giovedì 19 gennaio 2012

Riflessione Litfiba


Ascoltando il nuovo cd dei "Ltifiba" e prima di darne conto, m'è sorta una riflessione personale. Credo di dovermi sforzarmi molto di più, nello scrivere su questo Blog. Troppe volte sono banale, nella scelta degli argomenti e delle espressioni. Mi rendo conto di abusare di alcuni termini, reiterandoli fino allo sfinimento (vostro), consumando alcuni dati e non tenendo conto di altri. Seppur sempre personale, questo spazio merita di essere più curato, di avere una voce mia, senza rincorrere esempi inevitabili, ma non clonabili. Perchè questa manfrina, allora. Perchè il disco dei "Litfiba" è questo: quaranta minuti di ovvvietà, di rivoluzioni esclusivamente verbali e a dir poco "popolari" (nel senso che sono cose che potete ascoltare in ogni bar della vostra città). Mi risulta amaro pensare che scrivere cose tipo "...dire bugie è diventato lo spot di una casta che spaccia promesse/ che sa giocare con le illusioni e come un mago si riempie le tasche" potrebbe, nelle intenzioni, apparire come un manifesto politico e di intenzioni, ma nella realtà non è niente (e finire la medesima canzone con quel "Vota Antonio!" di assai migliore memoria è triste, molto triste). Tutta così, quest'opera: una canzone uguale ad un'altra e tutte che si rifanno a composizioni più vecchie del gruppo. Mi spiace davvero per questo nome del rock Italiano, che ho spesso nominato come tutelare all'inizio della carriera. E' finito, da molto, lo splendore della musica di Piero e Ghigo. Non riusciranno a cambiare, nè loro nè ciò che li circonda. Convenzionali.