mercoledì 24 maggio 2006

 Dan Jones Report #1
Riepilogo settimanale dell'andamento del Bloghettino “Transit”.
Negli accessi calano gli USA (-30%), di sicuro non attirati dalla mia evidente idiosincrasia a parecchi dei loro Politici.
In salita il Perù (il Perù?!), la Federazione (di nome) Russa, il Giappone , Porto Rico (me gusta) e l'Irlanda (me gusta mucho).
In calo la Spagna, che ha capito che qui si parla, si parla, ma al dunque non ci si arriva mai.
Mi cala anche l'Argentina (-60,8%), paese verso il quale tendiamo ad una preoccupante somiglianza.

Segnalo la tenuta, nelle “Chiavi d'accesso”, degli storici “Essere un bamba”, “Bambacione” e “Sedurre un quarantenne” (informazioni sempre disponibili, preferibilmente area Nord-Est).
Mi onorano, alcune persone, con “Barricadero” e “Che Danie”.
Più preoccupante, anche se bisogna sapere un po' di tutto, “Consigli per rubare portafogli”.
Tra le nuove entrate, “Tremonti imitazioni” (grazie al mio Dio personale, non ci assomiglio in nulla), “Stipendi Parrucchieri” (li pagano, anche?), “Anselma dell'Olio nata” (che è un fatto: sulle scelte matrimoniali è un altro discorso) e “Video di una puntura sul culo”.
Ecco, quello almeno non è il mio.
 Dan Jones Report #1
Riepilogo settimanale dell'andamento del Bloghettino “Transit”.
Negli accessi calano gli USA (-30%), di sicuro non attirati dalla mia evidente idiosincrasia a parecchi dei loro Politici.
In salita il Perù (il Perù?!), la Federazione (di nome) Russa, il Giappone , Porto Rico (me gusta) e l'Irlanda (me gusta mucho).
In calo la Spagna, che ha capito che qui si parla, si parla, ma al dunque non ci si arriva mai.
Mi cala anche l'Argentina (-60,8%), paese verso il quale tendiamo ad una preoccupante somiglianza.

Segnalo la tenuta, nelle “Chiavi d'accesso”, degli storici “Essere un bamba”, “Bambacione” e “Sedurre un quarantenne” (informazioni sempre disponibili, preferibilmente area Nord-Est).
Mi onorano, alcune persone, con “Barricadero” e “Che Danie”.
Più preoccupante, anche se bisogna sapere un po' di tutto, “Consigli per rubare portafogli”.
Tra le nuove entrate, “Tremonti imitazioni” (grazie al mio Dio personale, non ci assomiglio in nulla), “Stipendi Parrucchieri” (li pagano, anche?), “Anselma dell'Olio nata” (che è un fatto: sulle scelte matrimoniali è un altro discorso) e “Video di una puntura sul culo”.
Ecco, quello almeno non è il mio.

lunedì 22 maggio 2006

 La gente piccola
La gente piccola si rintana in casa: socchiude le persiane, quel tanto che basta per guardare, attraverso le fessure, chi viene e chi va.
La gente piccola urla, non parla: fa sapere a tutti ciò che “pensa”, sopratutto quando agli Altri non gliene frega niente.
La gente piccola gode del tuo male, del tuo disagio, della tua litigata, perchè è quello il terreno in cui pensa di essere vincitrice; la perfezione dell'apparenza.
La gente piccola va a puttane, ma anche in Chiesa, tutte le Domeniche: e guarda chi c'è, chi non c'è e chi non c'è è perchè è un senza Dio, ma magari a puttane non ci va.
La gente piccola non legge, non sente, non sa: dice che non guarda la TV, ma lo dice perchè la sua cerchia “parla”. Invece grufulano al cellulare e non invitano mai a cena nessuno.
La gente piccola ti porta al limite, piano piano: sono come le gocce che perforano la roccia, hanno un piano di destabilizzazione del tuo equilibrio.
Guai a cadere nella tentazione di scendere al loro livello: avrebbero già vinto, non una battaglia, tutta la guerra.
La gente piccola si fa le “Alleanze”, perchè così circonda il proprio territorio di persone non amiche, ma utili.
La gente piccola non ha mai saputo cosa voglia dire la pazienza e l'educazione, semplicemente perchè viene “allevata” così, perchè non ha nessun desiderio di elevarsi.
Son dappertutto, sono per strada, nei nostri condomini, negli uffici, al bar.
Sono il motore chiassoso del nostro Paese e quando è Sabato tutti a fare la spesa.
Il frigo pieno e la testa completamente, irrimediabilmente, tristemente vuota.
 La gente piccola
La gente piccola si rintana in casa: socchiude le persiane, quel tanto che basta per guardare, attraverso le fessure, chi viene e chi va.
La gente piccola urla, non parla: fa sapere a tutti ciò che “pensa”, sopratutto quando agli Altri non gliene frega niente.
La gente piccola gode del tuo male, del tuo disagio, della tua litigata, perchè è quello il terreno in cui pensa di essere vincitrice; la perfezione dell'apparenza.
La gente piccola va a puttane, ma anche in Chiesa, tutte le Domeniche: e guarda chi c'è, chi non c'è e chi non c'è è perchè è un senza Dio, ma magari a puttane non ci va.
La gente piccola non legge, non sente, non sa: dice che non guarda la TV, ma lo dice perchè la sua cerchia “parla”. Invece grufulano al cellulare e non invitano mai a cena nessuno.
La gente piccola ti porta al limite, piano piano: sono come le gocce che perforano la roccia, hanno un piano di destabilizzazione del tuo equilibrio.
Guai a cadere nella tentazione di scendere al loro livello: avrebbero già vinto, non una battaglia, tutta la guerra.
La gente piccola si fa le “Alleanze”, perchè così circonda il proprio territorio di persone non amiche, ma utili.
La gente piccola non ha mai saputo cosa voglia dire la pazienza e l'educazione, semplicemente perchè viene “allevata” così, perchè non ha nessun desiderio di elevarsi.
Son dappertutto, sono per strada, nei nostri condomini, negli uffici, al bar.
Sono il motore chiassoso del nostro Paese e quando è Sabato tutti a fare la spesa.
Il frigo pieno e la testa completamente, irrimediabilmente, tristemente vuota.

domenica 14 maggio 2006

 Si vive


Si vîf di timp e di un trimâ da simpri
si vîf di lûsj e di un trimâ ch'al cresj

Si vîf di strades bieles, di cualchi puint colât
di timpi ch'al à di vegni di timp che intant si cûsj intor

Si vîf in doi fint a capî il misteri
di une cjareçe o dal corisji daûr

No si cresj avonde mai cence bogns ricuarts
si vîf distes, ma al coste un pouc di plui

Cul timp si nasj si cresj si reste a mieç
cul timp il timp al divente di seconde man

Si vîf di ales lungjes e di moment lisêrs
di plôe di vôe di ridi e di un vaî ch'a no si viout.


Si vive di tempo e di un tremare eterno
si vive di luce e di un tremare che cresce

Si vive di strade belle e di qualche ponte caduto
di tempo che verrà di tempo che intanto ti si cuce addosso

Si vive in due fino a capire il mistero
di una carezza o del cercarsi

Non si cresce mai abbastanza senza buoni ricordi
si vive comunque, ma costa un po' di più

Col tempo si nasce si cresce si resta a metà
col tempo il tempo diventa di seconda mano

Si vive di ali lunghe e di momenti leggeri
di pioggia di voglia di ridere e di un pianto che non si vede.

(Luigi Maieron-”Si Vîf”-CD Eccher Music,2002)

 Si vive


Si vîf di timp e di un trimâ da simpri
si vîf di lûsj e di un trimâ ch'al cresj

Si vîf di strades bieles, di cualchi puint colât
di timpi ch'al à di vegni di timp che intant si cûsj intor

Si vîf in doi fint a capî il misteri
di une cjareçe o dal corisji daûr

No si cresj avonde mai cence bogns ricuarts
si vîf distes, ma al coste un pouc di plui

Cul timp si nasj si cresj si reste a mieç
cul timp il timp al divente di seconde man

Si vîf di ales lungjes e di moment lisêrs
di plôe di vôe di ridi e di un vaî ch'a no si viout.


Si vive di tempo e di un tremare eterno
si vive di luce e di un tremare che cresce

Si vive di strade belle e di qualche ponte caduto
di tempo che verrà di tempo che intanto ti si cuce addosso

Si vive in due fino a capire il mistero
di una carezza o del cercarsi

Non si cresce mai abbastanza senza buoni ricordi
si vive comunque, ma costa un po' di più

Col tempo si nasce si cresce si resta a metà
col tempo il tempo diventa di seconda mano

Si vive di ali lunghe e di momenti leggeri
di pioggia di voglia di ridere e di un pianto che non si vede.

(Luigi Maieron-”Si Vîf”-CD Eccher Music,2002)

giovedì 11 maggio 2006

 Io, noi, altri...
“Noi siamo gli uni e gli altri sono gli altri. Lo dico per mettere subito le cose in chiaro! Gli
altri sono sempre lì e ci danno sempre sui nervi. Mai che ti lascino in pace! E fossero almeno diversi! Macchè:pretendono di essere migliori di noi. Gli altri sono arroganti,supponenti e intolleranti nei nostri confronti. E' difficile dire cosa pensino davvero. Talvolta abbiamo l'impressione che siano dei matti. Una cosa è certa:vogliono qualcosa da noi,non ci lasciano mai in pace. Ci scrutano con fare provocatorio come se fossimo scappati da uno zoo o fossimo degli extraterrestri. Il minimo che si possa dire è che noi li percepiamo come una minaccia. Se non sapremo difenderci,ci porteranno via tutto quello che abbiamo. Il loro vero desiderio sarebbe quello di eliminarci.
D'altro canto,un mondo senza gli altri ci appare ormai inconcepibile. Alcuni,addirittura,ritengono che noi abbiamo bisogno di loro. Tutta la nostra energia,noi la investiamo per gli altri,pensiamo a loro tutto il giorno e persino di notte. Anche se non li sopportiamo,dipendiamo da loro. Certo che saremmo contenti se scomparissero dal nostro orizzonte,andandosene via da qualche parte. Ma poi,che cosa faremmo? Ci sono due possibilità: o ci ritroveremmo altra gente che ci dà fastidio e allora tutto ricomincerebbe da principio -dovremmo studiare questi nuovi altri e difenderci da loro- oppure -peggio ancora- cominceremmo a litigare tra di noi e allora alcuni di noi diventerebbero gli altri e la nostra identità collettiva finirebbe per non esistere più.
Talvolta mi chiedo se noi siamo davvero gli uni. Perchè è ovvio che siamo al contempo gli altri degli altri. Anche loro hanno bisogno di qualcuno su cui esercitare la propria insofferenza e quelli siamo certamente noi. Non siamo solo noi che dipendiamo da loro: anche loro dipendono in eguale misura da noi e pure loro si rallegrerebbero se noi scomparissimo dal loro orizzonte,andandocene via da qualche parte. Ma poi,probabilmente,finirebbero per rimpiangerci. Non appena ce ne fossimo andati,scatenerebbero delle sanguinose lotte intestine,proprio come faremmo noi se andassero via gli altri.
Non sono cose che si possono dire ad alta voce qui da noi:è solo un mio pensiero segreto che è meglio che tenga per me. Altrimenti,infatti,tutti direbbero:adesso sappiamo come sta la faccenda,caro mio! In fondo tu non sei uno di noi,non lo sei mai stato,ci hai ingannato! Tu sei uno degli altri! E allora,non avrei più nessun motivo per ridere. Mi tirerebbero il collo,questo è certo. E' meglio che non ci pensi troppo:non fa bene alla salute.
Forse quelli della mia parte hanno persino ragione. Talvolta non so neppure io se sono uno degli uni o uno degli altri. E' questo il grave. Più ci penso e più mi è difficile distinguere tra gli uni e gli altri. A guardar bene,ciascuno degli uni assomiglia terribilmente agli altri,e viceversa. Talvolta non so più neppure io se sono uno degli uni,oppure un altro.

Vorrei essere me stesso,ma questo ovviamente è impossibile.

Hans Magnus Enzensberger

(Traduzione di Paola Quadrelli)

 Io, noi, altri...
“Noi siamo gli uni e gli altri sono gli altri. Lo dico per mettere subito le cose in chiaro! Gli
altri sono sempre lì e ci danno sempre sui nervi. Mai che ti lascino in pace! E fossero almeno diversi! Macchè:pretendono di essere migliori di noi. Gli altri sono arroganti,supponenti e intolleranti nei nostri confronti. E' difficile dire cosa pensino davvero. Talvolta abbiamo l'impressione che siano dei matti. Una cosa è certa:vogliono qualcosa da noi,non ci lasciano mai in pace. Ci scrutano con fare provocatorio come se fossimo scappati da uno zoo o fossimo degli extraterrestri. Il minimo che si possa dire è che noi li percepiamo come una minaccia. Se non sapremo difenderci,ci porteranno via tutto quello che abbiamo. Il loro vero desiderio sarebbe quello di eliminarci.
D'altro canto,un mondo senza gli altri ci appare ormai inconcepibile. Alcuni,addirittura,ritengono che noi abbiamo bisogno di loro. Tutta la nostra energia,noi la investiamo per gli altri,pensiamo a loro tutto il giorno e persino di notte. Anche se non li sopportiamo,dipendiamo da loro. Certo che saremmo contenti se scomparissero dal nostro orizzonte,andandosene via da qualche parte. Ma poi,che cosa faremmo? Ci sono due possibilità: o ci ritroveremmo altra gente che ci dà fastidio e allora tutto ricomincerebbe da principio -dovremmo studiare questi nuovi altri e difenderci da loro- oppure -peggio ancora- cominceremmo a litigare tra di noi e allora alcuni di noi diventerebbero gli altri e la nostra identità collettiva finirebbe per non esistere più.
Talvolta mi chiedo se noi siamo davvero gli uni. Perchè è ovvio che siamo al contempo gli altri degli altri. Anche loro hanno bisogno di qualcuno su cui esercitare la propria insofferenza e quelli siamo certamente noi. Non siamo solo noi che dipendiamo da loro: anche loro dipendono in eguale misura da noi e pure loro si rallegrerebbero se noi scomparissimo dal loro orizzonte,andandocene via da qualche parte. Ma poi,probabilmente,finirebbero per rimpiangerci. Non appena ce ne fossimo andati,scatenerebbero delle sanguinose lotte intestine,proprio come faremmo noi se andassero via gli altri.
Non sono cose che si possono dire ad alta voce qui da noi:è solo un mio pensiero segreto che è meglio che tenga per me. Altrimenti,infatti,tutti direbbero:adesso sappiamo come sta la faccenda,caro mio! In fondo tu non sei uno di noi,non lo sei mai stato,ci hai ingannato! Tu sei uno degli altri! E allora,non avrei più nessun motivo per ridere. Mi tirerebbero il collo,questo è certo. E' meglio che non ci pensi troppo:non fa bene alla salute.
Forse quelli della mia parte hanno persino ragione. Talvolta non so neppure io se sono uno degli uni o uno degli altri. E' questo il grave. Più ci penso e più mi è difficile distinguere tra gli uni e gli altri. A guardar bene,ciascuno degli uni assomiglia terribilmente agli altri,e viceversa. Talvolta non so più neppure io se sono uno degli uni,oppure un altro.

Vorrei essere me stesso,ma questo ovviamente è impossibile.

Hans Magnus Enzensberger

(Traduzione di Paola Quadrelli)