giovedì 11 ottobre 2012

Cinque considerazioni e due pallottole



Sono decisamente refrattario ai fondamentalismi, a partire dai peggiori, quelli religiosi, giù fino a quelli idioti dello sport (per esempio). Così come non amo che qualcuno diventi un eroe o, peggio, un martire per difendere quelli che sono i propri diritti umani: se a questo punto della storia in mezzo mondo accade ancora, dovremmo proprio farci un bell'esame di coscienza sulle priorità della cosiddetta "civiltà". Una ragazza di 14 anni vuole il diritto di istruirsi, di non essere un oggetto in mano agli "uomini", di camminare a testa alta (in senso letterale, non figurato). Per questo gli sparano: sopravvive, ma è già di nuovo minacciata. Prima reazione: un odio profondo verso questi scempi dettati dal cieco fanatismo, dall'ignoranza, dalla sopraffazione verso le donne. Seconda reazione: una sempre più accesa rivolta contro i dogmi, contro le religioni che si fanno scudo di qualcosa che ritengono supremo per perpetrare anche i peggiori delitti. Terza: un profondo senso di sconforto personale, vivendo in un luogo ove vige un simulacro di libertà che, perlomeno, non ammette (in teoria) certe cose. Quarta: le donne, in ogni angolo del pianeta, continuano a subire vessazioni di ogni tipo, da quelle fisiche, a quelle morali e sul lavoro. Una vergogna planetaria ingiustificabile.
Quinta e ultima considerazione: so bene quanto vane e fiacche siano le parole di fronte ad accadimenti del genere, ma fare sempre finta che i politici ladri e delinquenti siano la cosa di cui parlare ogni giorno, non va. Questo paese non è un'isola a sè stante e Malala è figlia anche mia.