venerdì 28 settembre 2012

Greetings From Mongolia - L'ombra della luce


Alla base di un disco come "Samsara" di Alice (uscito il 18 Settembre) c'è quello che io considero l'errore fatto da moltissimi musicisti: non guardarsi attorno, non mettersi in ascolto di ciò che avviene nella musica, non cercare una nuova via, non mettersi in discussione. Sono tempi grami e rischiare non piace a nessuno, ma l'Arte non è un campo in cui l'immobilismo paga, mai. Quindici anni per un nuovo disco di inediti è un tempo che crea un'attesa sempre sproporzionata, anche per gente come Peter Gabriel o i Pink Floyd (solo esempi, sia chiaro). Tuttavia Alice, che io ho sempre amato moltissimo, è un'artista vera, ancora oggi una cantante eccellente, tra le migliori d'Europa (in Italia stacca tutte, non si discute). Ma non posso essere contento di questo ritorno. Musicalmente siamo fermi ad una decina d'anni fa, con un minimalismo che è anche una scelta condivisibile, ma che non giova, in questo caso. Non è di supporto a testi che, in alcuni casi, sono imbarazzanti. Le due canzoni di Ferro sono probabilmente le migliori e questo faccia riflettere su chi si sceglie come collaboratori. Leggendo moltissimo, in questi giorni, ho capito che l'intento di Alice era più che buono, la sua strada sempre rigorosa e fuori da certi schemi precostituiti della musica "leggera". Eppure la profondità che permea le sue scelte non si riflette in questi brani, dove aleggia una sorta di spiritualità che è spesso assai banale, almeno nelle parole usate. Dico questo con una piccola fitta di dolore, ricordando dischi dai suoni meravigliosi come "Mezzogiorno sulle Alpi" o "Il sole nella pioggia", accanto a musicisti fenomenali (andate sul sito qui e cliccate la voce musicisti: ha collaborato con la crema vera della Musica Internazionale), dove anche i testi erano a un livello superiore (musicare "La recessione" di Pasolini fu una scelta entusiasmante). Mai guardare troppo indietro, ma in "Samsara" non c'è il prossimo orizzonte. C'è un'occasione perduta e un pugno di canzoni dimenticabili. Un autentico peccato.


giovedì 27 settembre 2012

Tutto e niente


Pensando a Sallusti, mi è venuto in mente quando, un paio d'anni fa, la mia piattaforma cancellò un post dal mio Blog perchè difendeva una Blogger che era stata denunciata da diffamazione da un giornalista. La conseguenza, logica, è pensare ai giornalisti Italiani come ad una casta fatta e finita: intoccabili, se sono loro a scrivere, irascibili e piccati se gli si fa le pulci. La condanna di Sallusti per un articolo (che potete leggere, insieme ad un commento direi interessante, qui) così è, probabilmente, esagerata, ma quello che vi è scritto non è neanche una cosa da bar. Per prima cosa mi chiedo come sia possibile che un Direttore ammetta un linguaggio del genere: il giornalismo è sempre di parte, ma non dovrebbe essere un problema. Il guaio è fare buon giornalismo e questo pezzo è spazzatura: messo come editoriale, un'idiozia pazzesca. Perchè l'ordine, così compatto ora, non è stato più deciso verso forme di così bassa scrittura? La Legge che ha fatto di Sallusti un martire (l'hastag #siamotuttisallusti su "Twitter" è una cosa penosa) va cambiata, ma non da ieri. Io, qui, rischio del mio: nessuno mi difende se scrivo offese gratuite, se denigro qualcuno, se invoco la pena di morte per qualcuno. Nessuno. Lo so e cerco di comportarmi di conseguenza, ma il fatto che io sia libero di dare la mia opinione è una gran cosa. Non è che, come ho già detto migliaia di volte, questi hanno paura? Che intendano scrivere in una certa maniera perchè così si accontenta la pancia dei lettori e non il loro intelletto? Che adesso si siano compattati perchè sanno benissimo che molti di loro scrivono male? Tutti dubbi che l'editoriale di oggi di "San Sallusti" non fa che amplificare: se vuole fare il martire ci provi, ma, almeno con me, casca molto male.
Purtroppo questo Paese è pieno di "maestri", ma i molti allievi sono distratti e di rendimento pessimo.

Un'ultima nota la riservo a quella sciocchezza di "riquadro bianco" che alcuni giornali hanno messo oggi in prima pagina a difesa della loro libertà. Invece di fare queste cosette da bambini, pensate alle decine di pagine che ogni giorno riempite di "fuffa" (non parliamo delle edizioni on-line) , o dei praticanti pagati 10€ al pezzo. Se il nostro giornalismo è abbastanza ridicolo è anche per cose come queste, non certo per un piccolo spazio vuoto. Io l'ho messo rosso, lo spazio. Fa lo stesso?


venerdì 14 settembre 2012

Fabbrica caos Italia



Il progetto di "Fabbrica Italia" della FIAT, datato Aprile 2010, in realtà era solo una comunicazione d'intenti, a quanto ci viene ribadito oggi. Certamente due anni, per i tempi industriali, sono pochi per attuare riforme così radicali come quelle previste dalla fabbrica di Torino. Però mi pare di poter dire che è altrettanto vero che due anni sono un tempo sufficiente per parare, almeno in parte, i colpi di una crisi che si è fatta sempre più cupa. Oppure è meglio chiudere gli occhi? Inutile parlare di "sistema industriale", in Italia: non esiste adesso e non è mai esistito. Ognuno per sè e lo Stato per alcuni. FIAT, come ogni entità produttiva, deve guardare al profitto e in Europa, adesso, è un pianto continuo: Cina e America tirano la carretta. Quindi, la "logica" di Marchionne è semplice ed intuibile: vado dove guadagno. Tutto questo non fa che rendere più precari i nostri stabilimenti, aumenta la preoccupazione e la rabbia, con tutto quel che potrebbe seguire. Ormai la crisi è dentro ognuno di noi e si manifesta come può, non sempre in maniera tranquilla.
Ad Ottobre si conoscerà cosa si intende fare sul serio. E' logico domandarsi, comunque, quale sia il vero orizzonte temporale di tranquillità (assai relativa) per i lavoratori FIAT.
Hanno (abbiamo) imparato che le prospettive si ridimensionano di continuo e verso il basso.

giovedì 13 settembre 2012

Filosofia spaziale serie B



"Prometheus" ha una madre: la crisi di idee del cinema di fantascienza e d'intrattenimento attuale. Non sono queste le pellicole adatte per parlare di "arte cinematografica", lo sappiamo. Da qualche tempo, poi, la moda del prequel ha reso ancor più evidente lo stallo che regna nelle menti degli sceneggiatori. Visivamente ricco, praticamente perfetto sotto l'spetto degli effetti, "Prometheus" farà la soddisfazione di chi vuole perdere un paio d'ore (scarse) e capire se è davvero una sorta di spiegazione ad "Alien". Lo è, e si può dire senza svelare troppo: i segnali ci sono tutti. Dapprima un po' celati, poi evidenti, a tratti in maniera imbarazzante. Sì perchè si vorrebbe dare al tutto la profondità di una ricerca sulle grandi questioni della vita umana: chi ci ha creato? Perchè? Possiamo parlarci? Ma queste tematiche sono affrontate frettolosamente, con "la profondità di una pozzanghera" (cit.). Meglio Mallick, per queste cose. Poi, spazio all'azione, al casino, ai rimandi. Si abusa persino di temi già visti, nella saga degli alieni cattivi e bavosi: il robot cattivo che si redime, l'eroina impavida (vedi la scena dell'operazione chirurgica: avrebbe ammazzato anche un Dio vero), il contraltare cinico di un equipaggio disincantato, ma alla fine eroico. Messi tutti in fila, questi stereotipi lasciano perplessi ed insoddisfatti: a tratti si fa persino fatica a seguire la logica delle azioni. Sbancherà i botteghini, come accade spesso a Ridley Scott (di cui consiglio sempre la visione del primo film, "I duellanti", a tutt'oggi il suo migliore). Si parla, con lo stesso regista, di un prequel di "Blade Runner". Visto "Prometheus" bisogna solo augurarsi che si desista: sarebbe un enorme favore a tutti quelli che amano il cinema, se non impegnato, almeno un po' meno inutile di una pellicola come questa.

Nota: la cosa che più mi infastidisce, poi, è vedere come, in film che narrano vicende precedenti ad altre, la tecnologia appaia decisamente più avanzata di quella che vediamo nelle storie che li hanno ispirati. La "Prometheus" è decisamente più moderna del "Nostromo". Ohibò, ma è mai possibile?

mercoledì 12 settembre 2012

Contare parole inutili


Mi piacerebbe esistesse un contatore di parole. Lo userei per quantificare tutte quelle che la politica spende in maniera scellerata per qualsiasi questione, sopratutto per quelle che si possono risolvere, a volte anche piuttosto velocemente (semplicemente è impossibile, per questa gente). Prendete, come uno dei tanti esempi, la Legge Elettorale. A chiacchiere sono tutti preoccupati, desiderosi di cambiare uno stato di deficienza riguardo ad una norma che fa pietà a tantissima gente: questo devono averlo capito, anche grazie al Web, dove non passa giorno in cui non ci siano proteste su questo argomento. Eppure, essendo ferrati in giochi labirintici, i personaggi stagnano: commissioni, sotto commissioni, riunioni, magari pranzi e cene per discutere e poi uscirsene sempre con un rimando, con un "ma loro...", con una scusa. "Stanno a fà i vaghi", come si dice a Roma. Sarà il timore di esporsi o di promettere cose che non si possono mantenere, ma il tempo passa. Travolti dal solito destino che accompagna le crisi profonde come quella attuale, ci sono cose più importanti su cui discutere.
E allora vedremo cosa faranno se, andando avanti con l'attuale direttiva, si ritroveranno l'astensione al 20%.
Troppo, dite? A me sa che mi sono tenuto prudentemente basso.

martedì 11 settembre 2012

Senza paracadute




E' evidente che siamo in caduta libera. Se i consumi primari scendono del 10%, c'è un'unica ricetta per ricominciare (pare che Settembre serva a questo, chè l'estate è altro): aumentare le ore di lavoro e detassare sul serio questo comparto. La manifestazione dei lavoratori dell' "Alcoa" potrebbe replicarsi per migliaia di aziende, migliaia di lavoratori e di famiglie. Mentre Monti gira come una trottola e quelli che si definiscono politici fanno le feste e i proclami, la realtà diventa sempre più dura da affrontare per chi non ha armi dialettiche così ben pagate. In fondo lo "spread", i "bond" e tutte le altre cose portano a cose concrete, come quelle che si affrontano sul vero campo di battaglia: il quotidiano. E' sempre quella la differenza, come succede da secoli, storicamente e vigliaccamente. Non sapere a chi rivolgersi, non avere nè porte, nè tanto meno portoni, a molti sembra quasi una scusa: come a dire "datevi da fare, mica ci può pensare lo Stato, a tutto. E se in questo una parte di verità esiste, c'è anche il lato umano, che non si quantifica con il denaro rubato al lavoro e alla crescita. Quest'ultima parola, così abusata, è la chimera di un sistema inesistente e, pertanto, bugiardo. Mentire e incassare sembra essere diventato il gioco meglio riuscito a questo Governo.
A quello che lo sostituirà non resta che continuare a balloccarsi.
I sacrificabili siamo Noi.

lunedì 3 settembre 2012

Ricomincio piano


E a Settembre, quasi a forza, si ricomincia.
Anch'io, ma piano piano. Non vogliamo disturbare, vero?

"Ci sono cose che voglio solo dimenticare una volta per tutte, [...]. Le parlò della volontà di ridurre le perdite, di abbandonare cattive abitudini, vecchi imbrogli e autoinganni, malintesi sulla vita e su se stesso. Le disse di essere stato uno sperperatore di affetti, di essersi gettato a capofitto dentro grovigli irti di rovi e privi di sbocchi, per evitare qualsiasi situazione in grado di offrire possibilità normali. Tutti esperimenti e pose, rifiuto del quotidiano, di un rapporto decente con la vita. Così le aveva detto. Errori commessi per volontà di sottrarsi, illudendosi invece di correre rischi e di vivere esperienze intense".

[Alice Munro, "Raptus", da "Il percorso dell'amore", Einaudi - Foto di Lasse Hoile]