giovedì 26 giugno 2008

 Robin Fess



Ci sono delle costanti nell'iniquità Governativa dell' Italia. La perenne ricerca di "risorse" per cercare di tappare qualche buco, e nemmeno quelli grandi, rende edotti Ministri e azzeccagarbugli vari, più o meno democraticamente eletti (spesso non certo per merito d'onestà), nella sottile arte di andare a spremere le rape, per cavarne linfa monetaria vitale. Paletti fissi, però, sono due: Istruzione e Sanità, spesso accompagnati dai "Beni Culturali". Meno cinque miliardi per ospedali e cure, meno centocinquantamila (scritto è più evidente) persone nella scuola, meno 413 milioni per la conservazione e la cura del patrimonio Artistico. Perfetto. Con tutto questo meno vivremo meglio. A sentir loro, ovvio. A pensarci (meno ovvio), e non è affatto la prima volta, mi par di poter dire che non va proprio così. I parametri su cui si basa uno Stato saranno anche quelli della cultura e dell'assistenza, o, invece, no? Ad andar di retorica si può far Capodanno. Quelli lì restano in Parlamento: noi sbattiamoci, per favore, e pensiamo al prossimo C.T. dei pedatori, che è un problema. Prenderei un aereo per andar lontano, ma, temo, che se è dell'Alitalia questa mi fallisca in volo (ciò fortuna, io) e mi tocchi atterrare con il paracadute.

Charles Ricketts, "Italia Redenta", 1917, Tate Modern, London.