venerdì 27 marzo 2009

 Lungo la strada



Il viottolo dietro casa, ombre lunghe verso la sera.
Ogni albero, ogni piccolo avvallamento del terreno, ogni secondo dalla mia infanzia ad ora, ogni sguardo mai posseduto, su quella stretta lingua di sassi ed erba. Fa più freddo da quanto sembra arrivata la primavera: se non la si sente, non c'è e si aspetta la pioggia che tarda.
La montagna davanti è spezzata dai rami, li sposti dalla visuale, per un momento di azzurro macchiato dal volo delle nuvole.

“Per essere Poeti ci vuole molto tempo” ed è un tempo cattivo, della propria mancanza, del non essere mai stati coraggiosi: non si parte, si aspetta, ci si incattivisce.
Contro quel vento che respinge anche un sollievo, prima di tornare, tutto assomiglia a quello che non desidero.
Alla fine del cerchio, quando si finisce per credere alle proprie giustificazioni, anche solo un minuto di te può bastare.

Lungo la strada, lungo una vita qualsiasi, una qualsiasi speranza che non sa d'essere.
Il cammino che non s'interrompe.

Il disco è di Alice, "Lungo la strada". Qui.
La foto è di mia sorella Loredana. Qui.

giovedì 26 marzo 2009

 Sine Die



Dipende da quello che uno s'aspetta. Dopo aver letto con attenzione (troppa) le sei pagine di Bagnasco, io sono l'offeso: non diciamo scemenze, il Papa non l'ha nè minacciato, nè deriso nessuno. Appunto, dipende dalla parte da cui si vedono le cose. Da questo studio ne sono uscito consapevole che per i vertici, sottolineo questa parola, ecclesiastici, io sono un "sghiribizzo" senza arte nè parte, perchè mi permetto di dire che sono nato da un uomo e da una donna, e nessun imprinting Divino.

Appare limpido che l'approdo di questi vaneggiamenti è l'approvazione, domani, in prima battuta, di una Legge sulla Vita che è un compromesso indecente, scandaloso, Incostituzionale. In pratica, terra terra, io non decido nulla. Non decido la sospensione delle cure, nè dell'alimentazione e/o idratazione: è tutto nelle mani di un medico che io non saprò neanche chi è e di uno Stato che invece sa benissimo d'essere cialtrone. E' fallito anche il tentativo d'incazzarsi dell'opposizione, piegata dai suoi adepti teo-dem. Sconfitta bruciante e ridicola.

Il servilismo raggiunge nuove vette, che verranno glorificate nei prossimi tre giorni, in cui nascerà un Partito che è zeppo d'ipocriti e di bacia-pile. Buon per loro: hanno gli stessi miei diritti e doveri, ma contano di più perchè sono servi fedeli della vera potenza (insieme alla Mafia) che Governa questo fantoccio di Paese. Non è l'ennesima occasione persa, questa, per diventare Civili: è solo un altro giorno nel Circo Italiota Geniale dove gli animali hanno la voce più chiara e forte degli umani.

"...Nell’ altro versante, invece, si esplica una cultura per la quale il soggetto umano è un mero prodotto dell’evoluzione del cosmo, ivi inclusa la sua autocoscienza. In quanto risultato di un processo evolutivo mai concluso, l’uomo sarebbe solamente un segmento di storia, sganciato cioè da qualunque fondamento ontologico permanente e comune a tutti gli uomini, privo quindi di riferimenti etici certi e universali. Essendo semplicemente uno sghiribizzo culturale fluttuante nella storia, l’individuo si trova sostanzialmente prigioniero di sé ma anche solo con se stesso. [...]
L’individuo, paradossalmente, finisce schiacciato dalla propria libertà, e ritenendo di essere pieno e assoluto padrone di se stesso arriva a disporre di sé a prescindere da ciò che egli è fin dal principio del suo esistere. E concepisce ogni suo desiderio, magari confuso in qualche caso anche con l’istinto, quale diritto che la società dovrebbe riconoscere come elemento costitutivo di se stessa. In questa direzione, si scivola inevitabilmente verso un nichilismo di senso e di valori che induce alla disgregazione dell’uomo e ad una società individualista fino all’ingiustizia ed alla violenza. Anzi, verso un nichilismo gaio e trionfante, in quanto illuso di aver liberato la libertà, mentre semplicemente la inganna rispetto ad una necessaria e impegnativa educazione della stessa."

Bill Viola, "Five Angels for the Millennium", 2001, Museum of Modern Art (MOMA), New York.

lunedì 23 marzo 2009

 Boulevard Of Broken Dream
   
(giornata di vento)




Sole e freddo s'insinuano anche tra le case, stamattina. E' una giornata tersa e tagliente, una lama d'aria sottile.
La strada è, ormai, silenziosa. Sembra in quiete.
Si getta la gioia, il dolore, una parte di vita: si getta ciò che non si ha costruito, quello che non si è detto e le parole di troppo.
Eppure, tra i pochi rumori, c'è ancora l'eco distante di un pensiero, di quel salire verso il cielo del nostro essere, tutto sommato, uomini.
Sembra di vedere oltre le poche nuvole, lassù dove l'azzurro diventa nero e il nero stelle.
Quella luce che ci conforta e ci rende un deboli, di fronte alla nostra pochezza, di fronte alla grandezza che siamo incapaci di portare.
E' bello camminare senza incrociare sguardi, ma solo assenze, perdendosi ancora in un attimo di una piccola pace.
Una muta partecipazione delle cose, come se il rispetto che si deve a questo nuovo giorno unisse piano, dolcemente e con grande forza.
Magari è solo un secondo, un infinitesimo attimo che non si vede neanche passare.
Magari lo terremo stretto per gli altri giorni a venire, per le nuove sofferenze, per le grandi e piccole gioie, per il tempo perso e quello guadagnato, per gli sconosciuti e gli Amori che sono sempre infiniti, per chi non ci guarderà più in faccia, chiuso nella sua certezza di avere ragione, e per quella ragione che dobbiamo essere bravi a mettere in discussione.
Magari svanirà e basta, magari saremo sordi.
Ma ci saremo e potremo capire.

Gerd Winner, "New York Wall", 1978, Tate Modern Collection, London.

venerdì 20 marzo 2009

 Si vive





Si vîf di timp e di un trimâ da simpri
si vîf di lûsj e di un trimâ ch'al cresj

Si vîf di strades bieles, di cualchi puint colât
di timpi ch'al à di vegni di timp che intant si cûsj intor

Si vîf in doi fint a capî il misteri
di une cjareçe o dal corisji daûr

No si cresj avonde mai cence bogns ricuarts
si vîf distes, ma al coste un pouc di plui
Cul timp si nasj si cresj si reste a mieç
cul timp il timp al divente di seconde man
Si vîf di ales lungjes e di moment lisêrs
di plôe di vôe di ridi e di un vaî ch'a no si viout.


Si vive di tempo e di un tremare eterno
si vive di luce e di un tremare che cresce

Si vive di strade belle e di qualche ponte caduto
di tempo che verrà di tempo che intanto ti si cuce addosso

Si vive in due fino a capire il mistero
di una carezza o del cercarsi

Non si cresce mai abbastanza senza buoni ricordi
si vive comunque, ma costa un po' di più

Col tempo si nasce si cresce si resta a metà
col tempo il tempo diventa di seconda mano

Si vive di ali lunghe e di momenti leggeri
di pioggia di voglia di ridere e di un pianto che non si vede.

(Luigi Maieron-”Si Vîf”-CD Eccher Music,2002)

A Lei, ormai una sorella.

martedì 17 marzo 2009

 Il volto della crisi



Sacrosanto: c'è la crisi, siamo in crisi. Che sia una finzione o un realtà enorme, può essere interpretabile. Una crisi con tanti volti. Quelli dei giornali e dei mass-media, che ci camperanno per anni: quelli dei banchieri cialtroni che dovrebbero sbattere in galera, quello di un Italiano ilare e ottimista malgrado se stesso. Eppure, il vero volto di uno sfacelo e sulla faccia della gente.

Camminare nelle strade di una città, qualsiasi, vale più di un bel istant-book. Soffermarsi a scrutare la gente, come cammina, dove volge lo sguardo, cosa guarda, come lo guarda. La mia impressione, netta e spiazzante, è che da qualche tempo ci sia una malinconia tremenda che attraversa l'espressione di molta, troppa gente. Uno smarrimento che sa di arresa, di fatica e disillusione, di ricerca, d'abbandono.

I vecchi vanno lentamente, quasi più leggeri dei tanti uomini e donne che non hanno tempo da impiegare, ma da buttare: che non trovano una soluzione, che non hanno una prospettiva. Certo, si ride ancora, ci si incontra, si parla, si chiacchiera, ma con un fondo neanche troppo nascosto di precaria angoscia. Si è bravi a dire d'essere positivi, quando anche la Primavera ha il sapore di una sconfitta.

Eppure negli occhi c'è, viva, una volontà di non lasciarsi trascinare fino in fondo. L'ho vista in due ragazzi di colore che si baciavano appena usciti da un ufficio di lavoro interinale. E non sembri che qui cola lo zucchero, tanto per chiudere in bellezza. C'è sempre un momento di lucidità, di chiarezza. Basta coglierlo, come molte altre cose.

Peter Blake, "Illustration to the cover of Face Dances", 1981, Tate Modern Collection, London.

venerdì 13 marzo 2009

 Qualcosa di irrisolto
    ► (Words)



E' cambiato l'asfalto, la facciata delle case, anche il passo di chi cammina sulla strada.
E' passato il tempo, chè non bisognerebbe dirlo.
Sono cambiati gli occhi con cui guardiamo le montagne, finalmente bianche e limpide, giù fino al mare, fino ai motivi ed ai ritorni.


L'odore, non il profumo, la luce, non le cose.
I luoghi e non il loro segno, la persistenza non della memoria, ma del suo ricordo.


Anìn a grîs, usgnot
jenfri erbe e tjere
dongje il Tiliment



Il letto del fiume è il solco della mano.

La mano che copre il viso e la vita che gioca a nascondino.


Qualcosa di irrisolto, di rimandato, mai perso.


Il processo non è finito.

Parola alla difesa.




Però se volete leggere qualcosa di davvero splendido, andate qui: è la chiusura di un cerchio. A me ha fatto venire i brividi.

giovedì 12 marzo 2009

 Четыре года



 


Assolutamente non appropriate le auto-celebrazioni.
Eppure oggi, giusto giusto, sono quattro anni che "Transit" è qui, su questa piattaforma. Prima aveva un altro nome ed altri "appoggi", ma, tutto sommato, era lo stesso.
Sei anni di Blog, per uno come me, sono già più di tanto.
Perciò mi sembrava giusto darne conto.
E, perchè no?, risparmiarmi per una volta la fatica di pensare ad un post.

Alexander Rodchenko, "Advertising Poster for the state airline 'Dobrolet',  1923, Tate Modern Collection, London.


 


 


 




 

martedì 10 marzo 2009

 Fatti non foste...




Dibattito in radio. Marini e Fassino annaspano, incalzati dagli ascoltatori: più che sentire se Franceschini rimarrà Segretario, sono interessati a capire cosa voglia essere il "PD" da grande, dopo essere caduto dal seggiolone. Ci si incapponisce, con buona pace dei politici presenti, sulla dicotomia laico-cristiana, sull'appartenenza. E' uno sbarramento piuttosto infastidito, quello dei due ospiti: sembra quasi che questo problema delle due anime sia una cosa a cui si dà eccessiva visibilità. Insomma, il "PD" deve essere necessariamente (richiamo ai valori) una casa ove vige l'assoluta Libertà di pensiero e, sopra altre considerazioni, di coscienza. Dall'altra parte del filo, giù critiche.

Il tutto potrebbe sembrare capzioso, se non fosse che questo "PD" è, all'oggi, l'unica forza di opposizione con un minimo di numeri per farla. Diventa importante capire chi, cosa e come. Aleggia questo vago sentore di muffa vetusta, con cui si deve mettere in cascina il fieno di coloro che di appartenere alla "DC" (chiamatela come volete: "UDC"?) non possono più vantarsi o non vogliono. Così finendo per scontentare tutti, su temi divenuti, volenti e sopratutto nolenti, importanti per misurare la propria forza. Continuiamo inebetiti e un pò sorridenti a chiedere un partito laico, venato di coraggio e di sangue linfatico di Sinistra, quando questi da quell'orecchio fanno finta di non sentire.

Gli orfani chiedono asilo, ma non gli piace quello che si deve mandar giù. Cose come quella di Firenze sono segnali che quegli ascoltatori sono impelagati in un bel rebus: si può fare? Io ribadisco di no, che alla fine deve prevalere, a costo di togliere il sale dalla zuppa di qualcuno, una linea unica. Non è più tempo del Partito Padrone, ma si è visto (la meniamo da mesi) che l'utopia delle due facce della stessa medaglia non regge. E' che la paura di perdere i voti si rivela un antidoto assai efficace ad ogni tipo di avvelenamento da imposizione di una linea, possibilmente retta. Perciò si ondeggia e si scontenta, nell'attesa di un avvento improbabile. L'avvento del coraggio.

Sir Max Beerbohm, "British Stockand Aliene Inspiration", 1849-1917, Tate Modern Collection, London.

giovedì 5 marzo 2009

 Compact Dispenser




Si sapeva.
Per Tremonti il 2009 sarà peggio del 2008. Grazie, Lui c'è ancora e noi abbiamo un anno in più.

Senza nulla.
Bondi auspica una rete TV senza pubblicità e senza Auditel. Senza nulla, come i fondi del suo Ministero.

A metà.
Il "PD" continua a dividersi tra difensori della vita e aspiranti al suicidio politico.

Chiusure.
In due mesi i Carabinieri hanno chiuso otto case di riposo e si stanno avvicinando al Parlamento.

Corsi di perfezionamento.
A Milano con 25€ si può fare un corso per diventare perfette Geishe: se si viene elette al Parlamento, è gratis.

Credere e obbedire.
Capezzone proclama che dal Governo vengono verità, serietà, obbedienza e eia eia, alalà!

(Io continuo qui, su questo piccolo Blog. Troppa fatica iscriversi a "Spinoza"!).


 Blog: ormai?
   (reloaded version)



Ho fatto uno dei miei soliti “giri” su tutti i Blogs con cui sono in contatto. E' stato più veloce del previsto. Moltissimi dei siti personali che conosco sono fermi da mesi: su altri, per motivi vari, non si commenta più. La riflessione è abbastanza banale. Lo “strumento” Blog è invecchiato di colpo, mi pare. Questo può essere la conseguenza dell'esponenziale crescita di “Facebook” o “Twitter”. Più arditamente, mi piacerebbe fosse il desiderio di tornare a parlare di persona, a desiderare un contatto vero. Invece, temo, sia solo disaffezione, noia, volontà di cercare, sempre sul Web, un'alternativa più veloce, sintetica. L'approfondimento, l'opinione (seppur persa tra tutte le altre, forse troppe) diventa troppo impegnativa. Tempi ristretti, mancanza di stimoli, diffcile saperlo. Però i fatti sono lì a dimostrare che, almeno per il piccolissimo osservatorio che è il mio Blog, che i nefasti predicatori della fine del Blog stanno avendo ragione. E questo quando per molti anche “Facebook” è già vecchio. Rischiamo di correre così tanto da guardarci da dietro, chiudendo un cerchio che rimarrà immancabilmente vuoto.

► Mi preme sottolineare come sia molto sentito e dibattuto il tema dell'impegno diretto. Il Blog come strumento di discussione ed approfondimento non soddisfa più, non riesce a spostare in maniera significativa le opinioni, non conta come strumento reale di attivismo. E se questo abbandono significa certamente un passo vanti verso la realtà del vissuto, mi chiedo, anche, come le persone possano praticamente fare questo passo in modo che abbia una sua importanza ed un suo peso. Se il singolo ha il suo "peso", è solo unendo molte persone che si può mutare la società od una sua parte. Più volte mi sono chiesto (e chiedo) quale sia la maniera più efficace. A questa domanda non ho trovato risposta, per ora. Fuori dal Blog mi piacrebbe molto conoscerla.

martedì 3 marzo 2009

 Avalon Sutra

Un volteggiare di gabbiani all'orizzonte.
Le mani in tasca, fredde.
Lo sguardo senza fretta, verso il limitare ed oltre dentro di sé.
I passi lenti, la paura di non capire il tempo che deve passare.
E i ricordi ansiosi di farsi riconoscere per ciò che sono: noi stessi di fronte al desiderio.
Vicino agli alberi svettanti, percepire la luce che si offusca e diventa grigio
.
L'umidità che porta l'odore del sale e della fatica.
Dopo il desiderio delle lunghe ombre estive, del sorriso sudato, affannoso e incompleto.
Così come sono sempre i sorrisi, senza un inizio, ma con una fine che è comprensibile, vivida.
Allora è la sabbia calda, è l'attesa del silenzio che non viene, dello stordimento e del primo sonno.
Quando gli occhi appaiono più chiari e non riescono a sostenere la voglia di scoprire: è tutto acceso.
Il tempo gioca e si allunga, vuol coglierci impreparati, vuol scherzare.
Noi siamo ben disposti, come sempre, e capiamo che se non si vince neanche si perde: si ama, si confonde un sentiero con un altro, tanto è cammino.
Fino al primo barlume delle stelle, quelle coraggiose, quelle che non si spaventano.
Ammicca tra un piccolo ramo e le luci sconosciute delle stanze.
Le dita scivolano sul vetro.
Mi volto.
E' quasi primavera di nuovo.




domenica 1 marzo 2009

 Un'immagine



Il risotto di mare era ottimo, il vino anche migliore: la torta Finlandese speciale. Intorno, un pò di parole, ma meno di quello che sono di solito. Ad un certo punto ho avuto la netta sensazione di avere, intorno a quella tavola, con i bambini vicino, tutta l'Italia, tutto il Paese. Si parla della Chiesa, della Scuola e si rimane a corto d'argomenti. Non pensavo fosse possibile. Invece, c'è una sorta di trattenimento, il timore di ammettere che è vero che le cose vanno davvero male. Anche il desiderio di lottare, ma davvero, sulla strada, nel quotidiano, tra gli altri m'è sembrato più di facciata che realmente sentito. Eppure le persone sono di valore, intelligenti, colte, anche tolleranti e simpatiche. Magari io un pochino più acido, disilluso, meno accondiscendente verso certe posizioni Cattoliche, ma a mio agio. Come sempre quando prevale l'ironia e la profondità.

Non se ne va, però, quel disagio strisciante di rassegnazione. Guardo i volti e mi dico che a quarant'anni (e anche meno) non è possibile mollare, proprio no. Neppure la convinzione che chi ci Governa sta facendo danni enormi riesce a compattare. Un'immagine nitida e in chiaro scuro, tremolante. Un'immagine dell'oggi. Un'immagine da cancellare.