Esami durissimi
Non è la responsabilità del dover dare delle risposte che mi pesa: è l'ingiustizia di un “sistema”, in cui, con molta banale retorica vecchia e risaputa, sono sempre gli stessi a pagare.
Ieri, una giornata d'autunno senza pioggia, eravamo in mezzo ad una strada, come si usava fare più spesso trent'anni fa, al risveglio di coscienze giovani politicamente ed intellettualmente. Capire che non è cambiato nulla, che lottare per il proprio posto di lavoro, oggi come allora, è durissimo, non solo non consola, ma sconforta. Quando tocchi il portafoglio, allora tutti, dico tutti, si scoprono “compagni” nella lotta. Dargli torto? Impossibile. La mente vaga tra pensieri non certo felici, confondendo scadenze, sogni non più realizzabili e terrene incazzature. Con tutto il contorno di cameratismo assopito e antipatie riposte che, questo sì, mitiga l'atmosfera.
Adesso mi ritroverò a dover studiare Leggi e cavilli di questo farraginoso Stato, cercando di illuminare quei meandri che nascondono non vie di fughe (ho idea che non ce ne siano), ma terreni più agevoli e produttivi: da qui in avanti 50€ fanno la differenza. E la farà anche l'impegnarsi, in toto, affinchè tutti quanti capiscano l'importanza di essere uniti, per una volta, magari la sola ed ultima.
Non voglio essere monotematico, d'ora in avanti.
Anzi: mi sforzerò di parlare di tutt'altro.
Con la testa persa altrove ed il cuore affaticato.

Un attimo, ancora