martedì 25 marzo 2008

 Buon...




Preso, compreso e stritolato dal lavoro e dalle solite paturnie, m'ero quasi scordato che questo Bloghettino compie tre anni.
Ci sarebbero cose più importanti, ma siccome lo fan tutti, mi concedo la celebrazione.
In effetti, prima come "Cafè Europa", poi come "Out", il "Macca" era presente sul Web da almeno sei anni: quel che è stato non conta, poi.
Questo è il più longevo dei miei "siti" e, per ora, non vedo ragioni per pensarne la fine.
Sempre, naturalmente, che possa contare sulla Vostra pazienza...

Up-date: fino a Sabato proprio niente tempo.
Magari un commento qui ed uno là: a quelli che mi hanno scritto pensando che io non li legga più, dico che questo "aggiornamento" è per loro.
Tranquilli, qui non si dimentica nessuno.
A parte Berlusconi...

Marc Chagall, "Birthday", 1952, Museum Of Modern Art (MOMA), New York.

sabato 22 marzo 2008

   Greetings

Non mi sembra giusto tediarvi anche nei giorni di festa con le mie elucubrazioni.
Lascio, perciò, a tutti Voi, i miei più sinceri (e laici) Auguri, di serenità e salute.
Poi ricominceremo a raccontarcela.
Mandi.




Jackson Pollock, "Easter and the Totem", 1953, Museum Of Modern Art (MOMA), New York.



martedì 18 marzo 2008

 Burn the China?



Photo by http://domblr.tumblr.com



Una giornata nuvolosa d'estate può essere una fortuna.
Rara, capita anche nell'assolata Grecia.
Le torme di turisti intruppati e vocianti si disperdono, magari sostano più a lungo davanti ad inutile paccotaglia o cercano di capire se l'ούζο gli piace.
Allora, ciò che rimane dello stadio d'Olimpia appare silenzioso, più vasto, tra gli alberi ed il vento.
Percepire ciò che fu, quel luogo, è più semplice, più chiaro: fuori da uno sport che adesso è solo business, record, immagine e globalità, in un Mondo così piccolo d'andar stretto.

Da lì riparto per la Cina di adesso, Nazione sconosciuta anche a se stessa, gigante millenario ormai decaduto e mai rialzato.
Paese troppo facilmente esaltato (e non solo da quella parte politica che adesso, per cambiare, viene tacciata di ipocrisia) da tutti; per convenienza, per tradizione, per ignoranza, per paura.
Paese complicato come solo quelli che hanno fatto la Storia sanno essere: così sazio di contraddizioni da non riuscire più a guardare oltre i propri limiti.
Paese violento, che non sfugge al desiderio d'imporre un dominio che sa d'antico, d'inutile, di violento.

Da lontano, da Olimpia o da una qualsiasi città d'Europa, appare indistinto qualunque avvenimento che non sia a portata di sguardo: solo il cuore, il principio, possono accorciare queste distanze.
Potrebbe bastare, ma non rende meno acuta la sensazione d'impotenza e d'inutilità, di vergogna e ritrosia, che attanaglia: da me, persona qualsiasi, fino a quelli che credono di contare, ma che sono o troppo vigliacchi o troppo menefreghisti per capire che la Vita di ognuno, su questo pianeta, è più importante dei soldi, del benessere egoisticamente proprio.
A quanto pare lottare per la Libertà, la dignità, l'autodeterminazione, il futuro non ha importanza.
Come non ha importanza questa Olimpiade.
E' solo un chiacchierio indistinto che non copre la nostra pochezza.

lunedì 17 marzo 2008

 Prove tecniche




Mentecritica: Il Gran Quiz Elettorale


Fai il Quiz!


Dal sempre ottimo "Alex" riprendo una simpatica iniziativa dell'altrettanto meritorio "Mente Critica".
E' Lunedì.
Forse sono un pò a corto di idee, ma non vale dire che è normale.
Il mio risultato è...

domenica 16 marzo 2008

 Silence Is Easy 2

Domenica uguale sport. Sia concesso, in giorno festivo, piovoso, metter giù due righe sull'inizio del Campionato di "Formula Uno".
A chiacchiere sono (quasi) tutti bravi; nei fatti, meno. Stamattina la "Ferrari" ha iniziato in maniera diciamo brutta il suo percorso, quello di scuderia predestinata alla vittoria finale. Sarà così, in Novembre, ma per ora "...un bel tacere non fu mai scritto".
Imprendibile e quasi perfetta in inverno, ai primi vagiti della primavera (in realtà in Australia estate piena: 37°C), la macchina si è rivelata fragile, scontrosa (!) e capricciosa. I due alfieri, poi, ci hanno messo del loro nel fare un bel pò di schifezze. Si sa frizione-cambio-mollare-cambiare-frizione senza elettronica è dura...
Perfino l'Alonso, beccato a più non posso, guidando una macchina che è una semi-vasca da bagno, ha fatto meglio.
E se allora il finale è già scritto, come vogliono tutti, i capitoli in mezzo andranno rivisti, parola per parola.
Magari senza sbandierare in giro effetti speciali che poi sono botti da bambini.





 



venerdì 14 marzo 2008

 L'uomo anziano e la ragazza con il sorriso (*)




L’ uomo anziano sa sempre cosa dire: non gli manca la battuta, la sagacia, la perspicacia.
L’ uomo anziano ha la risposta a tutto.
La ragazza gli chiede come fare a campare se non si ha un lavoro fisso, uno stipendio sicuro, un tetto.
L’ uomo anziano sorride e gli spiega che la cosa migliore sarebbe sposare uno dei suoi figli; quello alto, il figlio alto dell’ uomo anziano.
Anche la ragazza sorride; l’uomo anziano dice che con quel sorriso problemi non ne avrà.
La ragazza con il sorriso dice che darà fiducia all’uomo anziano: se serve lo metterà per iscritto, basta una “x”.
Chè a volte una Laurea è d’impiccio: meno sai, meglio stai, basta sposare il figlio alto dell’uomo anziano.
La ragazza con il sorriso sposerà il figlio alto dell’uomo anziano.
Il figlio alto dell’uomo anziano la tradirà.
La ragazza con il sorriso avrà in testa più corna di quelle che potreste contare in un cesto grande pieno di lumache.
La ragazza con il sorriso chiederà il divorzio, ma gli avvocati bravi li ha tutti il figlio alto dell’uomo anziano.
La ragazza con il sorriso perderà e dovrà pagare gli alimenti al figlio alto dell’uomo anziano.
La ragazza con il sorriso dovrà trovarsi un lavoro.
La ragazza con il sorriso non sorriderà più.
L’ uomo anziano invece sì.

(*): ho la mente ingombra di altri pensieri. Farò posto e li esprimerò: adesso parole adatte ancora non ne ho.

Marc Chagall, "A Very Old Man", 1942, Museum Of Modrn Art (MOMA), New York.

lunedì 10 marzo 2008

 La recessione


 


"Rivedremo calzoni coi rattoppi
rossi tramonti sui borghi
vuoti di macchine
pieni di povera gente
che sarà tornata da Torino o dalla Germania.
I vecchi saranno padroni dei loro muretti
come poltrone di senatori
e i bambini sapranno che la minestra è poca
e cosa significa un pezzo di pane.
E la sera sarà più nera della fine del mondo
e di notte sentiremmo i grilli o i tuoni
e forse qualche giovane
tra quei pochi tornati al nido tirerà fuori un mandolino.
L’aria saprà di stracci bagnati
tutto sarà lontano
treni e corriere passeranno
ogni tanto come in un sogno.

E città grandi come mondi
saranno piene di gente che va a piedi
con i vestiti grigi
e dentro gli occhi una domanda che non è di soldi,
ma è solo d’amore
soltanto d’amore.
Le piccole fabbriche
sul più bello di un prato verde
nella curva di un fiume
nel cuore di un vecchio bosco di querce
crolleranno un poco per sera
muretto per muretto
lamiera per lamiera.
E gli antichi palazzi
saranno come montagne di pietra
soli e chiusi com’erano una volta.
E la sera sarà più nera della fine del mondo
e di notte sentiremmo i grilli o i tuoni.
L’aria saprà di stracci bagnati
tutto sarà lontano
treni e corriere passeranno
ogni tanto come in un sogno.

E i banditi avranno il viso di una volta
con i capelli corti sul collo
e gli occhi di loro madre
pieni del nero delle notti di luna
e saranno armati solo di un coltello.
Lo zoccolo del cavallo
toccherà la terra
leggero come una farfalla
e ricorderà ciò che è stato il silenzio il mondo
e ciò che sarà".

(P.P.Pasolini, "La recessione", da "La meglio gioventù", 1974).

Dovete aver pazienza, ma in questi giorni la consolazione la trovo solo in Pasolini.
E' una casa accogliente, a cui torno volentieri.
Devo aver avuto un inzio di vecchiaia.
Magari non me ne sono accorto.

Johannes Theodor Baargeld, "Factory", 1920, Museum Of Modern Art (MOMA), New York.

domenica 9 marzo 2008

 Download





 "In questo mondo colpevole, che solo compra e disprezza,
il più colpevole son io, inaridito dall'amarezza".
(P.P.Pasolini, "Umiliato e offeso - Epigrammi -V", da "La Religione del mio tempo", 1958)

I fiori nascono già appassiti, adesso.
Non mi ci voglio abituare.
Ricomincerò.

Jorins Ivens, "Regen (Rain)", 1929, Museum Of Modern Art (MOMA),
New York.


martedì 4 marzo 2008

 Uno, nessuno?



Sperando, con convinzione, d'essere ancora in regime di Libertà, pubblico uno stralcio da una mail pervenutami stamani.
"Caro Daniele,
[...] e da molto tempo ci leggiamo e commentiamo su nostri Blog. Purtroppo noto che, ultimamente, non passi più a trovarmi e che non commenti i miei Post. Come mai? Ti sei forse stufato della nostra amicizia? [...] Io credo che un Blog viva (!) anche delle visite delle persone amiche, sennò che senso ha? [...] Se ciò che scrivo non t'interessa più, dimmelo, ci tengo a saperlo. Sono un pò giù per questo. Dammi un segnale. XYZ".

Mi auguro che la mia Amica non s'offenda se rispondo pubblicamente, iniziando con l'affermazione che io "lavoro per vivere". Già ieri, citando il brano sui "commenti zero", avevo rilanciato questo discorso. Sono sempre stato (mi auguro ci siano dei testimoni) un Blogger che si sente di visitare tutti i Blog di coloro con cui sono in contatto: anzi, me ne faccio un cruccio. Però non sono nè Iddio, nè Berlusconi: non ho la veggenza, nè l'ubiquità. Per pura fortuna o per altre misteriose vie, i contatti di questo Blogghettino sono diventati tanti, davvero. Perciò i tempi s'allungano: posso farci qualcosa? Dal lavoro non scrivo, è sempre stata una mia decisione: casa, famiglia, sapete già. E poi non mi va troppo di giustificarmi, anche se mi sento un "tantinello" in colpa. E non è giusto neanche questo, se la vediamo in certo modo.

Perciò, cara "XYZ", non preoccuparti: fin troppo ho già detto. Avrò annoiato e scritto qualcosa di inutile, ma ci tenevo. Come tengo a tutti quelli che mi hanno o meno sulla colonna dei link. Senza stress, senza patemi: ce ne sono già troppi nella vita di tutti i giorni.

Richard Tuttle, "Letters (The Twenty Six Series)", 1966, Museum Of Modern Art (MOMA), New York. 

lunedì 3 marzo 2008

 Zero Comments?



"Bloggare è una forma di vanità: si possono adoperare termini eleganti, parlare di "cambio di paradigma" o "tecnologia dirompente", ma la verità è che i Blog sono sbrodolature adolescenziali senza senso.
Adottare lo stile di vita del Blogger è l'equivalente letterario di attaccare nastri colorati al manubrio della bicicletta.
Nel mondo dei Blog "0 comments" è un dato inequivocabile: significa che una certa cosa non interessa assolutamente a nessuno.
La terribile verità dei Blog è che le persone che scrivono sono molte di più di quelle che leggono".
Stodge.org, The Personal Memoirs of Randi Mooney, postato il 5 Maggio 2005 (14 commenti).

Il primo che commenta, ovviamente, verrà cassato (o cassano, non ricordo...).

Harold Cohen, "Untitled Computer Drawing", 1982, Tate Modern, London.

domenica 2 marzo 2008

 Accordi in disaccordo



Al momento di scrivere, non so neanche chi abbia vinto "Sanremo"; ritengo non sia notizia da annoverare tra quelle importanti. Poi, siccome m'è piaciuto essere definito "radical-chic", io che in vestiti spendo meno di chiunque e sono pronto a dimostrarlo (anche se la definizione riguarda l'atteggiamento mentale, per cui non si parla di soldi, mi sa), non ho visto che cinque minuti in tutto del baraccone. Naturalmente non per spocchia, ma perchè a "Sanremo" c'è un certo tipo di musica Italiana, non quella che ascolto io: rispettabile, per molti, ma priva di alcun interesse per il sottoscritto. Punto. Non credo sia un dramma se mi dimentico della Bertè, se non so chi sia Di Tonno, se Minghi lo vedo missionario in qualche paese del Sudamerica o se Chiambretti non mi fa proprio ridere. C'era "Elio", ma a ridosso della colazione e io vado ancora a caffè e brioches.

Come ho scritto, i miei cinque minuti si sono risolti così:
- le gambe (e il resto) di Mietta, di cui non ricordo una parola della canzone, ma che argomenti ne ha ancora, eccome;
- Ben Harper che ha ribadito che con il talento vero bastano quattro-accordi-quattro e una chitarra per fare una canzone bellissima (alla faccia dell'Orchestra e dei pinnacoli vocali).
Il resto mi sembra il paradigma di questo Paese: una gran caciara, pochi fatti (intesi come "azioni", su quel che si assume dietro il palco non giuro) e alla fine l'immobilità.
Sì, "Sanremo" è ancora roba decisamente Italiana.
Canone ben speso, tranquilli.


Milan Knìzák, "Zerstörte Musik (Broken Music)", 1983, Museum Of Modern Art (MOMA), New York.