giovedì 15 novembre 2007

 Macca the comeback?

Bene.
Da stasera qui si chiude fino al 26. Che pacchia, eh?
Chi ha le chiavi può entrare ed uscire: ricordarsi solo di dar da mangiare al Compagno Garfo, chè in questo periodo è affamato.
Nel frattempo, se cade il Governo non è colpa mia, e nemmeno se l'Italia non si qualifica.
Il resto può aspettare, sennò ci pensate Voi.
Mandi.


Up-date from Rome: per ora tutto bene. Ho lasciato qualche messaggio di saluto, ma ora ho accesso ad una connessione dal "B&B". Ovviamente non farò post, ma magari puntatine qua e là. Una prima considerazione: chi guida a Roma in qualsiasi altra città d'Italia si sentirà non solo isolato, ma l'unico che sa condurre un'auto. Io me lo ricordavo, il traffico: quello che vedo ogni giorno, no.
Si mangia bene.
Ci sono nugoli di ragazze splendide.
Il sole (dell'avvenire) splende.

Second Up-Date: direi che è più logico affidare alcune riflessioni ad un Post, quando rientro. Le evidenze saltano agli occhi, le contraddizioni pure, ma questa è la superficie. E' lo sguardo ingenuo del vassallo alla corte del Re, del Credente che pensa di salvarsi l'anima coprendo e coprendosi d'oro ipocrita. Anche vista da fuori, qui, per ora la Politica, esempio, resta solo chiacchiere e distintivo, altrochè palle e sangue.
E correre, molto spesso non porta da nessuna parte.
(Però adesso le mie sorelle romane sono due, ed io ne sono felice).

Stay tuned.

Third Up-date: ok, ko tecnico fino a Martedì. Passerò la settimana dopo a ringraziare tutti. Non godete troppo: i pensieri si accumulano, superati solo dal desiderio di tornare a "parlare" con Voi. Comunque, il Governo è lì lì, ma l'Italia va: quindi non è proprio che sia sempre colpa mia di tutto (alla faccia di chi continua a crederlo).
Celentano è bollito.
Mi fermo qui.


Up-date...?: perdura il KO tecnico. Mi hanno dato i punti. Vi scrivo dalla sede della CGIL di Udine, per concessione. Francamente non pensavo di arrivare a 130 commenti: per far incazzare qualcuno è più che sufficiente, per l'ego anche troppo. Dovrei tornare disponibile Martedì 4 Dicembre, salvo impedimenti del tecnico (non tecnici).
Confesso: ieri, in alcuni passaggi, Benigni m'ha commosso.
Delle due l'una: o sono rincoglionito, o la mia anima è più romantica di quel che credevo.
Mandi.


Next Up-date: insomma, davvero devo ripetere un sacco di ringraziamenti (Chapucer, smack!; N., io a te solo baci, altrochè badilate, agli altri ciò che ognuno desidera, tranne soldi). Però è sfiancante ripetersi così banalmente, vero? Non so come "tornare": parlar di Roma ormai mi sembra abbondantemente superato. Ci sarebbero altre notizie, altre cose. Bòn, ho tempo fino a Martedì. Suggerimenti?
(Non vale dire di prolungare l'assenza: da buon Komunista non mi posso togliere di mezzo e basta...).

Up! Mi re-installeranno il sistema, per domani. Prevedo cavoli: dovrò impostare tutto quanto. Io odio queste cose. Primo impegno (se ne esco: si sa ad ogni latitudine che sono una capra informatica) è passare da tutti-tutti. L'argomento del post è misterioso, sopratutto per me (leggi: idee, zero). Per il resto, avrò, fino al 21, molti impegni tipo pranzo-cena. Ciò è cosa buona e giusta. Qualcuno faccia un caffè molto forte...

Michael Ayrton, "The Captive Seven", 1949-50, Tate Modern, London.




 Macca the comeback?

Bene.
Da stasera qui si chiude fino al 26. Che pacchia, eh?
Chi ha le chiavi può entrare ed uscire: ricordarsi solo di dar da mangiare al Compagno Garfo, chè in questo periodo è affamato.
Nel frattempo, se cade il Governo non è colpa mia, e nemmeno se l'Italia non si qualifica.
Il resto può aspettare, sennò ci pensate Voi.
Mandi.


Up-date from Rome: per ora tutto bene. Ho lasciato qualche messaggio di saluto, ma ora ho accesso ad una connessione dal "B&B". Ovviamente non farò post, ma magari puntatine qua e là. Una prima considerazione: chi guida a Roma in qualsiasi altra città d'Italia si sentirà non solo isolato, ma l'unico che sa condurre un'auto. Io me lo ricordavo, il traffico: quello che vedo ogni giorno, no.
Si mangia bene.
Ci sono nugoli di ragazze splendide.
Il sole (dell'avvenire) splende.

Second Up-Date: direi che è più logico affidare alcune riflessioni ad un Post, quando rientro. Le evidenze saltano agli occhi, le contraddizioni pure, ma questa è la superficie. E' lo sguardo ingenuo del vassallo alla corte del Re, del Credente che pensa di salvarsi l'anima coprendo e coprendosi d'oro ipocrita. Anche vista da fuori, qui, per ora la Politica, esempio, resta solo chiacchiere e distintivo, altrochè palle e sangue.
E correre, molto spesso non porta da nessuna parte.
(Però adesso le mie sorelle romane sono due, ed io ne sono felice).

Stay tuned.

Third Up-date: ok, ko tecnico fino a Martedì. Passerò la settimana dopo a ringraziare tutti. Non godete troppo: i pensieri si accumulano, superati solo dal desiderio di tornare a "parlare" con Voi. Comunque, il Governo è lì lì, ma l'Italia va: quindi non è proprio che sia sempre colpa mia di tutto (alla faccia di chi continua a crederlo).
Celentano è bollito.
Mi fermo qui.


Up-date...?: perdura il KO tecnico. Mi hanno dato i punti. Vi scrivo dalla sede della CGIL di Udine, per concessione. Francamente non pensavo di arrivare a 130 commenti: per far incazzare qualcuno è più che sufficiente, per l'ego anche troppo. Dovrei tornare disponibile Martedì 4 Dicembre, salvo impedimenti del tecnico (non tecnici).
Confesso: ieri, in alcuni passaggi, Benigni m'ha commosso.
Delle due l'una: o sono rincoglionito, o la mia anima è più romantica di quel che credevo.
Mandi.


Next Up-date: insomma, davvero devo ripetere un sacco di ringraziamenti (Chapucer, smack!; N., io a te solo baci, altrochè badilate, agli altri ciò che ognuno desidera, tranne soldi). Però è sfiancante ripetersi così banalmente, vero? Non so come "tornare": parlar di Roma ormai mi sembra abbondantemente superato. Ci sarebbero altre notizie, altre cose. Bòn, ho tempo fino a Martedì. Suggerimenti?
(Non vale dire di prolungare l'assenza: da buon Komunista non mi posso togliere di mezzo e basta...).

Up! Mi re-installeranno il sistema, per domani. Prevedo cavoli: dovrò impostare tutto quanto. Io odio queste cose. Primo impegno (se ne esco: si sa ad ogni latitudine che sono una capra informatica) è passare da tutti-tutti. L'argomento del post è misterioso, sopratutto per me (leggi: idee, zero). Per il resto, avrò, fino al 21, molti impegni tipo pranzo-cena. Ciò è cosa buona e giusta. Qualcuno faccia un caffè molto forte...

Michael Ayrton, "The Captive Seven", 1949-50, Tate Modern, London.




mercoledì 14 novembre 2007

 Dog eat dog



Ci perdiamo quotidianamente tra i miasmi di un Mondo che ha poco di buono. Nei Blog, in Rete, compaiono in continuazione articoli che mi mettono in guardia sulle storture del “sistema”, sul fatto che non contiamo nulla, per quanto si sbraiti, ci si indigni. E petizioni, a iosa: tutte giuste, ineccepibili, assolutamente verificabili.

Ieri mi è giunta una mail rivoltante, credetemi, da vomitare. In un filmato spaventoso si viene portati a conoscenza (almeno, io non lo sapevo) della “pratica”, attuata in Cina, di scuoiare vivi i cani, considerati animali da pelliccia. Ora, di fronte a certe cose a me passa il “politically correct”. Non ho mai considerato quella Occidentale come una Civiltà superiore, visto, appunto, lo schifo che facciamo ogni giorno, ma non mi si chieda di comprendere “tradizioni” altrui del genere. Per risparmiare mezzi di soppressione, a questo punto benevoli, ciò che accade è assolutamente ingiustificabile. La mail giunge da persona fidata, che come me è rimasta senza parole.

Chi voglia firmare me lo dica in “PVT”; non voglio che capiti ad amici troppo sensibili. E' sconsolante ravvisare l'impotenza della ragione, del buonsenso e della pietà nei confronti della maggioranza delle persone. E non voglio neanche parlare d'ignoranza, chè anche quella mi pare una scusa. E come tutte le scuse, in casi del genere, offensiva.

Gerd Winner, "Isle of Dogs II", 1973, Tate Modern, London.

 Dog eat dog



Ci perdiamo quotidianamente tra i miasmi di un Mondo che ha poco di buono. Nei Blog, in Rete, compaiono in continuazione articoli che mi mettono in guardia sulle storture del “sistema”, sul fatto che non contiamo nulla, per quanto si sbraiti, ci si indigni. E petizioni, a iosa: tutte giuste, ineccepibili, assolutamente verificabili.

Ieri mi è giunta una mail rivoltante, credetemi, da vomitare. In un filmato spaventoso si viene portati a conoscenza (almeno, io non lo sapevo) della “pratica”, attuata in Cina, di scuoiare vivi i cani, considerati animali da pelliccia. Ora, di fronte a certe cose a me passa il “politically correct”. Non ho mai considerato quella Occidentale come una Civiltà superiore, visto, appunto, lo schifo che facciamo ogni giorno, ma non mi si chieda di comprendere “tradizioni” altrui del genere. Per risparmiare mezzi di soppressione, a questo punto benevoli, ciò che accade è assolutamente ingiustificabile. La mail giunge da persona fidata, che come me è rimasta senza parole.

Chi voglia firmare me lo dica in “PVT”; non voglio che capiti ad amici troppo sensibili. E' sconsolante ravvisare l'impotenza della ragione, del buonsenso e della pietà nei confronti della maggioranza delle persone. E non voglio neanche parlare d'ignoranza, chè anche quella mi pare una scusa. E come tutte le scuse, in casi del genere, offensiva.

Gerd Winner, "Isle of Dogs II", 1973, Tate Modern, London.

martedì 13 novembre 2007

 Tutto e niente




Sono passati diciasette anni dalla prima pagina pubblicata on-line: il 13 Novembre del 1990 è la data riconosciuta come inizio dell'era di Internet (anche se, in realtà, il giorno ufficiale sarà quello del 6 Agosto 1991). Come sempre, tutto sembra lontano. Quell'anno vidi la Spagna giocare i Mondiali qui, nella mia città: non avevo ancora litigato per una donna (nota: la cosa più idiota dell'Universo), ma la cosa sarebbe accaduta da lì a poco. Volti, strade, città, eventi, scazzi: la vita, è passata in questi diciasette anni. Mi stupisco di quante cose riesca a dimenticare, a non trattenere. E lo dico proprio dalle “pagine” di un Blog, che ormai è una cosa normale, anzi, banale. Un altro pianeta, fatto di aperture infinite e splendide cose; nel contempo, portatore di inenarrabili schifezze. Però una maniera per ritornare a pensare, ricordare e capire. Un bel Compleanno, direi, con una nota ottimistica per me quasi inusuale. Non serve fare gli Auguri a tutti. Ogni giorno può essere migliore. Sta a Noi.

“Perchè scrivo?
Per paura.
Per paura che si perda il ricordo della vita delle persone di cui scrivo. Per paura che si perda il ricordo di me. O anche solo per essere protetto da una storia, per scivolare in una storia e non essere più riconoscibile, controllabile, ricattabile” .
FABRIZIO DE ANDRÉ

(Come a dire che, ad un certo livello, Internet non serve a nulla).

Richard Hamilton, "Just what is it that makes today's home so different?", 1993, Tate Modern, London.
 Tutto e niente




Sono passati diciasette anni dalla prima pagina pubblicata on-line: il 13 Novembre del 1990 è la data riconosciuta come inizio dell'era di Internet (anche se, in realtà, il giorno ufficiale sarà quello del 6 Agosto 1991). Come sempre, tutto sembra lontano. Quell'anno vidi la Spagna giocare i Mondiali qui, nella mia città: non avevo ancora litigato per una donna (nota: la cosa più idiota dell'Universo), ma la cosa sarebbe accaduta da lì a poco. Volti, strade, città, eventi, scazzi: la vita, è passata in questi diciasette anni. Mi stupisco di quante cose riesca a dimenticare, a non trattenere. E lo dico proprio dalle “pagine” di un Blog, che ormai è una cosa normale, anzi, banale. Un altro pianeta, fatto di aperture infinite e splendide cose; nel contempo, portatore di inenarrabili schifezze. Però una maniera per ritornare a pensare, ricordare e capire. Un bel Compleanno, direi, con una nota ottimistica per me quasi inusuale. Non serve fare gli Auguri a tutti. Ogni giorno può essere migliore. Sta a Noi.

“Perchè scrivo?
Per paura.
Per paura che si perda il ricordo della vita delle persone di cui scrivo. Per paura che si perda il ricordo di me. O anche solo per essere protetto da una storia, per scivolare in una storia e non essere più riconoscibile, controllabile, ricattabile” .
FABRIZIO DE ANDRÉ

(Come a dire che, ad un certo livello, Internet non serve a nulla).

Richard Hamilton, "Just what is it that makes today's home so different?", 1993, Tate Modern, London.

lunedì 12 novembre 2007

 Meglio fregare, no?



Più telefonini (portatili) che gente. In Italia è così. Personalmente comincio a non usarlo quasi più, che è una reazione normale, dopo anni di intasamento. A quando vedo, intorno, invece, a suon di nuovi modelli sempre più completi (davvero si arriverà a quello che fa il caffè?) e di offerte differenti, è una escalation continua. Però, io che foraggio una delle più grandi Aziende del settore, ho sempre temuto quello che poi s'è avverato: qui ci pigliano allegramente per il culo. Leggetevi questo ottimo, davvero ottimo post sull'ultima trovata di questi “signori”. Siccome “Skype” è una delle poche cose che funziona, mi pareva strano che un gestore telefonico potesse associarsi a questo tipo di comunicazione senza ciurlare. A riprova di quanto detto, restino nella nostra mente i migliaia di ricorsi contro questi truffatori: un'offerta normale non esiste, la fregatura c'è sempre, sempre. E intanto pare che il marito di Afef (questo mi ricordo di lui, non il nome), che ha comprato l'Azienda dove mio padre ha lavorato 42 anni di fila (!), senza un soldo, abbia un ulteriore buco di 5 miliardi di euro. Se trovate spento il mio cellulare potreste incazzarVi, ma se li spegnessimo tutti e prima mandassimo un sms ai delinquenti della telefonia?
L'insulto è a scelta.

Louise Bourgeois, "Man, Keys, Phone, Clock", 1994, Tate Modern, London.
 Meglio fregare, no?



Più telefonini (portatili) che gente. In Italia è così. Personalmente comincio a non usarlo quasi più, che è una reazione normale, dopo anni di intasamento. A quando vedo, intorno, invece, a suon di nuovi modelli sempre più completi (davvero si arriverà a quello che fa il caffè?) e di offerte differenti, è una escalation continua. Però, io che foraggio una delle più grandi Aziende del settore, ho sempre temuto quello che poi s'è avverato: qui ci pigliano allegramente per il culo. Leggetevi questo ottimo, davvero ottimo post sull'ultima trovata di questi “signori”. Siccome “Skype” è una delle poche cose che funziona, mi pareva strano che un gestore telefonico potesse associarsi a questo tipo di comunicazione senza ciurlare. A riprova di quanto detto, restino nella nostra mente i migliaia di ricorsi contro questi truffatori: un'offerta normale non esiste, la fregatura c'è sempre, sempre. E intanto pare che il marito di Afef (questo mi ricordo di lui, non il nome), che ha comprato l'Azienda dove mio padre ha lavorato 42 anni di fila (!), senza un soldo, abbia un ulteriore buco di 5 miliardi di euro. Se trovate spento il mio cellulare potreste incazzarVi, ma se li spegnessimo tutti e prima mandassimo un sms ai delinquenti della telefonia?
L'insulto è a scelta.

Louise Bourgeois, "Man, Keys, Phone, Clock", 1994, Tate Modern, London.

domenica 11 novembre 2007

 Monologo di un uomo confuso




Ripropongo questo scritto di Hans Magnus Enzensberger. Lo ritengo, ancora oggi, e con rammarico, molto efficace, vero, non retorico. Uso queste sue parole, molto migliori delle mie, per esprimere un senso di confusione che si è acuito, se possibile, ancora. I nostri ricordi si allontanano, ed ogni giorno sanguinano di nuovo. Non esistono anniversari, ma giorni da non dimenticare.


“Noi siamo gli uni e gli altri sono gli altri. Lo dico per mettere subito le cose in chiaro! Gli altri sono sempre lì e ci danno sempre sui nervi. Mai che ti lascino in pace! E fossero almeno diversi! Macchè: pretendono di essere migliori di noi. Gli altri sono arroganti, supponenti e intolleranti nei nostri confronti. E' difficile dire cosa pensino davvero. Talvolta abbiamo l'impressione che siano dei matti. Una cosa è certa: vogliono qualcosa da noi, non ci lasciano mai in pace. Ci scrutano con fare provocatorio come se fossimo scappati da uno zoo o fossimo degli extraterrestri. Il minimo che si possa dire è che noi li percepiamo come una minaccia. Se non sapremo difenderci, ci porteranno via tutto quello che abbiamo. Il loro vero desiderio sarebbe quello di eliminarci.

D'altro canto, un mondo senza gli altri ci appare ormai inconcepibile. Alcuni, addirittura, ritengono che noi abbiamo bisogno di loro. Tutta la nostra energia, noi la investiamo per gli altri, pensiamo a loro tutto il giorno e persino di notte. Anche se non li sopportiamo, dipendiamo da loro. Certo che saremmo contenti se scomparissero dal nostro orizzonte, andandosene via da qualche parte. Ma poi, che cosa faremmo? Ci sono due possibilità: o ci ritroveremmo altra gente che ci dà fastidio e allora tutto ricomincerebbe da principio -dovremmo studiare questi nuovi altri e difenderci da loro- oppure -peggio ancora- cominceremmo a litigare tra di noi e allora alcuni di noi diventerebbero gli altri e la nostra identità collettiva finirebbe per non esistere più.

Talvolta mi chiedo se noi siamo davvero gli uni. Perchè è ovvio che siamo al contempo gli altri degli altri. Anche loro hanno bisogno di qualcuno su cui esercitare la propria insofferenza e quelli siamo certamente noi. Non siamo solo noi che dipendiamo da loro: anche loro dipendono in eguale misura da noi e pure loro si rallegrerebbero se noi scomparissimo dal loro orizzonte, andandocene via da qualche parte. Ma poi, probabilmente, finirebbero per rimpiangerci. Non appena ce ne fossimo andati, scatenerebbero delle sanguinose lotte intestine, proprio come faremmo noi se andassero via gli altri.

Non sono cose che si possono dire ad alta voce qui da noi: è solo un mio pensiero segreto che è meglio che tenga per me. Altrimenti, infatti, tutti direbbero: adesso sappiamo come sta la faccenda, caro mio! In fondo tu non sei uno di noi, non lo sei mai stato, ci hai ingannato! Tu sei uno degli altri! E allora, non avrei più nessun motivo per ridere. Mi tirerebbero il collo, questo è certo. E' meglio che non ci pensi troppo: non fa bene alla salute.

Forse quelli della mia parte hanno persino ragione. Talvolta non so neppure io se sono uno degli uni o uno degli altri. E' questo il grave. Più ci penso e più mi è difficile distinguere tra gli uni e gli altri. A guardar bene, ciascuno degli uni assomiglia terribilmente agli altri, e viceversa. Talvolta non so più neppure io se sono uno degli uni, oppure un altro.

Vorrei essere me stesso, ma questo
ovviamente
è impossibile".

(Traduzione di Paola Quadrelli)

Tim Head, "Industrial Hole 2", 1997, Tate Modern, London.

 Monologo di un uomo confuso




Ripropongo questo scritto di Hans Magnus Enzensberger. Lo ritengo, ancora oggi, e con rammarico, molto efficace, vero, non retorico. Uso queste sue parole, molto migliori delle mie, per esprimere un senso di confusione che si è acuito, se possibile, ancora. I nostri ricordi si allontanano, ed ogni giorno sanguinano di nuovo. Non esistono anniversari, ma giorni da non dimenticare.


“Noi siamo gli uni e gli altri sono gli altri. Lo dico per mettere subito le cose in chiaro! Gli altri sono sempre lì e ci danno sempre sui nervi. Mai che ti lascino in pace! E fossero almeno diversi! Macchè: pretendono di essere migliori di noi. Gli altri sono arroganti, supponenti e intolleranti nei nostri confronti. E' difficile dire cosa pensino davvero. Talvolta abbiamo l'impressione che siano dei matti. Una cosa è certa: vogliono qualcosa da noi, non ci lasciano mai in pace. Ci scrutano con fare provocatorio come se fossimo scappati da uno zoo o fossimo degli extraterrestri. Il minimo che si possa dire è che noi li percepiamo come una minaccia. Se non sapremo difenderci, ci porteranno via tutto quello che abbiamo. Il loro vero desiderio sarebbe quello di eliminarci.

D'altro canto, un mondo senza gli altri ci appare ormai inconcepibile. Alcuni, addirittura, ritengono che noi abbiamo bisogno di loro. Tutta la nostra energia, noi la investiamo per gli altri, pensiamo a loro tutto il giorno e persino di notte. Anche se non li sopportiamo, dipendiamo da loro. Certo che saremmo contenti se scomparissero dal nostro orizzonte, andandosene via da qualche parte. Ma poi, che cosa faremmo? Ci sono due possibilità: o ci ritroveremmo altra gente che ci dà fastidio e allora tutto ricomincerebbe da principio -dovremmo studiare questi nuovi altri e difenderci da loro- oppure -peggio ancora- cominceremmo a litigare tra di noi e allora alcuni di noi diventerebbero gli altri e la nostra identità collettiva finirebbe per non esistere più.

Talvolta mi chiedo se noi siamo davvero gli uni. Perchè è ovvio che siamo al contempo gli altri degli altri. Anche loro hanno bisogno di qualcuno su cui esercitare la propria insofferenza e quelli siamo certamente noi. Non siamo solo noi che dipendiamo da loro: anche loro dipendono in eguale misura da noi e pure loro si rallegrerebbero se noi scomparissimo dal loro orizzonte, andandocene via da qualche parte. Ma poi, probabilmente, finirebbero per rimpiangerci. Non appena ce ne fossimo andati, scatenerebbero delle sanguinose lotte intestine, proprio come faremmo noi se andassero via gli altri.

Non sono cose che si possono dire ad alta voce qui da noi: è solo un mio pensiero segreto che è meglio che tenga per me. Altrimenti, infatti, tutti direbbero: adesso sappiamo come sta la faccenda, caro mio! In fondo tu non sei uno di noi, non lo sei mai stato, ci hai ingannato! Tu sei uno degli altri! E allora, non avrei più nessun motivo per ridere. Mi tirerebbero il collo, questo è certo. E' meglio che non ci pensi troppo: non fa bene alla salute.

Forse quelli della mia parte hanno persino ragione. Talvolta non so neppure io se sono uno degli uni o uno degli altri. E' questo il grave. Più ci penso e più mi è difficile distinguere tra gli uni e gli altri. A guardar bene, ciascuno degli uni assomiglia terribilmente agli altri, e viceversa. Talvolta non so più neppure io se sono uno degli uni, oppure un altro.

Vorrei essere me stesso, ma questo
ovviamente
è impossibile".

(Traduzione di Paola Quadrelli)

Tim Head, "Industrial Hole 2", 1997, Tate Modern, London.

venerdì 9 novembre 2007

 Spizzichi



Spizzico tra i quotidiani di questi giorni, giusto per alleggerire l'aria un filino.
Così anche quelli che non leggono più questo Blog perchè è “Comunista” si rilassano: ne hanno più bisogno di me.

T'amo, Pio Bondi!
Bondi ha scritto a Cicchitto:
“Viviamo insieme/ questa irripetibile esperienza/ con passione politica/ autentica/ con animo casto/ e con la sorpresa/ dell'amicizia.
Ci mancheremo
quando verrà il tempo nuovo
e ci rispecchieremo finalmente
l'uno nell'altro.
E ci mancherà/ anche quello che non/ abbiamo vissuto insieme/ fra i banchi della scuola/ nell'adolescenza inquieta/ e nell'età in cui non si ama. La mia fede è la tenerezza dei tuoi sguardi. La tua fede è nelle parole che cerco”.
A parte che, come direbbe Totò, “...come poesia è una vera schifezza”, questi mi fanno simpatia. Ma dài, “...la tenerezza dei tuoi sguardi”? A “FI” ci sono dei simpaticoni, delle giuggiole. Non dobbiamo temerli. Compatirli, al massimo.

I Comandamenti.
Ti beccano il Boss dei Boss (un altro...) e questo ha scritto i comandamenti per essere un buon mafioso. Non si guardano le donne degli amici, ma si possono ammazzare gli altri. Non si tradisce la moglie, ma si creano schiere di vedove. Non si frequentano le taverne, ma si fanno saltare in aria. Magari questi sono anche Benedetti in Chiesa tutte le Domeniche. Perchè sono mafiosi, e credenti. Benvenuti tra le pecorelle.

Vendette.
La Spears (sich!) ha già venduto 350000 copie del suo nuovo “disco”, smentendo i critici che la vedevano in totale declino. Dato che la maggioranza dei “critici”, normalmente, di musica non capisce un cazzo, questa è una vittoria di Pirro.

Fatevi un giro.
E sempre a proposito di musica, domani esce l'ennesima raccolta dei Led Zeppelin. Io non faccio marchette (non so a quanto stanno, all'oggi), ma mi auguro che qualcuno se la compri (o scarichi, o doppi), tanto per capire che la metà dei gruppi di oggi sono pure chiaviche. Meglio tardi che mai.

Ma pensa te!
Ieri, in auto, ascoltavo, come sempre, l'amata Radio. Ad un certo punto passano una canzone di Ramazzotti e Ricky Martin. Stupefacente! Ricky Martin sa l'Italiano meglio di Ramazzotti.

Saper leggere.
Pare che la Renault di "Formula Uno" abbia ciulato un pò di progetti alla "Mc Laren". Vista la macchina indegna che hanno fatto quest'anno, mi pare che, però, non sappiano neanche leggere.

Edward Collier "A Tromp l'Oeil of Newspapers, Letters and Writing Implements of a Wooden Board", 1699, Tate Gallery, London.
 Spizzichi



Spizzico tra i quotidiani di questi giorni, giusto per alleggerire l'aria un filino.
Così anche quelli che non leggono più questo Blog perchè è “Comunista” si rilassano: ne hanno più bisogno di me.

T'amo, Pio Bondi!
Bondi ha scritto a Cicchitto:
“Viviamo insieme/ questa irripetibile esperienza/ con passione politica/ autentica/ con animo casto/ e con la sorpresa/ dell'amicizia.
Ci mancheremo
quando verrà il tempo nuovo
e ci rispecchieremo finalmente
l'uno nell'altro.
E ci mancherà/ anche quello che non/ abbiamo vissuto insieme/ fra i banchi della scuola/ nell'adolescenza inquieta/ e nell'età in cui non si ama. La mia fede è la tenerezza dei tuoi sguardi. La tua fede è nelle parole che cerco”.
A parte che, come direbbe Totò, “...come poesia è una vera schifezza”, questi mi fanno simpatia. Ma dài, “...la tenerezza dei tuoi sguardi”? A “FI” ci sono dei simpaticoni, delle giuggiole. Non dobbiamo temerli. Compatirli, al massimo.

I Comandamenti.
Ti beccano il Boss dei Boss (un altro...) e questo ha scritto i comandamenti per essere un buon mafioso. Non si guardano le donne degli amici, ma si possono ammazzare gli altri. Non si tradisce la moglie, ma si creano schiere di vedove. Non si frequentano le taverne, ma si fanno saltare in aria. Magari questi sono anche Benedetti in Chiesa tutte le Domeniche. Perchè sono mafiosi, e credenti. Benvenuti tra le pecorelle.

Vendette.
La Spears (sich!) ha già venduto 350000 copie del suo nuovo “disco”, smentendo i critici che la vedevano in totale declino. Dato che la maggioranza dei “critici”, normalmente, di musica non capisce un cazzo, questa è una vittoria di Pirro.

Fatevi un giro.
E sempre a proposito di musica, domani esce l'ennesima raccolta dei Led Zeppelin. Io non faccio marchette (non so a quanto stanno, all'oggi), ma mi auguro che qualcuno se la compri (o scarichi, o doppi), tanto per capire che la metà dei gruppi di oggi sono pure chiaviche. Meglio tardi che mai.

Ma pensa te!
Ieri, in auto, ascoltavo, come sempre, l'amata Radio. Ad un certo punto passano una canzone di Ramazzotti e Ricky Martin. Stupefacente! Ricky Martin sa l'Italiano meglio di Ramazzotti.

Saper leggere.
Pare che la Renault di "Formula Uno" abbia ciulato un pò di progetti alla "Mc Laren". Vista la macchina indegna che hanno fatto quest'anno, mi pare che, però, non sappiano neanche leggere.

Edward Collier "A Tromp l'Oeil of Newspapers, Letters and Writing Implements of a Wooden Board", 1699, Tate Gallery, London.

giovedì 8 novembre 2007

 The Perennial Anonymous



Il post di ieri, come si poteva immaginare, ha sollevato più di qualche critica, pochi commenti ed un paio di mail. Mi fa piacere, si fa per dire, riportarVi, qui, il testo di una di queste (rielaborato nella sintassi, perchè, per alcuni la Lingua Italiana è un'opinione, variabile).
“Sig. Mattioli (grazie, per il “Signore!),
ho letto quello che Lei ha scritto (io non ho scritto nulla, ho riportato) oggi (ieri, ormai) e devo dire che mi fa una profonda tristezza vedere che ci sono ancora alcuni Italiani che pensano che la “Rivoluzione d'Ottobre” sia stata una cosa giusta. Dimentica con troppa facilità tutto quello che ne conseguì: devo ricordarle i Gulag, le epurazioni, il KGB e tante altre cose allegre? Recentemente un Parlamentare dell'UDC ha proposto il reato di “Apologia del Comunismo”, assimilabile a quello pensato per il Fascismo. E giustamente. Lei, Sig. Mattioli, è una persona che non ha capito nulla, né della Storia, né della Democrazia. Spero vivamente che si ravveda e che capisca i suoi errori, ma ne dubito. Senza stima.”
Ovviamente era anonimo.
Rispondere?
Nel merito, mi fanno sorridere:
1) gli “Anonimi”; pensavo che il Partito più grande fosse quello degli imbecilli, ma mi sbagliavo. Gli “Anonimi” sono assai di più, meglio organizzati e senz'altro anche meno intelligenti.
2) “...non ha capito nulla”: e sai che novità. Avessi capito tutto non starei qui a rispondere ad un pirla.
3) “...devo ricordarle i Gulag...”; no, anzi, me le ricordo benissimo queste cose. E' che, caro il mio, bisogna leggere le parti scritte in nero, non gli spazi bianchi dell'articolo. Magari lì le risposte c'erano già, senza dover ammazzare anche quel mezzo neurone che le è rimasto.
4) “...un Parlamentare dell'UDC...”: questa, come cazzata, fa il paio con quella di Diliberto che vuol mettersi in casa la mummia di Lènin.
E dato che ho perso già troppo tempo (e con me i lettori di questo spazio), direi di finirla qui.

Dimenticavo.
Volontè, quello dell'UDC, autore della proposta per l'apologia di reato del Comunismo, a me nessuno mi toglie dalla testa che somigli in maniera strabiliante a Gian Maria Volontè.
Per carità e per fortuna solo fisicamente.


Tacita Dean, "Ein Sklave des Kapitals", from "The Russian Ending", 2001, Tate Modern, London.
 The Perennial Anonymous



Il post di ieri, come si poteva immaginare, ha sollevato più di qualche critica, pochi commenti ed un paio di mail. Mi fa piacere, si fa per dire, riportarVi, qui, il testo di una di queste (rielaborato nella sintassi, perchè, per alcuni la Lingua Italiana è un'opinione, variabile).
“Sig. Mattioli (grazie, per il “Signore!),
ho letto quello che Lei ha scritto (io non ho scritto nulla, ho riportato) oggi (ieri, ormai) e devo dire che mi fa una profonda tristezza vedere che ci sono ancora alcuni Italiani che pensano che la “Rivoluzione d'Ottobre” sia stata una cosa giusta. Dimentica con troppa facilità tutto quello che ne conseguì: devo ricordarle i Gulag, le epurazioni, il KGB e tante altre cose allegre? Recentemente un Parlamentare dell'UDC ha proposto il reato di “Apologia del Comunismo”, assimilabile a quello pensato per il Fascismo. E giustamente. Lei, Sig. Mattioli, è una persona che non ha capito nulla, né della Storia, né della Democrazia. Spero vivamente che si ravveda e che capisca i suoi errori, ma ne dubito. Senza stima.”
Ovviamente era anonimo.
Rispondere?
Nel merito, mi fanno sorridere:
1) gli “Anonimi”; pensavo che il Partito più grande fosse quello degli imbecilli, ma mi sbagliavo. Gli “Anonimi” sono assai di più, meglio organizzati e senz'altro anche meno intelligenti.
2) “...non ha capito nulla”: e sai che novità. Avessi capito tutto non starei qui a rispondere ad un pirla.
3) “...devo ricordarle i Gulag...”; no, anzi, me le ricordo benissimo queste cose. E' che, caro il mio, bisogna leggere le parti scritte in nero, non gli spazi bianchi dell'articolo. Magari lì le risposte c'erano già, senza dover ammazzare anche quel mezzo neurone che le è rimasto.
4) “...un Parlamentare dell'UDC...”: questa, come cazzata, fa il paio con quella di Diliberto che vuol mettersi in casa la mummia di Lènin.
E dato che ho perso già troppo tempo (e con me i lettori di questo spazio), direi di finirla qui.

Dimenticavo.
Volontè, quello dell'UDC, autore della proposta per l'apologia di reato del Comunismo, a me nessuno mi toglie dalla testa che somigli in maniera strabiliante a Gian Maria Volontè.
Per carità e per fortuna solo fisicamente.


Tacita Dean, "Ein Sklave des Kapitals", from "The Russian Ending", 2001, Tate Modern, London.

mercoledì 7 novembre 2007

 Революция! (Чтение)
   
Rivoluzione!   (Una lettura)



Il Post è lungo; non è mia abitudine, ma l'argomento senz'altro si presta a molte polemiche, a ricordi, a nostalgie e a molti errori. Quello che leggerete (bontà vostra) è la traduzione di un articolo che potete trovare qui. Il lavoro in Italiano l'ha svolto l'Amica Miru, "Blogger" eccelsa, con la consueta bravura, profondità, serietà, onestà intellettuale e capacità che la contraddistinguono, e che ringrazio di cuore. Perchè ho voluto lasciarlo a tutti Voi? Per discuterne, se vi va, o solo per capire se è vero che i sogni sono impossibili da realizzare. Una cosa è certa: la differenza la fanno sempre le persone. In qualsiasi caso.
Up-date: adesso la traduzione è completa. Se qualcuno vuole scaricarla, insieme ad altre, sempre rese in Italiano dalla Miru, il link è qui.

Un Ottobre per noi, per la Russia e per il mondo intero
Appello di 17 intellettuali e artisti russi

Non sorprende che il novantesimo anniversario della Rivoluzione d'Ottobre in Russia sia diventato oggetto di vasta attenzione. Gli eventi dell'ottobre del 1917 furono, di fatto, un terremoto che scosse il mondo, alterandone le fondamenta economiche, sociali e culturali. Molti mezzi di informazione raffigurano questo fenomeno di portata storica mondiale come un semplice colpo di stato messo in atto da un manipolo di cospiratori e avventurieri con l'aiuto dei servizi di sicurezza occidentali. È circolato di tutto: sfacciate bugie, distorsioni dei fatti e calunnie su coloro che presero parte a questo evento importantissimo e vi si misero a capo. Ancora oggi si ripetono le vecchie fiabe secondo le quali il "colpo di stato d'ottobre" fu messo in atto dall'"agente dei tedeschi" Lenin e dalla "spia degli anglo-americani"