mercoledì 12 settembre 2012

Contare parole inutili


Mi piacerebbe esistesse un contatore di parole. Lo userei per quantificare tutte quelle che la politica spende in maniera scellerata per qualsiasi questione, sopratutto per quelle che si possono risolvere, a volte anche piuttosto velocemente (semplicemente è impossibile, per questa gente). Prendete, come uno dei tanti esempi, la Legge Elettorale. A chiacchiere sono tutti preoccupati, desiderosi di cambiare uno stato di deficienza riguardo ad una norma che fa pietà a tantissima gente: questo devono averlo capito, anche grazie al Web, dove non passa giorno in cui non ci siano proteste su questo argomento. Eppure, essendo ferrati in giochi labirintici, i personaggi stagnano: commissioni, sotto commissioni, riunioni, magari pranzi e cene per discutere e poi uscirsene sempre con un rimando, con un "ma loro...", con una scusa. "Stanno a fà i vaghi", come si dice a Roma. Sarà il timore di esporsi o di promettere cose che non si possono mantenere, ma il tempo passa. Travolti dal solito destino che accompagna le crisi profonde come quella attuale, ci sono cose più importanti su cui discutere.
E allora vedremo cosa faranno se, andando avanti con l'attuale direttiva, si ritroveranno l'astensione al 20%.
Troppo, dite? A me sa che mi sono tenuto prudentemente basso.