domenica 17 dicembre 2006

 La Domenica del Macca vol. 3° (Flash festivi)



"Sa cosa stavo pensando? Io stavo pensando una cosa molto triste, cioè che io, anche in una società più decente di questa, mi troverò sempre con una minoranza di persone. Ma non nel senso di quei film dove c'è un uomo e una donna che si odiano, si sbranano su un'isola deserta perché il regista non crede nelle persone. Io credo nelle persone, però non credo nella maggioranza delle persone. Mi sa che mi troverò sempre a mio agio e d'accordo con una minoranza... e quindi... ".

(Michele, vespista)


lunedì 11 dicembre 2006

 L'idiozia al potere
Solo a pensarle, certe cose, bisognerebbe morire di vergogna.
Qualcuno, probabilmente, morirà sul serio per aver contestato una persona, un “capo” di stato, che sta riportando indietro il Mondo.
Ahmadinejad nega l'Olocausto.
Solo la ragione si può opporre a tanta idiozia, a tanta ignoranza, a tanto schifo.
Come già accaduto, molte volte, sono gli studenti, coloro che fanno della ragione e dell'intelligenza un punto fermo e fondamentale della loro vita, a rischiare di persona.
Perchè, se da una parte del globo scompare un mostro, subito ne riappare uno di riflesso.
In effetti tanta aberrazione non meriterebbe neanche la perdita di un secondo del tempo di una qualsiasi persona dotata di normale raziocinio: eppure bisogna, ancora, trovare il coraggio di condannare senza appello questo scempio.
Interroghiamoci sul perchè non impariamo mai, ma proprio mai.
E non neghiamo almeno questo: viviamo su di un pianeta impazzito.

sabato 9 dicembre 2006

 L'eco di Torino
Di “classe operaia” è meglio non parlare più, evitando di porre, ancora una volta, la questione d'etichetta, ove questa rappresenta un ostacolo alla comprensione di quei fenomeni lavorativi che appaiono e scompaiono ciclicamente.
Di altra portata, probabilmente, è il dissenso che muove, senza stupore, un'altra volta dalle grandi fabbriche del Nord.
Dei fischi di “Mirafiori” dovrebbe far tesoro tutta una parte politica del Governo, che dimostrerebbe, perlomeno, attenzione verso chi parla “dal basso”, ma orgogliosamente (ed obbligatoriamente) in piedi.
Se lo scollamento tra FIOM e CGIL è un fatto quasi privato, inglobato in un percorso di scontro dialettico e politico tutto interno alla più grande organizzazione Sindacale italiana, l'incomprensione sulla finanziaria e sul TFR è ben più ampia.
Ultimo dei tanti colpi inferti ad un tentativo di risollevamento della nostra bilancia dei pagamenti, quello di Torino arriva da più lontano, dall'accettazione di quel ponderoso programma nato per ridisegnare (utopia?) l'intero Paese.
Forse troppo presto si chiede di saldare un conto ancora aperto, che dà credito ad un'ipotesi ardita e difficilissima: un'impazienza dettata dall'urgenza dell'instabilità lavorativa e sociale continua che i ceti più deboli stanno subendo.
Se il tripudio di bandiere rosse del 4 Novembre stava a significare vicinanza ed attenzione a coloro che il lavoro lo vivono come una perenne ansia sul filo del nulla, il dissenso degli operai “garantiti” sta lì a pretendere, dopo aver dato, e molto.
Il centro vitale pare non essersi spostato, se le grida vengono ancora una volta dalla gente da 1000€ al mese, quella categoria vituperata e che infastidisce, vista come un ostacolo al benessere fittizio e inverosimile delle categorie più “alte” (saranno questi i famosi “fannulloni”?).
Tra tutti gli aggiustamenti in “corso d'opera” che giornalmente si fanno su questa finanziaria, c'è una questione politica che si trascina e che va risolta immediatamente, pena il ritiro della fiducia da parte dei cittadini, degli elettori del centro-sinistra.
Sembra quasi impossibile pensare che la culla della lotta su e per il lavoro, la fabbrica, si stia rivoltando contro il suo stesso simbolismo.
Ma sarebbe abbastanza sciocco non intravedere, in questo, un timbro politico ben preciso ed articolato.
Ancora una volta, forse l'ultima, l'uomo “qualunque” chiede di scrivere una parte del cammino Italiano, con pochissime certezze, molti dubbi e ancora non sufficienti garanzie in tasca.

venerdì 8 dicembre 2006

 All You Need Is Love





Si chiude con l'asprezza di un pugno
nei filari scompare fino a divenire sabbia
salita a confondere i personaggi da Vespro
che circondano l'esanime languità di un cielo
e continua a correre con le colline verso il mare.
Diverso da ogni altro immedesimarsi in parole finite
che mi premono in petto insistenti,
fermata richiesta di un pensiero perenne e consolatorio
che mi porterà fino all'altro capo del mondo,
illusione della riconquista fredda e lucente di un segreto
diviso e debole e con ovvietà accolto e custodito.
Fino a che anch'io non sarò che un mistero terminato
e tornerò ad essere Niente.





martedì 5 dicembre 2006

 Il senso dei desideri



Dev'essere quest'autunno caldo.
Cammino e non riesco a respirare: mi sembra che ogni fiato sia una fatica. Trascino senza entusiasmo tutti le cose di giornate piene, ma che sono solo un involucro.
Nei troppi cattivi caffè e nella certezza che la maggior parte delle parole se ne vanno via, dimenticate ancor prima d'essere comprese.
In tutti quegli incontri cordiali e brevi, come racconti non scritti bene.
Una marea di persone occupate a fare qualsiasi cosa, con gli occhi bassi e i passi svelti, tra colonne d'auto piene di musica qualunque e di qualunque inutilità.

Cammino e sento tanta solitudine, intorno.
Io vado verso le braccia di chi m'attende, a cui non dico abbastanza quanto sia importante, quanto sia il mio approdo, sicuro, pulito.
Cammino e cerco la forza di aprirmi, di dargli più di me.
Sembra strano, che Lei lo desideri, ma è così.
E dovrei interrogarmi di meno, sorriderle anche senza motivo.
Ti Amerò per sempre.

domenica 3 dicembre 2006

 La Domenica del Macca vol. 2° (Flash festivi)


“La dignità non consiste nel possedere onori, ma nella coscienza di meritarli”:
“Grazie coglioni per aver votato un pirla”:
“Non è la Libertà che manca; mancano gli uomini liberi”:
“Non ho Comunisti in famiglia”:
“Nella lotta tra te ed il Mondo, stai dalla parte del Mondo”:
“Terùn!”:
“La nostra discendenza dalle scimmie non può costituire, oggi, una scusa per noi”:
“Un uomo solo è sempre in cattiva compagnia”:
“Tasse+tasse+tasse: i coglioni sono serviti”:
“Per il mercante anche l'onestà è speculazione”:
“Sotto l'albero, quest'anno, tasse e un altro inganno”:
“Il prezzo della grandezza è la responsabilità”.

(Autori e stili vari).

venerdì 1 dicembre 2006

 Liberi tutti!



Questa è una buona notizia: il processo Previti andrà in prescrizione. Non possiamo che esserne felici, gioire per la ritrovata serenità di quest'uomo che non sapeva più sorridere. Insieme a lui godranno e, nell'intimo, massacreranno i giudici “rossi”, tutti quelli che hanno capito come vanno le cose: e sono milioni, cari miei, specialmente persone “comuni”. Perchè una cosa è certa, dopo questa ennesima debacle della “giustizia”: che non ha molto più senso indignarsi, incazzarsi, gridare e combattere. Diciamocelo, una volta per tutte: in Italia va bene così, punto e basta. L'appartenenza non è più un fatto di cultura e convinzione, di storia personale e credo universale, ma solo una battaglia tra giustizialisti ed innocentisti, dove ha poca importanza se uno è colpevole: l'assurdo. Una persona viene eletta dai suo concittadini, e questo diviene una sorta di “panno magico”, che ripulisce, d'incanto e senza spargere gocce, tutto il vissuto, qualunque esso sia, di queste persone. Nel nostro Parlamento ci sono 80 gentiluomini tirati a lucido, trasversali a qualsiasi maggioranza possibile. Non solo pagate da tutta la collettività, ma difese da una immunità che sa di ridicolo, di pretestuoso. Hai voglia a parlar di mafia, di corruzione, di occultamento. Sono arrivato al punto di pensare che di queste cose non frega a nessuno. E così devo esser contento, da normale cittadino, per tutti quelli che adesso tireranno un sospiro di sollievo e torneranno, ancor più convinti, a mostrare la loro faccia di impuniti, arroganti, ignoranti ed incivili.
Ma sì, dai!
Che l'ho scritto a fare, questo post?
Vado a prendere un treno per Roma, così domani li guardo in faccia.
Chissà chi abbasserà gli occhi per primo.