lunedì 21 gennaio 2013

Oltre il vecchio che resta





Grillo è solo l'ultimo, in ordine di tempo, a parlare del Sindacato come di un'organizzazione superata. Ci provano, a farlo credere, migliaia di persone ogni giorno, sopratutto a quelli che, invece, lo ritengono ancora una sorta di difesa ineludibile per i diritti dei lavoratori. Qui dobbiamo chiarire, invece, il ruolo attuale del Sindacalismo in Italia. Le lotte fatte, all'alba dell'industrializzazione e della presa di coscienza dei lavoratori tutti, sono storia: una storia possente e decisiva, crudele ed esaltante. Dagli anni '80 in poi, con la consapevolezza che l'industria Italiana era (ed è) immobile, si sono trasformate le barricate in casseforti, dove mantenere un alto numero di iscritti, funzionali alla sopravvivenza di apparati burocratici e di categoria sempre più ampi. Non che non si sia lottato, che non si siano migliorate ulteriormente tante cose, non che ci sia scordati la funzione primaria del Sindacato, ma intorno è mutato tutto il contesto. Ormai molti degli iscritti sono pensionati, extracomunitari (che ci credono, eccome) e chi ha ancora uno spirito combattivo. in realtà, cosa fanno, adesso, i triumviri delle tre Organizzazioni più grandi? Ballano. Si appoggiamo a questo o a quel Governo (due di loro), lasciando il terzo a sostenere il peso delle gravissime crisi che ci distruggono da anni. Quindi, non c'è più unità d'intenti: quelli con le palle (vedi Landini) sono guardati come la mummia di Lenìn, al più un oggetto da mettere in mostra quando la gente capisce che non c'è più molto altro. Carrozzoni svuotati, spesso, di professionalità, autoindulgenti, complessi e costosi. Grillo è certamente troppo "tranchant", perchè manca in lui, ed in moltissimi altri, il desiderio vero di imbastire un cambiamento del Sindacato, un ammodernamento. Contribuire alla difesa del lavoro non significa solo battaglie di principio, ma anche imparare l'autocritica, guardare fuori dai recinti, non difendere l'indifendibile, ma ragionare sulla maniera migliore per evitare danni peggiori a tutti. Spesso ci si trova di fronte a sindacalisti che hanno, in sè, gli stessi germi dei politici e delle vecchie istituzioni industriali che vogliono combattere: la sedia ben attaccata al sedere, un effluvio di bei concetti e riunioni su riunioni. Insomma, molte parole, molti scioperi, ma sullo sfondo un film che va avanti senza di loro. Il Sindacato serve, il Sindacato ci deve essere, deve avere un ruolo da protagonista, ma ha anche bisogno di guardare a sè con meno orgoglio datato e con più consapevolezza che il mondo intero è mutato.
Adattarsi o morire.

[Un grazie a Gaia Fabrizia Righi per lo spunto e l'approfondimento]