venerdì 12 luglio 2013

Piccole pietre



Non è la violenza che si deve amare: si debbono amare le ragioni della Libertà e dell'indipendenza dei Popoli sovrani. Un bambino di cinque anni e nove mesi, il 9 Luglio ha scagliato una pietra contro un'auto: ha colpito una ruota. Però l'auto era di un Israeliano e il bambino Palestinese. Come potete vedere nel video cliccando sulla foto (grazie a Giuseppe), una sorta di Davide "...e tutta la cazzo di famaglia di Golia (cit.)". L'età minima per essere arrestati, nei territori occupati, è di di dodici anni. Recentemente un "Report" dell'ONU ha denunciato atti di violenza fisica e morale sulla popolazione infantile Israeliana. Chi nasce in una terra occupata illegalmente, la sua terra, non credo viva una situazione proprio idilliaca. Crescerà in lui troppo presto quella rabbia che dal 1947 consuma queste popolazioni, che si alimenta in città dove migliaia di Palestinesi vivono sotto il giogo di poche centinaia di occupanti, ben armati ed equipaggiati, contributo fondamentale di molte Nazioni occidentali. Mi preme ripetere un concetto: la violenza è un errore e non c'è scusa che la giustifichi. Ma non è una violenza durissima fermare un bambino, ammanettarlo, coprirgli gli occhi e portarlo davanti a un funzionario ostile, che per fortuna si è dimostrato più ragionevole dei suoi soldati? Le parole che sprechiamo ogni giorno sui diritti possono essere aria fritta ad ogni istante, perchè ci sono bambini e bambini.
Avere una vita serena non è solo questione di dove nasci, da chi e dalla fortuna che hai: è un diritto, anche degli ultimissimi, di quelli che non fanno la Storia.
Ricordiamocelo, per esempio, quando veniamo bombardati da servizi assurdi per la nascita di un bimbo "Reale".
Questa vicenda è reale, ma non bella nè fortunata.

(Un grazie sentito a Gaia per l'incoraggiamento).