martedì 4 marzo 2008

 Uno, nessuno?



Sperando, con convinzione, d'essere ancora in regime di Libertà, pubblico uno stralcio da una mail pervenutami stamani.
"Caro Daniele,
[...] e da molto tempo ci leggiamo e commentiamo su nostri Blog. Purtroppo noto che, ultimamente, non passi più a trovarmi e che non commenti i miei Post. Come mai? Ti sei forse stufato della nostra amicizia? [...] Io credo che un Blog viva (!) anche delle visite delle persone amiche, sennò che senso ha? [...] Se ciò che scrivo non t'interessa più, dimmelo, ci tengo a saperlo. Sono un pò giù per questo. Dammi un segnale. XYZ".

Mi auguro che la mia Amica non s'offenda se rispondo pubblicamente, iniziando con l'affermazione che io "lavoro per vivere". Già ieri, citando il brano sui "commenti zero", avevo rilanciato questo discorso. Sono sempre stato (mi auguro ci siano dei testimoni) un Blogger che si sente di visitare tutti i Blog di coloro con cui sono in contatto: anzi, me ne faccio un cruccio. Però non sono nè Iddio, nè Berlusconi: non ho la veggenza, nè l'ubiquità. Per pura fortuna o per altre misteriose vie, i contatti di questo Blogghettino sono diventati tanti, davvero. Perciò i tempi s'allungano: posso farci qualcosa? Dal lavoro non scrivo, è sempre stata una mia decisione: casa, famiglia, sapete già. E poi non mi va troppo di giustificarmi, anche se mi sento un "tantinello" in colpa. E non è giusto neanche questo, se la vediamo in certo modo.

Perciò, cara "XYZ", non preoccuparti: fin troppo ho già detto. Avrò annoiato e scritto qualcosa di inutile, ma ci tenevo. Come tengo a tutti quelli che mi hanno o meno sulla colonna dei link. Senza stress, senza patemi: ce ne sono già troppi nella vita di tutti i giorni.

Richard Tuttle, "Letters (The Twenty Six Series)", 1966, Museum Of Modern Art (MOMA), New York.