venerdì 27 febbraio 2009

 Ipocrisia al sugo



Proprio non ci riesco, ad essere ironico, in certi casi. Mi scuserete, è un limite. Due cose.

Qui a Udine un'allegra succursale di una nota Associazione di stampo Cattolico, ha denunciato per "omicidio volontario" 15 persone, tra cui il padre di Eluana Englaro. Posso vergognarmi, io? Posso vergognarmi di essere concittadino di persone così? Pietas, ma verso chi? Me lo spiegassero, una volta. Evidentemente l'unico calvario accettabile è quello di Gesù Cristo. L'ipocrisia di certa gente è pari solo alla loro falsità: una doppia morale straordinariamente subdola, ormai incancrenita nel tessuto vitale Italiano. Facciamola, allora, l'eutanasia, ma della bigotteria e della cattiveria, della mancanza di rispetto verso la Laicità dello Stato. Facciamola, senza che nessuno soffra, ma una volta per tutte.

Da qualche giorno siamo bombardati da uno dei maxi spot sbrodolosi di retorica e immagini da cartolina di una notissima marca di pasta. Poi senti che questi, insieme a tutti gli altri, ci ha fregato sul prezzo dell'alimento per anni, ormai. Un bel cartello (come si dice), perchè, si sa, i soldi agli "imprenditori" non bastano mai, benchè meno quelli della gente qualunque e che di soldi non ne ha. Si sono beccati 12 milioni di multa, ma faranno ricorso e c'è da giurarci che qualcuno li assolverà. Pensiamoci, quando ci cadranno i denti per il troppo zucchero di questi filmatini o quando dovremo fare un altro mutuo per mangiare. Pensiamo a come sia normale essere fottuti proprio da tutti.

John Flaxman, "Hypocrites", from "The Divine Poem of Dante Alighieri", 1807, Tate Modern Collection, London.

giovedì 26 febbraio 2009

 Voce del verbo [essere]
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declinazione



[Essere] in mille città, senza andare oltre.
Essere inaffidabili, lontani, più vicino all'assenza.
Essere portati a sorridere, per qualche ragione.
Essere un massimo sistema piccolissimo (un Mondo?).
Essere cattivi pensieri sugli altri, ricambiati.
Essere una musica non udibile.

[Essere] perduti in divagazioni, riprenderle, unirle. Riperderle.
Essere stranamente lievi.
Essere personalmente avvicinabili.
Essere forse veramente sconosciuti.

[Essere] in modalità d'attesa.
Essere dubitativi, molto.
Essere intuitivi ed intuiti.

[Essere] nascosti a chi non ha il codice.
Essere sicuramente implicati.

[Essere] senza bisogno d'apparire. 

Per le voci di Eus

lunedì 23 febbraio 2009

 Segnali di vita



Quando si invecchia, è bello avere degli amici. Per quella ex grande band che sono gli "U2" i due si chiamano Eno e Lanois. Da (quello sì capolavoro) "The Unforgettable Fire" a "Achutung, Baby!" (fondamentale), i due si sono fatti vivi quando ce n'era bisogno. E i quattro Irlandesi hanno capito che era ora di tornare a chiedere una mano, dopo i due ultimi album, belli solo per i giornalisti-marchettari-non udenti dei quotidiani Italiani. Non è che, però, tutto quello che toccano, Eno e combriccola, diventi automaticamente oro. Perciò, per dirla subito, il nuovo "No Line On The Horizon" non è affatto in odore di santità: diciamo che se durasse 10 minuti di meno ci andrebbe vicino. Perchè la tensione giusta va a sbalzi. Dipende da quello che uno s'aspetta. Se vai con il paraocchi, nèma problema: fossero anche undici mantra di "Bono salva il Mondo", ci sono orde di fan adoranti. Se, al contrario, si vuole un disco per tornare a crederci, in questo gruppo, non tutto è a fuoco. Sì, dato che i due di cui all'inizio, si sentono, eccome. E per fortuna. La vena compositiva di Edge & Co. è lì, che si ricicla, ma loro ci mettono del bello e del buono ("No Line On The Horizon"), limano e trattengono ("Magnificent"), rendono grandi linee altrimenti solo passabili ("Moment of Surrender"). Probabilmente sono andati ogni tanto a bersi un caffè, e hanno lasciato troppa libertà ("Get On Your Boots", singolo francamente debole) o si sono distratti ("Unknow Caller" l'ho già sentita, da qualche parte...). "I’ll go crazy if i dont’ go crazy tonight” almeno non va per forza in 4/4. Poi i ragazzi si lasciano un pò perdere, e con "Stand Up Comedy" tornano ad avere gli incubi degli ultimi anni: perdonabili (una sola, per ora). Le ultime quattro sono assai più che dignitose, sopratutto "Fez-Being Born", Eno-dipendente al 99%. "White As Snow", ballatona retorico-ammaliante finirà tempo due mesi in qualche blockbuster Hollywoodiano, ma va bene. "Breathe" ha un tempo ritmico furbetto, non disdicevole, no. "Cedars Of Lebanon" è il Bono di oggi, più Messia che Rocker: il tempo non aggiusta tutto, si vede.
Insomma, se la sono sfangata, questo giro: speriamo solo che intuiscano i loro limiti, ormai evidenti.
Su tutti quello, assolutamente non ascrivibile alla cattiva volontà, d'aver già dato il loro meglio anni fa.

Un ultimo dubbio.
Questo materiale, dal vivo, la voce di Bono non lo regge.
Staremo a sentire.

domenica 22 febbraio 2009

 Orfano di paesaggi

In una vecchia
intervista, lo scrittore Luigi Meneghello affermava “...che siamo orfani di parole e paesaggi”.
Questa sua frase mi ha portato, immediatamente, a trovare in me una sorta di malinconia invernale che ho percepito forte e conosciuta.
Nonostante fossi in un bar chiassoso e fumoso, nel centro della città, lo sguardo mi è andato oltre, a superare il limite delle case e delle periferie, fino a dove ci si confonde con la campagna, dove realmente il paesaggio muta.
In quella sottile striscia tra il clamore e una vita che sa, purtroppo, di passato, realmente si sente questa mancanza, questo essere spaesati.
Tutte le strade che ho percorso, negli anni, tra i filari di alberi contorti, le roggie, i campi brulli o pieni di grano, tornano a ricordarmi il loro sapore, quello dell'infanzia.
Ho avuto fortuna, perchè c'erano ancora queste cose.
Poco era stato mangiato dalle strade, da questi inni pagani al Dio macchina: poco rumore,s entore di un qualcosa immobile nel tempo e dal tempo eroso, nello stesso istante.
L'aia, l'acqua, l'orto, i fratelli di scorribande,l e piccole bestiole ed i gatti.
Può starci tutto questo in una frase su di un giornale, può fermarsi un attimo ed allungarsi fino all'oggi, fino al cambiamento.
Sentirsi abbandonati quasi per dovere, perchè qualcun'altro ce lo ha ricordato, che valore può avere?
Se non ci ho pensato fino ad ora...
Eppure davvero mi basta così poco, anche per correre fino ad oltre il fiume, quello che mi ha separato da un'estate afosa e piena, carica, di umori più adulti, dell'Amore (la cosa che permea sempre e comunque).
Mi piace, è vero, ripensare all'ombra di quell'albero dove giocavi anche tu bimba come me, lontana.
Non si può mai sapere chi si incrocerà nel cammino che porta ad incontrarsi.
I tuoi occhi luminosi e scuri hanno fatto di me un uomo, mi hanno portato ridendo verso le anse del fiume, verso i boschi ardui delle montagne.
Allora sì che mi sento orfano, mi sento perduto in questa sera fredda ed umida, spietata come possono essere solo i ricordi, quelle cose che mi separano sempre dall'essere migliore.
I compagni di viaggio delle parole, anche quelle svanite.

Peter Blake, "The Fine Art Bit", 1959, Tate Modern Collection, London.




mercoledì 18 febbraio 2009

 Un'anima divisa in due



Adesso ha veramente poca importanza che Veltroni se ne sia andato. Interpretazione dei segni (e dei sogni): tre prove sono una certezza. Tre sconfitte, un segnale inequivocabile. L'idea del "PD" rimane valida, nell'assunto e nella costruzione. Però, una casa ha bisogno prima di tutto di un progetto chiaro: le porte non possono essere di misure "varie". Probabilmente Veltroni pensava che una politica diversa potesse nascere dall'unione di più visioni: non è così, non adesso, non ancora. Prima o poi, dal guado, bisogna uscire e scegliere una sponda, magari arida, ma più solida. Non si deve, non si può, una mattina essere per il sì, e dopo pranzo per il no. In tempi d'incertezze assolute, almeno agli elettori va data la chance di pensare che una sola, magari piccola, ma resistente convinzione la si ha.

Con un Premier le cui parole, ormai, non sono neanche più scandalose, ma solamente avvilenti, per povertà ed ignoranza, si aveva il dovere di affondare, d'osare, non di cincischiare e traballare. Il "Pd" deve uscire, adesso, con l'idea che fare opposizione non è a corrente alternata, non è dare un colpo alla croce ed uno alla laicità: o ci sei o ci fai. Quegli altri, intanto, se la suonano e se la cantano, ben consapevoli d'aver molto su cui riflettere, ma di non darlo a vedere. L'apparenza, e lo sappiamo, è più forte della sostanza, anche perchè se la sostanza è incolore, insapore e non pizzica neppure, almeno ci si rifà gli occhi.
In bocca al lupo al "PD", augurandogli di vedere meglio le trappole della propria cautela.

Joe Tilson, "Four Elements - Mudra", 1972, tate Modern Collection, London.

lunedì 16 febbraio 2009

 They're Gonna Crucify Me



Mi sa che le crocifissioni vanno ormai un tanto al chilo.
Una pletora infinita di possibilità ed agganci, per qualunque persona, di Religione o provenienza.
Come se metterci del sangue e quasi niente cervello si potesse giornalmente consigliare come esercizio benefico e salvifico.
Su tutti quei Golgota, tra i rigagnoli di parole più o meno torrenziali, ci si buttano branchi di dispensatori di consigli, lavapiatti e predicatori stile Arkansas.
Così è a posto anche la buona coscienza, che, quella sì, è una e mai trina.
Chè ormai non è neanche spettacolo, ma solo pantomima gratis et amore Dei.
Un consiglio, un ammicco formicolante è doveroso, in questa scipita Storia che non ha più regali da fare, al massimo sconti.
Poi, a chi piace piace, e tanto.
Al resto, che, magari, potrebbe e vorrebbe dar aria al pensiero, non rimane che la cantina, probabilmente vuota, dell'osservanza delle regole.
Anche quelle, come il resto, mica sono uguali per tutti.

(Ed è un fatto che non posso nascondere, quella di pensarla come va a me. Non devo giustificarmi più con nessuno: è stupido e non è corretto verso me stesso. Disposto a discutere? Sempre. Disposto a cambiare idea? Sempre. Disposto a sentirmi in colpa a causa delle opinioni altrui? Mai.).

E non mi piace neanche il "PD": almeno finchè avrà dentro il suo Organico gente come la Binetti o quelli che lo tengono su qui a Udine. Punto.

Jim Dine, "The Enad of the Crash", 1960, Tate Modern Collection, London.

venerdì 13 febbraio 2009

 Dispenser




Cadute.
Capezzone invita Veltroni a "...non cadere nel catastrofismo". Lui, invece, è caduto da piccolo ed ha battuto la testa.

Neve.
Dieci centimetri di neve a Prigi. Panico di Carla Bruni: Sarkozy è stato sepolto.

Slogan.
Parte la nuova campagna del "PD". Titolo: "La differenza la fai TU". Sottotitolo: "Scegli un altro Partito".

Giovanotti.
Zavoli ri-eletto alla Presidenza della Vigilanza RAI. Ma sì, mandiamo avanti i giovani!

No e poi no!
Epifani non firma l'accordo sui nuovi contratti. Dice che ha impegnato la penna per pagare il mutuo.

Sanremo a credito.
Se Sanremo sarà un Flop, Bonolis dovrebbe restituire il milione di euro che avrà per compenso. Fossi in Lui, comincerei a pensare d'iscrivermi al "PDL": quella cifra è il minimo.

Presenze oscure.
Secondo Bersani, allo sciopero Nazionale della CGIL ci sarà "...molto PD". Non è un bell'augurio.

Giacche.
Per Parisi, Rutelli deve "...smettere la casacca Religiosa". E indossare il saio?

Per tutti?
La Cassa Integrazione non è esclusiva dei lavoratori di "Alitalia", chiosa "Libero". Una durata di sette anni è, invece, un regalino d'amore.

Facce.
Sull'altra faccia della Luna potrebbe esserci l'acqua. Sull'altra di Berlusconi, il buio assoluto.

Rinunce.
Berlusconi: "Sono preoccupato per i dati della crisi. temo che quest'anno dovrò bere Frizzantino al posto dello Champagne".

Tempo!
Berlusconi: "Il 62% del mio tempo ho dovuto spenderlo per la Politica Estera. Il restante, per capire chi deve uscire al 'Grande Fratello' ".







martedì 10 febbraio 2009

 True To Life



Le audizioni per comporre la Legge sul trattamento nella malattie terminali sono iniziate nel Settembre del 2004. Dopo, Governi si sono succeduti e Ministri accavallati, ma non se ne è fatto ancora nulla. Dopo quasi cinque anni stiamo ancora qui. E' questo il vuoto spaventoso che lasciano le decine di vicende come quella di Eluana che, ogni giorno, vengono sopportate nel nostro Paese. Solo adesso, dopo che i riflettori si spegneranno, mi auguro, si inizia a lavorarci sul serio. E' tremendamente spossante ascoltare le voci di chi dovrebbe e non fa, di quelli cui abbiamo affidato le sorti della nostra Repubblica. Perchè, il più delle volte, sono le voci di gente mediocre, meschina, chiusa nella sua intoccabile presunzione, nella sciatta e vuota carriera di "politicante", non di Politico, ancor meno di Statista. Mi chiedo dove sta il senso profondo della Laicità, dove è andato a finire l'anelito di Libertà che mantiene in piedi uno Stato di diritto: probabilmente è stato tutto svenduto molto tempo fa, immolato all'altare della convenienza, della connivenza, della sudditanza psicologica nei confronti di questo o quello Stato, di questo o quel cialtrone. Adesso corrono ai npari, con le loro facce fintamente pensose, con quell'aria da intellettuali presi da chi sa quale pensiero: dov'erano cinque anni fa, dove sono sempre stati? Partoriranno una Legge monca, al solito asservita, nella quale io dovrò ogni tre anni ripetere quello che vale anche se scritto una volta sola. E non potrò decidere nulla, in verità, perchè sarà questo Stato, queste persone che diranno come posso, se voglio, morire.

Celebriamo, allora, un inno alla Vita: alla mia, alla Vostra, a quella di coloro che amate.
Aggrappiamoci alla fortuna, alla benevolenza, al buon vento...
Perchè siamo soli, tremendamente soli.


Eileen Agar, "The Reaper", 1938, Tate Modern Collection, London.

lunedì 9 febbraio 2009

 Hey, Jude



"Oh Grande Guida che ci sostieni nella nostra causa solitaria: - Trova un sistema qualsiasi per farmi sopportare il mio popolo, che quando si sposa e quando va allo stadio fa lo stesso rumore di clacson. - Fa' che io mi disgusti sempre più al suono sgracchiante delle campane registrato su disco e fai ingrassare sempre di più il mio parroco, che durante messa gira il culo a Dio nel momento più sacro. - Accontenta gli scienziati e aiutali a mandare un loro cugino sulla luna, unico posto della galassia più buio di questa Terra. - Fammi dimenticare i Poeti della mia infanzia, ma soprattutto della loro, dato che non sono mai cresciuti. - Proteggimi dai frullatori stereofonici e dai ballerini russi che continuano a calpestare l'occidente (dato che a oriente non sanno che farsene). - Donami una sola erezione che non dipenda dall'odore delle immondizie e aiutami a non fare un figlio perchè altrimenti "un giorno tutto questo sarà suo". - In compenso, fammi viaggiare molto, magari in treno piuttosto che con la mia immaginazione, e non farmi incontrare solo passaggi a livello ma anche qualche passaggio di livello. - Benedici i parrucchieri e fai sparire in pace i professori universitari, perchè sono meglio i capelli messi in piega piuttosto che le teste. Comunque, per migliorare le cose, propongo, con il vostro luminoso aiuto, di dichiarare guerra all'avversario più temibile che io abbia mai scoperto e che anche adesso mi sta ascoltando con quella sua aria compiaciuta che mantiene tutto il giorno, anche la mattina quando mi spia dallo specchio del bagno". 

Francesco Messina (da "Patriots" - Battiato).

Non si può più viaggiare in treno, però. Ed ai figli bisognerebbe lasciare in eredità il coraggio di aver tentato di migliorare le cose. Anche senza riuscirci, ma senza la tentazione di nascondersi. Chè ciò che viene da quello dello specchio si riflette non solo sul viso. 

Mordecai Ardon, "Missa Dura: The Knight, Crystal Night, House No.5", 1958-60, Tate Modern Collection, London.

venerdì 6 febbraio 2009

 No Doubt?

"...perchè lo Stato peggio che da noi solo L'Uganda", recitava Gaber non troppi anni fa. Adesso s'è scoperto che anche l'Africa amministra la Giustizia meglio dell'Italia e queste parole sarebbero da cambiare. Ed vocaboli da abolire del tutto.
Aboliamo "bipartisan", che qui lo schifo è tutto eguale.
Aboliamo "morale", che chi la pronuncia è di solito colluso, indagato, ladro, ignorante e spesso "lavora" molto, molto in alto.
Aboliamo "compassione", perchè non si può averla un giorno sì ed uno no.
Aboliamo "politica", che non è una cosa vera che si spaccia con quella parola: è inganno, è presa per il naso.
Aboliamo "giornalista", chè quei tre o quattro che si salvano per fortuna non parlano di quella cosa informe ed incolore di cui sopra.
Aboliamo "Costituzione", chè nessuno la legge ed ancor meno gente la applica.
Aboliamo "cultura", chè quella dello scempio quotidiano sui giornali e nei salotti "buoni" è solo immondizia.
Aboliamo "Giustizia": si perde tempo con Lei, c'è altro di più importante.
Aboliamo "Democrazia", chè alle favole non ci crede più nessuno.
Aboliamo "responsabilità": c'è sempre qualcuno che se la prende per Noi.
Aboliamo "tolleranza", il verde è più di moda.
Aboliamo “aiuto”: non c'è bisogno quando si è convinti d'essere nel giusto, sempre.
Aboliamo “speranza” chè è l'ultima, e nessuno vuol essere un perdente.

Infine, aboliamo “brevità”, perchè sono anni che mi ripeto e avrei potuto essere più stringato.

Pete Turner - "Times Square".




 E prendiamocelo...
   
('sto Premio)




Ricevo questo Premio da Alex, il cui Blog è senz'altro assai più degno del mio d'essere segnalato.

Questo Premio è destinato a chi, con il suo blog, "...ha dimostrato impegno nel trasmettere valori culturali, etici, letterari o personali".

Il regolamento del Premio è il seguente:

- accettare e comunicare il regolamento visualizzando il logo del premio;
- linkare i blog che ti hanno premiato;
- premiare altri 15 blog meritevoli avvisandoli del premio.

Ringrazio molto Alex e tutte le altre persone che in questi anni m'ha degnato di menzione e riconoscimenti (il lato gratificante del Blog è sempre fonte d'imbarazzo da parte mia).
Ho dovuto scegliere 15 persone e lasciarne fuori almeno altrettante: il che non è giusto, ma conoscendo i meccanismi del Web sono sicuro che ci sarà un'altra occasione.
E, comunque, da parte mia, i premi stanno nella stima e nell'affetto: quindi, nessuno escluso.

Quindi si premia (in ordine di link):
astime;
caporale reyes;
calmaapparentex;
comicomix;
copperhead;
dalloway66;
furlan;
giuba47;
iNessuno;
Lightforyoureyes;
Mary17;
Militante;
movida69;
robertomazzuia;
sedge;
Stefania Caledda;
vecchiosnaporaz;

domenica 1 febbraio 2009

 Una Domenica divento




Sul molo il vento è ancora più forte.
Non grida, porta il sale del mare, asciuga e fa rabbrividire.
Riesci a guardare solo verso l'orizzonte; la città alle tue spalle è forse scomparsa, inghiottita da altri momenti.
C'è un motivo per essere qui, lontani dalla solita prospettiva, dal medesimo andirivieni, dalle abitudini.
Come se mettere chilometri e parole servisse a rendere leggeri bagagli stipati di tempo e cose.
Solo un modo per rinviare, hai detto.
Ed io che non amo rimandare, gioco con le dita in tasca, cercando di percepire il punto esatto in cui poter posare lo sguardo.
Sì, va bene, te lo ripeto: ho paura del tuo sguardo, di quello che racconta e di quello che nasconde.
Come se non servisse più la perfetta alchimia dei sorrisi e del volto riflesso negli specchi.
Solo l'aria fredda mi riempie la testa, mi svuota la paura e scaccia altre trattative interrotte.
Mi soffermo proprio sul limite delle pietre, tu più indietro: un giunco che dondola leggero.
Ho paura che voli via, lontana, a spiare paesi e persone e che mi lasci solo qui a divenire più vecchio e più solo.
Ma è un solo secondo: si calma il tremore delle raffiche, sulle labbra l'amaro del caffè stempera.

"
L'aiar ca dongje il mâr 
al è ancjemò plui fuart 
se al è un motîf par jessi achì 
peraulis lontan dal usuâl 
al è par rindi lizêrs 
bagais di timp e cjossis 
une maniere par slontanâ 
alc che no ai chel di fâlu 
o sieri i pugns te sachete 
cence savê dulà cjalâ 
e o ai pôre de tô cjalade 
di chel che e po contâ 
e di chel che e plate 
nol covente cjatâsi tal ridi 
il cjalâsi tal stes spieli 
l'aiar frêt mi sfante chê pôre 
e al pare plui in là 
lis cuestions par aiar 
mi fermi sul tiermin des pieris 
tu pene plui indaur 
une cane niçule lizere 
mi pâr svoli vie a cucâ 
int e puescj lontans 
par lassâmi vignì ca bessôl 
plui vecjo, nome un sgrisul 
par gjoldi il savôr di chest cafè".

Questo è il regalo di un amico. Non credo servano traduzioni. Grazie, di cuore.