lunedì 23 febbraio 2009

 Segnali di vita



Quando si invecchia, è bello avere degli amici. Per quella ex grande band che sono gli "U2" i due si chiamano Eno e Lanois. Da (quello sì capolavoro) "The Unforgettable Fire" a "Achutung, Baby!" (fondamentale), i due si sono fatti vivi quando ce n'era bisogno. E i quattro Irlandesi hanno capito che era ora di tornare a chiedere una mano, dopo i due ultimi album, belli solo per i giornalisti-marchettari-non udenti dei quotidiani Italiani. Non è che, però, tutto quello che toccano, Eno e combriccola, diventi automaticamente oro. Perciò, per dirla subito, il nuovo "No Line On The Horizon" non è affatto in odore di santità: diciamo che se durasse 10 minuti di meno ci andrebbe vicino. Perchè la tensione giusta va a sbalzi. Dipende da quello che uno s'aspetta. Se vai con il paraocchi, nèma problema: fossero anche undici mantra di "Bono salva il Mondo", ci sono orde di fan adoranti. Se, al contrario, si vuole un disco per tornare a crederci, in questo gruppo, non tutto è a fuoco. Sì, dato che i due di cui all'inizio, si sentono, eccome. E per fortuna. La vena compositiva di Edge & Co. è lì, che si ricicla, ma loro ci mettono del bello e del buono ("No Line On The Horizon"), limano e trattengono ("Magnificent"), rendono grandi linee altrimenti solo passabili ("Moment of Surrender"). Probabilmente sono andati ogni tanto a bersi un caffè, e hanno lasciato troppa libertà ("Get On Your Boots", singolo francamente debole) o si sono distratti ("Unknow Caller" l'ho già sentita, da qualche parte...). "I’ll go crazy if i dont’ go crazy tonight” almeno non va per forza in 4/4. Poi i ragazzi si lasciano un pò perdere, e con "Stand Up Comedy" tornano ad avere gli incubi degli ultimi anni: perdonabili (una sola, per ora). Le ultime quattro sono assai più che dignitose, sopratutto "Fez-Being Born", Eno-dipendente al 99%. "White As Snow", ballatona retorico-ammaliante finirà tempo due mesi in qualche blockbuster Hollywoodiano, ma va bene. "Breathe" ha un tempo ritmico furbetto, non disdicevole, no. "Cedars Of Lebanon" è il Bono di oggi, più Messia che Rocker: il tempo non aggiusta tutto, si vede.
Insomma, se la sono sfangata, questo giro: speriamo solo che intuiscano i loro limiti, ormai evidenti.
Su tutti quello, assolutamente non ascrivibile alla cattiva volontà, d'aver già dato il loro meglio anni fa.

Un ultimo dubbio.
Questo materiale, dal vivo, la voce di Bono non lo regge.
Staremo a sentire.