mercoledì 31 ottobre 2007

 I Compagni




Qualcuno ha alzato il sopracciglio, qualcun altro ha girato la testa: i più si sono limitati a spazzolare il loro piatto e gli ardimentosi a leggere il giornale locale. Un po' di casino, lo ammetto, chè quando ci si infervora (aiuta un rosso, seppur freddo, eresia), quando si discute, al tono, poi, non ci si fa caso. Dal "Che", alla Finanziaria, il gusto di ritrovare persone care, con cui non sempre si ha l'occasione di stare. Un pranzo che si protrae fino a sera, in giro per locali, quelli un po' nascosti di un giorno finalmente autunnale. Anche il fumo di un fogôlar appena acceso fa aumentare il buonumore. Si ride davvero, si mangiucchia di nuovo, si beve ancora. Penso, allora, che usare la parola “Compagno” abbia un significato, scevro dalle ideologie e tanto folclorismo. Il Compagno è un po' speciale, un po' più di un collega, con cui hai sintonia: il Compagno è il momento, il luogo, le parole. Brutto che molti pensino che sia solo una maniera di tenere in vita discorsi da sovversivi o da ridicoli nostalgici. Bisogna esserci, per capire: bisogna dimenticare un po' di guai, per poche ore, e rendersi conto che la cosa che si è fatta di più è stato sorridere.

Nella foto (low quality): vagonata di bagigi, per coloro che, ahimè, ancora non sanno dell'importanza di questo elemento nelle conversazioni più evolute.

Chiedo scusa se, in questi giorni, non vi curo, come cerco di fare sempre: troppi impegni (anche piacevoli, và) e poco tempo. Approfitterò dei dì di "Festa" per passare a vedere com'è. Mi raccomando, non fate pazzie stasera, che la Chiesa non vuole...
 I Compagni




Qualcuno ha alzato il sopracciglio, qualcun altro ha girato la testa: i più si sono limitati a spazzolare il loro piatto e gli ardimentosi a leggere il giornale locale. Un po' di casino, lo ammetto, chè quando ci si infervora (aiuta un rosso, seppur freddo, eresia), quando si discute, al tono, poi, non ci si fa caso. Dal "Che", alla Finanziaria, il gusto di ritrovare persone care, con cui non sempre si ha l'occasione di stare. Un pranzo che si protrae fino a sera, in giro per locali, quelli un po' nascosti di un giorno finalmente autunnale. Anche il fumo di un fogôlar appena acceso fa aumentare il buonumore. Si ride davvero, si mangiucchia di nuovo, si beve ancora. Penso, allora, che usare la parola “Compagno” abbia un significato, scevro dalle ideologie e tanto folclorismo. Il Compagno è un po' speciale, un po' più di un collega, con cui hai sintonia: il Compagno è il momento, il luogo, le parole. Brutto che molti pensino che sia solo una maniera di tenere in vita discorsi da sovversivi o da ridicoli nostalgici. Bisogna esserci, per capire: bisogna dimenticare un po' di guai, per poche ore, e rendersi conto che la cosa che si è fatta di più è stato sorridere.

Nella foto (low quality): vagonata di bagigi, per coloro che, ahimè, ancora non sanno dell'importanza di questo elemento nelle conversazioni più evolute.

Chiedo scusa se, in questi giorni, non vi curo, come cerco di fare sempre: troppi impegni (anche piacevoli, và) e poco tempo. Approfitterò dei dì di "Festa" per passare a vedere com'è. Mi raccomando, non fate pazzie stasera, che la Chiesa non vuole...

martedì 30 ottobre 2007

 Infinite possibilità




Tento un parallelo azzardato. L'Italia è meglio degli Stati Uniti, Patria della “seconda possibilità”: da noi le possibilità sono, all'atto pratico, infinite. Il primo personaggio del paragone è Callisto Tanzi. Dopo aver messo sul lastrico se stesso e, con lui, migliaia di risparmiatori, dopo aver foraggiato a destra e a manca (letteralmente) generazioni di politici nostrani, in attesa di giudizio, se ne sta nella sua villona con piscina ed esce, a piacimento (e sotto scorta, pagata da noi) per i suoi affari, che sono ancora in piedi. Chiedono ai paesani se siano incazzati con lui, e niente: sembra quasi un benefattore, chè la colpa non è sua, è una brava persona. Certezza della pena, forse: perdono senz'altro, povera stella. Secondo personaggio: Marco Ahmetovic. Ubriaco marcio, uccide quattro ragazzi, il più anziano di 19 anni. Totale della pena: sei anni e sei mesi, che stà “sontando” in u Residence, con TV al plasma e accessori vari. Adesso finirà come “testimonial” contro la guida in stato d'ebbrezza e ha preso trentamila€ per il libro che sta scrivendo (?). Intanto, varie trasmissioni entrano ed escono allegramente dalla sua “prigione”, facendo servizi e pagandoli fino ad ottomila euro. Ecco, il paragone c'è? Eccome. Questi due sono figli della magnaminità infinita che abbiamo. Certamente siamo un Popolo di persone per bene. Talmente per bene che par brutto che chi compie cose del genere non possa fare almeno un po' di soldi o restare in pista lavorando. Ma sì, dài. Chi ce lo fa fare di romperci le palle? Almeno così, in TV, c'è qualcosa da vedere.

Jean Bazaine, "L'enfant et la nuit", 1949, Centre Pompidou, Parigi.

Up-date: mi spiace di non aver risposto ai Vostri commenti, ma sono tornato adesso (in effetti i pranzi con i colleghi del Sindacato sono maratone, grazie al cielo). Non mi trovo d'accordo con alcuni di Voi. Non si tratta di giustizialismo, ma di Giustizia. Panchi, scusa, ma un conto è alzare i gomito, un conto è ammazzare quattro persone. Su questo non ci siamo. Se era uno di Tolmezzo (per dire), era uguale, non è che siccome è Rom è diverso. Abbiate pazienza, ma in queste due storie io ci vedo l'incapacità di tutti noi di dare la giusta pena a chi la merita. Tanzi, Molto_docile, io non lo giustifico neanche per un minuto: in villa? Per piacere...
 Infinite possibilità




Tento un parallelo azzardato. L'Italia è meglio degli Stati Uniti, Patria della “seconda possibilità”: da noi le possibilità sono, all'atto pratico, infinite. Il primo personaggio del paragone è Callisto Tanzi. Dopo aver messo sul lastrico se stesso e, con lui, migliaia di risparmiatori, dopo aver foraggiato a destra e a manca (letteralmente) generazioni di politici nostrani, in attesa di giudizio, se ne sta nella sua villona con piscina ed esce, a piacimento (e sotto scorta, pagata da noi) per i suoi affari, che sono ancora in piedi. Chiedono ai paesani se siano incazzati con lui, e niente: sembra quasi un benefattore, chè la colpa non è sua, è una brava persona. Certezza della pena, forse: perdono senz'altro, povera stella. Secondo personaggio: Marco Ahmetovic. Ubriaco marcio, uccide quattro ragazzi, il più anziano di 19 anni. Totale della pena: sei anni e sei mesi, che stà “sontando” in u Residence, con TV al plasma e accessori vari. Adesso finirà come “testimonial” contro la guida in stato d'ebbrezza e ha preso trentamila€ per il libro che sta scrivendo (?). Intanto, varie trasmissioni entrano ed escono allegramente dalla sua “prigione”, facendo servizi e pagandoli fino ad ottomila euro. Ecco, il paragone c'è? Eccome. Questi due sono figli della magnaminità infinita che abbiamo. Certamente siamo un Popolo di persone per bene. Talmente per bene che par brutto che chi compie cose del genere non possa fare almeno un po' di soldi o restare in pista lavorando. Ma sì, dài. Chi ce lo fa fare di romperci le palle? Almeno così, in TV, c'è qualcosa da vedere.

Jean Bazaine, "L'enfant et la nuit", 1949, Centre Pompidou, Parigi.

Up-date: mi spiace di non aver risposto ai Vostri commenti, ma sono tornato adesso (in effetti i pranzi con i colleghi del Sindacato sono maratone, grazie al cielo). Non mi trovo d'accordo con alcuni di Voi. Non si tratta di giustizialismo, ma di Giustizia. Panchi, scusa, ma un conto è alzare i gomito, un conto è ammazzare quattro persone. Su questo non ci siamo. Se era uno di Tolmezzo (per dire), era uguale, non è che siccome è Rom è diverso. Abbiate pazienza, ma in queste due storie io ci vedo l'incapacità di tutti noi di dare la giusta pena a chi la merita. Tanzi, Molto_docile, io non lo giustifico neanche per un minuto: in villa? Per piacere...

lunedì 29 ottobre 2007

 Miracle Drug



Gli U2 non hanno fatto nulla d'illegale (a parte l'ultimo album, un disco da considerare criminale, tanto è brutto). Hanno imparato a farsi furbi: mi aumenti le tasse e io emigro i guadagni in Olanda, chè se lo fa un marpione come Mick Jagger il suo motivo ci sarà. Dio Bono (che non è una bestemmia, per favore) ammolla bei soldini alle giustissime cause pro-Africa, probabilmente lo fanno anche i suoi tre amici. Quel che dà pensiero (oddio, pensiero poi...) è che tra le miriadi di Società controllate dal Gruppo (210 milioni di € fatturato 2006), ve ne sia una, “Not Us” (l'ironia degli Irlandesi) che ha “devoluto” 18 milioni di euro a quattro persone senza nome, né qualifica. Vuol dire che ognuno di questi “impiegati” prende, circa, 375000€ al mese. Ditemi dove si fa domanda. Chi fa i soldi con le sue forze e legalmente, ha il mio plauso. Per me quei quattro suonano e cantano in giro per il Mondo. Magari, allora, invece di essere un giorno sì ed uno no sulle prime pagine a stringer mani a questo e a quello, Bono & Co, pensassero a fare canzoni decenti, così quei quattro potranno avere un aumento, poverini.

Matthew Gordon, "Endless Possibilities", 2007, Institute Of Contemporary Art, London.
 Miracle Drug



Gli U2 non hanno fatto nulla d'illegale (a parte l'ultimo album, un disco da considerare criminale, tanto è brutto). Hanno imparato a farsi furbi: mi aumenti le tasse e io emigro i guadagni in Olanda, chè se lo fa un marpione come Mick Jagger il suo motivo ci sarà. Dio Bono (che non è una bestemmia, per favore) ammolla bei soldini alle giustissime cause pro-Africa, probabilmente lo fanno anche i suoi tre amici. Quel che dà pensiero (oddio, pensiero poi...) è che tra le miriadi di Società controllate dal Gruppo (210 milioni di € fatturato 2006), ve ne sia una, “Not Us” (l'ironia degli Irlandesi) che ha “devoluto” 18 milioni di euro a quattro persone senza nome, né qualifica. Vuol dire che ognuno di questi “impiegati” prende, circa, 375000€ al mese. Ditemi dove si fa domanda. Chi fa i soldi con le sue forze e legalmente, ha il mio plauso. Per me quei quattro suonano e cantano in giro per il Mondo. Magari, allora, invece di essere un giorno sì ed uno no sulle prime pagine a stringer mani a questo e a quello, Bono & Co, pensassero a fare canzoni decenti, così quei quattro potranno avere un aumento, poverini.

Matthew Gordon, "Endless Possibilities", 2007, Institute Of Contemporary Art, London.

domenica 28 ottobre 2007

 La libertà è partecipazione

Oggi fanno cinque anni che siamo senza il Signor G.
Senz'altro cinque anni più vuoti.


sabato 27 ottobre 2007

 The First Picture Of You


La piega dalla parte del bianco, stende gli angoli ormai mangiati dal tempo, la piega ancora, la stira, la liscia.
Poi la guarda, dalla parte del ricordo, dalla parte del dolore.
E si stupisce di come anche quello vada via via sbiadendo, perchè forse molte volte era troppo forte per cercare di scacciarlo, ma non per perdersi dentro un macchia di compatimento, anche sapendo che solo Lui ci pensava, nessun altro.
Dietro, una fila di vigneti, che diventano minuscoli verso il sole pallido del tramonto.
Mezzo sorriso, basta.
Eccome se bastava. Ci poteva fare quasi una settimana, con mezzo sorriso: esattamente il tempo che li divideva ogni volta.
E ogni volta s'allungava, come le ombre d'inverno, anzi d'autunno, che gli piacevano tanto.
Voleva un'altra possibilità, un'altra prospettiva, magari un'altra convinzione, un altro pensiero, migliore, più rapido, più inutile.
Non ogni giorno, ora, guardava quel viso.
Doveva cercare il libro ove lo aveva riposto: e non si nascondeva il sottile piacere di permettersi di confondersi, tra i volumi della libreria, magari lasciando perdere.

Non si erano dati una seconda possibilità.
Come quella foto.
La prima.
L'unica.

Germaine Dulac, "The Smiling Madame Beudet", 1923, Actual Exhibition, Tate Modern, London.

venerdì 26 ottobre 2007

 Idiot Wind



Cambio di rotta, in corsa: oggi volevo scrivere dell' “Unità”, lo farò domani, tanto non scappa.
Mio malgrado devo, ancora una volta, andare a notare gli angoli sporchi.
Come quando vai in Hotel e vedi che nella hall ci sono le ragnatele vicino alle porte.
Se una persona non si sente, per una volta, per sempre, per quanto gli pare, di scrivere qualcosa, nel suo “Blog” (sito, o quello che è), non c'è obbligo.
Se copia, è un fesso.
Se poi, oltre a dimostrare un'incapacità cronica di ragionamento, usa il plagio per virare il testo altrui in offesa, non c'è Santo in un Paradiso qualsiasi che tenga.
Quando dissi, a suo tempo, che la “Rete” è il regno dei vigliacchi, non credevo di essere smentito per troppa benevolenza.
Eppure, qualcuno il fondo lo raschia e va oltre.
Compatirli è già molto: sopportarli, un'impresa eroica, far finta che non esistano un esercizio di moralità superiore (almeno alla mia). Resterebbe una bella denuncia, ma dare lavoro a persone già oberate, per perseguire dei poverini, è controproducente.
Poi, magari, pensano d'essere qualcuno.
Invece non sono proprio nessuno.
Benediceteli, perchè ci sarà sempre un pirla così dopo di Voi.

Langlands and Bell (Ben Langlands; Niki Bell), "Friday Mosque, Yazd, Iran", 1996, Tate Modern.

giovedì 25 ottobre 2007

 Happy Birthday?




Come siamo egoisti.
Per una volta che la pupattola vuole andare ad una festa di Compleanno, anziché a Kung-Fu (sì, sì). Stavolta vai tu: io mi rompo, alle Feste. Anch'io. Non so cosa dire a gente che non vedo mai. Io sì? Ma magari tu, con le mamme: vi mettete a parlare di bambini, di altri figli, roba così. L'ultima volta erano quasi tutti papà. Appunto, magari ti diverti più che con le mamme. Istighi al delitto? Un po'. Dov'è 'sta Festa? Da “Mc'Donalds”. Ancora? Ogni anno la stessa solfa. E che non hanno spazio. Ho capito, ma lì ingurgitano montagne di schifezze, e poi mi dici che ha i brufoletti sul naso. Vengono anche a te, i brufoletti. Vero, ma a stare lì mi vengono sulle palle, a me. Capito: vado io. Tu Sabato ti fai catechismo e piscina. Forse mi viene voglia di un hamburger.

(A quello che so, oggi, un hamburger costa, in questa catena di fast food, un euro. Ecco, invece di darlo a loro, convincete qualcuno a mandarlo a "Sei Gradi". Meglio, molto meglio).

Edward Burra, "The Snack Bar", 1930, Tate Modern.

mercoledì 24 ottobre 2007

 Ognun Bale Cun So Agne™(*)


Ve la faccio breve, così vi tengo di meno. Il Presidente della Provincia di Udine si deve dimettere, perchè, in cambio di voti, ha promesso un lavoro ad un altro esimio personaggio. Solo che, poi, questo lavoro non è saltato fuori: è venuta fuori la storia, però. A rigor di logica, questi sono due delinquenti: il secondo si potrebbe candidare perfino per la carica di Sindaco, l'anno prossimo. Adesso, sentite questa; la CDL, che appoggiava l'esimio Presidente, vuole la sua testa. Neanche a dirlo, chè dopo una figura così io emigrerei, rinverdendo passati poco fausti della mia gente. Siccome par brutto lasciare la Presidenza a quelli della Sinistra (scherziamo, i filo-comunisti in Friuli? Roba da cosacchi), allora bisogna tener duro: ovvero, buttarlo fuori sì, ma quando va bene a Noi. E per tenerlo buono, perchè non smaroni, gli si promette una bella lista, tutta sua, alle prossime Regionali. E due salami, un prosciutto, una bottiglia di Tocai (chè non si chiama più così, ma a me non frega). E sì, perchè non sembra neanche lontanamente sfiorare l'idea, a questi, che uno così meriterebbe l'oblio e punto. Così lo premiamo, magari ci ripensa, magari ci si scorda di tutto un'altra volta. Ma chi ci batte, a noi, italioti?

(*)Trad.: “Ognuno balla con sua Zia”, che nell'eccezione Popolare (quindi veritiera) significa che ognuno si assume le proprie responsabilità. "Ognuno" non vuol dire “tutti”, ovvio.


Öyvind FahlstrÖm, "Column no. 4 (IB-Affair)", 1974, Tate Modern.

martedì 23 ottobre 2007

 Have A Venice Day



● Venezia dev'essere bella, ormai, solo per i Veneziani: gli altri camminano come oche, dubito vedano veramente qualcosa:
● la città è un po' più pulita, saranno in Campagna Elettorale;
● se ci mettiamo a fare i ladri, Compagni, suggerisco di operare in Giappone: i Giapponesi sono tutti a Venezia;
● gli “artisti” sono sempre molto seri e soprattutto incazzati, probabilmente perchè guardano altri “artisti” che sono esposti, e loro no;
● agli Americani sta sull'anima la guerra in Iraq e si vede;
● gli altri “artisti” prendono per il culo gli Americani sulla guerra in Iraq;
● la gente normale ha problemi, ma cerca di risolverli: gli “artisti” hanno grossi problemi, e li espongono;
● l'Arte non è per tutti, ma, a giudicare dal numero di presenti, tutti sanno d'Arte;
● se l'Arte eleva, perchè appena fuori dall'esposizione la gente butta le carte per terra?;
● la “Biennale” è (sich!) ogni due anni, probabilmente perchè è il periodo minimo che serve a digerire la quantità di cose che si sono viste;
● se mi propongono un altro video potrei uccidere.

(Ringrazio qui pubblicamente -almeno finchè si può- la
Compagna Miroslava, che ha scritto un post splendido: se non l'avete letto, male. Se l'avete letto e non avete commentato, peggio).

Li-Chen, "Cause", 52ma Biennale d'Arte, Venezia.

lunedì 22 ottobre 2007

 Lettera da Piccola Berlino

trattore
Caro compagno Daniil Danilovič,

In Piccola Berlino Democratica giunge notizia che hai lasciato Piccola Dresda per viaggio premio in dorato Occidente. Si mormora invece che comincerai nuova vita in selvaggio mondo capitalista. Sarebbe primo caso di andata verso Ovest e noi non sapremmo come prendere.

Ma tu ripensa, caro amico Dan! È appena arrivato tuo turno per assegnazione di trattore Belarus 4500 trazione integrale con facilitatore di parcheggio! Facilitatore consiste in anziana Marescialla Zinquina, che alloggiata su comodo sedile fornisce brusche ma pratiche istruzioni ed eventualmente occupa di constatazione amichevole secondo metodo socialista (metodo socialista consiste in collettivizzazione dei soldi di assicurazione).

E vogliamo parlare, caro amico Dan, di fantastico cibo di Piccolo Mondo Democratico? Ristorazione veloce secondo metodi occidentali può competere con enorme panino polpeta-cren di Trattoria numero 1 detta "da Ivan"?

Donne di Piccolo Mondo Democratico, inoltre, notoriamente più incantevoli di globo. Arcilongeve e conversatrici, mai un momento di solitudine per fortunati compagni! Devo ricordare te storia scollacciata di Franze Pepigar, fuggito con suocera di suo coetaneo compagno di tiro alla fune, avvenente casalinga Hvalalepa?

Come scrisse antico poeta Branko Foscoli: se sei stufo di Piccolo Mondo Democratico, sei stufo di mondo intero! Allora non piacerà più vastissima steppa, né scivolosi ghiacci perenni, né serate attorno a fuoco su delta di fiume acquitrinoso.

Tu ripensa, caro amico Dan, tu ripensa e torna. Che ti importa di città galleggiante, noi qui fondamenta di cemento armato, superbe opere in muratura e piani quinquennali precisi come meridiane svizzere.

Tua amica di cuore Miroslava.

p.s. Abbiamo scoperto che tuoi vicini di casa sono agenti di servizi segreti occidentali: avevano nascosto microfono in collare di gatto Garfo per rubare segreto industriale di tua famosa griglietta da competizione! Abbiamo risolto problema nonostante piccola catena di imprevisti: Garfo è in forma eccellente ma collare ora mostra minimi segni di esplosione. Stato, comunque, rimborsa.

p.p.s. Abbiamo dato chiavi di tua confortevole casa a Marescialla Zinquina, giunta in anticipo su trattore. Tu non preoccupa se trova vispa anziana seduta su divano.


PBD, 2007. Socievole pubblico femminile a presentazione di Trattore Belarus 4500 (foto di Attilio Palačinki).

giovedì 18 ottobre 2007

 Time Out



Bòn.
Sollevandovi e sollevandomi da questa mole di post che, ultimamente, vi ho appioppato, me ne vado in giro a fare finta di essere uno che ci capisce di Cultura.
Mi maschero bene, non preoccupatevi.
Le chiavi di casa sono sotto lo zerbino: io so chi sa che io so e adesso lo sapete tutti.

Intanto, se non avete da fare, ma anche se siete pieni fino a qui, cercate di tornare a trovare l'amico “
Sei Gradi” e dategli una mano.
Lui ve ne sarà riconoscente, e anche qualcun'altro (a scelta nell'ordine).
Mandi.

Giuseppe Penone, Installazione per la Biennale d'Arte di Venezia, 2007.

mercoledì 17 ottobre 2007

 Goodbye and Hello
   
(Un post per fare vedere quanto sono bravino e tenero)




Ecco, ora l'Autunno è arrivato davvero, fisicamente. Non è, ormai, solo un sentore, un'idea. Non è l'attesa del buio e del freddo: è la giornata che si accorcia, è il cambiare dell'aria. Ogni anno arriva un giorno come questo, che mi porta con sé.  Rinasce una voglia d'amicizia, un sincero desiderio di ricominciare (ma nulla è mai finito, in fondo). Sarebbe semplice bollare tutto come malinconia: come siamo bravi a dare le etichette. Eppure è qualcosa che va più in là, che arriva fino a quegli angoli del mio cuore che scopro ancora pieni. Lo sguardo và oltre i tetti, oltre le nuvole basse. Giunge fino a dove non incontra altri occhi da anni, fino a dove ormai non cammino più. E chissà come sarà, quel luogo, chissà come sarà cambiato, oppure no. Io solo, qui, posso ricordare e il ricordo è spesso un errore. Ma sono sicuro che era ancora importante, che era un tempo che non aveva orario, tanto era immobile. Sono quei tempi che si fermano, che ci accompagnano ovunque, con chiunque. Era ancora Autunno, un Autunno del nostro Amore.

[Detto tra Noi, credo che tutto questo sia il frutto di tre grappe e mezzo, non di una voglia improvvisa di diventare uno che scrive cose commoventi. Ho i testimoni, caso mai servisse, che possono affermare che sono "una commedia d'uomo". Grazie a Dio ci sono persone così].

La foto è di Lò (http://eus.splinder.com/). Non so se me l'ha concessa, l'autorizzazione.


martedì 16 ottobre 2007

 Avalon Sutra



Un volteggiare di gabbiani. Le mani in tasca, fredde. Lo sguardo verso il limitare dell'orizzonte ed oltre, dentro di sé. I passi lenti, la paura di non capire il tempo che deve passare. E i ricordi ansiosi di farsi riconoscere per ciò che sono: noi stessi di fronte al desiderio. Vicino alle barche, agli alberi svettanti, percepire la luce che si offusca. L'umidità che porta l'odore del sale e della fatica. E ancora dopo il desiderio delle lunghe ombre estive, del sorriso sudato, affannoso. Così come sono sempre i sorrisi, senza un inizio, ma con una fine che è comprensibile, vivida. Allora è la sabbia calda, è l'attesa del silenzio che non viene, dello stordimento e del primo sonno. Quando gli occhi appaiono più chiari e non riescono a sostenere la voglia di scoprire: è tutto acceso. Il tempo gioca e si allunga, vuol coglierci impreparati, vuol scherzare. Noi siamo ben disposti, come sempre, e capiamo che se non si vince neanche si perde: si ama, si confonde un sentiero con un altro, tanto è cammino. Fino al primo barlume di stella, una di quelle coraggiose, di quelle che non si spaventano. Ammicca tra un piccolo ramo e le luci sconosciute delle stanze.
Le dita scivolano sul vetro.
Mi volto.

Foto di Massimo Mastrorillo.

lunedì 15 ottobre 2007

 La giusta distanza



Tutto è compiuto, nulla è fatto. Il risultato delle Primarie (ho promesso di non parlare di numeri), che era scontato fin da prima che nascesse perfino il nome del "PD", è lì. Qualcuno dice sia un monito, molti un grande successo dell'antipolitica dell'antipolitica (sich!), qualcun altro dubita perchè vede minacciata la sua forza, cioè un Populismo radicato e filo Democristiano. Chè, poi, si sa, quello del Partito che si rifà ai Dorotei è l'unica corrente che attraversa ogni formazione di rilievo, e che ne sansisce una certa omogeneità. A vederla da qui, la giornata di ieri era una bella e soleggiata (seppur, finalmente, fresca) Domenica: sembrava che tutto dovesse dare una mano e invogliare la gente ad andare a votare. Il merito delle Primarie sta proprio nel metodo, che dà, se non altro, l'illusione che si conti ancora, Noi cittadini. Trasformare le favole in realtà è assai difficile, sopratutto quando devono avere un lieto fine. Adesso sta al maghetto Veltroni provarci. Sopratutto starà alla Dirigenza del Partito abbandonare i Pantheon e mettere una cornice pragmatica e solida alle buone, buonissime intenzioni. Basta non nascondersi, nel momento della lotta, dietro ad uno scudo Crociato.

“Transit” resiste, bontà Vostra, e grazie allo 0,1 rimediato da Adinolfi. Coerente con le promesse fatte avrei chiuso, avesse vinto questo rispettabilissimo Blogger. Dite che sapevo che non avrebbe vinto? Non ci voleva un genio, a capirlo. Perciò l'ho scritto solo io.

Andrea Buglisi, "Soud Check", Galleria "Andrea Arte", Vicenza.

domenica 14 ottobre 2007

 Una mattina d'Ottobre (Election Day)





E così capita, in una fredda mattina d'Ottobre, di aprire un libro, con un segnalibro di molto tempo fa, e trovarci le parole giuste.
Non sono mie, ma sento che mi appartengono lo stesso.
E spero che almeno le parole siano ancora veramente libere, così da scorrere sulle labbra di chiunque voglia vivere la vita con la propria visione delle cose.

"C'è molto nel Mondo che non muore
E molto che vive per perire,
Che sorge e cade, sboccia per appassire.
Il sole di stagione, che dovrebbe conoscere il tramonto
Fino al secondo della buia venuta
La morte avvista e vede con terrore
nel fluido cielo la costola d'un cancro.
Ma noi,rinchiusi nelle case del cervello,
Rimuginiamo su ogni pianta di serra
Che sputi intorno le sue foglie senza linfa,
E sorvegliamo la mano del tempo che in eterno
Scandisce il mondo,
Chiusi nel manicomio imploriamo di respirare aria fresca
C'è molto nel mondo che muore;
Il tempo non guarisce né risuscita;
Eppure, pazzi di sangue giovane o macchiati dagli anni,
Siamo ancora restii a rinunciare a ciò che resta,
Sentendo il vento sul capo che non rinfresca
E sulle labbra l'arida bocca della pioggia".

(Dylan Thomas - Poesie Inedite, Einaudi)

[Come averei dovuto scrivere di Primarie e d'altro, e come non mi è riuscito. Così, spendendo scritti d'altri, vorrei che leggeste ancora qui e che, se potete, daste una mano. Chè a metà dell'opera siamo.
Alle 19,55 pare che abbiano Votato quasi 2 milioni e mezzo d'Italiani: sarà che devo aver preso un virus intestinale, ma sono quasi commosso.]

Thomas Hirschhorn, "Drift Tipography", 2003, B. Glandstone Gallery, New York.

sabato 13 ottobre 2007

 Saturday Dispenser
   
(Poche cazzate, che è Sabato).




USA.
Dopo il Nobel ad Al Gore, l'anno prossimo si punta su Pippo, Pluto e Topolino.

ITALIA.
Domani si vota per le “Primarie” del PD: un documento ed un euro (minimo). Falce e balzello.

USA.
La Spears nel nuovo video è in topless. Finalmente fa valere le su vere doti.

ITALIA.
Pino Daniele rischia 500000€ (!) di multa per aver detto che “Bossi è un uomo di m....”. La verità paga.

FRANCIA.
Il 56% della popolazione è favorevole al test del DNA per gli immigrati. Il 44%, invece, usa la testa.

USA.
Iglesias (Junior) ammette di essere poco dotato e di non trovare preservativi della sua “misura”. Ferrara va avanti così da anni.

ITALIA.
"Non so se siamo pagati troppo, probabilmente un po' meno del giusto": questo afferma Mastella. Pover'uomo, tutto perchè non riesce ad avere neanche un jet privato...

ITALIA.
La Nazionale di calcio è “operaia”. E rischia oggi la cassa integrazione.

[Up-date doveroso: "Non so se devo temere l'arrivo dei corazzieri a difesa di Villa Arzilla, ma una cosa è certa: Giorgio Napolitano non ha alcun titolo per distribuire patenti etiche. Per disdicevole storia personale, per palese e nepotistica condizione familiare, per evidente faziosità istituzionale. E' indegno di una carica usurpata a maggioranza". Queste le parole di uno che si chiama Storace. Si riferisce alla difesa del Presidente della Repubblica (non il pizzicagnolo sotto casa) della Senatrice a Vita Rita Levi Montalcini (premio Nobel). A me non viene neanche una battuta. Mi prudono le mani e basta. E' un poverino©].

Joe Tilson, "Alcheringa 4-Earth", 1971, Tate Modern.

venerdì 12 ottobre 2007

 Lady Macca Says




Credo che a questo punto ci si arrivi in molti.
Ti compri una casa che finirai di pagare quando andare e venire da Marte avrà rotto perfino le palle: l'arredi più o meno come vuoi, concorde con la Lady che meno mobili ci sono, meglio è. Questa mica è una magione con le vetrate che danno sul giardino modello sedici acri, come quelle delle pubblicità, Si evitano anche noiose sedute dall'ortopedico: circolare, circolare. Poi, una bella (?) mattina, la Lady inizia strani vaneggiamenti del tipo: “Ma qui in ingresso (Ndr: quell'ingresso, sobrio, è un tuo vanto, come aver fatto almeno un goal in serie A, uno) ci metterei uno specchio, tipo questo”. Guardi il giornale, guardi lo specchio, ti si ribalta lo stomaco, qualcos'altro cade, ma è trattenuto. Guardi la Lady con uno sguardo che Picasso avrebbe definito “...un interminabile abisso”, per un attimo sembra tutto sospeso, in bilico tra una bestemmia da primato e una calma assoluta, superiore. Poi abbozzi, circostanziando, chè non erano quelli gli accordi (sissignori: da sposati le discussioni si chiamano accordi, e, come quelli veri non servono a nulla), che così è bello, etc. etc. (t'attacchi a quello specchio che hai nella testa, quello esiste). Lei dice le parole che dentro di te sai non ti faranno chiudere occhio: “Vedremo”:
Chiamate la protezione animali; sono in via d'estinzione.
Forse.

(Al commento n° 28 -troppo buoni- trovate la "traduzione" del Post in Friulano. Merito di un Amico Blogger bravo, ma bravo sul serio. Il suo link è: http://furlan.splinder.com/).

Patrick Caulfield, "Bathroom Mirror", 1968, Tate Modern.

giovedì 11 ottobre 2007

 Democracy (?)
    Brevi considerazioni dallo spoglio di un Referendum





L'esercizio della Democrazia è assai istruttivo.
Per svariati motivi, e s'intende che molti sono intuibili, immediati e confortanti. Tra le schede del Referendum sul Welfare®, ieri ne sono emersi altri: un po' forzatamente, un po' per evitare che la Democrazia (appunto) degenerassse. Si chiama scontro dialettico: in realtà sono oneste, allenate bestemmie e parolacce.
Si capisce, in sintesi, che:
● la maggioranza dei Lavoratori (in questo caso, poi, la minoranza del totale: quindi rappresentano ambedue le forze, quasi un delirio d'onnipotenza) non ha compreso cos'è il “Welfare”®: in realtà non l'ha compreso nessuno, ma aiuta avere a disposizione più di dieci vocaboli nell'eloquio;
● se le Assemblee le fanno “Loro” (si parla di quelli che “sì, sì, va bèn così”), le percentuali sono Bulgare, se la fanno gli altri sono Coreane (in qualunque caso l'esercizio funziona, evidentemente);
● sarà l'emozione, il senso di appetito (le Assemblee sono sempre vicino alla pausa), un po' di contro-analisi politica, ma molti non sanno fare le “ics” (o non centrano il quadratino: in questo specifico ambito entra in ballo la “626”);
● alla fine dello spoglio una bottiglia di Merlot sa fare quello che la Bindi no: mettere tutti d'accordo, almeno finchè il bicchiere è pieno.
Olè.

(Fatevene una ragione: "Splinder" è affamato dei Nostri commenti e se li mangia. Io ci provo, a passare da tutti, ma Lui fa quel che vuole. Non è colpa mia. E' Gratis, e si vede).

Joseph Beuys, "Four Blackboards", 1972, Tate Modern.

martedì 9 ottobre 2007

  Book Of Brilliant Things
     (catena©, prestare attenzione).




 


 


Io, di catena©, conosco quella alimentare. Generalmente sto verso l'inizio, dove si mangia. Il resto è Storia. Non è che qui si fa esercizio di spocchieria: non sono Cavaliere del Lavoro, né Romanziere (chè in Italia tutti hanno cassetti colmi, strapieni). Mi ci hanno tirato, ma Li perdono: perdono sempre chi stimo, sennò non lo perdonerei. Cinque “incipit”, cinque Romanzi. Chissà perchè gli incipit dei saggi non se li ricorda nessuno.

1) “Il deserto dei tartari”, Dino Buzzati.
Nominato ufficiale, Giovanni Drogo partì una mattina di settembre dalla città per raggiungere la Fortezza Bastiani, sua prima destinazione.
Si fece svegliare ch'era ancora notte e vestì per la prima volta la divisa da tenente. Come ebbe finito, al lume di una lampada a petrolio si guardò allo specchio, ma senza trovare la letizia che aveva sperato. Nella casa c'era un grande silenzio, si udivano solo piccoli rumori da una stanza vicina; sua mamma stava alzandosi per salutarlo.
Era quello il giorno atteso da anni, il principio della sua vera vita. Pensava alle giornate squallide dell'Accademia militare, si ricordò delle amare sere di studio quando sentiva fuori nelle vie passare la gente libera e presumibilmente felice; delle sveglie invernali nei cameroni gelati, dove ristagnava l'incubo delle punizioni. Ricordò la pena di contare i giorni ad uno ad uno, che sembrava non finissero mai.
Adesso era finalmente ufficiale, non aveva più da consumarsi sui libri né da tremare alla voce del sergente, eppure tutto questo era passato. Tutti quei giorni, che gli erano sembrati odiosi, si erano oramai consumati per sempre, formando mesi ed anni che non si sarebbero ripetuti mai.

2) “Atti impuri”, Pier Paolo Pasolini.
(Dal diario di Paolo)
30 Maggio 1946
È l'anniversario di una settimana straziante. Sono stato allora sul punto di compiere quel gesto che inconsciamente mi si ripete nell'immaginazione quando penso al mio peccato - il gesto della mia mano che si alza armata contro di me. Mi rivedo disteso sul letto col viso rivolto al muro... Ogni tanto riprendevo i sensi, uscendo dal mio stupore, una specie di paralisi, in cui mi sentivo staccato dalla mia esistenza. T. mi aveva parlato della sua confessione, in strada, davanti al cancello semiaperto. È stato quello il momento più angoscioso della mia vita.

3) “Dracula”, Bram Stoker.
Diario di Jonathan Harker
3 maggio. Bistrita. Ho lasciato Monaco il primo maggio, alle 8.35 di sera, raggiungendo Vienna il giorno dopo, di prima mattina. Saremmo dovuti arrivare alle 6.46, ma il treno aveva un'ora di ritardo. Budapest mi sembra un luogo meraviglioso, almeno da quanto ho potuto vedere dal treno, e per quel poco che ho passeggiato per le strade. Non mi sono avventurato troppo lontano dalla stazione, poiché eravamo arrivati in ritardo e quindi il treno sarebbe ripartito appena possibile. Ne ho ricevuto l'impressione che ormai stessimo lasciando l'Occidente per entrare in Oriente. Il più occidentale tra gli splendidi ponti sul Danubio, che qui è di nobile ampiezza e profondità, ci ha riportati alle tradizioni della dominazione turca.

4) “La casa in collina”, Cesare Pavese.
Già in altri tempi si diceva la collina come avremmo detto il mare o la boscaglia. Ci tornavo la sera, dalla città che si oscurava, e per me non era un luogo tra gli altri, ma un aspetto delle cose, un modo di vivere. Per esempio, non vedevo differenza tra quelle colline e queste antiche dove giocai da bambino e adesso vivo: sempre un terreno accidentato e serpeggiante, coltivato e selvatico, sempre strade, cascine e burroni.

5) “Meridiano di sangue”, Cormac McCarthy.
Eccolo, il ragazzino. È pallido e magro, indossa una camicia di lino lisa e sbrindellata. Attizza il fuoco nel retrocucina. Fuori si stendono i campi arati, scuri e cosparsi di chiazze di neve, e poi boschi più scuri che celano ancora i pochi lupi rimasti. I suoi sono noti come taglialegna e venditori d'acqua, ma in realtà suo padre era maestro di scuola. Sdraiato, ubriaco, cita versi di poeti i cui nomi sono ormai andati perduti. Il ragazzo si rannicchia accanto al fuoco e lo guarda.
La notte in cui sei nato. Trentatré. Leonidi, le chiamavano. Dio, come cadevano le stelle. Con lo sguardo cercavo il buio, buchi nel cielo. L'Orsa correva.
La madre morta da quattordici anni aveva incubato nel ventre proprio la creatura che l'avrebbe uccisa.

La catena©, però, s'è spezzata. Vi vedo disperati.



[Siccome una cosa seria non va taciuta, vi invito, maschietti e femminucce, ad andare su questo Blog, per appoggiare un'iniziativa lodevole ed importante. Grazie a "Copperhead" per la segnalazione. Eh...].

Jonathan Bornbrook, "Bastard", www.virusfonts.com



lunedì 8 ottobre 2007

  Call Me, I'm Dead



 


Saper spiare, per bene, nelle case degli altri è affar serio. Se si spiano addirittura interi Paesi, sistemi economici, cose che non si sanno, diventa insormontabile. Quando, in Francia o in Slovenia (per dire), te la raccontano su Berlusconi, un po' di fa ridere: vedetelo ogni giorno, leggete quello che dicie ogni mezz'ora, dopo parlate. Un anno fa Anna Politkovskaja fu assassinata (ammazzata, sarebbe meglio) per ciò che diceva. Quel che Uno sa e non va, non dev'essere taciuto: certo Lei zitta non stava. Poi, il seguito, è stato quello che sappiamo. I suoi colleghi hanno riattivato, per due giorni, il suo cellulare: cosa poteva venirne fuori, se non la (giusta) commozione di molte persone? Io ho letto e m'è venuto un dubbio, sull'opportunità di questa scelta. Un modo diverso, diranno, per ricordare una grande giornalista, che ha pagato il prezzo più alto, e lo ha fatto per tutti, anche per i vigliacchi, la massa più grande al Mondo. Eppure è disturbante pensare di dire qualcosa in una segreteria di Morte. E' come se si tentasse di costruire un ponte sulla lava: ci vorrebbe qualcosa che non bruci affatto, e non esiste. Come non esiste una Giustizia, chè dovrebbe impedire che certe cose accadano, non esserci (finta) solo dopo. Chissà qual'è il, prefisso dell'Inferno e se in un eventuale Paradiso si paga di meno, a chiamare. Io preferisco cercare di capire.

Jackson Pollock, "Number 13A: Arabesque", 1948, Yale University Art Gallery.

domenica 7 ottobre 2007

  Sunday Dispenser




Il peso della misura.
Veltroni “sdogana” Veronica Lario. Sempre saputo: sotto la quarta non è Amore.

Annunci.
Secondo Gentile (FI) la strage mafiosa di Duisburg era annunciata. L'importante era non dirlo in giro.

Buffoni.
Dida si segnala per una palese sceneggiata in “Coppa dei Campioni”. Buffon.

Forma & sostanza.
Il PSI ha un nuovo simbolo. La sostanza, purtroppo, rimane la stessa.

Restituzioni.
Montezemolo: “Restituire i soldi a chi paga troppe tasse”. Generoso, da parte sua, escludersi a priori.

Ma de che?
Orsi uccisi: il Direttore del Parco parla di eco-terrorismo. Invece è solo semplice e pura coglioneria.

Seguitare.
Panariello girerà il seguito di “Bagnomaria”. Perseverare non è diabolico, è stupido.

TV trash.
Soldati USA distruggono gli “studi” TV di Al-Qaeda. In effetti l'Iraq è un reality che fa schifo.

Malcostume.
Mettere una mano sul sedere di una donna può essere considerato “violenza sessuale”. Metterla su quello di Ferrara una prova di coraggio.

Calcio e...
Tra gli sponsor del (glorioso) “Calcio Trento” c'è una casa di appuntamenti Austriaca. Ma un po' di casini nostrani no?

(La vignetta è concessa, gentilmente, da PV64).