mercoledì 12 novembre 2008

 Il giorno dell'Indipendenza



La cosa più vicina ad un calvario ritengo sia la vicenda umana di Beppino Englaro. Vito Mancuso, oggi su "La Repubblica", fa una serie di considerazioni (leggetele, se potete; on-line ancora non ci sono, purtroppo) che, da laico, non posso che sottoscrivere. Mi preme sottolineare, con forza, che l'atteggiamento che mi pongo, nei confronti di una vicenda così straziante e lunga, è quello di una persona che ritiene che, se ci è stato donato il bene dell'intelletto, questo va usato. Non ritenendomi sottoposto ad alcun regime ideologico o morale da parte di una Religione (qualsiasi essa sia), potete ben capire come mi "schieri", anche se questo fatto, di per sè, è già errato. Qui la questione sta diventando ancora più Politica di quello che è stato finora. Una contrapposizione violentissima, alla fine fatta sulla pelle di chi non può difendersi, di chi non può più nulla. Non so se sia giusto parlare di compassione, di pietà, ma di ragionevolezza sì. Quella ragionevolezza che è una prerogativa delle persone intelligenti, non dei barricaderi, dei duri e puri. Se c'è una cosa che ho imparato (una è già molto, per me) è quella che non porta a nulla andarci giù sempre in maniera dura, senza pensare a chi è dall'altra "parte". Io amo la Vita, sono un fautore del Libero Pensare, del dialogo (anche se, spesso, può sembrare il contrario). Non riesco a credere in un "qualcosa oltre la morte", ma neanche a una muta sofferenza infinita, come quella di Eluana. Proprio no.

Ivor Abrahams, from E.A. Poe Tales and Poems, "The Sleeper", 1976, tate Collection, London.