giovedì 18 ottobre 2012

Il web dell'orco




Il web può essere una trappola, un luogo molto pericoloso, mortale. Questa notizia porta, in sè, implicazioni di vastissima portata. L'uso della rete da parte di giovani e giovanissimi a volte è sconsiderato: temo che i controlli sugli adolescenti e i bambini siano ancora troppo pochi, che molte persone sottovalutino, per pigrizia, ciò che può accadere navigando nelle reti telematiche. A iniziare dai profili su "Social Network", che possono essere benissimo falsi, alle foto di sè o di amici postate senza alcuna protezione (per non parlare di quelle che mettono i genitori stessi). La tragedia di questa ragazza di 15 anni non è la prima, lungi dall'essere l'ultima. Il fatto, però, che "Anonymous", rete di hacker finora nota sopratutto per gli attacchi dimostrativi ai siti del "potere", abbia (a detta loro) individuato il responsabile di atti così nauseanti, ci mette di fronte al fatto che la giustizia, sul web, è stata fatta da persone e non dalle istituzioni. E' un fatto limite: chi ha davvero le capacità di "Anonymous" per fare altrettanto? E, comunque, è un'azione che, seppur dona un senso di vendetta, non è facilmente ammissibile. Ci si può solo immaginare le reazioni della famiglia (come si dice nell'articolo) o di chi viene smascherato in una maniera così raffinata ed in pochissimo tempo. Certi crimini e certi criminali sono più odiosi di altri e questo ne è l'esemplificazione perfetta. C'è chi lavora solo per queste nefandezze e, spesso, fa bene il suo lavoro. Credo che sia il caso di iniziare ad educare veramente i più giovani all'uso corretto della Rete: il primo passo non può essere che quello. Come sempre è il più difficile, ma in un Mondo schifoso e violento come il nostro, ormai collegato in ogni maniera, non possiamo permetterci di lasciare che le cose vadano da sè. Mai.

mercoledì 17 ottobre 2012

Il web che scoreggia



Mi spiace aver letto questo post solo oggi e grazie alla segnalazione dell'amico Rudy Bandiera. A parte l'espressione "scoreggine mentali" dedicata ai Tweet, il resto mi sembra il solito rimestare. Zucconi è quella che si chiama una "firma storica" del nostro giornalismo e, come tale, lo leggo spesso. A volte complica argomenti semplici, a volte rende semplici quelli complessi e ciò depone a suo favore. Però, stavolta, ha voluto fare il fenomeno e si è impantanato. Sulla validità di "Twitter" e del "pensiero condensato in 140 caratteri" ci aveva provato anche Serra a far partire la scure del disprezzo. Eppure, milioni di persone lo usano: se, poi, in maniera costruttiva è da vedere. Come per tutti i "Social Network" le considerazioni su ciò che producono sono talmente tante che ci si scrivono libri. Nello spazio di un Blog piccolo come questo si fa sintesi, o ci si prova. A me sembra che ci sia una cosa sola da dire: la paura che permea questi soloni è chiara. La ribalta è loro, con gli editoriali di tre pagine che si possono permettere, i viaggi, il loro lavoro. La massa che scoreggia non dice nulla, perchè vogliono che nulla dica, anche se, ormai, "twittano" anche i Presidenti degli Stati Uniti e le notizie arrivano molto prima lì e su "Facebook" che sui loro quotidiani digitali. Una cosa è vera. non siamo liberi, neanche qui. Però, parafrasando il gergo alto del post, solo i "bimbiminkia" fanno finta di non saperlo. Ecco, Zucconi riporta belle frasi altrui molto spesso, ma non ha compreso che non tutti stanno qui solo per cazzeggiare e scrivere del gatto o del moroso. Magari, pensasse, che ci sono tante persone che si scambiano opinioni, si conoscono e si organizzano, a volte, anche per cacciare certi brontoloni arcaici che vedono minacciata la loro aura di spargitori di verità culturalmente elevate. 

giovedì 11 ottobre 2012

Cinque considerazioni e due pallottole



Sono decisamente refrattario ai fondamentalismi, a partire dai peggiori, quelli religiosi, giù fino a quelli idioti dello sport (per esempio). Così come non amo che qualcuno diventi un eroe o, peggio, un martire per difendere quelli che sono i propri diritti umani: se a questo punto della storia in mezzo mondo accade ancora, dovremmo proprio farci un bell'esame di coscienza sulle priorità della cosiddetta "civiltà". Una ragazza di 14 anni vuole il diritto di istruirsi, di non essere un oggetto in mano agli "uomini", di camminare a testa alta (in senso letterale, non figurato). Per questo gli sparano: sopravvive, ma è già di nuovo minacciata. Prima reazione: un odio profondo verso questi scempi dettati dal cieco fanatismo, dall'ignoranza, dalla sopraffazione verso le donne. Seconda reazione: una sempre più accesa rivolta contro i dogmi, contro le religioni che si fanno scudo di qualcosa che ritengono supremo per perpetrare anche i peggiori delitti. Terza: un profondo senso di sconforto personale, vivendo in un luogo ove vige un simulacro di libertà che, perlomeno, non ammette (in teoria) certe cose. Quarta: le donne, in ogni angolo del pianeta, continuano a subire vessazioni di ogni tipo, da quelle fisiche, a quelle morali e sul lavoro. Una vergogna planetaria ingiustificabile.
Quinta e ultima considerazione: so bene quanto vane e fiacche siano le parole di fronte ad accadimenti del genere, ma fare sempre finta che i politici ladri e delinquenti siano la cosa di cui parlare ogni giorno, non va. Questo paese non è un'isola a sè stante e Malala è figlia anche mia.

mercoledì 10 ottobre 2012

Chi prendete in giro



Ma voi chi prendete in giro? Voi, Partiti. Voi, del Governo, Voi, dell' "informazione" mainstream. Voi dei proclami e delle rivoluzioni a parole. Voi che avete il sedere imbullonato alle poltrone delle Regioni, delle Province, dei Comuni. Voi economisti pagati dalle banche per dire che presto tutto si aggiusterà. E voi, banchieri, attualissimi delinquenti e predatori. Voi tutti perchè non dite mai come stanno le cose? C'era la crisi, poi stava partendo la ripresa. Ma, un attimo, mica adesso e neanche nel 2013. L'anno prossimo la disoccupazione aumenterà: osti, io avevo capito il contrario. Che scemo sono, che illuso. Cianciate, ora, del 2015. Non ve ne frega nulla se l'orizzonte temporale di un disoccupato non è quello, ma solo domani. Non vi frega, perchè se così fosse fareste qualcosa, lavorereste per quello che non ha neanche i soldi per mettere insieme pranzo e cena (espressione vecchia, ma perfettamente usabile), per quelli sulle torri a protestare, per dare una scuola decente agli studenti che sapete solo menare. Mi sbaglio, forse? Il vostro ombelico è il centro del mondo, tutto il resto si può tralasciare. Dalle elezioni venture, dite, nascerà la nuova politica, un'Italia rinnovata. Io non vi credo più. Non credo a nessuno, ma non è colpa mia. Se c'è un difetto in me è quello di aver fatto ancora troppo poco per smascherare la vostra ipocrisia. Siccome, però, sono tutto sommato fiducioso, il domani so che non sarete Voi, perchè così non si va da nessuna parte e il castello delle vostra meschinità verrà abbattuto.
Questo è più sicuro delle previsioni idiote che propinate.

[Grazie a Maria Antonietta per la conversazione di stamattina, della quale questo sfogo è debitore].

lunedì 8 ottobre 2012

Il treno non riparte



Torno a scrivere di treni locali, perchè mi ha colpito la notizia di un'assemblea dei pendolari. Ovvero, il disagio che diventa operazione organizzata. Già succedeva a livello locale, ma portarlo, con i modi e l'organizzazione delle cose politiche, a essere un segnale Nazionale è assai preoccupante. Tra lo scarica barile delle Regioni verso Trenitalia e da questa verso il Governo, ci sono migliaia di lavoratori, studenti e semplici viaggiatori che sono stritolati. E non tanto e non solo dalla burocrazia e dai prezzi, ma dall'incuria, dalla sporcizia, dal degrado e dalla fiscalità (l'unica cosa che funzionano sono le multe: i rimborsi, invece, sono dei fatti paragonabili ai miracoli). I soldi non ci sono e quando esistono sono spesi male, evidentemente. Il materiale rotabile è spesso indecente (anche un occasionale come me lo può garantire) e poco importa proiettarsi verso il futuro dell'alta velocità (sic), quando non è neanche fattibile far arrivare la gente al lavoro. Le crisi accentuano i comportamenti illogici e deviati: ci sono scuse a profusione per non aiutare chi nè ha il diritto, non solo la necessità. Un Paese così ridotto da non garantire questa facoltà, ovvero quella di potersi muovere con mezzi pubblici, in maniera decorosa, puntuale, può cianciare di modernità, di rilancio, di crescita, ma non gli crede nessuno.
La ripartenza l'ho evitata, perchè, in questo caso, è tutto fermo o in ritardo.

giovedì 4 ottobre 2012

I maghi dell'evasione



In effetti, a ben guardare, l'evasione fiscale è figlia anche di altri fattori, oltre alla disonestà di chi la compie. C'è un sistema giudiziario lento e con pochi mezzi, tasse oltre ogni ragionevole motivo, la voglia di essere più furbi e, non ultimo, il fatto che se hai bisogno di un finanziamento, hai più probabilità di averlo andando a Lourdes che non in Banca. E per capirci al volo, non sto affatto difendendo gli evasori: verso di loro, dice il rapporto "Eures", la gente vuole pene più severe. Anche perchè ci circondano e quelli che pagano fino all'ultimo euro, ingabbiati dalla loro onestà e da un lavoro dipendente (o semplicemente perchè sono imprenditori onesti e ce n'è a migliaia), non possono non pensarla così. Il Ddl contro la corruzione appare una specie di burla: non avrebbe dovuto esserci, perchè a queste cose bisognava pensarci da tempo, da molto tempo. Essere primi in Europa, in questa classifica, e preceduti nel mondo solo da Messico e dalla Turchia, dovrebbe infondere almeno un moto di ripulsa che accelleri questa decisione, che ci farà capire, ancora di più, chi vuole che qualcosa cambi e chi, invece, sta bene così. E sì, perchè così si sta bene: ce la siamo caricata ben dentro il nostro essere, l'evasione, che sia uno scontrino o migliaia di euro (se non milioni). A volte penso che l'unica evasione da attuarsi sia quella di fuggire dalla gabbia dell'Italia stessa, del suo contorcersi su se stessa.
A patto di non andare nè in Messico, nè in Turchia: sennò, punto e a capo.

mercoledì 3 ottobre 2012

Massacro ad orologeria



Sui fatti di Genova nel 2001 credo si sia scritto come per pochi accadimenti nel dopoguerra. Eppure, undici anni dopo, oggi la Cassazione (rossa, ovviamente) ha infierito ancora sulla nostra coscienza. Sembra quasi che più ci si allontani dai quei tragici, sciagurati giorni, più quelle immagini e quelle situazioni ci vengano a cercare: una sorta di fine pena mai. Essere neutrali ed obiettivi risulta difficile, abbastanza spesso, in Italia. Purtroppo la parvenza di Democrazia che si fa facciata, nel nostro Stato, il più delle volte è fatta di cartone e crolla al primo refolo di vento, che venga da fuori o (lo abbiamo imparato) dal suo interno. Se ciò che è accaduto alla Diaz era una risposta alle violenze dei giorni precedenti (mai giustificabili fino in fondo), allora è stata così enormemente sbagliata da trascinarci, tutti, nel fango del disonore e della vergogna. Pagare per queste cose sarebbe il minimo: io, cittadino, non posso che subire l'onta di riflesso, ma chi c'era, chi comandava, chi obbediva, chi si voltava dall'altra parte, ha un fardello diverso: concreto, punibile, esigibile. Stiamo lontani dalla demagogia, ma se ancora adesso aspettiamo che qualcuno paghi, e non sarà mai troppo, le sentenze e i moti di sdegno servono a pochino. Immagino sia intuibile che la Giustizia deve essere applicata e non elusa da quegli stessi personaggi che se ne fanno paladini (con il manganello, però). Come è giusto non fare di tutta l'erbaccia un fascio, altrettanto è doveroso estirpare la mala erba una volta per tutte.

martedì 2 ottobre 2012

Sfiorisce Fiorito



Sarebbe facile e un po' banale gioire per l'arresto di "Batman", alias Franco Fiorito. E' indubbio che vi sia un certo tipo di atteggiamento forcaiolo, in giro, che non solo è comprensibile, ma anche giusto, dal punto di vista morale e sociale. In me prevale, comunque, una sorta di tristezza per tutti noi. L'Italia, che è sempre stata così, non ha mai avuto un moto di scarto vero e i Fiorito de noartri, che sono tantissimi, hanno un dna che è stato modificato dall'impunità e dalla storia. Non vedo questa grande differenza tra un grande evasore, un ladro politicamente inserito e quello che va contro mano in auto per non fare il giro lungo. E dopo parcheggia pure sulle strisce. E se milioni di Italiani sono onesti e non dormono la notte per cento euro di debito (se va bene), ce ne sono altrettanti che tanto più furbi si credono se evadono e delinquono, certi che questo è lo Stato che ti guarda storto, ma poi ti lascia in pace perchè, tutto sommato, ogni cosa passa in cavalleria. Politicamente nessuno si prende la responsabilità di creare un movimento reale e compatto che scenda in strada a dire quello che va detto e fare quello che va fatto: ribaltare tutto questo Stato, farne qualcosa di meno indecente di ciò che è attualmente, ridare un minimo (sindacale?) di fiducia e prospettiva. Nessuno si vuole sporcare le mani, se non con i soldi. Quelli, che ci hanno insegnato, non hanno odore sono l'unica saponetta che pare siamo bravi a maneggiare, ma non per pulire.