martedì 14 febbraio 2012

Il grido muto



Oggi si fa fatica a trovare, sui quotidiani di massa, notizie relative alla Siria. E' che si va a giornate e clamore, più che ad importanza dei fatti. Se si guarda la cartina geografica, non ci si mette molto a capire come quel Paese sia una polveriera da qualsiasi parte lo si guardi. Che poi è una sorta di barriera tra le sanzioni ed un intervento più deciso (armato?) da parte degli Stati esteri. Non per chi crepa, però, sotto le bombe: il che accade quotidianamente. I caschi blu dell'ONU sono il solito placebo di facciata e se non si può pensare di gettare benzina sul fuoco, si dovrebbe, perlomeno, fare finta di avere una politica funzionale al termine di un massacro che è insopportabile. Il groviglio di interessi (di qualsiasi tipo) che attanaglia quella disgraziata parte del Mondo, così vicina e così lontana dall'Europa, rende semmai più confuso ogni tentativo di percepire un pur minimo barlume di soluzione. La stasi è il nemico più acerrimo di coloro che difesa non hanno, che subiscono la pressione di regimi totalitari fuori da ogni logica di umana comprensione, sempre in nome del Dio superiore a tutti gli altri: il potere, che sia del denaro o della follia. L'immobilismo di cui ciancio da anni sempre essere ormai sottopelle, bello caricato in riunioni inutili ed ancor più superflue prese di posizione, che più che decise sono ridicole.
Il valore di una vita è sempre troppo difficile da valutare.
E non ci sono finanziari così bravi ed onesti.