la calunnia, la spiata. Giustamente Robecchi, oggi sul “Manifesto”, si scaglia contro una simile ipotesi. Di tante chiacchiere si potrebbe fare un sunto estremamente conciso: è sempre, solo ed unicamente, una questione di mentalità. Ma visto che è Domenica ci mettiamo una ciliegina, che sulla panna (acida) ci sta sempre bene; la parola “onestà”. Peccato che certi dolci, che allietano il dì di festa, risultino indigesti ai più. A tutti coloro, cioè, che se ne fottono altamente di chi lavora sul serio: tanto certe parole, particolarmente nei Palazzi dell'Amministrazione, non si trovano nemmeno sul Vocabolario.