martedì 2 dicembre 2008

 La malattia del buongiorno



Ogni tanto, più che in un ufficio (anzi, in una sfilza di uffici), mi par d'entrare in un sanatorio. Di quelli dove mettevano tutti coloro che soffrivano della medesima malattia, così si poteva pensare solo a quella. Qui soffrono della "malattia del buongiorno". Ognuno c'ha i suoi problemi, diamine: grandi, grossi, enormi, piccoli, banali, a peperini, a fette, a cavoli. Niente da dire, ci mancherebbe altro. Difficilmente, però, sono ascrivibili alle persone con cui lavori, almeno per me: anche fosse, sono ampiamente superabili. Però, non si riesce ad avere una risposta alla normale cortesia di un "buongiorno". Quale potrebbe essere la diagnosi? Pressione bassa? Rincoglionimento da mancanza di caffeina? Pensieri talmente profondi da occupare tutta la testa, lingua compresa? Attività sessuale insoddisfacente o solitaria? O solo una sana (?), profonda e radicata maleducazione? Magari unita ad uno spicchio di spocchieria, che fa tanto Italiano.

Cura:
esamino di coscienza, dosi di consapevolezza dell'esistenza altrui e pizzico di umiltà. Da prendersi in quantità adeguate al peso, e comunque a tutte le ore.

Gilbert & George, "Red Morning Trouble", 1977, Tate Modern Collection, London.