martedì 6 maggio 2008

 La mappa del Mondo



Non mi sembrava così ripida la strada: tra gli alberi è già buio.
Le tavole sul torrente sono più larghe, qualcuno le ha cambiate.
Il sentiero fa una curva ampia, l'acqua ha scavato in mezzo un piccolo rivolo: potrei salire dal passaggio più comodo, ma da qui vedrò prima il prato.
Cammino sull'erba bassa, seguendo il centro della spianata, verso la casa.
E' come la ricordavo: i balconi con le aste di legno fino al soffitto, le grandi finestre e la scala di pietra. Il tetto spiovente e alto, il grande spiazzo di sassi.
Non mi sembra invecchiata: immobile nella sua bellezza, muta, quasi come sempre durante l'anno.

Lo spazio, dietro, mi appariva più grande. Scende verso il declivio, e la nebbia avanza prima della sera.
Non potevo non tornare, dovevo esserci, ancora.

Qui abbiamo ridisegnato la mappa del nostro Mondo.
Abbiamo spostato confini, superato ostacoli, trovato nuove vie e capito ciò che ancora ci divideva.
Qui abbiamo scoperto come tutto si possa guardare insieme e le mani hanno descritto la nostra nuova vita. Senza tempo, senza chiedere al futuro.
Ed è bastata una notte.

A Nord, la parete della montagna è in ombra ed il vento porta il rumore di un temporale lontano.
Le nuvole corrono verso il bosco.
Ho freddo.


In effetti, mi rendo conto solo ora che questo "post" può fuorviare, ma lo dedico a mia moglie. L'unica persona di cui mi fido ciecamente, da cui imparo molto e che non so ricambiare mai come meriterebbe. Non so come faccia a sopportarmi, visto anche il mio carattere a dir poco burbero, al limite dell'inqualificabile (a volte, eh?). Eppure non potrei concepire la mia vita senza di Lei e senza mia figlia, Anna. Credo di essere fortunato, loro meno. Gli debbo moltissimo, le amo moltissimo. Magari imparerò anche a dimostrarglielo, mai perdere la speranza.
(Il miele oggi è gratis: non pensate che duri).


Jasper Johns, "Two Maps I", 1966. Museum Of Modern Art (MOMA), New York.