mercoledì 3 ottobre 2012

Massacro ad orologeria



Sui fatti di Genova nel 2001 credo si sia scritto come per pochi accadimenti nel dopoguerra. Eppure, undici anni dopo, oggi la Cassazione (rossa, ovviamente) ha infierito ancora sulla nostra coscienza. Sembra quasi che più ci si allontani dai quei tragici, sciagurati giorni, più quelle immagini e quelle situazioni ci vengano a cercare: una sorta di fine pena mai. Essere neutrali ed obiettivi risulta difficile, abbastanza spesso, in Italia. Purtroppo la parvenza di Democrazia che si fa facciata, nel nostro Stato, il più delle volte è fatta di cartone e crolla al primo refolo di vento, che venga da fuori o (lo abbiamo imparato) dal suo interno. Se ciò che è accaduto alla Diaz era una risposta alle violenze dei giorni precedenti (mai giustificabili fino in fondo), allora è stata così enormemente sbagliata da trascinarci, tutti, nel fango del disonore e della vergogna. Pagare per queste cose sarebbe il minimo: io, cittadino, non posso che subire l'onta di riflesso, ma chi c'era, chi comandava, chi obbediva, chi si voltava dall'altra parte, ha un fardello diverso: concreto, punibile, esigibile. Stiamo lontani dalla demagogia, ma se ancora adesso aspettiamo che qualcuno paghi, e non sarà mai troppo, le sentenze e i moti di sdegno servono a pochino. Immagino sia intuibile che la Giustizia deve essere applicata e non elusa da quegli stessi personaggi che se ne fanno paladini (con il manganello, però). Come è giusto non fare di tutta l'erbaccia un fascio, altrettanto è doveroso estirpare la mala erba una volta per tutte.