giovedì 10 maggio 2012

L'Italia dagli occhi tristi



Una giovane ragazza scriveva ad un quotidiano che qui da noi, al contrario della Spagna, la crisi ci ha resi tristi e spaesati: là, comunque, si vive con più allegria e speranza.

La ragazza che vedo in questa sala d'aspetto con i muri sporchi è anche lei giovane. Non è una di quelle donne per cui ti volti per strada, che ti rimangono impresse, anche per un minuto. Eppure il suo volto è delicato, gentile, da fanciulla. Non so quanti anni possa avere: la malattia, le medicine e la vita che non è uguale per tutti, falsano. Ma i suoi occhi sono candidi, puri. Tutta la sua persona è piegata, è triste. Non sorride, parla pianissimo, è un ramo sbattuto da un vento che non può evitare.
La trovo bella, la trovo dignitosa nel suo mondo a parte, la trovo fragile, da proteggere.
Quegli occhi sono gli occhi dell'Italia, adesso, sui marciapiedi e nelle auto, al lavoro e nei bar.

Sì, forse sbagliamo a non essere più ottimisti, ma per quello basta una parola, uno scherzo, un pò di sana incoerenza.
Però osservate gli occhi, sempre: quelli non mentono e se dicono la verità, forse per uscire da questo sprofondo dobbiamo tornare a guardare oltre.
Però, ve lo dico, non ne sono sicuro proprio del tutto.