lunedì 10 marzo 2008

 La recessione


 


"Rivedremo calzoni coi rattoppi
rossi tramonti sui borghi
vuoti di macchine
pieni di povera gente
che sarà tornata da Torino o dalla Germania.
I vecchi saranno padroni dei loro muretti
come poltrone di senatori
e i bambini sapranno che la minestra è poca
e cosa significa un pezzo di pane.
E la sera sarà più nera della fine del mondo
e di notte sentiremmo i grilli o i tuoni
e forse qualche giovane
tra quei pochi tornati al nido tirerà fuori un mandolino.
L’aria saprà di stracci bagnati
tutto sarà lontano
treni e corriere passeranno
ogni tanto come in un sogno.

E città grandi come mondi
saranno piene di gente che va a piedi
con i vestiti grigi
e dentro gli occhi una domanda che non è di soldi,
ma è solo d’amore
soltanto d’amore.
Le piccole fabbriche
sul più bello di un prato verde
nella curva di un fiume
nel cuore di un vecchio bosco di querce
crolleranno un poco per sera
muretto per muretto
lamiera per lamiera.
E gli antichi palazzi
saranno come montagne di pietra
soli e chiusi com’erano una volta.
E la sera sarà più nera della fine del mondo
e di notte sentiremmo i grilli o i tuoni.
L’aria saprà di stracci bagnati
tutto sarà lontano
treni e corriere passeranno
ogni tanto come in un sogno.

E i banditi avranno il viso di una volta
con i capelli corti sul collo
e gli occhi di loro madre
pieni del nero delle notti di luna
e saranno armati solo di un coltello.
Lo zoccolo del cavallo
toccherà la terra
leggero come una farfalla
e ricorderà ciò che è stato il silenzio il mondo
e ciò che sarà".

(P.P.Pasolini, "La recessione", da "La meglio gioventù", 1974).

Dovete aver pazienza, ma in questi giorni la consolazione la trovo solo in Pasolini.
E' una casa accogliente, a cui torno volentieri.
Devo aver avuto un inzio di vecchiaia.
Magari non me ne sono accorto.

Johannes Theodor Baargeld, "Factory", 1920, Museum Of Modern Art (MOMA), New York.