venerdì 29 settembre 2006

 Due cose, nel marasma
Nel guazzabuglio di questa Finanziaria, di cui si fan i conti senza l'oste, dato che nascerà, probabilmente, solo oggi, mi pare di poter cogliere la mancanza di un punto qualificante ed un'ennesima rivalsa. Ciò che manca è una trattazione adeguata del “problema” lavoro, specialmente in quella sua estensione problematica e deviata che è il cosiddetto “lavoro temporaneo”. La “Legge 30” va rivista, in maniera precisa su quelle parti che consentono l'applicazione di particolari contratti che, in questi anni, sono stati usati in maniera minima o nulla, sopratutto in rami dell'economia ove si parla di grandi numeri occupazionali (in primis l'industria metalmeccanica o manifatturiera). E' chiaro, ormai, che la precarietà obbligatoria, divenuta, “de facto”, una forma stabile di occupazione assai instabile, è una chiazza da depurare (non da epurare, comunque). Nell'applicazione di una Finanziaria così vasta e pesante, disincentivare le forme più deleterie di applicazione di questi contratti gioverebbe senz'altro al recupero, almeno parziale, di una certa stabilità occupazionale, laddove, e non con merito, il lavoratore dipendente è e resta la principale figura da tassare. Unitamente al rinnovo dei contratti degli Statali, questo capitolo, in pratica inesistente, crea una falla anche ideologica nel programma dell' Unione, che, in campagna elettorale, val bene ricordarlo, sui temi del lavoro era stata, se non chiara, piuttosto determinata. Il numero di contratti atipici, tra l'altro, proprio nel comparto Statale si basa su numeri elevatissimi, se, per esempio, la sola Università di Udine, che è un Ateneo di dimensioni medie, conta sulla prestazione di ben 300 di queste figure. Ecco, allora, che nel complesso di una situazione sì grave, eludere lo scoglio del lavoro e della sua durata, della sua tutela e della sua incentivazione, come unica fonte di reddito onesta e costruttiva diventa ostacolo di proporzioni assai preoccupanti.

La rivalsa, invece, si attua sulla pelle, ancora, degli studenti Italiani. Magari bisognerebbe dire degli studenti “pubblici”, cioè di coloro che s'affidano all'istruzione che uno Stato obbligatoriamente deve dare: distinzione da fare, visto che le Scuole Private godono di una simpatia vieppiù crescente (ma non per tutti, sopratutto per quelli che non possono o vogliono permettersele). La civiltà di uno Stato si rispecchia nella propria formazione, nella Cultura e nell'Istruzione dei giovani: inutile parlare, poi, di speranze deluse se l'Istruzione Pubblica viene regolarmente, quasi sadicamente, presa di mira nella giungla dei soliti tagli di spesa. Siamo allo sfascio, e non è solo dagli articoli di “colore” (mancanza di carta igienica, genitori costretti all'autotassazione per comperare il materiale di pulizia etc. etc.) che lo si evince, ma dalla difficoltà oggettiva di insegnanti ed alunni di fare e ricevere una formazione moderna, adatta e supportata. Sembra, quasi, che ci si dimentichi che una persona istruita sarà un probabile cittadino lavorativamente adatto a far crescere se stesso e il paese, pur non dimenticando che il lavoro, in senso generale, è ormai quasi utopia. Eppure, appena usciti da una riforma, come quella Moratti, aliena da ogni utilità pratica e buona di intenzioni inapplicabili, si ricade a mannaia sulle teste dei bambini e degli insegnati. Segnale oltremodo preoccupante da parte di quella Sinistra che, magari autocelebrandosi un pò, è stata indicata come culla dell'intellettualità Italiana.

Anche su "Kilombo
".
Ed, a proposito di lavoro, vi invito a leggere qui ed a aderire.

giovedì 28 settembre 2006

 Illusione



 


"Ah, che compagnie infelici
cavalieri di specchi, minestre di radici
dormo nella follia
e tutto il teatro con me

Ma senti che odore di carta e incenso
da una parte ti dico grazie
e dall'altra continuo
solo e senza corpo a scornarmi con il vento".

("Confessioni di Alonso Chisciano", Ivano Fossati, 1990)

mercoledì 27 settembre 2006

  Brightness Falls



E' proprio quando sento che potrebbe essere una specie di Epifania, la Vita, che capitano giorni così.
Come se il pensare a qualcosa di ostinato e contrario ti portasse di fronte alla tua idea, che, spietata, mette in moto una macchina da guerra.
Se vai a ritroso mille e mille volte hai perso la meta e più di mille sei ripartito senza bussola per un viaggio che solo tu potevi fare: qui , ora, e senza nessun aiuto.
L'infinita perseveranza del tuo non condannarti ha mietuto la vittima sacrificale dell'essere Amato, ma incapace di ricambiare.
Bellezza che distruggi, parole che ricomponi, musiche senza spartito e pensieri traditi, come tanti altri ieri e tanti altri domani.
Perdesse, una volta, il tuo Io più Nero e trionfasse la Luce del saper attendere, del sapersi accontentare.
La sua Vittoria ti tracima dagli occhi, ti rende cieco e volubile, così estraneo al richiamo della Speranza.
Glaciale è il vento, sferzante ed insieme libero, duro come la perdita di un'occasione.
Anima piccola, senza un attimo di perseveranza, senza Amore, io dico e spero, solo per Oggi.



martedì 26 settembre 2006

 Una bella notizia


L'indulto porta, finalmente, una bella notizia.
E godo molto nel sentire scornarsi coloro che troppo facilmente si ricordano di inveire contro una "
terrorista", dimenticandosi di quello che loro sono: poveri burattini, abili nel nascondere spesso e volentieri delinquenti della stessa risma cui appartengono.
Perchè chi ha pagato deve essere crocefisso, e chi continua ad infangare, denigrare, derubare questo Paese se ne sta con il culo su uno scranno al Parlamento.
Troppe ne abbiamo viste, troppe ne vedremo.
Mi dicessero, una volta per tutte, dove stanno i veri terroristi e chi ha ammazzato decine di persone in questi anni, qui, mica troppo lontano.

domenica 24 settembre 2006

 Cries And Whispers


"My roads uncrossed
White lined and tarred
By believing you
Every colour you are".

(Nota: una risposta alla mail di "Montagne Russe" la trovate nei commenti al post "Spezzo una lancia" del Gemello "Cappuccino").


domenica 17 settembre 2006

 Montagne Russe


"Caro Daniele (Macca),
dopo averci pensato parecchio su, ho deciso di scriverti questa mail. Seppur tu sappia che io amo molto di più il contatto “a voce”, od una lettera scritta a mano, che, forse, non si usa più, ma che fa sempre molto piacere. Ti scrivo perchè ho una netta sensazione: quella delle “montagne russe”. Io la chiamo così: mi succede quando leggo il tuo Blog, “Transit”. Mi sembra una di quelle costruzioni da baraccone, dove si ha l'ebbrezza della discesa, con il senso di smarrimento e la velocità: insomma, come dicevo, come quando si va su quegli affari tipo rollercoaster. Un giorno scrivi di te, del quotidiano: un altro una cosa criptica, magari un po' pretenziosa, demodè, che somiglia tanto al reiterato tentativo di un poeta fallito di non mollare (nonostante, e si era capito, il talento non c'è). Per, poi, magari, passare alla politica, al costume, od all'ironia dei “Dispenser” (quelli sì, li apprezzo!). Per le persone che ti leggono, o almeno una parte di esse, mi pare di capire, tutta questa “schizofrenia” non è proprio il massimo: chi ti segue per una cosa, chi per l'altra, ma mai che nel tuo Blog ci sia un filo conduttore. Ora, io un po' ti conosco: conosco il tuo desiderio di conoscere molte cose, il tuo interesse verso tanti argomenti, il fatto che stai a Sinistra (un difettuccio...), ma anche la tua pigrizia, il tuo sentirti spesso inadeguato di fronte ad altri Bloggers, che reputi molto migliori di te. Però, Daniele, credo tu debba decidere cosa fare con “Transit”: dargli una specie d'indirizzo. Adesso, così com'è, è francamente un po' dispersivo: può dire molto o nulla. Non so se accetterai queste mie righe (che sono, comunque, di stima) e ne farai una riflessione, o se continuerai come ti pare. L'importante è che questa finestra del Blog, che si affaccia su territori infiniti, abbia una cornice degna, definita. Almeno, questo mi sento di dirti.
Un saluto
Davide”

lunedì 11 settembre 2006

 Lutto



Con tutto il cuore spero di sbagliarmi, ma putroppo penso che tra poco celebreremo la definitiva scomparsa del Centro Sinistra.
Amen.


mercoledì 6 settembre 2006

 La cura


Apro la porta e, come ogni volta, posso decidere in quale stanza andare. La mia pigrizia, il troppo lento gesto del girare pagine, oppure il rifugio consolatorio delle cose giuste. In ognuno di questi “spazi” c'è la possibilità di fermarsi, e perdersi: oppure un invito, velato, teso tra i dubbi, ad andare avanti. Avrei dovuto saper coltivare, con l'arguzia e la pazienza di un contadino anziano, tutte le cose e le persone che cura chiedevano. Non, dopo, piangere il ramo rinsecchito.
Da quell'isola, nascosta, magari in una tasca, avrei dovuto portare una foglia dell'albero millenario per lenire in me ciò che respinge la tranquillità ed il perdono.
Però, quel giorno, pioveva.

domenica 3 settembre 2006

 Parole sconosciute
Il miraggio del posto lavorativo fisso è svanito già da un pò, sotto i colpi di un'economia (e di economisti) che hanno dovuto riadattare esigenze e stili di vita. Con, dalla parte delle comparse, i lavoratori, sopratutto giovani, che hanno imparato a riempirsi la bocca con parole come “flessibilità” e “adattamento”, tranne, poi, sputarle nel momento in cui s'accorgono che il loro sapore è amaro, specialmente se di fabbricazione Italiana. Ichino, sul “Corriere”, propone sanzioni per coloro che un posto fisso ce l'hanno, da tempo: immutabile, magari un po' grigio, ma sicuro come che il sole sorge ad Est. Se si dovesse iniziare una specie di “caccia alle streghe” (la solita commissione all'Italiana, di certo pronta a fare dei sostanziosi “distinguo”) scatterebbero la dilazione, la calunnia, la spiata. Giustamente Robecchi, oggi sul “Manifesto”, si scaglia contro una simile ipotesi. Di tante chiacchiere si potrebbe fare un sunto estremamente conciso: è sempre, solo ed unicamente, una questione di mentalità. Ma visto che è Domenica ci mettiamo una ciliegina, che sulla panna (acida) ci sta sempre bene; la parola “onestà”. Peccato che certi dolci, che allietano il dì di festa, risultino indigesti ai più. A tutti coloro, cioè, che se ne fottono altamente di chi lavora sul serio: tanto certe parole, particolarmente nei Palazzi dell'Amministrazione, non si trovano nemmeno sul Vocabolario.

sabato 2 settembre 2006

 Team Manager



"SE VOI SIGNORINE FINIRETE QUESTO CORSO E SE SOPRAVVIVERETE ALL' ADDESTRAMENTO SARETE UN ARMA.
SARETE DISPENSATORI DI MORTE E PREGHERETE PER COMBATTERE.
FINO A QUEL GIORNO SIETE UN SPUTO, LA PIU' BASSA FORMA DI VITA CHE CI SIA NEL GLOBO. NON SIETE NEANCHE FOTTUTI ESSERI UMANI.
SARETE SOLO PEZZI INFORMI DI MATERIA ORGANICA ANFIBIA COMUNEMENTE DETTA MERDA.
DATO CHE SONO UN DURO NON MI ASPETTO DI PIACERVI.
MA PIU' MI ODIERETE E PIU' IMPARERETE.
IO SONO UN DURO, PERO' SONO GIUSTO.
QUI NON SI FANNO DISTINZIONI RAZZIALI, QUI SI RISPETTA GENTAGLIA COME NEGRI, EBREI, ITALIANI O MESSICANI.
QUI VIGE L' UGUAGLIANZA, NON CONTA UN CAZZO NESSUNO.”

(Sergente Hartman, istruttore).

venerdì 1 settembre 2006

 Shining


E' un riflesso di sole sulla facciata del palazzo che mi riporta fino al pomeriggio di un giorno -lontano-.
Forse neanche il luogo ha troppa importanza: le cose, gli spazi vivono perchè sono riempiti dalle persone, le persone danno valore. E neanche vuol dire il ricordo, o il rimpianto. Si apre un momento, questo sì, in cui basta pochissimo perchè il mare intorno si quieti. La netta sensazione della leggerezza nelle cose, che si allontanano, senza riverberi, chiare. Riesco a goderne appieno, lo sento. C'è una fascia impercettibile di gioia, proprio uno scintillio quasi accecante. Coglierlo è già una vittoria. E così passa un'altro piccolo, insignificante frammento di me e della mia vita.