venerdì 28 dicembre 2007

 Ecco, tutto qui



Lino era un tipo silenzioso, non uno di quelli che dici simpaticoni.
Aveva lavorato in Germania: testa bassa, produrre, aveva imparato la lingua, sennò non ti davano il salario. Adesso non ci capiva quasi più nulla, con tutti questi foresti chè non sai quello che ti chiedono.
A lui non offrivi un caffè; una Coca-Cola, caso mai, tanto è lo stesso.
Nelle rare pause che si permetteva, ti raccontava degli Alpini, della moglie, ma con pudore, quasi ritrosia. Le persone devi saperle prendere per quel che sono, nessuno è messo qui per cambiare il carattere degli altri a proprio piacimento: lo fanno, sì, ma non è così che funziona.
Lino non aveva tanti amici, tra i colleghi: pochi, ma buoni, li scelgo io, ti confidava al tavolo della mensa.
Era nel “mio” Reparto perchè nell'altro non voleva più fare certi lavori, dopo che un Capo Reparto lo aveva preso di mira: lui quasi cinquant'anni, il Capo la metà.
I Capi Reparto sono giovani, dicono “rampanti”: in realtà sono solo arroganti, seguaci del branco, spie, nessun rispetto per chi si è rotto la schiena per trent'anni. Sul serio: non è un dipinto di parte, quelli che non hanno neanche la barba si rifanno sugli anziani, bravi eh?, la razza peggiore, i vigliacchi.
Da noi Lino stava tranquillo: nessuno si metteva in testa di rompergli le scatole, se poteva ti lasciava andare in pausa quando ti era comodo e ci stava lui, al posto tuo.
Si ricambiava. Si lavorava. Si stava un po' meglio.

Poi una macchina ha deciso di sfracellargli una mano: da parte a parte, senza pietà, le macchine non ce l'hanno.
E Lino è stato a casa mesi: ogni tanto a salutare, ma sempre senza disturbare.
Poi si torna, ma non è più possibile andare avanti, con quel pollice che non ne vuol sapere di muoversi, mai più: meglio mettersi d'accordo, la pensione, un sorriso sotto i baffi, Lino. Va là che te la godrai lo stesso; la casetta, la moglie, la figlia.

Oggi Lino ha ucciso sua moglie, poi si è sparato.
Perchè?, ti chiedono al telefono: era uno normale.
Normale non vuol dire un cazzo: è la parola che usiamo perchè non ne sappiamo altre, chè nessuno è normale, nessuno non lo è, non ci capiamo niente.
Jannacci avrebbe detto: “Ecco, tutto qui”.
Sì, proprio.
Tutto qui.

Michael Landy, "H2NY Self Distruction Suicide Machine", 2006, Museum Of Modern Art (MOMA), New York.

mercoledì 26 dicembre 2007

 Could Not Silenced




Ecco qui. Proprio non riesco a tacere, con buona pace di chi dice (io lo dico) che si parla troppo.

Post prandiale di Natale.
Momento equivoco, una sorta di limbo in cui si ottenebrano le facoltà d'attenzione, sepolte sotto chili di cibarie più o meno untuose. Generalmente ore perse sul divano, davanti alla TV: per il sottoscritto, piatti e l'amata radio. Anche a Natale passa l'informazione, ma sopratutto programmi che parlano della festività. Così, tra il detersivo e la spugnetta, ascolto una parata di personaggi, più o meno celebri, che dicono la loro sulla Santa ricorrenza, pungulati da conduttori che cercano di dare al tutto un tono di serio approfondimento. In due ore circa d'ascolto emerge prepotente una sensazione assai sgradevole: quella dell'ipocrisia. Sì, perchè è giusto che si parli del Natale come festa universale, e sopratutto dei più poveri, ma che si demonizzi a tutti i costi l'aspetto se vogliamo dire “leggero” della festa, puzza. Con tono afflitto (si sente, si sente, non occorre vedere per forza), indistintamente intervistati ed intervistatori, si scagliano contro il consumismo sfrenato, contro la perdita dei valori, caricano a testa bassa la vacuità e l'inutilità dei regali, dei pranzi. Sentire, per esempio, la Bonaccorti, con quella voce melliflua e contrita, è uno spettacolo da teatro dell'assurdo.

Nessuno si sogna di dire che non siano giuste osservazioni, ma la carità, la bontà, l'accoglienza, non si dicono: si fanno. Perchè io devo sentirmi in colpa se regalo a mia figlia un gioco (o magari due o tre, visto che ci sono, grazie a Dio, ancora i nonni?): o perchè dovrei pensare che non è giusto che con quello che guadagno (quel che resta, dopo che ho versato le tasse ad uno Stato che non mi dà nulla, neanche un euro per la casa...) mi diverta un po'? Pensate tutti davvero che io (e milioni d'altri Italiani) non siamo consapevoli delle difficoltà che vivono tanti intorno a Noi? Mi par d'essere preso per deficiente. Io non posso salvare tutti, e neanche questi famosi Stati Democratici, a quanto pare. Quello che posso è cercare di fare quel che mi è realmente possibile, nel piccolo, ma anche nel concreto. Posso insegnare a me stesso e a chi mi circonda il valore di un gesto, di una presenza, di un atto reale, ma nel silenzio e senza scadenze fisse.

La vecchietta che abita vicino a casa mia, che non ha nessuno, va ogni giorno alla mensa dei poveri, a dare una mano. A ottanta anni mi dice che Natale si può fare ogni giorno e che se anche una volta ce la godiamo, non dobbiamo sempre e per forza sentirci in colpa. Penso ai miei 1100€ al mese, al fatto che tra un po' potrei non farcela più e mi dico che se qualcuno vuol fare la morale dovrebbe almeno provare, prima, a non dormire la notte per paura dei debiti.
Dopo cambierebbe il tono della voce.

(Ringrazio l'Amica “Simplest”, che mi ha permesso di usare alcune considerazioni che abbiamo fatto insieme al telefono per scrivere questo Post).

Odilon Redon, "Silence", c.1911, Museum Of Modern Art (MOMA), New York.

giovedì 20 dicembre 2007

 The Last Post of the Year
          (вы желаете целый караван)




Aggiungo una celebrazione all'altra: il Natale incombente (minaccioso?) e la cancellazione di un confine, veramente uno degli ultimi in Europa.
Per molti come me c'era una sorta di consuetudine, che si può celebrare come memoria, ora.
Una di quelle memorie “minori”: non una Guerra, non un evento politico, non un avvenimento naturale.
Cose che non vengono riportate dai libri o sentite alla radio: una semplice abitudine.
Era quella di andare in Yugoslavia.
Quel confine che, a mezzanotte, non ci sarà più veniva superato quasi ogni settimana, per comprare la carne o per rifornirsi di benzina. Si entrava in questi market che i più avrebbero definito tristi, solo perchè spartani, legati ad un'idea praticità, più che d'apparenza. Come erano buone le gelèe di frutta. Per me è sempre rimasto andare in “Yugo”: non rifiutare il nuovo status di quel Paese, ma restare legato ad un periodo lontano della mia vita.
Spesso accade che i ricordi dell'infanzia e dell'adoscelenza sembrino i più belli, ma è solo perchè ormai sono smarginati, quasi senza colori.
 Eppure quei brevi viaggi, o le vacanze sul mare cristallino della costa, stanno lì e sfidano le miserie della politica, dell'odio e dei ragionamenti “da fuori”, sempre troppo sottili.
In fondo quel confine per tanti non c'è mai stato e le divise verdi della Polizia Yugoslava non erano di certo il nemico. Stanotte si festeggia: a me resta il gusto amarognolo della fine di un tempo che non ha mai guardato in faccia le cose importanti, ma che si confrontava sempre e solo con il cuore.
Almeno per una volta sia concesso.

Ecco, adesso ci sarebbero da lasciare gli Auguri per questo carrozzone scalcinato e un po' cialtrone che si chiama Italia. Invece li lascio, sinceri ed affettuosi, alle persone che stanno sul carrozzone: agli amici Bloggers, a quelli che ho conosciuto di persona (la mia splendida sorella “Lama”, la Compagna adorata “Miru”, la geniale “”, la grande “Simplest”...e altri) e a quelli che conoscerò in futuro, alla brava gente onesta e a tutti quelli che mi dimentico, ma solo perchè sto diventando anziano.
Senza farla lunga, a tutti, davvero tutti.
Siate sopratutto sereni e in salute: il resto si risolve.
Grazie per questi dodici mesi e per la pazienza.
Le incursioni in rete sono probabili: difficile starne fuori.
Ma sempre meglio non esagerare.

Foto: fatta a Roma.

lunedì 17 dicembre 2007

 Gnam gnam!



Oggi "Splinder" ha fame.
Si è mangiato il mio Post, prima, e, per secondo, un "PVT" piuttosto lungo ad un' Amica che aveva bisogno di un consiglio.
Per me, in due anni, è la prima volta: almeno doppia.
Perciò, siccome non sono cose che ti fanno dire solo "Olè", oggi niente.
Solo la foto che doveva apparire insieme alle parole.
Anno nuovo, nuova piattaforma?

Foto: "Winter Playground", by Daniele Mattioli.

domenica 16 dicembre 2007

 Pensierini 0.2



A1) A Padoa-Schioppa l'offerta Speciale proprio non va giù.

A2) Fermi per 12 ore, al freddo e senza viveri, 450 passeggeri di un “Eurostar”. Viaggiate coccolati.

A3) Lunedì terza lettura della Finanziaria al Senato. Non ci hanno capito ancora nulla.

A4) Montezemolo: “Siamo un Paese “fai da te”. Lo dice Lui, che gioca ancora con le macchinine.

A5) Berlusconi: “Alleati, vi voglio un mare di bene”. Da farsi attraversare con yacht gentilmente regalato.

A6) Su “Libero” Fini spiega gli errori di Silvio: l'articolo più lungo del Mondo.

A7) Air France su Alitalia: “Alleanza, non acquisizione”. Francesi sì, fessi no.

A8) Torna “Passaparola” su “Canale 5”: io passo volentieri la mano.

A9) Berlusconi: “L'Italia deve essere orgogliosa del Milan”. E del suo padrone?

A10) “Non si può avere il cuore altrove e il sedere nell'UDC”, secondo Casini. Che culo, avercelo nell'UDC, eh?

A11) Veltroni vuole discutere con tutti e non dare ragione a nessuno.

Louise Bourgeois, "Listening One", 1947, Tate Modern, Current Exhibition.

venerdì 14 dicembre 2007

 Carità di Patria




Moderatamente ottimista, lo sono sempre: Patriottico fino al limite consentito, che non è molto alto, in effetti.
Apparso oggi sui giornali (e ve lo lascio integrale
qui, tradotto, tranquilli), l'articolo del “New York Times” del 13 Dicembre non mi sembra meriti troppe svenevoli e tutto sommato inutili prese di posizione (vedi “La Repubblica” odierna).
Perchè non va oltre a cose che leggete ogni giorno su molti Blog, o che vengono dette da persone di vostra conoscenza.
E' il solito, immancabile, punto della nostrana situazione vista con gli occhiali degli Americani: già sentito, dài.
Predicare e razzolare son due cose distinte. E badate che non mi sono sentito offeso nel mio amor Patrio, proprio no: riconosciamolo, che un po' senso lo facciamo.
Manca solo una cosa, a mio modestissimo parere: che almeno Noi, Italians, le Guerre basate sulle chiacchiere non le facciamo.
Per fortuna.

(Chiosa: Adinolfi, sai che ti voglio bene, ma qui il problema non è aprire un'attività in un garage. E' avercelo, il garage).

(Chiosa due: un'intera trasmissione ,o quasi, "Zapping", di "Radio Uno" per sentire una sfilza di ascoltatori e personaggi dell'informazione più o meno incavolati per l'articolo in questione. Possibile che siamo Italiani solo quando qualcuno ci fa vedere i nostri difetti?
"Nil est dictu facilius"...).

L'articolo è stato tradotto dall'Amica Manuela Vittorelli (
http://mirumir.blogspot.com/) che ringrazio di cuore, sopratutto per la pazienza.
La segnalazione dello stesso la debbo a “Piccolo Kin” (
http://picolokin.splinder.com/). Grazie anche a te.

Giorgio Morandi, "Paese", 1935, Galleria d'Arte Moderna (GAM), Torino.

giovedì 13 dicembre 2007

 Thursday Dispenser



(Disclaimer (si dice così, no?): sto cercando in tutte le maniere di passare a salutare tutti, ma siete tanti -ed è una cosa bella bella, grazie davvero- e bisogna portar pazienza. D'altro canto non ho la Segretaria, non sono una "Star", devo anche lavorare, ogni tanto).

Avanti, Popolo!
Il “nuovo” Partito di Berlusconi si chiamerà “Popolo della Libertà”. La prima popolazione Libera governata da un Dittatore.

Rifornimenti.
Tutta Italia senza derratte alimentari, a causa dello sciopero dei TIR. Solo a Palazzo Chigi la mortadella abbonda.

Setta.
In Italia ci sono molte sette che manipolano le persone più deboli. L'ultima nata, in ordine di tempo, è il “PD”.

Razionamenti.
La benzina verrà razionata in Vaticano. Le esportazioni di buoni consigli, invece, continuano come prima.

Guerra!
L'armata Rossa torna a scendere in campo contro l'esercito dei pirla guidati da Berlusconi.

Esami.
I giornalisti non sosterranno più l'esame con la macchina da scrivere, ma con il PC. Di imparare a scrivere, però, non se ne parla.

Copione!
Luttazzi ha copiato la sua battuta “incriminata” da uno Show Americano. Farsi cacciare è davvero poco originale.

W l'Italia.
Capello CT della Nazionale Inglese. Se a loro va bene, cornuti e mazziati.

Buone nuove.
Renato Zero non farà un concerto a Capodanno. Il 2007 finirà bene, per fortuna.

Bonjour tristesse.
Secondo alcuni ricercatori Americani la tristezza giova alla salute. Ci terremo Prodi almeno altri cent'anni.

Premi a gogò.
La terna dei programmi candidati ai “Telegatti” per la categoria approfondimento è composta da “Lucignolo”, “Matrix” e “Alle falde del Kilimangiaro”. Peccato per “Amici”, vero?

Robert Mangold, "Red/Green/Yellow + Painting", 1983, The Museum of Contemporary Art, Los Angeles.

mercoledì 12 dicembre 2007

 Intentions


Prendiamoci per tempo.
Quest'anno un solo proposito per quello che verrà: non fare propositi.
Sono già incasinato così, non posso mica pensare di essere da prima fila.
Le qualificazioni sono lunghe, lunghissime. Poi, tanto, mica mantengo.
Ne sanno qualcosa quei quattro che ancora mi portano con sé.
Ho senz'altro più nemici, perchè sono Speciale nel farmeli.
E' un dono ,lo so, mica lo rifiuto. Mi sono detto che mantenere è assai pericoloso, ma lo è di più promettere.
Perciò rien, nicht, nada.
Che poi cosa si può promettere?
Qui c'è da fare e fare, costruire (letteralmente) con una mano e con l'altra tenere insieme i cocci. Non sono mai stato bravo in queste cose.
Ho altre (poche) qualità, che maschero benissimo in mezzo a tutto il resto.
Navigare a vista, rotte conosciute e attenti agli scogli.
Già vedo ronzare le ire di navigatori più bravi e seri. Quelli sì,che sanno prendersi bene, che si considerano. Io accetto.
Mica hanno inventato ancora una macchinetta che elimina i rimorsi.
Mi sa che costerebbe troppo. Piuttosto un paio di occhiali scuri per cercare di guardare il sole in faccia, così che le ombre siano un po' più corte. Che poi si parla, si parla, e ti ritrovi punto e a capo. A capo di cosa, poi...
Fai due conti, in percentuale, e pensi che il 50% della tua vita è un casino e già andrebbe bene. Tanto l'altro 50% te lo giochi a cercarli, i casini.
Che non c'è gusto senza, ma quando ci sei dentro fino agli occhi lo specchio è più svelto di te a sputarti in faccia.
E son soddisfazioni, mica bagigi.
I nanetti se ne stanno in fila e ti guardano tipo: ”Povero cocco, come mai la strada di casa non la trovi mai?”.
Chi se ne frega, c'è troppo affollamento qui.  Spazio,ci vogliono miglia e miglia di nulla, così puoi riempirlo delle cazzate che non riesci a mandare via.
Chi mi darà lezioni e da chi non imparerò una sega ("...ma fatta bene,che non si sa mai").
Meglio aumenti le letture e le uscite post-cena, che lì si che le lezioni non finiscono mai.
E non è di certo così che migliorerà la mio pochezza mentale. Sarà un'uccisione continua di cellule neurali, ma vuoi mettere...
Va là, che tanto un anno passa l'altro.  E poi a chiedersi come mai non ci ricordiamo neanche più quale sia.
Che verso metà faranno 43 (ci provo, ci provo ad arrivarci).
Chi dice (ancora) che la Vita comincia lì.
Ed io, pirla, che pensavo di viverla già.

Jean Arp, "Collage with Squares Arranged According to the Laws of Chance", 1916-17, Mo.Ma., New York.
 Intentions


Prendiamoci per tempo.
Quest'anno un solo proposito per quello che verrà: non fare propositi.
Sono già incasinato così, non posso mica pensare di essere da prima fila.
Le qualificazioni sono lunghe, lunghissime. Poi, tanto, mica mantengo.
Ne sanno qualcosa quei quattro che ancora mi portano con sé.
Ho senz'altro più nemici, perchè sono Speciale nel farmeli.
E' un dono ,lo so, mica lo rifiuto. Mi sono detto che mantenere è assai pericoloso, ma lo è di più promettere.
Perciò rien, nicht, nada.
Che poi cosa si può promettere?
Qui c'è da fare e fare, costruire (letteralmente) con una mano e con l'altra tenere insieme i cocci. Non sono mai stato bravo in queste cose.
Ho altre (poche) qualità, che maschero benissimo in mezzo a tutto il resto.
Navigare a vista, rotte conosciute e attenti agli scogli.
Già vedo ronzare le ire di navigatori più bravi e seri. Quelli sì,che sanno prendersi bene, che si considerano. Io accetto.
Mica hanno inventato ancora una macchinetta che elimina i rimorsi.
Mi sa che costerebbe troppo. Piuttosto un paio di occhiali scuri per cercare di guardare il sole in faccia, così che le ombre siano un po' più corte. Che poi si parla, si parla, e ti ritrovi punto e a capo. A capo di cosa, poi...
Fai due conti, in percentuale, e pensi che il 50% della tua vita è un casino e già andrebbe bene. Tanto l'altro 50% te lo giochi a cercarli, i casini.
Che non c'è gusto senza, ma quando ci sei dentro fino agli occhi lo specchio è più svelto di te a sputarti in faccia.
E son soddisfazioni, mica bagigi.
I nanetti se ne stanno in fila e ti guardano tipo: ”Povero cocco, come mai la strada di casa non la trovi mai?”.
Chi se ne frega, c'è troppo affollamento qui.  Spazio,ci vogliono miglia e miglia di nulla, così puoi riempirlo delle cazzate che non riesci a mandare via.
Chi mi darà lezioni e da chi non imparerò una sega ("...ma fatta bene,che non si sa mai").
Meglio aumenti le letture e le uscite post-cena, che lì si che le lezioni non finiscono mai.
E non è di certo così che migliorerà la mio pochezza mentale. Sarà un'uccisione continua di cellule neurali, ma vuoi mettere...
Va là, che tanto un anno passa l'altro.  E poi a chiedersi come mai non ci ricordiamo neanche più quale sia.
Che verso metà faranno 43 (ci provo, ci provo ad arrivarci).
Chi dice (ancora) che la Vita comincia lì.
Ed io, pirla, che pensavo di viverla già.

Jean Arp, "Collage with Squares Arranged According to the Laws of Chance", 1916-17, Mo.Ma., New York.

martedì 11 dicembre 2007

 Chiuso per sciopero



 




Ieri si è chiuso per sciopero.
Forse un'arma spuntata.
Bisogna esserci, però: almeno per dire di non nascondersi sempre dietro ad una tastiera.

Nella foto: trova il "Macca"!

 Chiuso per sciopero



 




Ieri si è chiuso per sciopero.
Forse un'arma spuntata.
Bisogna esserci, però: almeno per dire di non nascondersi sempre dietro ad una tastiera.

Nella foto: trova il "Macca"!

domenica 9 dicembre 2007

 Caccia alla fatina



Titolo: “Winx, il Film – Il segreto del Regno Perduto”.
Genere: animazione.
Produzione: Italia, 2007 – durata: 100' – Colore.

Sinossi: ma che, scherziamo? Non si può raccontare un film così. Pensato per una platea di bambini e/o ragazzini casinisti (accompagnati dalle mamme, peggio di loro), è talmente banale che a raccontarlo ci si vergogna un po'. Tecnicamente è distante duemila anni dai film d'animazione elettronica Americani ("Pixar" in testa); questioni di budget, ma anche d'inventiva. Non conoscevo la storia delle “Winx”, ma le situazioni, i personaggi, le ambientazioni sono trite e ritrite, svenevoli i dialoghi (io capisco semplificare, ma c'è un limite, se non altro per rispetto all'intelligenza minima anche di una bambina...) e perfettamente inutile la colonna sonora. Un guazzabuglio di dieci o quindici altri racconti (dal “Signori degli Anelli” a “Star Wars”), mischiati con semplicità e con stacchi del tutto forzati. Amen.

La frase: “Questa è la spada più intrepida che abbia mai fatto” (sich!).

Note: per fortuna, e con l'esperienza, abbiamo scelto un orario per cui c'era davvero poca gente. I più scatenati erano tre ragazzetti, con madri simil-giovanili chioccianti, che si esaltavano alla vista delle sei fatine (c'entrano le auto-reggenti?). La proiezione era in digitale e questa è l'unica cosa positiva. Ho sbadigliato 26 volte (contate) e credo di aver fatto almeno una pennica di cinque minuti (non ricordo nulla del duello a metà film, ma potrei averlo rimosso volontariamente...). Il mio amico, padre dell'altra bambina che era con noi, ha dormito spudoratamente.

Giudizio finale: senza voto, è stato un puro atto d'eroismo.




 Caccia alla fatina



Titolo: “Winx, il Film – Il segreto del Regno Perduto”.
Genere: animazione.
Produzione: Italia, 2007 – durata: 100' – Colore.

Sinossi: ma che, scherziamo? Non si può raccontare un film così. Pensato per una platea di bambini e/o ragazzini casinisti (accompagnati dalle mamme, peggio di loro), è talmente banale che a raccontarlo ci si vergogna un po'. Tecnicamente è distante duemila anni dai film d'animazione elettronica Americani ("Pixar" in testa); questioni di budget, ma anche d'inventiva. Non conoscevo la storia delle “Winx”, ma le situazioni, i personaggi, le ambientazioni sono trite e ritrite, svenevoli i dialoghi (io capisco semplificare, ma c'è un limite, se non altro per rispetto all'intelligenza minima anche di una bambina...) e perfettamente inutile la colonna sonora. Un guazzabuglio di dieci o quindici altri racconti (dal “Signori degli Anelli” a “Star Wars”), mischiati con semplicità e con stacchi del tutto forzati. Amen.

La frase: “Questa è la spada più intrepida che abbia mai fatto” (sich!).

Note: per fortuna, e con l'esperienza, abbiamo scelto un orario per cui c'era davvero poca gente. I più scatenati erano tre ragazzetti, con madri simil-giovanili chioccianti, che si esaltavano alla vista delle sei fatine (c'entrano le auto-reggenti?). La proiezione era in digitale e questa è l'unica cosa positiva. Ho sbadigliato 26 volte (contate) e credo di aver fatto almeno una pennica di cinque minuti (non ricordo nulla del duello a metà film, ma potrei averlo rimosso volontariamente...). Il mio amico, padre dell'altra bambina che era con noi, ha dormito spudoratamente.

Giudizio finale: senza voto, è stato un puro atto d'eroismo.




sabato 8 dicembre 2007

 Dead Man Working



Meno di un mese fa, in Piazza, a Monfalcone, culla della cantieristica Italiana, serpeggiava nascosta la rabbia per l'ulteriore dimostrazione di come qualsiasi cosa, perfino la Morte, non conti più nulla per nessuno. Un operaio, il secondo, nel giro di due giorni, era morto, di notte: la “sua” Azienda non aveva chiuso, neanche un'ora. I suoi colleghi, tranne poche eccezioni, non avevano sospeso il lavoro, non erano a manifestare, seppur per altri motivi, con la loro categoria.

Difficile non essere retorici di fronte a fatti come quelli di Torino, come quelli che, nella stessa giornata, hanno ucciso altre due persone sul lavoro. Eppure l'Italia è un paese che si può anche definire illuminato: siamo tra i primi, in Europa, metro di paragone, a licenziare leggi e norme all'avanguardia sul diritto alla sicurezza del lavoro, sul diritto alla salvaguardia dell'incolumità fisica e morale. E' paradossale che 1300€ al mese costino la vita. Però, neanche chi fatica con te si ferma. C'è qualcosa di malato, di strisciante e ributtante, oltre allo sciacallaggio delle buone intenzioni politiche e delle idiozie dei tanti che pontificano con una mano sporca di sangue e l'altra intenta a contare soldi, quelli “veri”, quelli che possono. Come si fa a non essere banali, allora? Servirebbe un moto vero, non uno sciopero, non un comizio. Servirebbe l'orgoglio di dire “no”. Ma chi può permettersi di dire no, se non quelli che hanno già detto sì allo spegnimento della coscienza in nome di un proprio benessere spropositato? Un colpevole certo è la coscienza, ottenebrata, dei lavoratori che si barricano dietro a necessità incontrovertibili, e che superano in importanza, evidentemente, la Civiltà. La luce è spenta. Restano fiamme e nessuno sembra averne paura.
Brutta cosa.

Christopher R. W. Nevinson, "Making the Engine", 1917, Tate Modern, London.

 Dead Man Working



Meno di un mese fa, in Piazza, a Monfalcone, culla della cantieristica Italiana, serpeggiava nascosta la rabbia per l'ulteriore dimostrazione di come qualsiasi cosa, perfino la Morte, non conti più nulla per nessuno. Un operaio, il secondo, nel giro di due giorni, era morto, di notte: la “sua” Azienda non aveva chiuso, neanche un'ora. I suoi colleghi, tranne poche eccezioni, non avevano sospeso il lavoro, non erano a manifestare, seppur per altri motivi, con la loro categoria.

Difficile non essere retorici di fronte a fatti come quelli di Torino, come quelli che, nella stessa giornata, hanno ucciso altre due persone sul lavoro. Eppure l'Italia è un paese che si può anche definire illuminato: siamo tra i primi, in Europa, metro di paragone, a licenziare leggi e norme all'avanguardia sul diritto alla sicurezza del lavoro, sul diritto alla salvaguardia dell'incolumità fisica e morale. E' paradossale che 1300€ al mese costino la vita. Però, neanche chi fatica con te si ferma. C'è qualcosa di malato, di strisciante e ributtante, oltre allo sciacallaggio delle buone intenzioni politiche e delle idiozie dei tanti che pontificano con una mano sporca di sangue e l'altra intenta a contare soldi, quelli “veri”, quelli che possono. Come si fa a non essere banali, allora? Servirebbe un moto vero, non uno sciopero, non un comizio. Servirebbe l'orgoglio di dire “no”. Ma chi può permettersi di dire no, se non quelli che hanno già detto sì allo spegnimento della coscienza in nome di un proprio benessere spropositato? Un colpevole certo è la coscienza, ottenebrata, dei lavoratori che si barricano dietro a necessità incontrovertibili, e che superano in importanza, evidentemente, la Civiltà. La luce è spenta. Restano fiamme e nessuno sembra averne paura.
Brutta cosa.

Christopher R. W. Nevinson, "Making the Engine", 1917, Tate Modern, London.

venerdì 7 dicembre 2007

 Roman Notes




√ L'immondizia non offende più nessuno: fa parte del paesaggio.

√ Le auto Blu non sono più Blu, ma tutte grigie e straniere. Decine di poliziotti, che avrebbero altro da fare, gli corrono davanti. Qualche volta dietro.

√ Un tramonto dal “Vittoriale” ti fa credere che Dio potrebbe esistere.

√ I Romani parlano in Romanesco, grazie al cielo.

√ I Romani mangiano tanto. A me va benissimo.

√ Mia sorella è come me l'aspettavo, e anche di più. Belle persone fanno bello anche quello che sta intorno.

√ Le precedenze, in auto, sono personalizzabili.

√ I turisti fanno i turisti, purtroppo.

√ La “Garbatella”, costruita da Benito, è adesso piena di “Comunisti”. Tiè.

√ Confessioni:
- mi sono commosso davanti al casco di David Bowman;
- la macchina da scrivere di “The Shining” fa paura, anche dal vero;
- Kubrick era un genio;
- Rothko anche;
- la "Pop Art" ha ancora molto da dire;
- non mi sono confessato in nessuna delle quattro Basiliche.

√ A Roma non c'è traccia dei Laziali (sono tutti Romanisti?).

√ Non ho visto Ualtèr: avesse avuto degli impegni?

√ Ci sono 312 scalini per arrivare in cima al “Cupolone”, ma il cielo resta lontano.

Foto: fatta io.



 Roman Notes




√ L'immondizia non offende più nessuno: fa parte del paesaggio.

√ Le auto Blu non sono più Blu, ma tutte grigie e straniere. Decine di poliziotti, che avrebbero altro da fare, gli corrono davanti. Qualche volta dietro.

√ Un tramonto dal “Vittoriale” ti fa credere che Dio potrebbe esistere.

√ I Romani parlano in Romanesco, grazie al cielo.

√ I Romani mangiano tanto. A me va benissimo.

√ Mia sorella è come me l'aspettavo, e anche di più. Belle persone fanno bello anche quello che sta intorno.

√ Le precedenze, in auto, sono personalizzabili.

√ I turisti fanno i turisti, purtroppo.

√ La “Garbatella”, costruita da Benito, è adesso piena di “Comunisti”. Tiè.

√ Confessioni:
- mi sono commosso davanti al casco di David Bowman;
- la macchina da scrivere di “The Shining” fa paura, anche dal vero;
- Kubrick era un genio;
- Rothko anche;
- la "Pop Art" ha ancora molto da dire;
- non mi sono confessato in nessuna delle quattro Basiliche.

√ A Roma non c'è traccia dei Laziali (sono tutti Romanisti?).

√ Non ho visto Ualtèr: avesse avuto degli impegni?

√ Ci sono 312 scalini per arrivare in cima al “Cupolone”, ma il cielo resta lontano.

Foto: fatta io.



giovedì 6 dicembre 2007

 Painting Desert



Rieccomi qui.
Mi sembra di stare in mezzo al deserto.
Devo ricominciare tutto daccapo: non c'è più un programma, un file, niente di quello che avevo.
Perciò questo non è un Post.
E' solo una nota.
A margine dell'attesa e di quello che mi mancherà, per andare avanti.
Ci sono però, e non mollo.
Ma lo sapevate già...

Menashe Kadishman, "Cracked Earth B", 1979, Tate Modern, London.
 Painting Desert



Rieccomi qui.
Mi sembra di stare in mezzo al deserto.
Devo ricominciare tutto daccapo: non c'è più un programma, un file, niente di quello che avevo.
Perciò questo non è un Post.
E' solo una nota.
A margine dell'attesa e di quello che mi mancherà, per andare avanti.
Ci sono però, e non mollo.
Ma lo sapevate già...

Menashe Kadishman, "Cracked Earth B", 1979, Tate Modern, London.