sabato 10 maggio 2008

 Profondo nero


C'è un profondo vuoto, nero, nel cuore dell'Italia.
Non è il colore che associamo ad un'idea politica, ad un Partito o a una persona: è nero perchè annulla ogni altro colore, ma, sopratutto, ingoia la memoria, ingoia il futuro, arresta il tempo su una posizione di stallo.

Oggi ricorrono i trent'anni dalla morte di Aldo Moro: un'azione che non ha nessuna giustificazione, nè morale, nè storica.
All'incontro, nel pomeriggio, a cui ho partecipato l'età media era oltre i cinquant'anni: forse è un fatto di ricordi, o solo che è facile per la maggioranza, quest'incompiuta e non capibile massa, pensare ad altro.
Eppure, a sorvegliare questi Comunisti irriducibili (l'incontro era organizzato dalla CGIL), c'era anche lo Stato, attraverso un suo funzionario, di quelli della mano più nascosta; lo conoscono tutti, piccola città.

Questo è il buco, questa è la paura: parlare ancora di Moro, cercare comunque di comprendere il momento che stiamo vivendo attraverso quella tragedia, spaventa.
Il timore che striscino ancora i malumori di una lotta superiore in cattiveria, senza quartiere: ridicolo, assurdo, in un contesto come quello di questa riunione, pacata e rispettosa.

L'Italia è spaventata da se stessa, incapace di muoversi verso il futuro, rattrappita ed invecchiata, rancorosa e inutile: l'odio (questo è) delle fazioni ha ripreso il posto che comoda ai molti che soffiano affinchè ci si imbalsami su un'assurda partita di scacchi, dove le mosse sono già state fatte, tutte.
Lo sgomento attanaglia ed annebbia: mi sono sentito come "sporco" perchè ascoltavo, ancora una volta, il racconto della povertà della mia Patria, della sua vigliaccheria.
Chiedete, allora, ancora di crescere, a quelli che stanno a sentirvi: io non ascolto più la falsità.
Io adesso so, senza dubbio.

Foto di "Boogie".