domenica 29 aprile 2012

Waiting Phase Seven



Vorrei saper mettere in fila le parole nell'ordine giusto. Così sarei tra i tanti che sognano sperando, s'accontentano che ci sia il mare e il sole nelle canzoni e che prima di dormire riescono a vedere una lavagna nera. Ecco, se fosse così mi mimetizzerei bene, nascondendo lati e spigoli, vecchie fratture e piccoli taglietti sulle labbra. In mezzo a giardinetti ben curati e macchine lucidate, parabole che captano idiozie e rimbalzano sociologia da anticamera del dentista: a rate, sprecando, a piene mani ottimizzando. Il gioco è sempre più semplice di quello che appare. E' che complicarlo si pensa sia divertente, ma non è sempre vero.
Devo leggere più libri.

[Photo by Lasse Hoile]

venerdì 27 aprile 2012

Le tre cerchie





Mettiamo che ci siano tre cerchie di Dantesca memoria. Nella prima ci mettiamo i giornalisti, quelli bravi (quasi sempre stranieri), che usano il Blog per veicolare articoli o, più spesso, per approfondimenti e sfruttano la velocità della rete per fare ancor meglio il loro mestiere. Non sono molto preoccupati della concorrenza: anzi, sfruttano le possibilità del web per curiosare, capire, interagire. Nella seconda ci mettiamo quei giornalisti più tradizionali, nel senso che godono nell'avere una comoda poltrona sulla quale stare. Usano il PC, magari hanno anche un Blog, ma sono, nel profondo del nulla, spaventati dalla marea dei "Social Network", dalla penna virtuale in mano a tutti. Di solito non scrivono proprio benissimo, ma si sentono delle "Blogstars" perchè contano. O, meglio, perchè gli dicono che contano. Nelle terza cerchia ci mettiamo tutti gli altri, quelli che spaventano un po' tutti, i qualsiasi, quelli che, per dire, fanno i ragionieri od i geometri. Hanno trovato la maniera per dare la loro opinione, magari grezza, magari non proprio originale, ma ci tengono. Non è raro che scrivano meglio di alcuni delle altre cerchie, ma chi se ne accorge? Non vengono pagati, non hanno giornali dietro, anzi. Magari sono anche nei guai, perchè non i tutti i paese del Mondo si gode della Libertà d'opinione.
Ora, Ministro Severino, quando dice (cit) "Il fatto di scrivere su un Blog non ti autorizza a scrivere qualunque cosa, sopratutto se stai trattando di diritti di altri. Ricordiamoci che i diritti di ciascuno di noi sono limitati da quelli degli altri. Non posso intaccarlo solo perchè sono lasciato libero di scrivere. Mi devo sentire libero di scrivere e i Blog hanno questa grandissima capacità di diffondere il pensiero in tempo reale, un grandissimo pregio che riconosco. Ma questo non deve far trasformare la libertà in arbitrio. Questa è una regola che tutti dovrebbero seguire.", a quale delle tre cerchie si riferisce?
Penso a tutte, ma, mi consenta di essere pessimista, con maggior intensità alla terza.
Benvenuta nel 2012, dove anche un metalmeccanico dice la sua: è il web, baby, e resiste.

Anche a Lei.

martedì 24 aprile 2012

Festa spiantata



Da qualche anno, il 25 Aprile è terreno per discussioni che riguardano, principalmente, la chiusura/apertura dei negozi e la "rinegoziazione" di quel periodo, chiaramente troppo spostato a sinistra per non infastidire questa nostra Patria così profondamente fascista. E se per il secondo motivo non c'è da dire nulla, tanto è inutile, pernicioso e fastidioso, per il primo c'è parecchia maretta. Prendere posizione può essere semplice, ma non troppo. La Festa della Liberazione è importante, basilare per la storia recente e per la nascita di quella Repubblica che, seppur scalcagnata, è arrivata fino ad oggi. Scrivere di valori, quindi, non è sbagliato, in questo caso. Ma siccome è tutto ribaltato, evidentemente le ragioni economiche (messe sempre avanti ad ogni cosa) portano ad altre considerazioni. Eppure è molto semplice. il 25 Aprile è una Festa Nazionale, perdipiù laica, come il I° Maggio. Impedire di festeggiarla è ingiusto, anche se dobbiamo pensare che ci sono categorie (inutile elencarle) di lavoratori che non sanno cos'è una Domenica o una Festa, appunto. Per tutti gli altri mi sforzo di vedere la cosa come un modo per guadagnarsi il pane anche quando si potrebbe o vorrebbe stare altrove. Mi chiedo, comunque, quanto contino i lavoratori, al giorno d'oggi, anche su questioni come questa.
Quello che temo è che, ormai, chi fatica sia sempre più solo, più usato, più sfruttato e più debole.
Alla faccia di quelle cose lì, i valori.
Appunto.

lunedì 23 aprile 2012

Calcio di rigore



Il 17,9% della figlia di Le Pen, ieri, ha sovvertito l'esito finale delle votazioni. E' come se ci fosse un rigore e si aspetta di vedere chi lo tira e dove. Hollande, il camaleontico socialista (cambiato moglie, perso 15 chili, più arrabbiato di prima, quando sembrava "una mappata di mozzarella") ha sì convinto, ma non conquistato. Il piccoletto, invece, si difende e come fa sempre si sente più alto degli altri. Però non decideranno i fans, gli iscritti: come accade quasi sempre nelle "democrazie" Occidentali, coloro che più vanno di pancia, alla fine, alzano o abbassano il pollice. Fare politica è esercizio difficile, non è per tutti. In anni così deprimenti e scadenti, insidiosi e poveri, gli elettori sono affamati: quando si tira veramente la cinghia, non c'è tempo per le stupidaggini, ma solo per soluzioni, per un ritorno alle azioni concrete. Probabilmente il sogno di ogni politico (o politicante) è quello di economie sane, pace duratura e magari non troppa pioggia: sono le condizioni ideali per fare quel che si vuole, non quello che si deve, quello che si è giurato di tentare.
Adesso la signora Le Pen si appresta sul dischetto e c'è da scommettere che, se proprio si deve, di certo non calcerà a sinistra.
Questo faccia riflettere: un Europa che dà segni di pericoloso scadimento verso la xenofobia e l'intolleranza, anche in paesi che si considerano più importanti, rischia molto.
Assai di più che vedere per altri cinque anni Carla Bruni che guarda dall'alto in basso "monsieur le President".

venerdì 20 aprile 2012

Un prezzo alto, ma non per tutti



Un amico riceve una mail da un'azienda cui aveva mandato il "Curriculum" tre volte nel giro di un paio di mesi: può capitare, se si cerca disperatamente lavoro. Nella missiva gli si dice che l'ufficio personale non ha interesse, al momento, nell'assumere nessuno e che è inutile continuare a mandare mail: se servisse il "CV" c'è già. Quello che mi fa imbestialire è che questa risposta poteva essere data la prima volta, al primo documento inviato. Ci sono tre milioni di persone che il lavoro non lo cercano neanche più. Gli uomini attendono risposte dalle centinaia di domande fatte, le donne si danno da fare in casa o assistono qualche parente. Un numero abnorme, sconcertante. Imputo, almeno in parte, anche alle aziende e ai centri per l'impiego la causa di un altro disastro senza pari in Europa. Chi è senza lavoro è solo, il più delle volte mal sopportato per la sua insistenza (non è voglia di rompere l'anima, ma disperazione, se ci si riesce a capirlo), anche da chi dovrebbe aiutarlo (e non fatemi dire altro). Se una ditta avesse la delicatezza di rispondere, anche se per un rifiuto, queste persone si sentirebbero almeno ascoltate. Almeno.
Credo fortemente che questa crisi faccia paura a tanti, ma a molti serva come scusa.
Non servono paroloni come "Spread", "PiL" o altri: o che le Banche non mollino soldi che gli sono piovuti dall'alto nonostante siano le stesse che hanno portato al collasso tutto il pianeta.
Serve rispetto, serve lavoro, serve responsabilità, serve aiuto: serve umanità.
Costano troppo?

martedì 17 aprile 2012

L'ABC dell'inettitudine



E' perfettamente inutile che la Bersani (la "B" di questo trio pietoso) parli dia "anti-politica". Ormai siamo oltre e l'hanno capito: solo che, eterni ripetitori della loro presunta superiorità, fanno spallucce. Si mascherano dietro a questo spauracchio continuando a fare quello che gli apre, fregandosene dei referendum (1993, ricorda qualcosa?) e cambiando i nomi alle cose, tanto la sostanza rimane la medesima: mettersi soldi pubblici in tasca. Non è che gli Italiani non vogliono la politica, non vogliono più queste persone, non vogliono più Partiti che sono solo casse continue e che alla fine cedono sempre e comunque ai diktat di un Governo che non ha toccato le tasche delle lobby, dalle banche ai farmacisti e via così. E' evidente il fallimento di una ancor breve stagione di rinnovamento (e che Monti non sia stata una scelta politica ormai conta poco: questi avrebbero fatto meglio?) che ha avuto il solo obiettivo di fare cassa, lasciando il paese in condizioni sociali ormai disastrose.
Questi giocano con la pelle altrui, con i soldi degli altri, sempre sicuri di uscirne immacolati come putti.
Dovremo fargli capire che il limite non è il cielo, ma loro miserevole inettitudine.

lunedì 16 aprile 2012

Su di me, la vergogna



Tra i tanti, piccoli sogni che faccio ad occhi aperti (aiutano ad andare avanti), ce n'è uno in cui riunisco i lettori di questo Blog intorno ad una tavola, imbandita. Non è molto grande, ovviamente, dato che non sono di certo migliaia, ma prima di mangiare (e bere) pongo a tutti questa domanda: "Sinceramente, vi siete mai vergognati di essere Italiani, di appartenere a questo Stato? Pur sapendo che non è possibile non dirsi parte di questo popolo, non avete mai abbassato gli occhi per la vergogna, per qualcosa che altri hanno fatto, ma che ha ferito Voi?".
Non so cosa rispondereste, come vi porreste di fronte al quesito o se vi andasse, invece, solo di mangiare chiacchierando, ma ci penso. E c'ho riflettuto l'altro giorno quando, persa tra notizie più immediate ed eclatanti di un week-end strano e tragico, quella dell'assoluzione di tutti gli imputati per la strage di Piazza della Loggia mi ha ferito profondamente. Leggere che una Procura della Repubblica, dopo trentotto anni di indagini e sforzi, affida "alla storia" (testuale) il giudizio finale su un'infamia gravissima, è di una desolazione pesantissima. Parti civili condannate a pagare le spese processuali di chi ha ammazzato otto persone è un insulto, tutto il resto è infamante per i cittadini onesti e di coscienza. Direte che si sapeva, che non è la prima strage impunita, non sarà mai l'ultima, ma io sono di sangue e poco cervello, a volte: d'istinto e di rabbia, perchè sento su di me la vergogna di questa sentenza. Io, che avevo nove anni, allora, oggi vengo umiliato da persone che non hanno voluto che si sapesse la verità, semplicemente. "Uomini" che intorno a quel tavolo non farei sedere neanche per un secondo, gente che non è Italiana nel senso buono, ma criminale nel profondo. Poco importa che si accomodi su una poltrona della "Giustizia" o che gongoli per averla definitivamente scampata.
Gente miserabile, gente che non è popolo, che non è niente.

mercoledì 11 aprile 2012

Un paese di merda [Explicit Lyrics]



Dopo un ostinato e volontario silenzio sulla Lega ed il resto, mi corre l'obbligo di tornare a scassare le scatole della rete facendo assurgere a mio interesse le parole di Roberto Libertà (sic), figlio del Bossi piangente: "Questo è un paese di merda".
Caro "signore", questo è un paese di merda per colpa di quelli come Lei, come suo fratello, come i mafiosi (del Nord o del Sud, indifferente), dei politici rincoglioniti, di quei 314 che hanno votato "sì" sul fatto che una piccola arrampicatrice sociale era la nipote di Mubarak, di quelli che le macchine gliele pago io e che se ne fottono perfino (pensi cosa arrivo a scrivere) della buona fede di coloro che hanno creduto alle vostre stronzate pseudo politiche per anni.
Questo è un paese di merda per colpa anche di quelli che non rubano, ma che sputano sui marciapiedi, parcheggiano dove vogliono e guardano la TV dei decerebrati.
Questo è un paese di merda perchè la gente che studia non va a fare il consigliere regionale, ma finisce in un call center a 400€ al mese, insulti degli utenti compresi: questo è un paese di merda perchè un signore di cinquant'anni non trova lavoro e s'ammazza.
Come può immaginare, l'elenco è praticamente infinito e non vorrei tediarla, preso come sarà da trovare la maniera di fottere ancora soldi e farsi parare il culo per i prossimi anni.
Guardi, se qui non le piace, se ne vada: di certo ci sarà aria più pulita da respirare e meno cazzate da sentire.
Ed io non perderò mezz'ora della mia vita per risponderle.
Adieu.

"I'm The Grand Wazoo.
Keeper of the mystic scrolls,
Fuck you if you don't like my hat".
(Frank "Iddio" Zappa)

martedì 3 aprile 2012

Patria di chi?



Regna normalmente la confusione, in Italia: dall'ufficio postale-bazar, dove si fa tutto meno che pensare alla corrispondenza, alle strade, regno dei maleducati, fino ai supermercati, immensi depositi di prodotti carissimi (ormai) e perlopiù inutili. Figurarsi se un Governo, un esecutivo, un Comune non ci mette del suo. La storia dell'IMU è solo l'ultima di una serie pletorica che parte dalla fondazione dello Stato in avanti. Ridicoli i tentativi di "semplificazione", perchè per spremere fino all'ultimo spicciolo si devono inventare sempre nuovi ingegni di calcolo e pagamento, nuove macchine burocratiche messe in piedi a parole, ma che, nei fatti, sono vaghe come le stelle dell'Orsa. Non esistendo la verità, ma più versioni della stessa, continueremo a sentirci dire che è tutto necessario, che i nostri sforzi verranno ripagati (il dì di poi, nel mese di mai), che simo un grande Paese. Naturalmente, disillusi e provati, non reagiremo.
Pare che, in fondo, siamo dei patrioti.
Poveri in canna, ma orgogliosi: vessati da ladri di partito, ma tenaci.
La Patria di chi è? Delle nuove misure di austerity, mica vostra.