mercoledì 14 gennaio 2009

 Ob-la-di Oba-ma




Cinque giorni all'evento probabilmente più importante degli ultimi anni. Dal venti Gennaio, Obama farà sul serio. Finite le dichiarazione da Presidente Eletto, si passerà alla gestione della più importante Nazione del Mondo sul campo: probabilmente si inizierà a gestire il Mondo in sè, in effetti. Tutto il carico di aspettative e speranze, parole ed inni va lasciato andare, pronto ad uso dei Libri di Storia e degli articolisti di tutto il Mondo. E' lampante che quello che ci si aspetta, da quest'uomo, è di una pesantezza indicibile; un fardello biblico. Nessuno ne è colpevole: meglio, è conseguenza di anni di scelleratezze di Bush e di buona parte dei suoi predecessori. Anni di politica estera gestita con caccia e bombe, di welfare interno a pezzi, di combine e trucchi. Tutto non potrà cambiare, non subito, non fino in fondo. E questo è normale. Aspettarsi un inizio al fulmicotone anche: troppo pesante sarebbe recuperare un partenza falsa. E' altrettanto accettabile, dal mio punto di vista, essere realisti e pensare che ci dovrà essere un giudizio su Obama, dopo qualche mese, dopo un lasso di tempo accettabile per poter vedere i frutti delle promesse e delle idee. Un sano, sempre per me, modo di mantenere un distacco che non è nè disinteresse, nè mancanza di speranza, ma solo la paura di sbagliarsi un'altra volta. Dopo tutto quello che si è visto con Bush non si può pensare ad un sole senza nubi, fulgido e benevolo. Sarà cura di tutti quelli che in tale maniera si pongono chiedere venia in caso d'errore. Fino ad allora godiamoci la speranza, alimentiamola, qui, per Noi. Avanziamo l'ipotesi, tutt'altro che raminga, che un Obama ci possa essere ovunque, che l'intelligenza scacci l'idiozia e il terrore. Questo dovremmo fare; cambiare perchè tutti abbiano più da sorridere che altro. Iniziando proprio tra cinque giorni ognuno come può, senza per forza andare fin di là dell'Oceano.
Obama non è solo ed è moltissimo.

Sir Eduardo Paolozzi, "21a. North dakota's Lone Sky Scraper", 1972, Tate Modern Collection, London.