venerdì 16 dicembre 2011

Lettera a Napolitano




Egregio Presidente,
la mia stima per Lei è fuori discussione: probabilmente sono uno dei pochi che la rispetta anche per il suo passato politico e che non ha mai messo in dubbio il fatto che ha cercato di svolgere il suo mandato con equità e discernimento.
Però, Sig. presidente, in questo momento così intricato ed amaro, in cui giustamente rimarca che "... chiede sacrifici agli italiani di tutti i ceti sociali, anche agli italiani dei ceti meno abbienti" , non posso fare a meno di domandarmi se si è capito che queste persone i sacrifici li hanno sempre fatti, anche e sopratutto in tempi non sospetti. Viviamo in un Paese che perdona, sempre, chiunque e per qualsiasi cosa. Siamo inquinati da "lobby" di ogni tipo (dai farmacisti ai venditori di ghiaccioli, passando per i taxi e chissà che altro), da "politici" che a essere benevoli possiamo definire discutibili, da risse volgari ed insultanti ad ogni livello, da ignoranza, corruzione e tanta, ma tanta evasione fiscale. Con tutto ciò, gli onesti ed i poveri (questo si deve scrivere, non "ceto meno abbiente") che devono fare? Quello che hanno sempre fatto: sostenere tutta la baracca. Mi si permetta, Sig. presidente, di essere stufo, facendo io parte di questa massa, di vedere quello che mi sta intorno, di non sopportare più privilegi ed arroganza, albagia e menefreghismo. Qui stiamo sulle spese, per usare un termine da economia spiccia. Vede, se la mentalità fosse diversa, se ci fosse la volontà reale di cambiare faccia all'Italia, non servirebbero proclami, richiami, ipocrisie continue. E' questo il nodo, Sig. Presidente: l'Italia non vuole cambiare. Una certa Italia vuole continuare a strafare, a straparlare, a strarubare, certa com'è che i tanti che da sempre sono onesti e che non si possono permettere neanche un euro di distrazione, saranno lì, immobili nella loro realtà di patimenti, sofferenze e dolori. Tutto questo non è più accettabile, Sig. presidente: non è più ammissibile. Volete che vi diamo anche la dignità, anche il poco di fierezza che ci è rimasto? Prima che si sappia quanto valgono, in soldoni, queste cose.
Con deferenza,
Mattioli Daniele