sabato 19 aprile 2008

 My Mistakes Were Made For You




“Mia cara C.,
io non penso di avere una brutta vita. E' la mia. Per quanto possibile me la sono scelta, pagando il tributo al caso, al destino (che è una parola) ed agli errori. Poi, da lì, nascono rimpianti e ripensamenti, ma passano, come quelle nuvole che t'illudono d'estate. E' davvero tutto qui. Qui nelle responsabilità, nei “doveri”, nel fatto che non sempre è possibile avere tutto. Ci nuoto a stile mio, qua dentro, tipo sasso (questo lo vorrebbe dire qualcuno, che nuotare sa bene, perchè si permette di dirtele, queste verità) o, se vuoi, come qualcuno che cerca un appiglio per illudersi. Che, poi, a pensarci un pochino su, dovrei smetterla di lamentarmi e concentrami di più su quello che verrà, cercare di deviare il flusso del fiume con una di quelle piccole dighe che si costruivano da bambini: sassi, terra e le mani sporche. Che vuoi che sia, se non questo, il crescere ed il divenire? Dare un “valore” a ciò che si fa, a questo smaniare, ridere e far finta di pensare. Tutto nel cerchio i cui punti, equidistanti del centro, si riprendono e si toccano. Una sorta di parabola moderna e modernizzata del gioco antico dell'approssimarsi alla fine: solo che abbiamo inventato ogni sorta possibile (mica è finita, però) di illusioni per scacciare le ombre. Ed io con quelle ombre ci parlo, come un deficiente, come un vecchio personaggio da teatro vuoto, abbattuto dall'immagine rimandata mille volte di colui che mai niente ha capito e niente capirà. Uno qualunque, se vogliamo dirla: che poi un qualunque chissà quando mai sarà diverso da uno che si sente qualcuno. Corriamo affannati, non ti pare?
So che saprai.”
D.

Rodney Graham, "Rheinmetal/Victoria 8", 2003, "Multiplex: Directions In Art", current exhibition at MOMA (Museum Of Modern Art), New York.