martedì 16 settembre 2008

 Il Poeta dei marziani


Se la lingua è aspra, se il tuo Mondo è una montagna nebbiosa, difficile vivere di parole. Difficile poter dire , poter fare, poter uscire. Se la mente non t'aiuta e se ne va per suo conto, ancor di più. Federico Tavan è il matto: quello del Paese, ma anche quello della Poesia, che nasce dentro a quei meandri che solo Lui conosce. Una Poesia di terra, di sassi, di urla, di strepìti. Tavan piace, perchè sembra un guitto, quando sputa quelle parole così indecifrabili, strette in un dialetto ostico e quasi perduto. Tavan è eccessivo, istrionico, ma anche sfruttato in un'immagine che non rivela la sua persona. E' anche malato, proprio nel fisico, oltre che nella testa. Da due anni, smagrito, dal viso cambiato, è ricoverato in un Istituto: da solo, con la pensione di invalidità, non ce la fa. Tempo ce n'è poco: si sono mobilitati in tanti, di quelli che pesano, per fargli avere la Bacchelli.

Di quanti soldi buttati leggiamo ogni giorno. Eppure, per chi ha solo la propria Poesia per sopravvivere, tutto (proprio tutto) diventa ostacolo insormontabile. Se questi quattro spiccioli arriveranno, non sarà un atto dovuto, ma un gesto di intelligenza. Ah, cosa rara, di questi tempi.

Tavan parla di navi spaziali, di marziani, di sè e delle sue paure, di buio e alberi, d'acqua.
Per la Società è finalmente un grande scrittore, pur sempre matto, comunque.
Ed io so che i pazzi, invece, siamo Noi.



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Di montagne di silenzi
di poesie del cazzo
di donne che non mi hanno voluto
di '68 che non ho fatto.

Di montagne di amici
che non mi hanno più scritto
di suicidi non venuti bene
non mi resta niente.
Mi sono solo un po' ingrassato.

Offrimi un caffè.

Federico Tavan


 






Ringraziandovi per il vostro interesse, vi lascio qualche link su Tavan.

"Cràcele cròceles", ed. Olmis, 2003
(andate nella sezione catalogo, poi sez. "Olmis").
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"Augh!", Biblioteca dell'immagine, Collana "Chaos".
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E' attualmente in corso un omaggio fotografico (con catalogo) a Federico Tavan a Pordenone.
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