giovedì 21 febbraio 2008

Another Day in Paradise?





Si può giustificare ogni cosa con mille motivazioni: a qualsiasi argomento, dalla spugnetta del lavandino ai sistemi massimi del pensiero filosofico, si attaccano etichette, che semplificano pensieri e vita.
Se il Kosovo è uno Stato Indipendente, da oggi riconosciuto dall'Italia, a supporto di questa decisione possiamo accampare centinaia di motivazioni, vieppiù per una questione così spinosa da essere stata ignorata per anni, forse perchè non era sotto i riflettori di una contraerea.
In un dibattito che è stato definito "surreale", forze politiche diverse, per Storia e volontà, per senso di appartenenza e di dovere, ma unite in quegli istanti dove spesso si perde di vista la ragionevolezza a favore di una scelta rapida e menefreghista, hanno detto "sì" al riconoscimento di questa nuova entità geo-politica, lontana da essere ancora Stato del tutto sovrano.

Viene, infatti, naturale pensare che un territorio che necessita di ben due missioni esterne (una militare, l'altra civile) sia tutto, meno che indipendente, almeno nell'eccezione che l'autoderminazione di un Popolo dà a questa parola.
Una pezza bagnata sulla fronte scottante di un'area abbandonata a se stessa, anche, se, in apparenza, seguita sempre con grande scrupolo dai Ministeri degli Esteri dell'Europa.
Che, però, dalla fine del 1999 non hanno mai veramente innescato un circolo virtuoso di relazioni per addivenire ad una soluzione politica della secessione Kosovara.
La pantomima del "Rapporto Ahtisaari" è stata la riprova del potere che ha la delega all'Onu: nulla.

Fattori come il tempo, che non è mai dalla parte giusta, o come un'analisi Politica approfondita della situazione etnica (che non riguarda solo i Serbi ed i Kosovari) sono stati presi sottogamba, nonostante dichiarazioni ad effetto e speranze sbandierate con troppa facilità. Il risultato è quello di questi giorni, chiaro, finalmente: un guazzabuglio indecifrabile di rimpalli di responsabilità, di dichiarate mire d'egemonia politica (USA), di timori giustamente reali (la Russia) e di sostanziale imbarazzo (il resto dell'Europa che ha riconosciuto il Kosovo), passando tra l'irritazione di alcuni (Spagna e Belgio), fino ad approdare al folclore di alcuni esponenti della più sana goliardia (Borghezio, che una volta ancora dimostra come la mancanza d'intelligenza possa diventare un dono: quello di regalare attimi d'ilarità a chiunque).

Non penso che i nostri militari e magistrati saranno più al sicuro sapendo che Prìstina fa parte di una Nazione da loro riconosciuta come libera ed indipendente, o che i Francesi a guardia del ponte di Mitrovica mettano i fucili a salve per lo stesso motivo. Se non si può prevedere il futuro si potrebbe, almeno, imparare dal passato o cercare di costruire un presente meno effimero, meno fantomatico.
Sforzandosi di più e lasciando da parte attestati d'amicizia cumulativi, falsi come molte persone che li comprano a buon mercato sulla piazza del mercato globale.

[Vorrei ringraziare un pò di persone.
◊ La Miru (aka Panda Rosso Capo) per il mito, la gente che vuol sapere, la Lubjanska e il caffè;
Alex per avermi attribuito un Premio che, seppur simbolico, m'ha fatto un enorme piacere, e che non so come contraccambiare:
◊ “Copperhead” per questo Post].