giovedì 29 gennaio 2009

 La 25ª ora



L'ora che non esiste.
La venticinquesima.
L'ora in cui si raggruppano i sogni che non hanno perforato la corazza del giorno di lavoro, dell'insofferenza e dell'apatia, in cui c'è il tempo per concludere un discorso che se ne stà lì, monco e insolente, per chiedere ed avere una risposta.
L'ora che completa le altre, che le rende più piene, ma anche più libere: quella che termina con la speranza di un bacio, di uno sguardo.
L'ora che traghetta il cuore verso un nuovo inizio e lo scordarsi la fine.
L'ora che ci restituisce agli altri, che si riflette in Noi.
L'ora senza sole e senza luna, che gioca con le ombre e che allunga i minuti.
L'ora di ritrovare un pezzo del mosaico e completare il quadro.
L'ora da fumare via e da respirare sorridendo.
L'ora che non finisce quando termina, ma che ci ridà tempo.
L'ora che ammutolisce e grida, che guarda e ferisce.
L'ora per tutti quelli a cui non diamo neanche un minuto.
L'ora del nostro essere insieme.

(Si vede che non sto bene, vero?).

lunedì 26 gennaio 2009

 Memories Fade




Noi siamo i cattivi Studenti.
Noi siamo quelli che dalla Storia non abbiamo imparato nulla, niente.
Noi siamo quelli senza Memoria.

Il 21 marzo del 1933 sul giornale "Muenchner Neuesten Nachrichten" apparve questa notizia:
"Mercoledì, 22 marzo 1933, verrà aperto nelle vicinanze di Dachau il primo campo di concentramento. Abbiamo preso questa decisione senza badare a considerazioni meschine, ma nella certezza di agire per la tranquillità del popolo ted esco e secondo il suo desiderio. Heinrich Himmler - Presidente della Polizia della città di Monaco".

Io, come tutti, leggo il giornale, guardo la televisione, ascolto la radio.
Non c'è momento in cui non sia attraversato da quello che avviene nel Mondo: una serie interminabile di Guerre e scontri, di massacri agghiaccianti.
Cos'è l'abitudine, se non far scorrere tutto questo senza lasciare traccia?
Di ogni accadimento, anche il più terribile, conserviamo l'immagine per qualche tempo, le parole per ancor meno e poi chiudiamo tutto fuori: fuori da noi, fuori dal nostro vivere “normale” e fortunato.
A questo ci dobbiamo ridurre; a proclamare un “Giorno della Memoria” per dover ricordare la Tragedia più immane, bestiale ed inumana della Nostra Storia.
Probabilmente, senza questa giornata, ci scorderemmo anche di questo, nonostante la sua insensata enormità.
Per questo siamo cattivi Studenti, perchè non abbiamo imparato, perchè scordiamo, perchè non vediamo.
Sembra che dobbiamo odiare chi è diverso da Noi, in nome di una Religione, di un'idea, di un'ideologia, non importa di cosa: l'importante è che si riesca ad annientare la dignità, a spezzare la vita, l'importante è continuare ad andare fieri di non aver capito che l'orrore c'è ancora.
Ed allora io voglio che per me ogni giorno, anche oggi, sia un giorno di memoria.
Senza il ricordo di tutto questo, sempre, i giorni hanno poco senso.

Ero troppo piccolo.
Non ricordo la città di Monaco. Solo dopo, da adulto, ho imparato che è un luogo accogliente, allegro, pieno di bellissimi parchi, grandi musei, calore.
C'ero andato con i miei genitori, in uno di quei viaggi che si fanno “per capire cos'è il Mondo fuori dal nostro piccolo Mondo”.
Occhi di bambino, la spensieratezza, i giochi,i castelli, la macchina.
Prima di tornare, abbiamo voluto fermarci a Dachau.
Cosa potevo io, bambino, sapere di quel luogo, di quella cittadina vicino a Monaco che mai andrà famosa, che so?, per la sua ospitalità, ma solo perchè ha tenuto a battesimo il primo Lager Nazista?
Nulla, come è giusto che sia per un bambino.
Eppure hanno voluto che io vedessi, che entrassi da quella porta, come tanti piccoli prima di me, trent'anni prima.
Ho dimenticato, nel tempo, visi e voci, luoghi e ricorrenze, perfino Amori, ma mai quel giorno, mai.
I miei passi sulla ghiaia ,un silenzio sbalorditivo, le finestre lunghe e basse di quelle povere baracche, forni (che ne sapevo io, di quel forni?), l'aria lugubre, un senso di inadeguatezza che mi prendeva anche così piccolo.
E' una cosa assolutamente vera: quando entri in un posto come quello, a qualsiasi età, capisci, immediatamente, senza volere, paradossalmente proprio senza capire.
Ti rimane addosso una sensazione di dolore fisico, un lancinante desiderio di piangere, guardando un pozzo senza fondo di iniqua barbarie.
Forse è stato giusto così; che io fossi piccolo, che i miei genitori abbiano voluto che io andassi proprio lì.
Non perchè, un domani, potessi essere migliore, quello avrei dovuto farlo lo stesso, come persona, ma perchè imparassi che la vita è il Dono più grande che ognuno di Noi ha e che nessuno,per nessun motivo, può permettersi mai di toglierlo a un suo simile.
Non so se io sia una persona degna, se sia qualcuno che ha capito, ma ho visto e non dimentico, non posso.

domenica 25 gennaio 2009

 Dispenser



Protection.
Berlusconi annuncia l'uso di trentamila militari per la sicurezza "...ma no ad allarmismi". Le bombe al fosforo saranno temporanee, tranquilli.

Luce sia.
Secondo il Comune a Primavalle l'illuminazione stradale c'è. E' per questo che gli stupratori ci vedono così bene e loro no.

Scandal!
Secondo Berlusconi dalle intercettazioni Genchi nascerà il più grande scandalo della Storia. Pari quasi a quello della sua ri-elezione.

Non dire gatto...
Truffato il sistema previndenziale Brasiliano: il sussidio sociale anche ad un gatto. Qui, invece, a cani e porci.

Delusioni.
Il Vaticano deluso da Obama e le sue decisioni sull'aborto. Noi da duemila anni loro.

Terapia.
Secondo Nencini del "PS" al "PDL" conviene mantenere in vita il "PD" in vista delle Europee. Si chiama accanimento terapeutico.

Reality Show.
Dopo la nascita dell' "RPS" di Vendola, nuvo reality a Sinistra: il Grande Bordello.

Più forti.
Il cervello delle donne è più forte di quello degli uomini. La Ventura è l'eccezione che conferma la regola.

Leggi superiori.
Le Legge di Dio è superiore a quella degli uomini, secondo Poletto. Il suo uso improprio, invece, è lo stesso.

Blogopoli?
Moggi ha un Blog (sic!) sul sito di "Libero". Viene retribuito con ricariche telefoniche.

Ma quante belle figlie!
Berlusconi afferma "...che ci vorrebbero tanti soldati quante sono le belle ragazze". A me basterebbe UN Presidente del Consiglio decente.



giovedì 22 gennaio 2009

 Notti



Ci sono notti diseguali.
Da ciò che resta, emerge un frammento sbilanciato, un film che parte da lì, da un finale. E c'è sempre qualcosa di diverso, anche il ricordo si piega nella scansione del tempo. Avrebbe potuto essere, sarebbe stato così. Inevitabilmente, da qualche parte, la strada ha deviato, tu hai scartato un ostacolo, solo per trovarne di più grandi. Il momento della scelta è molto breve, quasi non te ne accorgi. Il fondale lo conosci, lo rivesti della seta morbida del piacere intatto di sentirti a casa. Anche il tuo personaggio (perchè siamo dei personaggi, degli attori non truccati) è quello che io risveglio nel cuore del buio. Sei come di cristallo, immutabile, ma questo scorcio incontaminato mi dà di te la luce della scoperta. I fotogrammi si dipanano, cercano quello sbocco possibie. Se non ho mai smesso di credere, è anche per te, che ti celi nelle pieghe di me. Di questo ti dò atto, con il senso di un "poi" che non sarà mai.

Sai, ho comprato quei libri. Sono bellissime parole.
Mi fa piacere. Ti ricordano noi, almeno?
Sempre meno. Solo quando lo desidero.

martedì 20 gennaio 2009

 The Road To Graceland?

Il nuovo tracciato

Non si sono persi gli eventi
sono semplicemente ricoperti
come le rotaie del tram
sepolte sotto l'asfalto.
Ora li rievocano
non esattamente com'erano
ma come impone
il nuovo tracciato della viabilità.
(Titos Patrikios )

Lettura ed interpretazione libera.




domenica 18 gennaio 2009

 Crossword: trova le differenze



Mentre scrivo queste poche e banali righe, il grande Denzel Washinghton ha appena finito di presentare il concerto per l'insediamento di Barack Obama ed introduce Bruce Springsteen. Direi che non siamo dalle parti dei numeri due. Se tanto mi dà tanto, qui sarebbe stato Placido che annunciava Dalla: e scrivo i nomi di due personaggi che mi sono simpatici. Intanto che il Mondo, al solito, soffre, muore, crea fratture, da qualche parte si cerca una nuova strada: si vuole cambiare, combattere, ma in Pace. Ma perchè lamentarsi? Il capo del nostro Governo racconta barzellette sui Lager (mai momento fu più opportuno, no?) e crocifigge la TV indecente: Lui, che ha dato la stura alle trasmissioni urlate, ai cazzi propri passati come filosofia di vita, alle telecamere anche nei cessi. La differenza è nel profondo, probabilmente, delle anime di ognuno, nelle convinzioni, nella cultura: anche, e perchè no?, nell'abilità di commuovere ed esaltare le persone.
Direi: non ci siamo proprio, ma da anni.
Non c'è peggior sordo di chi non vuol sentire, nè peggior alunno di colui che non sa imparare.

Bill Woodrow, from "The Periodic Table", "Potassium", 1994, Tate Modern Collection, London.

venerdì 16 gennaio 2009

 Wind Of Change



Il vento è una fonte di energia altenativa e pulita. Fa anche sbattere le finestre e girare le bandiere. A volte, se forte, fa girare anche altro. Le banderuole più sensibili, fin alle bave di brezza, sono quelle Politiche. Ed anche chi Politico non è, ma che si schiera, per futura pensione o convenienza personale, subisce spostamenti. Prendete una come Lucia Annunziata. Beccata a propendere troppo per ospiti del Centro Sinistra nelle sue trasmissioni (sic!), si dichiara "atea e Marxista", sostenendo, allo stesso tempo, Papa Benedetto XVI e la famiglia tradizionale. Nei suoi editoriali o nella rubrica quotidiana su "La Stampa", è ondivaga; ogni tanto di qua, a favore della CEI, ogni tanto pro alle idee Laiche. E via così. Ieri se ne è andata da "Anno Zero", perchè la trasmissione, a sua detta, era al 99,9% a favore dei Palestinesi. Certo può essere, ma è facile fare così, dimenticandosi della netta posizione pro Israele del Governo, della maggioranza dei mass-media e di tante, tantissime altre trasmissioni RAI (inclusa quella di cui ho scritto un paio di giorni fa). Dà fastidio, a tutti, essere ripresi, cazziati e davanti a qualche milione di persone. Tranne, poi, fare lo stesso scrivendo sui giornali. Sarà stato il desiderio di riprendersi un pò di spazio sui quotidiani, o, meglio pensarla così, la difesa di un'idea propria e consolidata. Fatto sta che se non sei nè bello, nè bravo il sospetto che tutto questo sia solo un pò patetico viene.
Prova a scacciarlo, poi.

Aggiorniamoci.
La pletora di indignazione seguita, ieri, alla trasmissione è, a dir poco, ipocrita. Nessuno, e dico nessuno, sembra ascoltare o vedere la miriade di trasmissioni pro-Israele che ogni giorno sputano le loro sentenze. Mi pare si chiami "pensiero unico": un modo garbato di nascondere la propria partigianeria. Che se è consona, va bene, sennò è scandalosa, indecente. A me sembra che l'indecenza sia aver paura delle altrue opinioni. E la RAI che diventa "servizio pubblico" a seconda di chi ne parla e a convenienza-ticket. Anche Aldo Grasso, oggi sul "Corriere", riesce a deludere. Un pantano nauseabondo.

Julian Trevelyan, "West Wind", 1983, Tate Modern Collection, London.

mercoledì 14 gennaio 2009

 Ob-la-di Oba-ma




Cinque giorni all'evento probabilmente più importante degli ultimi anni. Dal venti Gennaio, Obama farà sul serio. Finite le dichiarazione da Presidente Eletto, si passerà alla gestione della più importante Nazione del Mondo sul campo: probabilmente si inizierà a gestire il Mondo in sè, in effetti. Tutto il carico di aspettative e speranze, parole ed inni va lasciato andare, pronto ad uso dei Libri di Storia e degli articolisti di tutto il Mondo. E' lampante che quello che ci si aspetta, da quest'uomo, è di una pesantezza indicibile; un fardello biblico. Nessuno ne è colpevole: meglio, è conseguenza di anni di scelleratezze di Bush e di buona parte dei suoi predecessori. Anni di politica estera gestita con caccia e bombe, di welfare interno a pezzi, di combine e trucchi. Tutto non potrà cambiare, non subito, non fino in fondo. E questo è normale. Aspettarsi un inizio al fulmicotone anche: troppo pesante sarebbe recuperare un partenza falsa. E' altrettanto accettabile, dal mio punto di vista, essere realisti e pensare che ci dovrà essere un giudizio su Obama, dopo qualche mese, dopo un lasso di tempo accettabile per poter vedere i frutti delle promesse e delle idee. Un sano, sempre per me, modo di mantenere un distacco che non è nè disinteresse, nè mancanza di speranza, ma solo la paura di sbagliarsi un'altra volta. Dopo tutto quello che si è visto con Bush non si può pensare ad un sole senza nubi, fulgido e benevolo. Sarà cura di tutti quelli che in tale maniera si pongono chiedere venia in caso d'errore. Fino ad allora godiamoci la speranza, alimentiamola, qui, per Noi. Avanziamo l'ipotesi, tutt'altro che raminga, che un Obama ci possa essere ovunque, che l'intelligenza scacci l'idiozia e il terrore. Questo dovremmo fare; cambiare perchè tutti abbiano più da sorridere che altro. Iniziando proprio tra cinque giorni ognuno come può, senza per forza andare fin di là dell'Oceano.
Obama non è solo ed è moltissimo.

Sir Eduardo Paolozzi, "21a. North dakota's Lone Sky Scraper", 1972, Tate Modern Collection, London.

martedì 13 gennaio 2009

 Potere unico




Se è difficile sapere la verità, ammesso e non concesso che esista una verità, ancor più complesso risulta cercare di avere almeno un'idea di ciò che questo significhi. Nella questione Arabo-Israeliana questa è la norma, de decenni. In una vicenda così complessa, estrema, dura, schierarsi diviene la strada più facile: un pò come nella vita di tutti i giorni. Da una parte e dall'altra, con estremo rigore morale e Religioso, si combatte una battaglia ancor più importante; quella della sopravvivenza. Sopravvivenza di uno Stato, di un'identità, personale, dei propri figli. Perciò, bisogna comprendere. Se non si ha questo desiderio tutto appare posticcio. Esattamente come certe trasmissioni pilotate, da ambo le parti, per garantire copertura mediatica ad uno schieramento ben preciso. Essere "super partes" ritengo sia, all'atto pratico, impossibile: impossibile non rivelare, in una maniera o nell'altra, la propria opinione. Il livello di responsabilità varia, però, in relazione al ruolo di chi si impegna a propugnare una causa. Nel servizio "pubblico" di un Paese esterno alla quotidianità dell'orrore di una guerra, ciò dovrebbe essere regola sacrosanta. Poi capita d'ascoltare trasmissioni come quella di ieri sera, su "Radio Uno" (servizio pubblico, mi pare), nella fascia di "Zapping", di cui ho avuto già modo di parlare, e non bene. Con una apparente profondità di visione, ma che in trasparenza evidenziava un deciso opportunismo, il conduttore ed i suoi ospiti hanno inscenato (parola esatta) una difesa ad oltranza di Israele, nel solco di un'ottica identitaria che arriva fin dal Governo. C'era il contraddittorio, altrimenti le cose sarebbero troppo palesi, ma la protervia e l'arroganza con cui gli ascoltatori schierati a favore della Palestina, venivano zittiti o maltrattati è stata scandalosa. Come se avere un'idea contraria, si spera motivata, ma comunque diversa, fosse una macchia da lavare con l'onta del pubblico ludibrio. Se è così che si vuole creare un dibattito, se è così che ci si dichiara a favore del dialogo, se è così che si "insegna" a trattare argomenti così delicati alle persone, proprio non ci siamo. E sono anni che si tira avanti in tale modo. Il Pacifismo di facciata, la banalità del male ad uso e consumo di un'idea e solo di quella, il fraintendimento sulla bontà tout-court e sulla malvagità altrui probabilmente crea audience. Soddisfa i palati grezzi ed illude che la superficialità sia norma, che per capire bisogna accettare e non discutere. Una tristezza edificata sulla morte altrui.
Complimenti sinceri.

sabato 10 gennaio 2009

 Quello che non ho




A volte è bello non aver nulla da dire.
Ascoltare.

"Mille anni al mondo mille ancora
che bell'inganno sei anima mia
e che grande il mio tempo che bella compagnia
mi sono spiato illudermi e fallire
abortire i figli come i sogni
mi sono guardato piangere in uno specchio di neve
mi sono visto che ridevo
mi sono visto di spalle che partivo
ti saluto dai paesi di domani".


sabato 3 gennaio 2009

 Heart of Darkness



"Disse che il mondo poteva solo essere conosciuto per come esisteva nei cuori degli uomini.
Perchè per quanto sembrasse un luogo che conteneva degli uomini, in realtà era un luogo contenuto nei loro cuori e quindi per conoscerlo era lì che bisognava guardare, e imparare a conoscere quei cuori, e per far ciò si doveva vivere con gli uomini e non limitarsi a passare in mezzo ad essi".

(Cormac McCarthy, "Oltre il confine", Einaudi).

Jim Dine, "Two hearts in a Forest", 1981, Tate Modern Collection, London.

venerdì 2 gennaio 2009

 Immobili e contenti



Quando qualcosa rimane immobile si copre di polvere: lascia traccia di sé solo quando viene sollevata e pulita. Per tornare, poi, a stare e basta. Dal ninnolo inutile sul comò allo Stato Nazionale. Un paese come il nostro non ha mai voluto spostarsi un po', togliere lo sporco e cercare di farsi notare. Tra le tante cose che non si possono accettare c'è anche questa: la passività e l'indolenza. Ciò che appare straordinario, urgente, poi, resta fisso e diviene permanente. Pensate solo ai lavori sulle autostrade o a certi musei, nati già chiusi e tali rimasti. Nella società degli uomini, dove la persona è quell'entità che decide e può cambiare (sia le cose che i suoi simili), l'immobilismo per antonomasia non dovrebbe essere una regola. Nasce da questo il lento scivolare verso l'indifferenza e la paura. E se potrebbe sembrare una scusa, invece si rivela essere una comoda presa d'incoscienza, soporifera e totale. Nei meccanismi della famiglia, come della politica, si aspetta che passi la nottata e che nulla cambi. Senza timore, non c'è pericolo. L'unico problema potrebbe venire da un rigurgito di attività cerebrale, ma ricordiamoci che il tubo catodico, assunto a dosi massicce, funziona perfettamente come antidoto.

“In tutti i paesi del Mondo questi aspetti vanno, in diversi modi e maniere, mutando: e mutando si annullano. Il loro carattere, quello che li crea, è infatti l'immobilità, la permanenza delle cose morte ed estranee. Si chiama depressa un'area immobile, ferma: o quella parte della popolazione di un paese che essendo trattenuta immobile, fuori dall'esistenza, non partecipando, perde la connessione con le cose vive, che mutano: e diventano un corpo estraneo. Il problema delle aree depresse è dunque quello della “alienazione” parziale o totale dell'uomo. L'uomo è uno e libero, solo se non respinge da sé una parte di se stesso. Una società che non solo tollera nel suo seno della parti alienate, ma le costringe a rimanere tali, o si fonda addirittura sulla permanenza dell'alienazione, non è una società viva.”

(Carlo Levi)

Catherine Yass, "Corridors", 1994, Tate Modern Collection, London.