venerdì 17 aprile 2009

 Chi lotta può perdere,
    chi non lotta ha già perso



Azzardo: il film di un Americano su Che Guevara. Quasi una contraddizione in termini. Un film su una delle figure più celebrate, idolatrate, sfruttate del secolo scorso (e anche di questo, mi sa). Scrive, in maniera condivisibile, il bravo Francesco Nardi: "Quanto al Che, io ho sempre nutrito per quell’icona una serena antipatia causatami dal fenomeno di costume che gli ruota intorno. La sinistra italiana ha grandi, grandissimi eroi cui fare riferimento. Non perdono a una generazione intera di aver indossato solo magliette con il Che e di non averne stampata mai neanche una con il volto di Matteotti." E' una cosa che dovrebbe far riflettere su quanto spesso sia più semplice andare con la massa, che ripensare e valorizzare la propria Storia.

Io, personalmente, non ho mai avuto nè una maglietta, nè una bandiera del Che. Figura nebulosa, nel mio immaginario, ed anche un pò noiosa, a forza di sentire riprender le sue frasi ogni cinque minuti (provate uno sciopero qualsiasi). Pérò qui si parla di un film, ed il film è davvero buono, dannatamente buono. Ammetto una certa simpatia per Soderbergh, anche quello di Daniel Ocean. Qui è stato anche più furbo, prendendosi Benicio Del Toro, chè è attore grandioso, e non solo per questo lavoro.

Se uno si ferma alla somiglianza fisica, ci rimane malissimo: nelle scene in bianco e nero, sopratutto, l'attore è identico al Che. Gli occhi sono impressionanti: sembra davvero di poterlo toccare. Questa è la superficie, quella che va bene ai "critici" dei giornali (mestiere duro, si sa). Il film vero è nelle scene nella giungla, nella loro asciuttezza e comunicativa visiva. E' tutto molto semplice, con quello stile (che a me non piace troppo) della macchina sempre in movimento; qui era obbligatorio.

C'è anche la retorica del Che, se vogliamo: un'aura che non si può togliere in due ore (le prime due: le altre dal I° Maggio). Se ne sta, comunque, a distanza giusta per non cadere nel "biotopic" di maniera. Risultato raggiunto. Si può fare buon cinema anche maneggiando la dinamite Rivoluzionaria. Un lavoro massacrante, immagino, per uno yankee, anche se di Sinistra.