mercoledì 26 dicembre 2007

 Could Not Silenced




Ecco qui. Proprio non riesco a tacere, con buona pace di chi dice (io lo dico) che si parla troppo.

Post prandiale di Natale.
Momento equivoco, una sorta di limbo in cui si ottenebrano le facoltà d'attenzione, sepolte sotto chili di cibarie più o meno untuose. Generalmente ore perse sul divano, davanti alla TV: per il sottoscritto, piatti e l'amata radio. Anche a Natale passa l'informazione, ma sopratutto programmi che parlano della festività. Così, tra il detersivo e la spugnetta, ascolto una parata di personaggi, più o meno celebri, che dicono la loro sulla Santa ricorrenza, pungulati da conduttori che cercano di dare al tutto un tono di serio approfondimento. In due ore circa d'ascolto emerge prepotente una sensazione assai sgradevole: quella dell'ipocrisia. Sì, perchè è giusto che si parli del Natale come festa universale, e sopratutto dei più poveri, ma che si demonizzi a tutti i costi l'aspetto se vogliamo dire “leggero” della festa, puzza. Con tono afflitto (si sente, si sente, non occorre vedere per forza), indistintamente intervistati ed intervistatori, si scagliano contro il consumismo sfrenato, contro la perdita dei valori, caricano a testa bassa la vacuità e l'inutilità dei regali, dei pranzi. Sentire, per esempio, la Bonaccorti, con quella voce melliflua e contrita, è uno spettacolo da teatro dell'assurdo.

Nessuno si sogna di dire che non siano giuste osservazioni, ma la carità, la bontà, l'accoglienza, non si dicono: si fanno. Perchè io devo sentirmi in colpa se regalo a mia figlia un gioco (o magari due o tre, visto che ci sono, grazie a Dio, ancora i nonni?): o perchè dovrei pensare che non è giusto che con quello che guadagno (quel che resta, dopo che ho versato le tasse ad uno Stato che non mi dà nulla, neanche un euro per la casa...) mi diverta un po'? Pensate tutti davvero che io (e milioni d'altri Italiani) non siamo consapevoli delle difficoltà che vivono tanti intorno a Noi? Mi par d'essere preso per deficiente. Io non posso salvare tutti, e neanche questi famosi Stati Democratici, a quanto pare. Quello che posso è cercare di fare quel che mi è realmente possibile, nel piccolo, ma anche nel concreto. Posso insegnare a me stesso e a chi mi circonda il valore di un gesto, di una presenza, di un atto reale, ma nel silenzio e senza scadenze fisse.

La vecchietta che abita vicino a casa mia, che non ha nessuno, va ogni giorno alla mensa dei poveri, a dare una mano. A ottanta anni mi dice che Natale si può fare ogni giorno e che se anche una volta ce la godiamo, non dobbiamo sempre e per forza sentirci in colpa. Penso ai miei 1100€ al mese, al fatto che tra un po' potrei non farcela più e mi dico che se qualcuno vuol fare la morale dovrebbe almeno provare, prima, a non dormire la notte per paura dei debiti.
Dopo cambierebbe il tono della voce.

(Ringrazio l'Amica “Simplest”, che mi ha permesso di usare alcune considerazioni che abbiamo fatto insieme al telefono per scrivere questo Post).

Odilon Redon, "Silence", c.1911, Museum Of Modern Art (MOMA), New York.