venerdì 16 marzo 2012

Luce dei miei occhi








Riprendo.
E non dovrei.

Era dopo la fine dell'estate. Quell'estate lontani, quei giorni lungo il fiume a spendere il nostro Amore al finale. Adesso, qui, fa freddo, le foglie cadono sui viali del parco. E' tutto repentino, così veloce, così assoluto. Sembra non ci sia uno stacco, che sia una lunga, lunghissima scena imparata a memoria e relegata in un angolo della mente, buona per la prima occasione. Tutto quello che sta attorno non sembra neanche essere più il nostro mondo: la gente, di fretta, le macchine, di corsa, i suoni che distinguiamo e non sentiamo. Siamo due egoisti, per un momento, che si devono ridare tutti i crediti, che devono restituirsi ogni singolo frammento, felice o infelice che sia. Non c'è ragione di tirare troppo per le lunghe. Sono cose che tu sai meglio di me, come non importa chi le fa per primo. Ecco, se adesso lo rivedi ha perso un pò dei colori dell'aria: sì, l'aria io la vedevo colorata, con te, si permeava di un'assoluta purezza.  Non è questione di chi o quanto, di come e dove: una stretta terminale non lascia scampo neanche ad un brandello di assoluzione. 
Un taglio, netto e preciso, già asciutto. 
Ho raccolto le stelle di quei giorni ed ogni tanto le getto sul soffitto, per stendermi a guardarle e ricordarmi della luce che avevano nei tuoi occhi. 

"E noi che pensiamo la felicità 
come un'ascesa, ne avremmo l'emozione 
quasi sconcertante 
di quando cosa ch'è felice, cade."

(Rainer Maria Rilke)