lunedì 26 marzo 2012

L'equità ai tempi nostri




Come la democrazia, anche l'equità non esiste. Qualsiasi Governo, in Italia, si è sbilanciato a favore di qualcosa o di qualcuno, mantenendo una linea unica nella storia: quella di privilegiare pochi (o pochissimi) e fare "massa" con i quattrini degli altri. La "riforma" (le virgolette sono volute) del lavoro è la sintesi, meccanicamente perfetta, di una situazione di inciviltà profonda: quella, appunto, che non rende equa questa messe di decisioni, che non dà a tutti, ma che, semmai, si assomma al continuo sottrarre. Sottrarre soldi e risorse alle famiglie (IMU, Irpef, accise sui carburanti e via così), per poi lasciare sempre in pace banche e politica, che continuano nella loro opera di sopraffazione e delinquenza. Fidarsi degli imprenditori per fare sì che non ci siano licenziamenti in massa, ancora, è come dare una pistola ad un serial killer neo-confesso. Semmai ce ne fossimo scordati (io e molti no, ma chi comanda sì), l'imprenditoria Italiana, nei suoi aspetti più diffusi, non innova, non è democratica, non si domanda che fare con le persone, ma le conteggia e basta. Anche a scapito dei molti che, invece, sanno che fare impresa vuol dire sempre partire dai lavoratori, siano essi operai generici od ingegneri nucleari. La parte sana di questo paese, da Nord a Sud, sta soccombendo, illusa da chi, cercando parole nuove, non fa nient'altro che continuare ad infierire su chi è allo stremo.
La sentenza non è ardua: è già scritta.