martedì 28 aprile 2009

 Chi sa, paghi




Torno, brevemente, sulla questione scuole private. Il Governo sbanda spesso, dando la stura ad improvvise ed improvvide accelerazioni su argomenti “sensibili”, oppure tralasciando, in maniera altrettanto puntuale, cose importanti. Di sicuro la lotta all'evasione fiscale (materia in cui siamo Campioni del Mondo, modestamente) è un punto debolino, diciamocelo. Andare, adesso, a spulciare gli alunni delle private, perchè mamma e papà probabilmente sono ricchi, mi par eccessivo.

Però, la cosa non mi ha fatto arrabbiare, ma sorridere, in quella maniera un attimino superficiale che accade quando si leggono certe cose. Ieri, a collloquio con le Maestre di mia figlia, ho ascoltato storie (vere) di salti mortali tripli o quadrupli per assicurare un minimo di decenza alle attività scolastiche o per la semplice pulizia delle aule. Lo so, tiritera già detta, ma mi pare che ci si ricaschi ad “hoc”. Chi vuole la scuola privata, paghi senza aiuti. E la finisco lì. Se uno s'incazza perchè gli si fanno controlli fiscali, affari suoi.

In prima fila la paura di perdere iscritti. Basterà alzare le rette, mi pare. Oppure smetterla di attaccarsi al fatto che ognuno è libero di mandare il proprio figlio alla scuola che gli pare (la Costituzione non si discute qui): nessuno lo mette in dubbio, ma non devo rimetterci io, né mia di figlia. Punto. O si capisce, una volta per tutte, questo o, francamente, se arriva il “117”” spero ci sia qualcuno che rifletta che siamo, se non se lo ricorda, un Paese Democratico. Ed io, democraticamente, di loro me ne frego (sottile, questa).

Larry Rivers, "Parts of the Face: French Vocabulary Lesson", 1961, Tate Modern Collection, London.