martedì 11 novembre 2008

 Tempi peggiori




A volte ho l'impressione che l'Italia sia un Paese che galleggia tra le nuvole, perso in quello stato di beata incoscienza proprio dei sognatori o degli utopisti. C'è una crisi economica senza pari, questo lo sanno anche i sassi. Quello che ci si ostina, sopratutto nei mezzi d'informazione (e, quindi, anche ufficialmente), a non rilevare è che questo stato di sofferenza è già arrivato tra la gente: non è solo un fatto bancario, d'economia a livello globale, ma tangibile, terribilmente concreto. Basta dialogare con il mondo del lavoro subordinato perchè ciò sia chiaro. E' un disastro giornaliero di Cassa Integrazione e Mobilità, di mancati pagamenti dello stipendio, di notifiche di contestazioni disciplinari che hanno come unico scopo quello di licenziare per "giusta causa" il dipendente. Sopratutto nelle piccole e medie imprese è uno stillicidio. Nell'opulento (?) Nord est il tasso di disoccupazione, in un anno, è salito dal 3.1% al 4.4%. E' possibile rimandare ancora provvedimenti veri per tutto questo? Si cerca di salvare banche e sistemi, mentre stanno crollando le fondamenta, mentre sembra in secondo piano tutto ciò che si tocca, quello che non riesce più a comprare. Se si salta un mese di stipendio perchè il datore di lavoro è in difficoltà, sono guai, ma guai veri. Ed è pensabile che il livello di malessere sociale aumenti in brevissimo tempo.

Qui c'è bisogno di sostegno ai lavoratori ed alle famiglie, non di programmi TV e di analisi d'alta quota. Bisogna tornare immediatamente a volare basso, bassissimo, a livello terra. Non è più demandabile da nessuno (Governo, Partiti, Sindacati...) questa partita: non c'è più niente, niente. Lo dico ben sapendo d'apparire catastrofista, ma non è così. Sono solo un ottimista fuori allenamento, molto fuori.

Michael Heindorff, "Affirmations, IV", 1980, Tate Modern Collection, London.