lunedì 23 marzo 2009

 Boulevard Of Broken Dream
   
(giornata di vento)




Sole e freddo s'insinuano anche tra le case, stamattina. E' una giornata tersa e tagliente, una lama d'aria sottile.
La strada è, ormai, silenziosa. Sembra in quiete.
Si getta la gioia, il dolore, una parte di vita: si getta ciò che non si ha costruito, quello che non si è detto e le parole di troppo.
Eppure, tra i pochi rumori, c'è ancora l'eco distante di un pensiero, di quel salire verso il cielo del nostro essere, tutto sommato, uomini.
Sembra di vedere oltre le poche nuvole, lassù dove l'azzurro diventa nero e il nero stelle.
Quella luce che ci conforta e ci rende un deboli, di fronte alla nostra pochezza, di fronte alla grandezza che siamo incapaci di portare.
E' bello camminare senza incrociare sguardi, ma solo assenze, perdendosi ancora in un attimo di una piccola pace.
Una muta partecipazione delle cose, come se il rispetto che si deve a questo nuovo giorno unisse piano, dolcemente e con grande forza.
Magari è solo un secondo, un infinitesimo attimo che non si vede neanche passare.
Magari lo terremo stretto per gli altri giorni a venire, per le nuove sofferenze, per le grandi e piccole gioie, per il tempo perso e quello guadagnato, per gli sconosciuti e gli Amori che sono sempre infiniti, per chi non ci guarderà più in faccia, chiuso nella sua certezza di avere ragione, e per quella ragione che dobbiamo essere bravi a mettere in discussione.
Magari svanirà e basta, magari saremo sordi.
Ma ci saremo e potremo capire.

Gerd Winner, "New York Wall", 1978, Tate Modern Collection, London.