domenica 21 luglio 2013

Tribunali virtuali



La vicenda che in queste ore ha riempito il Web d'ogni sorta di commento e di approfondimento (no, non è politica), ovvero quello della denuncia di violenza fatta direttamente e visivamente su "Facebook" dalla compagna di tale Di Cataldo Massimo (cantante?), è un corto circuito giornaliero. Ad ogni piè sospinto, la Rete (intesa come globalità di comunicazione, dai giornali ai "troll") consuma vicende di questo tipo, che portano alla univoca consapevolezza dell'interrogarsi sul ruolo e sulla validità della validità dell'informazione e sulla motivazione di certi gesti. Da una parte la giustizia tradizionale, evidentemente burocratica e retrograda, dall'altra la possibilità, sempre e comunque, di dire e mostrare ciò che si vuole. Volutamente molto spesso non parlo di questi casi, cui bisognerebbe approcciarsi con infinita cautela, sia per gli argomenti trattati, sia per l'assoluta mancanza di possibilità, da parte di un navigatore "qualsiasi", di avere una certezza per schierarsi E qui parte la pancia, la sinapsi immediata della reazione d'istinto: bianco e nero. Si cela una grave mancanza di ragionamento, in questo, dando spazio ad un enorme buco di disonestà intellettuale, poggiante sul quasi nulla, sul detto che potrebbe essere anche una menzogna o una ritorsione a fini sconosciuti. Ci vuole, ci vorrebbe, prudenza e lo dice uno che scherza spesso sulle cose serie, ma che mai e poi mai vorrebbe dare del depravato a qualcuno perchè qualcun'altro è stato più convincente o migliore con le parole.
Stiamo attenti (io per primo) a questi tribunali allargati.
Se vogliamo regole certe nella vita, dobbiamo essere così astuti da applicarle, in maniera adatta, anche quando "viviamo" sullo schermo di un PC, indipendentemente dalla reazione istintiva.