giovedì 6 novembre 2008

 L'immagine



Il suo sguardo è stato definitivo, in tempo esatto per chiudere tutti i conti. Quelle somme e quelle sottrazioni fatte e rifatte alla nausea, con il risultato scritto ed acquisito. Come se, per cambiare le cose, servisse pensarci. Che è anche troppo, si dissanguano le sensazioni, bisogna tamponare. Saputo l'ho sempre saputo, sperato ho smesso di sperarlo. In nome di chi o cosa? C'è una sola possibilità che un nome, un volto, uno scatto mutino l'andirivieni. Ma sono lontani, sono sbiaditi, in controluce e sottili. Perciò ha fatto bene a tagliare l'aria guardando, ad incrociare e poi a riporre. Perchè è anche giusto condannarsi a non pensare: alle conseguenze, alle differenze. Me l'hanno spiegato, ma sono duro a morire, se morire vuol dire comprendere una sconfitta. Mai voluto, né pensato, né goduto nel sentire la terra: chè quella mi porta alla mia età ed ad altre latitudini. Adesso, tu, che hai la possibilità di stare nel mezzo, puoi dirmi se girare questo mio viso di ritorno. Sì, perchè me l'ero perso: qualcuno mi ha dato una maschera, adatta allo scopo, ma mi stava stretta e respiravo con fatica.

“E' trascendente l'esito di uno sguardo diagonale
quando cerchi di esser libero,
libero di Essere.
Il destino non ha più segni.”


Paul Maitland, "Fall of the Leaves, Kensington Gardens", circa 1900, Tate Modern, London.