martedì 12 giugno 2012

Quel treno per...



Il pacchetto di denunce fatte dai pendolari dei treni locali Italiani deve essere pesante più o meno come una carrozza di seconda classe. L'amministratore delegato di quel colossale e disfunzionante congegno che risponde al nome di "FS", senza mezzi termini e con una buona dose di arroganza, la mette giù semplice: o più soldi o dal 2013 si va con il bus, se c'è, o per i cavoli vostri (che è più semplice). Chiunque di noi ha provato, almeno una volta, a viaggiare come fa la quasi totalità di questi lavoratori: in piedi, in mezzo al luridume, con un bel freddo d'inverno e soffocando d'estate. Poco danno per chi lo fa ogni tanto, magari per svago o per andare a trovare qualcuno: molto peggio per coloro che, scesi da questi mezzi che nemmeno il famoso "terzo mondo" ha, devono farsi otto ore di lavoro e tornare a casa nelle medesime condizioni. Sempre ammesso che il treno ci sia: solo l'anno scorso, sulle tratte del Friuli (come esempio), sono state cancellate centinaia di corse locali, con gente che non arriva nemmeno sul luogo di lavoro. Dovranno pagare di più e sono sicuro che non cambierà nulla, perchè ormai è chiaro che dopo anni e anni di disagi, importano solo i numeri e il rendimento. Fregarsene della dignità delle persone, del decoro del servizio, dell'immagine stessa della propria azienda, non è nelle "corde" di questi manager. Che, tanto, c'hanno la "Freccia Rossa" gratis.
Mors tua, vita mea.